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(Adnkronos) - L'Europa deve e può cambiare, in un contesto in cui l'ordine mondiale conosciuto finora si è rotto, come dice Carney, o è definitivamente collassato, come dice Draghi. Ignazio Visco, Governatore onorario della Banca d'Italia, in un intervento a Brescia per 'I Pomeriggi in San Barnaba', indica per la Ue due strade percorribili per uscire dall'angolo in cui si trova: la prima è "ridurre la frammentazione" che impedisce una politica realmente comune; la seconda è "ricercare un ruolo diverso, non subordinato, sul piano geopolitico". L'analisi di Visco parte da una premessa. "Nelle ultime settimane abbiamo ascoltato due ex banchieri centrali, poi divenuti capi di governo di due paesi del G7, parlare, con razionalità e in modo accorato, della gravità del momento che stiamo vivendo". Il primo, Mark Carney, "ha parlato della rottura dell’ordine mondiale, 'basato sulle regole', affermatosi dalla fine della Guerra Fredda"; il secondo, Mario Draghi, "del definitivo collasso di quello sostenuto, nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale, da istituzioni volte a garantire, con successo in ampie parti del pianeta, pace, sviluppo e prosperità". A queste diagnosi, osserva l'ex Governatore della Banca d'Italia, "hanno certamente contribuito le misure e le iniziative, annunciate e in vario modo attuate, nel primo anno della seconda presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti d’America". Misure e iniziative che, evidenzia, "non si sono limitate alla ben nota questione dei dazi doganali sulle importazioni di merci, ma che, in uno spettro assai ampio, hanno messo in discussione accordi politici in atto e in fieri volti a rispondere a sfide globali di straordinaria portata". Secondo Visco, è "sempre più evidente la riduzione drastica del multilateralismo che aveva caratterizzato l’affermarsi di un mondo aperto e globale". Allo stesso tempo, "quello che una volta aveva le forme di un nuovo ordine internazionale, modellato sulle liberaldemocrazie occidentali – con gli Stati Uniti elemento centrale a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale e, ancor più, dopo la Guerra Fredda, e garante di stabilità e sicurezza – lascia spazio a un mondo multipolare, in cui instabilità, tensioni e conflitti rischiano di diventare la norma". Sebbene l’interdipendenza e l’interconnessione delle economie restino ancora molto elevate, osserva l'ex numero uno della Banca d'Italia, "il nuovo protezionismo, che ha preso piede – non solo negli Stati Uniti – nel corso del passato decennio, per accentuarsi con la seconda presidenza Trump, rischia di avere gravi conseguenze per l’economia globale". Questo, perché "la ricerca unilaterale di vantaggi particolari, in un gioco che è sempre più percepito come a somma zero e mosso da esigenze di protezione e sicurezza individuali, rischia di produrre danni per tutti". Visco evidenzia quindi come nella ricerca del 'nuovo' ordine "bisogna riconoscere che sono aumentati i rischi per la sostenibilità nelle sue tre dimensioni: sociale, ambientale, economica. Sembra prevalere, infatti, un atteggiamento quasi di disinteresse, se non di negazione, per i rischi connessi al cambiamento climatico, per quelli sanitari globali, così come per la necessaria armonizzazione di regole e standard volti a garantire benefici sicuri e diffusi da una innovazione tecnologica sempre più impetuosa". Nella seconda parte del suo intervento, Visco passa dall'analisi alla proposta: "Bisogna ricercare soluzioni che, in assenza del first best cooperativo, evitino che la situazione degeneri sul piano economico-finanziario come, e ancora forse di più, su quello geopolitico". La prima soluzione, secondo il Governatore onorario, "potrebbe consistere in una riduzione, graduale ma continua, della dipendenza in settori particolarmente strategici, di singoli paesi come di unioni economiche e politiche, da fornitori con eccessivo potere di mercato". Tra questi, ad esempio, "quelli che operano nel settore energetico, in quello tecnologico e nel militare". Secondo Visco, "una maggiore autonomia nazionale ottenuta negoziando e diversificando le fonti potrebbe portare nel tempo, anche se ciò può forse sembrare paradossale, a una maggiore integrazione tra aree e paesi diversi e oggi ancora economicamente distanti". Questa integrazione, prosegue, "potrebbe essere conseguita anche più direttamente da una cosiddetta 'coalizione