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(Adnkronos) - Aprile dolce dormire, recita un detto popolare. Ma perché molte persone dicono di sentirsi così stanche a primavera? Un team di scienziati ha indagato sulla cosiddetta 'spring fatigue', per capire se esista veramente questa sindrome chiamata in causa dalle sue 'vittime' proprio quando le giornate ricominciano ad allungarsi e la natura si risveglia dopo un lungo inverno. Ci sono prove, a parte i cenni frutto della saggezza contadina? L'equinozio di primavera e il 21 marzo, data che convenzionalmente dà inizio alla bella stagione, si avvicinano. E Christine Blume, ricercatrice esperta di medicina del sonno, sa che il suo telefono comincerà a squillare più spesso. All'altro capo della cornetta sempre più persone le chiederanno della fatica primaverile. Finora la scienziata ha sempre risposto che non ci sono studi sul fenomeno. "Ma - ammette - l'ho sempre trovato insoddisfacente". Per questo motivo Blume, che è una ricercatrice del Centro di cronobiologia delle Cliniche psichiatriche universitarie e dell'università di Basilea (Svizzera), ha deciso di collaborare con il collega Albrecht Vorster dell'Inselspital dell'università di Berna per condurre uno studio che approfondisse il tema, verificando se le persone siano effettivamente più stanche in primavera rispetto ad altri periodi dell'anno. I risultati sono pubblicati sul 'Journal of Sleep Research'. Il lavoro si è basato su un sondaggio online in cui i partecipanti sono stati contattati ogni 6 settimane per 1 anno a partire dall'aprile 2024. I ricercatori hanno valutato le risposte di 418 persone che hanno dovuto dichiarare quanto si fossero sentite esauste nelle ultime 4 settimane. E' stato anche chiesto loro se avessero sonno durante il giorno e se avessero dormito bene. Il sondaggio è stato ripetuto per coprire diverse stagioni. All'inizio dello studio, circa la metà dei soggetti arruolati aveva dichiarato di soffrire di stanchezza primaverile. "Questo avrebbe dovuto essere evidente anche nella valutazione dei dati del sondaggio", afferma Blume, responsabile della ricerca. Tuttavia, non è stato così. Tanto da spingere gli autori a ipotizzare in conclusione che si tratti più di un fenomeno culturale che biologico misurabile. "In primavera, le giornate si allungano rapidamente. Se la spring fatigue fosse un vero fenomeno biologico, dovrebbe manifestarsi durante questa fase di transizione, ad esempio perché il corpo deve adattarsi", ragiona la ricercatrice. Nei dati, però, la velocità con cui la lunghezza del giorno cambiava non ha avuto un ruolo nella spossatezza dei partecipanti. Allo stesso modo, non sono state riscontrate differenze tra i singoli mesi o stagioni. I ricercatori interpretano la discrepanza tra la percezione soggettiva e i dati misurati come un'indicazione che la stanchezza primaverile è più un fenomeno influenzato dalla cultura locale che una vera e propria sindrome stagionale. Poiché esiste un termine consolidato per questo fenomeno, molte persone prestano maggiore attenzione a quanto si sentono stanche in primavera e interpretano di conseguenza in questa chiave i sintomi di sfinimento. Quindi, il fenomeno si 'auto-perpetua' ancora e ancora. "In primavera potremmo anche sentire il bisogno di essere più attivi e di approfittare del bel tempo. Se non ci riusciamo, le nostre aspettative e il nostro livello di energia soggettivo possono risultare molto diversi", afferma l'esperta. Spiegare o addirittura giustificare il gap con la stanchezza primaverile è utile. "E' una spiegazione pienamente accettata dalla società", osserva Blume. Generalmente, molte persone si sentono più stanche e dormono un po' di più durante i mesi più bui dell'anno. Questo è stato confermato da esami cronobiologici e si riflette anche nei dati forniti dai partecipanti allo studio. Una ragione potrebbe essere che la notte 'biologica', regolata dall'orologio interno del corpo, dura un po' più a lungo nei mesi invernali. "Ma questo significa anche che dovremmo sentirci più in forma quando le giornate tornano ad allungarsi", afferma la scienziata. Ciò è particolarmente evidente in estate, come evidenzia l'analisi dei dati. "Molte persone generalmente dormono meno in estate - fa notare Blume - le giornate sono lunghe e ci si ritrova con gli amici per godersi le serate". Nonostante la riduzione del sonno, questo non aumenta la stanchezza, come conferma anche lo studio. Che la spring fatigue esista oppure no (come sembra emergere dai primi dati empirici), l'esperta raccomanda in ogni caso a chiunque si senta letargico in primavera di trascorrere più tempo possibile alla luce del giorno, di mantenersi fisicamente attivo e di assicurarsi un sonno adeguato.
