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(Adnkronos) - "La promessa è una cosa seria, è uno stile di vita. Promettere vuol dire tuffarsi e impegnarsi nel futuro". Con questa filosofia, Sal Da Vinci si prepara a tornare in gara al Festival di Sanremo, a 17 anni dalla sua ultima partecipazione, con il brano 'Per sempre sì'. Ospite del vodcast Adnkronos, disponibile in versione integrale sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube, l'artista partenopeo racconta l'emozione di questo ritorno e il messaggio profondo della sua canzone, una celebrazione dell'amore come scelta coraggiosa e progetto di vita, in un'epoca segnata dall'incertezza. Dopo 17 anni torni in gara a Sanremo. L'anno scorso sei stato ospite duettando con i The Kolors, ma quest'anno è diverso. Che emozione provi? "È un'emozione grande, una gioia immensa. Per chi fa musica come me, partecipa a una festa popolare così ambita è qualcosa di magico. Sarà una settimana incredibile, siamo già nel pieno del clima sanremese e non vediamo l'ora di salire sul palco e cantare". Il tuo brano, "Per sempre sì", è una promessa forte, quasi controcorrente in un'epoca di incertezze. "Dietro questa canzone c'è un messaggio preciso: la promessa è una cosa seria, uno stile di vita. Promettere significa impegnarsi nel futuro, non solo pensando all'altra metà nel "giorno più bello", ma anche progettando la propria vita. Certo, la canzone racconta una bella storia d'amore, di due persone che si promettono amore eterno. Non un amore tormentato, ma un amore bello. Ci innamoriamo tutti allo stesso modo, spinti da una luce più grande di noi, da un'esigenza fortissima di stare insieme, di condividere e comprendere". Rispetto a quando hai detto tu quel "sì", oggi pensi sia più difficile promettere? “"No, ma c'è bisogno di coraggio e di impegno. Promettere non è una passeggiata. C'è gente che promette e alla prima tempesta abbandona, non apre l'ombrello. Un rapporto duraturo, invece, trova la forza proprio nella risalita. Spesso sento frasi come: "Lo conosco da due mesi, ma lo amo". A me fa sorridere. Amare una persona richiede tempo. L'amore è un mestiere che va frequentato, è impegnativo. L'infatuazione e la passione sono un'altra cosa, che a volte si confonde. A me piace parlare di queste cose, perché l'amore ti fa crescere, è una cosa seria". Nella serata delle cover canterai "Cinque giorni" con Michele Zarrillo. Come mai questa scelta? "Io e Michele siamo molto amici e ci eravamo promessi di cantare insieme un giorno. "Cinque giorni" è un brano che, dopo 32 anni, ci spalanca ancora il cuore. È bellissimo quando le canzoni diventano evergreen e ritornano. Michele ha una voce straordinaria e un'anima bellissima. Stravolgere un pezzo così iconico sarebbe un sacrilegio, quindi ne rispetteremo l'anima, tenendo la testa nella modernità e il cuore nel passato. Perché la mente ti spiega cos'è la vita, ma è con il cuore che vale la pena di viverla". Sanremo porta anche le pagelle dei giornalisti. Come le vivi? "A scuola ero una mezza frana, ma mi salvavo ascoltando molto. Non ho mai aperto un libro, ascoltavo l'insegnante e mi facevo trovare pronto. Uso questo metodo ancora oggi. Comunque, mi aspettavo il peggio! Le pagelle sono come la scuola, ma il voto più importante è quello del pubblico, è l'ascolto della gente che fa la differenza". A proposito di critica, pensi ci sia un pregiudizio nei tuoi confronti? Spesso viene usata l'etichetta "neomelodico". "Io non parto mai dall'idea del pregiudizio. Sull'etichetta "neomelodico", dipende dal significato. Se significa "nuova melodia", allora è lusinghiero. Se è un nuovo genere passionale, carnale, allora musicale mi sento un portavoce. Se, invece, serve per ghettizzare, per definire una musica di Serie B, allora non ci sto. Non esiste musica di Serie B, come non esistono esseri umani di Serie B. Quando ho scritto e duettato con Ornella Vanoni, Renato Zero o Gaetano Curreri, loro sono diventati neomelodici? Se l'etichetta serve a ghettizzare, allora mi scivola addosso. La mia musica non può piacere a tutti, ma una cosa è il gusto, un'altra è criminalizzare o bullizzare. Noi, stampa compresa, abbiamo una grande responsabilità". Cosa pensi delle polemiche legate al cast del Festival e anche quelle relative al ritiro di Andrea Pucci? "Stiamo parlando del Festival della Canzone Italiana, non degli artisti italiani. Carlo