di volenterosi', un insieme, cioè, di paesi uniti nel perseguimento di un obiettivo comune, ad esempio l’impegno congiunto contro il cambiamento climatico, un’unione di libero commercio guidata da regole comuni e con una partecipazione sufficientemente ampia, ancorché non globale, o un accordo in materia tecnologica su standard, norme di sicurezza e criteri di trasparenza accettati da tutti i partecipanti". Alla base di coalizioni di questo tipo "vi è ovviamente la fiducia reciproca, una condizione necessaria per evitare comportamenti di tipo opportunistico". Si comprende quindi, ragiona ancora Visco, "perché si parli anche, in questo contesto, di 'geometria variabile', essendo più probabile conseguire un accordo tra paesi diversi su temi specifici – una questione alla volta – di cui siano chiari per ciascun partecipante, date le interrelazioni, utilità e benefici". La conclusione del lungo ragionamento di Visco è dedicato all'Europa e al suo futuro. Sotto molti punti di vista, evidenzia, "l’Unione europea, per la sua formazione, tradizione e struttura potrebbe essere un punto di riferimento e il motore di iniziative ben definite, rivolte a partner significativi, per numero e rilievo". Non si possono ignorare, rileva tuttavia, "lo stato attuale dell’Unione e la necessità che nuove 'narrative' e scelte comuni possano prendere le mosse da una sufficiente condivisione di valori e obiettivi". Bisogna dunque anzitutto "mirare a cambiamenti istituzionali e operativi in grado di ridurre la frammentazione che, su piani diversi, impedisce un’azione di politica economica davvero comune". Nello stesso tempo, "l’Unione europea deve ricercare un ruolo diverso, non subordinato, sul piano geopolitico, cosa che richiede un’unità di intenti ben maggiore, come sappiamo, di quella oggi manifesta. Bisogna soprattutto rifiutare di ritenere che si tratti di una mission impossible, come si è finora, di fatto, trattato". (Di Fabio Insenga)
(Adnkronos) - C'è anche un po' di Austria a Cortina in occasione dei Giochi Olimpici, e non solo per gli atleti in gara. L'Austria c'è con i suoi paesaggi innevati, a poca distanza e facilmente raggiungibili dalla 'Perla delle Dolomiti', con l'atmosfera unica delle sue montagne e dello stile di vita alpino e con la passione con cui gli eventi di sport invernali vengono tradizionalmente seguiti. Ma, soprattutto, con la sua ospitalità all’insegna del 'Lebensgefühl', quell’inconfondibile attitudine alla vita tipicamente austriaca, che è diventata anche il claim nella comunicazione di Austria Tourism, l'ente di promozione turistica del paese. Austria Tourism è partner premium del Comitato Olimpico Austriaco alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, per accogliere atleti e ospiti internazionali proprio con il calore del 'Lebensgefühl'. Per Austria Tourism, infatti, i Giochi sono un’occasione per presentare a livello internazionale il proprio marchio, e l'Austria come una destinazione turistica alpina autentica, per ispirare gli appassionati di sport invernali di tutto il mondo e per sottolineare l’impegno per il futuro dello sci rivolto alle prossime generazioni. Fulcro della presenza di Austria Tourism ai Giochi Olimpici è l’Austria House, la 'Casa Austria' a Cortina d’Ampezzo: dopo un'indimenticabile estate olimpica a Parigi, l'Austria House come luogo di incontro, di ospitalità e di eccellenza torna all'insegna dei 'cinque cerchi' più suggestiva che mai. E ha aperto le sue porte a Cortina nella tradizionale Jägerhaus, di fonte a uno degli scenari invernali più spettacolari d'Europa. A inaugurare Austria House una serata-evento domenica sera, che ha visto la partecipazioni dei più alti rappresentanti istituzionali, a partire dal Cancelliere federale austriaco, Christian Stocker, il ministro degli Affari economici, Wolfgang Hattmannsdorfer, il segretario di Stato con delega al Turismo, Elisabeth Zehetner, l'ambasciatore d'Austria in Italia, Michael Rendi, e due campioni austriaci come la medaglia d'argento nello slittino Jonas Müller e la leggenda dello sci Franz Klammer. A fare gli onori di casa Astrid Steharnig-Staudinger, Managing Director di Austria Tourism. "Con questa serata - ha affermato nel suo discorso di benvenuto - celebriamo l'Austria non solo come nazione di sport invernali, ma anche come una destinazione turistica davvero di primo piano sia in inverno sia in estate. L'Austria è conosciuta internazionalmente come destinazione invernale, ma