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(Adnkronos) - Stati Uniti e Israele attaccano l'Iran e uccidono Ali Khamenei. I raid colpiscono Teheran e eliminano la Guida Suprema della repubblica islamica. Khamenei, 86 anni, secondo gli annunci di Israele muore nei bombardamenti massicci che radono al suolo il suo compound. Il corpo viene ritrovato e le prove della sua uccisione vengono fornite a Donald Trump e a Benjamin Netanyahu: al presidente degli Stati Uniti e al premier israeliano, in particolare, viene mostrata un'immagine. L'eliminazione di Khamenei è l'epilogo di una giornata di guerra totale ma non segna la fine dell'offensiva: "I raid continueranno finché non avremo pace in Medio Oriente", dice Trump. L'operazione – Furia Epica per gli Usa, Ruggito del Leone per Israele – scatta dopo il fallimento dei negoziati sull'asse Washington-Teheran: Trump non ottiene lo smantellamento del programma nucleare iraniano per via diplomatica e passa all'azione. "L'Iran non avrà mai l'arma nucleare", dice il presidente degli Stati Uniti in un videomessaggio di 8 minuti con cui annuncia l'inizio dell'offensiva e gli obiettivi. Rispetto all'operazione del giugno 2025, quando gli Usa colpirono i siti nucleari, l'attacco del 28 febbraio è più ampio e massiccio e mira a favorire il 'regime change' a Teheran. L'obiettivo, dice Trump annunciando la morte di Khamenei, ora è a portata di mano. "Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto. Questa è la più grande opportunità per il popolo iraniano di riprendersi il proprio Paese", scrive il presidente americano sul social Truth. "Abbiamo sentito dire che molti dei loro membri" dei pasdaran, "dell'esercito e delle altre forze di sicurezza e di polizia non vogliono più combattere e cercano l'immunità da noi. Ora possono avere l'immunità, poi otterranno solo la morte! Speriamo che la guardia rivoluzionaria e la polizia si uniscano pacificamente ai patrioti iraniani e lavorino insieme come un'unità per riportare il Paese alla grandezza che merita", afferma ancora Trump auspicando una svolta totale e immediata. "Questo processo dovrebbe iniziare presto, poiché non solo è morto Khamenei, ma il Paese è stato, in un solo giorno, profondamente distrutto e per certi versi annientato", dice, prospettando lo stop dei raid ad una condizione: "I bombardamenti pesanti e mirati continueranno ininterrottamente per tutta la settimana o per tutto il tempo necessario a raggiungere il nostro obiettivo di pace in tutto il Medio Oriente e nel mondo", conclude. Israele colpisce circa 500 obiettivi militari, tra basi per il lancio di missili e sistemi di difesa, con 200 caccia che effettuano "il più grande attacco nella storia dell'aeronautica militare" dello stato ebraico. Tel Aviv si concentra su figure di spicco dell'apparato iraniano e ritiene di aver eliminato il comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Mohammad Pakpour. Israele stima "con alta probabilità" di aver ucciso anche Ali Shamkhani, segretario del Consiglio di difesa dell'Iran e consigliere politico di Khamenei. Gli attacchi colpiscono i centri di potere, strutture militari, installazioni strategiche. Dall'Iran arrivano notizie di esplosioni a Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah, oltre che nella capitale Teheran. La risposta dell'Iran, che chiude lo Stretto di Hormuz, arriva e si allarga a tutto il Medio Oriente. Il lancio di droni e missili, compreso l'ipersonico 'Fatah', non riguarda solo Israele: da Gerusalemme a Tel Aviv, le sirene d'allarme suonano dalla mattina alla notte. Nel mirino di Teheran finiscono Arabia Saudita, Bahrain, Qatar Emirati Arabi, 'colpevoli' di ospitare basi americane. A Dubai vengono colpiti l'aeroporto (Video), il numero 1 al mondo per traffico, e un hotel sull'isola artificiale di The Palm (Video). A Abu Dhabi si registra una vittima. A Manama viene centrato un edificio residenziale (Video). I sistemi di difesa devono intercettare missili contro l'Al Udeid Air Base in Qatar, l'Ali Al Salem Air Base in Kuwait, l'Al Dhafra Air Base negli Emirati e la base della quinta flotta in