Conti ha fatto una scelta in base alle canzoni, e sarà il pubblico a decidere. Per quanto riguarda Pucci, mi è dispiaciuto. Si è sentito attaccato come essere umano. Lui fa satira, non fa il politico. Mi dispiace perché significa attaccare il mondo dell'arte, censurare la parola. Io sono per la libertà di parola per tutti, purché si resti nel rispetto". Se dovessi vincere Sanremo, andresti all'Eurovision, considerando il clima politico attuale? "La musica trasmette unione e pace, è aggregazione. Io non mi vedo come vincitore, per me è già una gioia immensa partecipare. Ma se dovesse capitare, certo che andrei. Perché non dovrei rappresentare il mio Paese e portare un messaggio di leggerezza e felicità? È una festa della musica. Se c'è un invitato che non vuoi vedere, tu partecipi comunque per la festa e per chi ti ha invitato. Questa è la mia idea, senza condannare chi la pensa diversamente". Dopo il Festival cosa ti aspetta? "Ci sarà un album, di cui annunceremo presto la data, e poi un tour estivo. A fine estate, il 25 e 26 settembre, ci saranno due concerti speciali all'Arena Flegrea di Napoli per festeggiare il cinquantesimo anniversario dalla prima volta che sono salito su un palco". Cinquant'anni di carriera. Ti emoziona questo traguardo? "Più che emozionarmi, mi mette paura. È passato tanto tempo, è il giro di boa. Ma il tempo esterno non lo contiamo, perché dentro di noi cammina un altro tempo. L'involucro fuori è stato scalfito, ma dentro sento ancora la stessa passione, la stessa voglia di innamorarmi delle melodie e di guardare negli occhi la mia gente". Ci saranno collaborazioni nel nuovo album? "Per ora posso confermare il duetto con Michele Zarrillo. Per il resto... aspettate. Giuro che lo farò sapere". (di Loredana Errico)
(Adnkronos) - Torna il Business care international award, giunto alla sua ottava edizione, un riconoscimento che dal 2019 celebra personalità, istituzioni e organizzazioni che attraverso il proprio impegno quotidiano contribuiscono a costruire un mondo migliore, guidati da valori come etica, innovazione, cultura e una visione del business orientata al bene comune. Il premio rinnova il suo impegno nel rafforzare l'alleanza economica e culturale con gli Stati Uniti, partner strategico per l'Italia. La conferenza stampa di presentazione dei premiati 2026 si è tenuta presso la storica società Dante Alighieri a Palazzo Firenze, per gentile ospitalità del segretario generale, Alessandro Masi. Un contesto che riflette perfettamente lo spirito del Premio: un ponte tra tradizione e futuro, tra cultura e impresa. Saranno dieci i premiati di quest'anno, sette grandi personalità 'Player globali' e due personalità 'Rising star' e una menzione speciale, scelte dalla giuria del Business care international award e che rappresentano le nuove energie e il talento. Sono Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio parmigiano reggiano, Claudia Cremonini, vice presidente Cremonini spa, il diplomatico italiano Fabrizio Di Michele già console generale d’Italia a New York, Sebastiano Fanizza, imprenditore nel campo della consulenza al settore jackting e luxury brand, Milena Lerario, ceo di E-Geos, Pietro Salini, ad di Webuild spa, Chiara Sbarigia, presidente dell’Associazione produttori audiovisivi e Sabrina Zappia, presidente degli Italian & international patrons of the art dei Musei Vaticani. Per la categoria Rising star saranno premiati il musicista e compositore Marco Nodari e il professore Aldostefano Porcari dell’University College di Londra. Un modo per guardare non solo ai risultati raggiunti, ma anche al potenziale di chi sta costruendo il domani. A completare il quadro, una menzione speciale all’Associazione della Stampa Estera in Italia, rappresentata dalla sua direttrice, la giornalista Elena PosteInicu. L'edizione 2026 introduce un'importante novità: la sezione 'Le icone del Made in Italy che illuminano il mondo', dedicata a brand, realtà produttive e talenti che contribuiscono alla reputazione internazionale dell'Italia. La decisione nasce dal mutato scenario del commercio globale e dalla necessità di contrastare l'italian sounding, valorizzando le eccellenze autentiche che portano qualità e identità italiana all'estero. Le icone italiane operano in settori diversi, ma condividono una visione comune: eccellenza, qualità e passione. Dall'eleganza che detta tendenze globali, all'ingegno