ha così tanto in più da offrire: una cucina pluripremiata con le stelle Michelin e altri importanti riconoscimenti, un'eredità culturale apprezzata in tutto il mondo e la nostra cosiddetta 'Lebensgefühl', quel modo di vivere austriaco espresso in questo termine che non si può tradurre, non si può spiegare, deve essere sperimentato. E questo è esattamente ciò che stiamo portando qui su questo palcoscenico internazionale insieme con i nostri partners". Per il presidente del Comitato Olimpico austriaco, Horst Nussbaumer, "Austria House è un posto in cui le Olimpiadi hanno un impatto che va oltre lo sport e che riguarda gli incontri, il dialogo, il rendere l'Austria visibile in tutta la sua diversità, attraverso risultati sportivi di eccellenza e i valori olimpici ad essi associati". Grandi protagonisti i colori rosso-bianco-rosso della bandiera austriaca per una serata aperta dal cosiddetto 'Heartbeat Moment' con un concerto in stile Coldplay, all'insegna dello scambio tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, del turismo e dello sport. L'Austria House, infatti, durante il periodo delle Olimpiadi, vuole essere un luogo d'incontro per atleti, rappresentanti dei media e ospiti internazionali, con l’obiettivo di celebrare la partecipazione e i successi sportivi e di offrire agli ospiti internazionali un assaggio dello stile di vita austriaco. Chi visiterà l'Austria House potrà vivere l'Austria con tutti i sensi. Ospitalità, cucina e convivialità saranno al centro dell'attenzione. Una vera attrazione è la grande installazione creata per l’occasione dall'artista tirolese Patricia Karg che accoglie visitatori e visitatrici sul piazzale antistante l'Austria House: a forma di un cuore pulsante e fluttuante per rendere 'visibili' le emozioni che si vivono in occasione dei Giochi Olimpici. All’interno, fra le proposte culinarie spiccano un cocktail appositamente creato per l'occasione dal nome 'Lebensgefühl' e la merenda 'Brettljause', che prende spunto dai taglieri tradizionali serviti nei rifugi alpini, in una versione innovativa. Il vero focus è sulle cosiddette 'hidden gems', quelle gemme nascoste dell'offerta turistica regionale austriaca che ne fanno una destinazione per tutto l'anno. E tra le vere 'gemme nascoste' non poteva mancare la cucina, vero elemento centrale della serata grazie alle preparazioni esclusive dello chef salisburghese Vitus Winkler, due stelle Michelin, quattro forchette Falstaff e 'Chef dell'anno 2026' per Gault Millau. "La cucina austriaca è forte della sua autenticità e della straordinaria diversità dei suoi territori. Fiumi, laghi, pascoli e foreste danno forma a ciò che cuciniamo. La qualità culinaria si raggiunge quando rispetti queste origini e lavori con le stagioni, tutto l'anno. I prodotti regionali, le erbe fresche e lo stretto legame con la natura sono sempre le basi, anche in inverno", ha spiegato lo chef. Un approccio sintetizzato nel suo piatto di mezzo ‘F(r)ischfeld - char, sauerkraut, oxymel and watercress': più che una portata, una narrazione delle origini, del territorio e dell'artigianalità. In ricordo dell'evento proprio una 'Hidden Gem Box' contenente non solo selezionati prodotti tipici ma anche un QR code che 'conduce' ad altre destinazioni ed esperienze meno conosciute. Un invito, insomma, a scoprire l'Austria non in una volta sola, ma piano piano, passo dopo passo.
(Adnkronos) - “Una regolazione ben disegnata può diventare un fattore abilitante per la competitività, favorendo una transizione ordinata e inclusiva dell’intero sistema economico”. Così Barbara Terenghi, direttrice Sostenibilità di Edison, spiega all’Adnkronos come la normativa europea può agevolare il sistema imprenditoriale italiano sostenendone gli sforzi soprattutto in ambito Esg. “Le imprese oggi si muovono in un contesto caratterizzato da una profonda trasformazione economica, ambientale e sociale, in cui la sostenibilità non è più un tema accessorio ma un fattore strutturale di evoluzione dei modelli di produzione e consumo e, in ultima istanza, di competitività – premette -. La principale sfida è integrare gli obiettivi ambientali, sociali e di governance all’interno delle strategie industriali e finanziarie, rendendoli coerenti con le esigenze di crescita, innovazione e creazione di valore nel lungo periodo. La transizione verso modelli produttivi più sostenibili richiede investimenti significativi, un’evoluzione delle competenze e una capacità di lettura