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(Adnkronos) - Simone Deromedis comincia a raccontarsi partendo da una frase di Ayrton Senna che lo rappresenta nel profondo. “If you no longer go for a gap that exists, you're no longer a racing driver”. Tradotto: “Se non cerchi di sfruttare un varco esistente, non sei più un pilota da corsa”. Il campione olimpico di ski cross, la Formula 1 degli sci, è l’ultimo oro azzurro di Milano Cortina 2026: “Il nostro – spiega all’Adnkronos - è uno sport di sorpassi e di scelte istintive. Bisogna buttarsi, altrimenti si perde il senso della competizione". Nato a Trento il 2 aprile 2000, il neocampione olimpico ha sempre puntato tutto sulla velocità. E insieme al compagno di squadra Federico Tomasoni, argento nella memorabile finale di sabato a Livigno, ha regalato all’Italia una delle immagini simbolo delle Olimpiadi di casa. Due azzurri sul podio, fianco a fianco, tra lacrime e abbracci. Hai metabolizzato l’impresa? “Un po’ alla volta, ci stiamo arrivando piano piano. Abbiamo fatto qualcosa di enorme e sono felice non solo per la gara, ma per tutto ciò che è successo. È stato l’insieme a rendere speciale la vittoria. Sentire l’inno con quel tifo è stato incredibile, cantarlo con così tante persone intorno ancora meglio. I cori erano assordanti, quasi non si sentiva la musica. Per il frastuono siamo anche andati fuori tempo...”. A bordo pista c’era la tua famiglia. “Mamma, papà e i miei due fratelli. Sono stati i primi che ho abbracciato. Erano al settimo cielo”. Come avete festeggiato? “Siamo andati a fare un giro in paese, passando per qualche pub. Ci siamo lasciati andare, giusto così. Se non si festeggia un’occasione del genere, quando dovremmo farlo?”. Sabato, dopo la premiazione, a Casa Italia Livigno sono sparite due targhe dei medagliati: la tua e quella di Tomasoni. C'entrate qualcosa? Sorride. “Ufficialmente non c’entriamo niente. Mi sono arrivate delle foto, non so come abbiano fatto...”. Dopo la vittoria sei stato sommerso da messaggi e telefonate. La più bella? "La prima, appena finita la gara, è stata quella di Alberto Tomba. Difficile andare più in alto di così, è stato fantastico. Ci ha fatto i complimenti, ha detto che io e Fede siamo dei cavalli, che abbiamo 'gasato' e che lo ski cross è una bomba. Parole che abbiamo apprezzato tantissimo. Alberto mi aveva già scritto dopo la vittoria ai Mondiali, ci sentiamo da un po’ ”. La vostra doppietta è una delle immagini più belle di questi Giochi. “Solo il suo argento poteva rendere ancora più speciale la giornata, per tutta la squadra. Due azzurri sul podio olimpico non si vedono tutti i giorni. È stata una figata, anche per come si è sviluppata la gara. Ha funzionato tutto. È la dimostrazione che siamo cresciuti come team e che il lavoro sta andando nella direzione giusta”. Federico Tomasoni, che nell’ottobre 2024 ha perso la fidanzata Matilde Lorenzi, giovane promessa dello sci alpino, ha definito l’impresa olimpica “una favola”. Cos’hai pensato rivedendo il vostro abbraccio al traguardo? “Ho abbracciato Fede più volte. Se lo merita davvero. Abbiamo vissuto la gara insieme, passo dopo passo. Ed è stata anche una fortuna essere in due per il post. Dopo la medaglia ti 'rapiscono’ tra interviste, foto, antidoping e impegni vari. Condividere quelle ore è stato bello”. Dopo qualificazioni non semplici, in gara è cambiato tutto. Come mai? “Sono più forte nelle batterie che in qualifica, da sempre. Quando si corre in quattro è un altro sport rispetto alla prova contro il tempo. Per questo non ero preoccupato. Il cambio di condizioni ha reso tutto più complicato, soprattutto per gli ski-men. Trovare i materiali giusti con tutta quella neve non era semplice. È lì che si è fatta la differenza”. Il tuo oro ha anche un valore storico, visto che all’Italia mancava un titolo olimpico maschile da 16 anni. “L’ho scoperto aprendo Instagram. Ho visto una mia foto accanto a quella di Giuliano Razzoli, oro nello slalom speciale a Vancouver 2010. All’inizio non capivo, poi ho letto e sono rimasto stupito. Non pensavo mancasse da così tanto. Speriamo di aver spezzato questa sorta di maledizione”. Adesso c’è la Coppa del Mondo. Prospettive? "Le Olimpiadi erano la gara più importante, inutile nasconderlo. Ora dobbiamo concentrarci sulle tappe di Coppa del Mondo, pesano tantissimo. Sono secondo nella classifica generale, con un po’ di distacco dal primo. Se riuscissimo a far bene nelle prossime gare, l’obiettivo potrebbe essere lì". (di Michele Antonelli)