tecnologico, passando per la tradizione che diventa innovazione, queste realtà rappresentano lo stile italiano nel mondo, unendo bellezza e concretezza, talento e coraggio. Le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti nel 2024 hanno generato più di 65 miliardi di euro in settori come la meccanica, la farmaceutica, la moda, l'agroalimentare e i trasporti, secondo i dati di Pagella Politica. Scambi che hanno generato un surplus di 39 miliardi e che rappresentano il 10% di tutte le esportazioni italiane, che verso il resto del mondo hanno generato 624 miliardi di euro pari al 28,4% del PIL nazionale. Tra il 2022 e il 2024 ben 25.000 imprese hanno esportato verso gli Stati Uniti, con il 25% che esporta oltre il 50% dei propri prodotti verso il mercato americano. "In un momento storico complesso e frammentato, il Business care international award si conferma punto di riferimento per chi crede nella forza degli scambi culturali, economici, scientifici e sociali", ha dichiarato Massimo Veccia, presidente e ideatore del Business care award. "L'importanza e il prestigio di questa iniziativa hanno raggiunto una platea internazionale sempre più ampia. Il nostro Premio collega Europa, Nordamerica, Asia e il resto del mondo, promuovendo una visione di progresso fondata sulla collaborazione, non sulla competizione, come chiave per affrontare le sfide del nostro tempo." Alla presentazione sono intervenuti i componenti della giuria Fabrizio Ferragni, Paolo Liguori, Silvana Mangione e Alessandro Masi, il deputato Christian Di Sanzo e Alberto Milani. Per Fabrizio Ferragni, presidente della giuria: "In un momento storico complesso e frammentato, il premio rappresenta una bussola per chi lavora a tutela delle ricchezze del Paese". Mentre Paolo Liguori ha sottolineato come, nell'era dell'intelligenza artificiale, sia "fondamentale riconoscere il valore delle intelligenze umane che alimentano l'ingegno italiano nella cultura, nell'arte e nella progettazione, ribadendo che le persone restano al centro del mondo e del business". La premiazione si terrà il 27 marzo 2026 presso la Sala della Regina della Camera dei deputati a Roma e il 12 novembre 2026 a New York, al Consolato generale d'Italia.
(Adnkronos) - Il Gruppo Serenissima Ristorazione presenta il suo primo Report di Sostenibilità redatto secondo la Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), la nuova Direttiva europea che ha definito degli standard comuni e comparabili di rendicontazione Esg. Il Gruppo Serenissima Ristorazione - spiega l'azienda in una nota - ha scelto di anticipare gli obblighi normativi e di rendicontare l'impatto della sostenibilità sui propri risultati finanziari (materialità finanziaria), oltre che il proprio impatto sull'ambiente e sulle persone (materialità di impatto) secondo gli standard della Direttiva Csrd, un impegno rilevante che ha coinvolto le 14 società controllate, inclusa la capogruppo Serenissima Ristorazione Spa e le controllate estere in Spagna e Polonia. Con un fatturato di oltre 650 milioni di euro nel 2025 (dati di preconsuntivo) e più di 11mila collaboratori, il Gruppo Serenissima serve circa 50 milioni di pasti all’anno. "La redazione del nostro primo Bilancio di Sostenibilità secondo la Csrd è stata una sfida importante, che abbiamo scelto di affrontare su base volontaria perché crediamo profondamente nella sostenibilità come leva strategica e di business - dichiara Tommaso Putin, vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione con delega alla sostenibilità - Rendicontare è l’unico modo per poter davvero gestire il percorso verso la sostenibilità: misurare ci consente di capire dove intervenire, definire priorità e agire in maniera strategica lungo la filiera, coinvolgendo tutti gli stakeholder. È solo attraverso la trasparenza e la responsabilità che possiamo costruire valore duraturo per l’impresa, per le persone e per l’ambiente". L’adozione della procedura di rendicontazione prevista dalla direttiva Csrd ha richiesto, come passaggio fondamentale, la misurazione della Carbon Footprint di Organizzazione, secondo gli standard internazionali. L’analisi - spiega l'azienda - ha evidenziato come le emissioni Scope 1, le emissioni dirette, ossia da fonti controllate o di proprietà, tutto ciò che il Gruppo brucia direttamente, e Scope 2, ossia le emissioni generate dall’energia acquistata e consumata