sistemica dei rischi e delle opportunità, a partire da quelli legati al cambiamento climatico, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla tutela delle persone lungo la catena del valore”. In questo contesto, “il quadro normativo europeo in materia di sostenibilità rappresenta un elemento importante per accompagnare il sistema imprenditoriale nel percorso di transizione”. “Iniziative come il pacchetto Omnibus I – continua Terenghi – vanno nella direzione di snellire l’architettura regolatoria, introducendo elementi di semplificazione e maggiore proporzionalità negli obblighi di rendicontazione, senza rinunciare all’obiettivo di garantire trasparenza e affidabilità delle informazioni”. Nello specifico, “la riduzione del perimetro di applicazione della Csrd esclude le imprese medio-piccole e concentra gli obblighi sulle aziende di grandi dimensioni, evitando un’eccessiva estensione degli obblighi a soggetti con minori capacità organizzative. Va però tenuto conto dell’effetto indiretto sulle imprese obbligate, che devono rendicontare sugli impatti lungo la catena del valore pur avendo un numero crescente di fornitori non più soggetti a obblighi analoghi. Omnibus I introduce alcune tutele procedurali, come la possibilità di spiegare le difficoltà nel reperire i dati ma non risolve del tutto la tensione tra obblighi di rendicontazione estesi e disponibilità effettiva delle informazioni a monte della filiera”. In generale, “per le imprese italiane, un contesto normativo più chiaro e armonizzato a livello europeo può tradursi in una migliore comparabilità dei dati, in una maggiore credibilità nei confronti dei mercati finanziari e degli investitori e in una riduzione della complessità della rendicontazione stessa. Questo consente di concentrare risorse e competenze sulla realizzazione concreta delle strategie di sostenibilità, piuttosto che sulla gestione frammentata degli adempimenti”. Per quanto riguarda Edison, “la nostra rendicontazione, dallo scorso anno è allineata alla direttiva Csrd. Per Edison non è solo un adempimento, ma uno strumento di dialogo e di responsabilità, che consente di misurare i risultati, individuare aree di miglioramento e rendere conto in modo chiaro degli impatti generati. In questo approccio integrato risiede la nostra convinzione che la transizione energetica e lo sviluppo sostenibile rappresentino non solo una responsabilità, ma anche una grande opportunità di impegno e creazione di valore e ne diamo conto nel Sustainability Statement documentando non solo i risultati passati ma anche i programmi futuri e le risorse che l’azienda intende dedicare per la loro realizzazione”. L’impegno di Edison per la sostenibilità si fonda in particolare su tre macro ambiti, spiega Terenghi: “Produzione rinnovabile (l’obiettivo è raddoppiare la capacità installata) e flessibile, sicurezza degli approvvigionamenti gas e sviluppo dei gas verdi, servizi a valore aggiunto e soluzioni per la transizione energetica dei clienti (B2B, B2C, B2G)”. Qualche dato. “A partire dal 2006, l’azienda ha già ridotto le proprie emissioni dirette di CO2 di oltre il 75%, passando da un livello prossimo a 25 Mt CO2eq nel 2006 a circa 6 Mt CO2eq nel 2024. Nel 2025 abbiamo completato nuovi impianti eolici e fotovoltaici per 200 MW, quest’anno avvieremo cantieri per altri 500 MW, che si aggiungono ai 250 MW già in costruzione – aggiunge – Inoltre, negli ultimi anni abbiamo realizzato 1,5 GW di capacità termoelettrica altamente efficiente e flessibile, grazie a due nuovi impianti – in Veneto e Campania – che sono tra i più avanzati al mondo in termini di prestazioni e sostenibilità per questo tipo di centrali. Nel 2024 la società ha proseguito lo sviluppo di nuova capacità per la produzione di Biometano e Biogas con 8 impianti in gestione, costruzione e autorizzazione in Italia e Spagna”. Inoltre, “attraverso Edison Next e Edison Energia, promuoviamo il percorso di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni verso la decarbonizzazione e l’elettrificazione. Un esempio di investimento per le famiglie: dal 2021 la società ha lanciato un modello innovativo di condivisione dell’energia in ambito condominiale con l’obiettivo di promuovere l’autoproduzione e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. Così i condomini possono aderire a gruppi di auto consumo collettivo (Auc) realizzato con l’installazione sul tetto del condominio di un impianto fotovoltaico”, conclude Terenghi.