(Adnkronos) - Il decreto sui Fondi interprofessionali ridisegna la governance: nuovi standard, più controlli e apertura a risorse integrative: la riforma cambia equilibri e modelli operativi del sistema. La sfida diventa quindi costruire un sistema capace di garantire trasparenza e controllo senza ridurre la capacità dei Fondi di rispondere rapidamente ai fabbisogni reali di imprese e lavoratori. "Il decreto introduce un sistema di regole più strutturato e vincolante, destinato a incidere non solo sugli aspetti amministrativi ma anche sugli equilibri del 'quasi mercato' e sulla concorrenza tra Fondi", spiega Giovanni Galvan, esperto di politiche attive del lavoro. "Si apre una fase di transizione in cui sarà determinante comprendere come le nuove disposizioni verranno applicate operativamente e quale impatto avranno su imprese ed enti di formazione", aggiunge. In un contesto segnato da transizione digitale, diffusione dell’intelligenza artificiale e ridefinizione dei fabbisogni professionali, la formazione finanziata torna così al centro delle politiche industriali e del lavoro, configurandosi sempre più come infrastruttura strategica per la competitività del sistema produttivo. Per offrire una lettura tecnica ed economica degli effetti della riforma, il 25 marzo a Roma, presso l’Università degli Studi Link (via del Casale di San Pio V), si terrà il Symposium della Formazione Finanziata, realizzato da Ecosistema Formazione Italia in collaborazione con lo Studio Galvan, tra i principali osservatori tecnici sulle politiche attive del lavoro e sul funzionamento dei Fondi interprofessionali. L’incontro riunirà rappresentanti istituzionali, Fondi, imprese ed enti di formazione per analizzare i principali nodi aperti dalla nuova normativa: sostenibilità del comparto, evoluzione delle dinamiche di mercato, interoperabilità digitale, certificazione delle competenze, ruolo dell’intelligenza artificiale e integrazione tra risorse pubbliche e private. "La riforma rende evidente come la formazione continua non sia più soltanto uno strumento di aggiornamento professionale, ma un’infrastruttura economica strategica per lo sviluppo del Sistema Paese", sottolinea Kevin Giorgis, presidente di Ecosistema Formazione Italia. "Il Symposium nasce proprio per favorire un confronto operativo tra istituzioni e operatori in una fase di ridefinizione del sistema delle competenze", aggiunge. L’evento, che si svolgerà a numero chiuso su invito, è fortemente voluto dagli attori di riferimento del settore e realizzato con la partecipazione attiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del ministero dell’Università e della Ricerca, Inapp, Sviluppo Lavoro Italia, con il patrocinio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, Regione Lazio, Comune di Roma, Aran Agenzia, Unioncamere e sostenuto da Coursera, Optimum Assessmen e Dokimazo. Al dibattito e ai diversi tavoli tematici tecnici saranno presenti la maggior parte dei Fondi Interprofessionali. La lista completa dei Fondi, dei partecipanti e il programma al link Symposium Formazione 2026 di Ecosistema Formazione Italia Il Symposium rappresenta un momento di confronto promosso da Efi, Ecosistema Formazione Italia, con la volontà di diventare piattaforma permanente di dialogo tra attori pubblici e privati del sistema delle competenze e si colloca in modo sinergico e complementare rispetto all’Innovation training summit, di cui rappresenta il momento preparatorio e di approfondimento specifico quanto strategico, nel giorno precedente l’apertura ufficiale dell’edizione 2026. L’Innovation training summit, giunto alla sua terza edizione, si terrà a Roma il 26 e 27 marzo presso l’Auditorium della Tecnica. E' l’evento di riferimento a livello nazionale e internazionale dedicato all’innovazione nella formazione, allo sviluppo delle competenze e al futuro del lavoro. Riunisce istituzioni, imprese e principali operatori del settore, enti di formazione, professionisti hr, startup Edtech e HRtech, rappresentanti della finanza e fondi di investimento. Con 250 relatori nazionali e internazionali e oltre 3.500 partecipanti, l’evento rappresenta il momento di sintesi del percorso avviato da Efi sul ruolo strategico della formazione per lo sviluppo del capitale umano e per accompagnare le trasformazioni economiche e produttive, rafforzando la competitività del Sistema Paese.