dal Gruppo, incidano per circa l’8% su un totale pari a 240.107 tonnellate di CO2 equivalente, confermando che il core business di produzione dei pasti ha un impatto diretto contenuto. La vera sfida ambientale per il Gruppo è quindi rappresentata dalla filiera, con le emissioni Scope 3, la cui rendicontazione è diventata obbligatoria con gli standard europei Esrs e che comprende tutte le emissioni 'a monte' e 'a valle' della catena del valore, dalle emissioni generate dai fornitori di materie prime, alla logistica, fino alla gestione dei rifiuti, che pesano per circa il 92% del totale. Per questo Serenissima Ristorazione ha avviato un percorso strutturato di coinvolgimento dei fornitori e degli stakeholder, con l’obiettivo di intervenire lungo tutta la catena del valore, attraverso scelte di acquisto consapevoli, progettazione dei menu e qualificazione Esg dei partner. In questo senso, il Gruppo si sta impegnando a monitorare costantemente i fornitori considerati critici per volumi o tipologia di attività, per i quali sono previsti piani di controllo e audit specifici per verificare il rispetto dei principi di responsabilità sociale e ambientale. Un obiettivo specifico è il coinvolgimento dei partner nella condivisione di dati ambientali e di tracciabilità per migliorare la precisione del calcolo della Carbon Footprint di Gruppo. Inoltre, viene incoraggiato l’acquisto di forniture con imballaggi riciclabili, riutilizzabili o composti da materiale riciclato; quando la sicurezza alimentare lo consente, il Gruppo privilegia l’acquisto di prodotti in formato multi-porzione, che permettono di ottimizzare i carichi, limitare il numero di trasporti e abbattere le emissioni legate alla logistica. Per sostenere l’economia del territorio e ridurre ulteriormente le distanze percorse dalle merci, valorizzata la dimensione territoriale, promuovendo la scelta di fornitori locali. Sul fronte dell’efficienza, il Gruppo si è posto un obiettivo di riduzione dei consumi energetici pari al 5%, a fronte di un consumo complessivo di circa 52.000 MWh, corrispondente a un taglio di circa 2.600 MWh - un valore che equivale al consumo annuo di quasi 1.000 famiglie italiane - attraverso interventi di efficientamento, ottimizzazione dei processi produttivi e sistemi avanzati di gestione dell’energia. La dimensione sociale - continua la nota - rappresenta un pilastro centrale della strategia di sostenibilità del Gruppo Serenissima. La fortissima presenza femminile ne è una dimostrazione concreta: il 73,4% del personale della capogruppo è composto da donne, mentre nell’alta dirigenza si registra un equilibrio significativo, con il 43% di presenza femminile. Un impegno strutturato e certificato, riconosciuto attraverso la UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere, che testimonia la volontà del Gruppo di promuovere inclusione, equità e valorizzazione delle competenze. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono quelli di monitorare e ridurre eventuali discriminazioni e di coinvolgere il management nella definizione di traguardi legati alla parità di genere. Sull’aspetto relativo alla parità di trattamento economico, il Gruppo ha pianificato interventi specifici, tra cui: un'analisi annuale delle retribuzioni per genere; azioni mirate a ridurre le disparità retributive nelle fasce dirigenziali; e il monitoraggio di indicatori (Kpi) per garantire che lo sviluppo professionale e la remunerazione siano basati esclusivamente sulle competenze. Grande attenzione è dedicata anche a formazione e sicurezza: nella sola capogruppo sono state erogate circa 50mila ore di formazione nel 2024. La redazione del report di sostenibilità ha accompagnato un’evoluzione significativa anche sul piano della governance. Dal 2025 è stata formalmente istituita una nuova governance Esg, con la creazione di un Comitato Esg, operativo dal 2025, incaricato di integrare in modo sistematico i valori ambientali e sociali in ogni decisione aziendale. Il Comitato è guidato dal vicepresidente Tommaso Putin e rappresenta uno strumento chiave per garantire coerenza tra strategia, gestione dei rischi, obiettivi di sostenibilità e coinvolgimento degli stakeholder lungo tutta la filiera. Anche in termini di Governance, il Gruppo ha individuato la necessità di avviare un processo di qualifica Esg dei partner per tracciare e ridurre i rischi lungo la filiera.