Bahrain. La Giordania rende noto di aver intercettato diversi missili, senza specificare l'obiettivo. "Trump deve sapere che abbiamo lanciato missili attingendo solo dalle nostre vecchie scorte. Presto sveleremo armi che non avete mai visto prima", dice l'alto generale dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, Ebrahim Jabbari, parlando alla tv di Stato. Rispetto a giugno 2025, il quadro appare diverso. L'ipotesi di un conflitto più lungo e destabilizzante per l'intera regione è un'opzione più concreta rispetto allo scorso anno. Sono indicative le parole di Trump: "Abbiamo adottato ogni misura possibile per ridurre i rischi per il personale Usa nella regione. Nonostante questo, e non lo dico alla leggera, il regime iraniano vuole uccidere. Potremmo perdere le vite di coraggiosi eroi americani e potrebbero esserci delle vittime, accade spesso in guerra". Teheran invoca l'intervento dell'Onu e dell'Aiea. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi – dopo i contatti con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Iraq - chiede al Consiglio di sicurezza dell'Onu di agire "agire immediatamente". Stati Uniti e Israele devono "assumersi totalmente le conseguenze delle loro azioni illegali", scrive in una lettera sottolineando che Teheran agisce "per legittima difesa" contro "questo atto di aggressione" che chiede alla comunità internazionale di "condannare". Tutto però scivola in secondo piano nella tarda serata. La notizia della morte di Khamenei diventa un 'game changer': la popolazione a Teheran, come mostrano i video sui social, esulta e festeggia.
(Adnkronos) - "L'intelligenza artificiale è già dentro le nostre fabbriche. Io ne sono entusiasta, sono convinto che migliorerà al meglio non solo il lavoro ma la vita di tutti noi. Io credo che sia un'ottima occasione per l'Italia e l'Europa per mantenere i livelli di occupazione che abbiamo avuto finora. Dovremo vedere come fare per avere la migliore applicazione possibile. Cosa dobbiamo fare? Innovazione, innovazione, innovazione". Lo ha detto Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e in corso a Roma. Marchesini ha sottolineato: "Oggi ho sentito parlare molto più di rischi che di opportunità. Ma la forza di questa tecnologia è talmente grande che non possiamo assolutamente trascurarla né pensare di ostacolare l'applicazione dell'intelligenza artificiale. Anzi, dobbiamo trovare tutti i modi possibili per favorirla, tenendo presente ovviamente che ci saranno delle problematiche di tipo individuale che dovremo risolvere in maniera collettiva naturalmente", ha sottolineato. Per il vice presidente di Confindustria centrale sarà la formazione. "L'intelligenza artificiale -ha detto- non è un sostitutore di lavoro, ma un potenziatore di lavoro. Dobbiamo tenere presente la struttura industriale del nostro Paese, che è composta soprattutto di piccolissime imprese. Quindi, ben lontani da ostacolarla, dobbiamo, tenendo conto evidentemente delle problematiche che possono insorgere, incentivare l'applicazione dell'Ia. Chiaramente c'è un compito anche delle parti sociali in tutto questo, che è di osservare quello che succede, di prevenire e risolvere gli eventuali problemi", conclude.
(Adnkronos) - "Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore". Così l’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) esprime la sua preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di dl circolata in queste ore “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana - dice il presidente di Ebs Andrea Bigai - Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. "Le bozze di provvedimento circolate - ricostruisce Ebs - prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (Pmg), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione". “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice Bigai. Inoltre, da un punto di vista economico, rileva il presidente di Ebs, "colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera - spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. “Il dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”, conclude.