(Adnkronos) - “L'Italia è un Paese emergente dopo il fenomeno della saturazione dei Flapd europei, gli hub di Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino dedicati ai data center”. A dirlo, in occasione di Key – The Energy Transition Expo a Rimini, è Virginia Canazza, esperta di Data Center e partner di Key To Energy, advisory firm specializzata nella consulenza relativa alle attività della filiera dell’energia. (VIDEO) La kermesse, in svolgimento fino al 6 marzo nei padiglioni della fiera di Rimini e firmata Ieg - Italian Exhibition Group, si conferma punto di riferimento per gli attori della transizione energetica in Europa, Africa e nel bacino del Mediterraneo. “Il tasso di crescita dei data center è sostenuto, circa il 16-20% all'anno, con il 68% concentrato in Lombardia, in particolare nell’area di Milano - prosegue - Ad oggi, i consumi sono pari a circa 4,5 Twh, corrispondenti a circa un gigawatt di potenza elettrica installata e 600 megawatt di potenza It. Il trend di crescita potrà essere ancora più sostenuto nel prossimo futuro, arrivando a richiedere una copertura energetica da due a quattro volte superiore all’attuale fabbisogno entro il 2030. Circa 1,6 gigawatt di nuovi progetti, guardando alla pipeline di quelli in fase avanzata di sviluppo, potranno essere operativi entro il 2028-2029. Il trend di crescita italiano relativo ai data center” pone il Paese in una condizione di competitività “rispetto ai trend monitorabili a livello europeo e globale”. Nata nel 2007 per supportare partner pubblici e privati nel percorso di evoluzione del sistema energetico, nell’attuazione delle scelte, nel monitoraggio dei risultati e nel rispetto dei principali indicatori di sostenibilità, Key to Energy ha da allora realizzato oltre 1.000 progetti, per un totale di 40.000 MW e un controvalore di 20 miliardi di euro, collaborando con i principali attori industriali e finanziari del settore energetico. Sostenuta da una profonda conoscenza delle dinamiche aziendali e di mercato; l'advisory firm è in grado di sviluppare soluzioni tailor-made ad alto valore aggiunto, progettate per ottimizzare l’efficienza energetica, valorizzare le energie rinnovabili e mitigare i rischi. “I data center, come grandi centri di consumo che stanno evolvendo verso dimensioni sempre maggiori con una velocità di sviluppo che va accentuandosi, vedono l'energia come un asset strategico - spiega - Sono molteplici le opzioni per un approvvigionamento energetico nel mercato italiano che siano competitive e sostenibili e che possano anche mitigare l'esposizione a una sempre crescente volatilità dei mercati - precisa - Ci sono strumenti patrimoniali basati sull'acquisizione e la proprietà di asset di generazione per coprire i propri consumi ma sono disponibili anche schemi commerciali che, attraverso contratti di medio-lungo termine, possono mitigare l'esposizione al rischio del mercato”. Quando “i centri di consumo si sviluppano con una velocità maggiore di quello che è l'adeguamento infrastrutturale del sistema, si pongono delle tematiche relative alla necessità di uno stretto coordinamento” volto all’integrazione delle reti esistenti con “quelle della transizione energetica, e quindi delle rinnovabili - conclude - e con questa nuova componente di domanda. Per massimizzare i benefici, l’evoluzione e l'integrazione progressiva e sostenibile devono basarsi su un approccio sinergico”.