(Adnkronos) - "Dobbiamo convincerci che le donne hanno il privilegio di partorire, ma il dovere di educare i figli non può essere solo loro. La genitorialità è un diritto, ma il dovere non si può lasciare soltanto alle donne. Metterei una multa agli uomini che non si occupano della casa, perché non è giusto. È un problema di cultura". Sono le parole di Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e professoressa onoraria del Politecnico di Milano, all’evento 'Progetto donna' promosso, oggi a Milano, dall’Ordine degli ingegneri della provincia meneghina. "Tengo molto a questa fotografia: lì c'è scritto 'È nata la Repubblica italiana'. Era il 6 giugno 1946 e io c’ero -spiega-. Ricordo di aver letto quel giornale e di aver pensato: 'Questo è davvero un cambiamento per noi’' perché era la prima volta che le donne potevano votare. Le donne ottennero il diritto di voto quarant’anni dopo uomini che, in molti casi, erano analfabeti. In quegli anni uomini che non sapevano né leggere né scrivere decidevano le sorti dell’Italia, mentre donne laureate non potevano farlo -sottolinea Ercoli Finzi-. Ricordo una frase attribuita a Giolitti: 'Dare il voto alle donne potrebbe cambiare le sorti dell’Italia. Io credo che abbiano una capacità di vedere lontano che noi uomini non abbiamo'". "Il voto alle donne significava poter occupare posizioni decisionali. Oggi molte donne ricoprono incarichi importanti, anche come amministratrici delegate, ma spesso si tratta di aziende di famiglia -continua-. Esistono ancora politiche e sistemi per cui alle donne non viene riconosciuto ciò che meritano. Perché, quando scade una posizione apicale occupata da un uomo, si sostituisce con un altro uomo? Le donne sono ugualmente capaci. Alle ragazze dico: abbiamo diritti civili. Se non ci vengono riconosciuti, dobbiamo fare la rivoluzione", conclude Ercoli Finzi.
(Adnkronos) - Bper Banca ha aderito anche quest’anno all’iniziativa “M’illumino di meno”, la Giornata Nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, istituita dal Parlamento con la Legge 34/2022. Per l’occasione, Bper ha spento le insegne del proprio Centro Direzionale di Modena e di 748 filiali sul territorio nazionale, ribadendo il proprio impegno verso la cultura della sostenibilità ambientale e delle tematiche Esg. L’edizione 2026, celebrata il 16 febbraio, ha portato con sé un messaggio innovativo: “M’Illumino di Scienza”, un invito a unire il risparmio energetico alla conoscenza scientifica per affrontare la crisi climatica. La riduzione degli sprechi energetici è un pilastro fondamentale nelle strategie di Bper. Nel quadro del proprio Piano Energetico al 2030, BPER ha pianificato diverse azioni di efficientamento che mirano a ridurre del 50,2% le emissioni dirette entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. “La conoscenza è la chiave per affrontare le sfide ambientali del nostro tempo”, dichiara Giovanna Zacchi, Head of Esg Strategy di Bper“. Partecipare a M’Illumino di meno significa non solo ridurre i consumi energetici, ma anche promuovere consapevolezza scientifica e responsabilità individuale. Vogliamo essere un punto di riferimento per famiglie e imprese nel percorso di transizione ecologica, offrendo soluzioni finanziarie che sostengano un futuro giusto e sostenibile. Il nostro impegno è chiaro: unire innovazione, competenza e attenzione per l’ambiente, contribuendo in modo concreto al raggiungimento degli obiettivi globali di sostenibilità”.