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(Adnkronos) - Il grande pubblico aveva imparato ad amarlo nei panni del dottor Mark 'McSteamy' Sloan, l'affascinante chirurgo della serie tv "Grey's Anatomy" e a Hollywood si era affermato come un interprete capace di coniugare fascino e vulnerabilità, ironia e intensità drammatica: l'attore statunitense Eric Dane è morto a 53 anni nel pomeriggio di giovedì 19 febbraio a Los Angeles per le complicazioni legate alla Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, malattia neurodegenerativa rara e progressiva che gli era stata diagnosticata ufficialmente nell'aprile del 2025, anche se i primi sintomi risalivano a circa un anno e mezzo prima. "Eric ha trascorso i suoi ultimi giorni circondato dagli amici più cari, dalla moglie devota, l'attrice Rebecca Gayheart, e dalle sue due splendide figlie, Billie e Georgia, che erano il centro del suo mondo", si legge in un comunicato diffuso dalla famiglia attraverso Melissa Bank, portavoce e manager dell'attore. "Durante il suo percorso con la Sla, Eric è diventato un appassionato sostenitore della sensibilizzazione e della ricerca, determinato a fare la differenza per chi affronta la stessa battaglia - si legge sempre nella nota di cordoglio della famiglia - Mancherà profondamente e sarà ricordato con amore per sempre. Eric adorava i suoi fan ed era eternamente grato per l'ondata di affetto e sostegno ricevuta. La famiglia chiede privacy in questo momento di dolore". Il volto dagli occhi azzurri e il carisma da protagonista avevano reso Eric Dane uno dei personaggi più iconici della televisione degli anni Duemila. Il suo nome è indissolubilmente legato alla serie "Grey's Anatomy (2006-2021), creata da Shonda Rhimes. Introdotto a metà della seconda stagione come amico d'infanzia del neurochirurgo Derek Shepherd, interpretato da Patrick Dempsey, Mark Sloan aveva un passato ingombrante: una relazione con Addison, la moglie di Derek, interpretata da Kate Walsh. La scena che lo rese immediatamente celebre è entrata nella memoria collettiva dei fan: nel secondo episodio della terza stagione, andato in onda il 28 settembre 2006, Dane compare mentre esce dalla doccia di un hotel con un asciugamano strategicamente annodato in vita, mentre Derek e Addison discutono del loro matrimonio in crisi. Il soprannome "McSteamy" (in Italia 'Dottor Bollore') nasce proprio da quell'ingresso scenico carico di sensualità, in contrapposizione al 'McDreamy' di Shepherd. "In quel momento, per me era solo un'altra scena", aveva raccontato in un’intervista televisiva. "Ricordo un tecnico degli effetti speciali che mi soffiava del fumo addosso per creare il vapore della doccia". Ingaggiato inizialmente per un solo episodio, Dane divenne presto parte fissa del cast: apparve in 136 episodi fino al 2012. Il suo personaggio trovò un'anima gemella nella giovane specializzanda Lexie Grey (interpretata da Chyler Leigh). I due morirono tragicamente in seguito a un incidente aereo nel finale dell'ottava stagione; Mark si spegne all'inizio della nona, lasciando un segno indelebile nella storia della serie. Dane tornò per un'ultima apparizione nel 2021, nella diciassettesima stagione, quando il suo personaggio compare in una sequenza onirica su una spiaggia, mentre Meredith Grey - interpretata da Ellen Pompeo - è in coma a causa del Covid. Dietro il successo, però, si celavano fragilità. Durante gli anni di "Grey's Anatomy", l'attore affrontò una dipendenza da antidolorifici e si ricoverò in una clinica di riabilitazione. In un podcast del 2024 aveva ammesso con sincerità: "Se si prendono tutti gli otto anni di 'Grey's Anatomy", sono stato fuori controllo più a lungo di quanto sia stato sobrio. Le cose hanno iniziato ad andare storte. Era tutto travolgente, e io fingevo che non lo fosse". Riguardo al suo addio alla serie, spiegò che la decisione fu legata anche a ragioni di budget e al suo stato personale. "Non ero più la stessa persona che avevano assunto", disse. "Shonda Rhimes è stata straordinaria nel proteggerci, pubblicamente e privatamente. Non è stato un licenziamento plateale, ma semplicemente mi disse: 'Non tornerai'". Parallelamente alla popolarità televisiva, Eric Dane costruì una carriera solida anche al cinema. Nel 2006 interpretò Jamie Madrox, l'Uomo Multiplo, in "X-Men - Conflitto finale", diretto da Brett Ratner. Due anni dopo fu nel cast della commedia "Io & Marley" accanto a Owen Wilson e Jennifer Aniston. Nel 2010 recitò in "Appuntamento con l'amore", diretto da Garry Marshall, insieme allo stesso Dempsey, e apparve nel musical "Burlesque" con Cher e Christina Aguilera. Dal 2014 al 2018 fu protagonista della serie d'azione "The Last Ship", nel ruolo del comandante della Marina statunitense Tom Chandler, impegnato a trovare una cura per una pandemia globale in un mondo post-apocalittico. Una parte che gli consentì di scrollarsi di dosso l'immagine del chirurgo affascinante e di vestire i panni di un leader militare tormentato ma determinato. Nel 2017 la produzione si fermò temporaneamente mentre l'attore affrontava un periodo di depressione. Negli anni più recenti aveva preso parte alla serie Hbo "Euphoria", dove interpretava Cal Jacobs, padre del personaggio di Nate (interpretato da Jacob Elordi), uomo dalla doppia vita e dai segreti inconfessabili. Tra il 2022 e il 2025 aveva continuato a lavorare tra cinema e streaming, comparendo in film come "Redeeming Love" e "Bad Boys: Ride or Die", e nella serie "Countdown". La sua ultima apparizione è stata particolarmente toccante: nell'ottobre 2025 ha interpretato un vigile del fuoco affetto da Sla nella serie medical "Brilliant Minds", quasi un doloroso riflesso della sua condizione reale. Nato come Eric William Melvin a San Francisco il 9 novembre 1972, perse il padre, architetto e designer d'interni, a soli sette anni in circostanze tragiche. Cresciuto dalla madre insieme al fratello minore, frequentò la San Mateo High School, dove praticava pallanuoto. Fu quasi per caso che salì su un palcoscenico scolastico, interpretando Joe Keller in "All My Sons" di Arthur Miller: da lì nacque la passione che lo portò, un mese prima del diploma, a trasferirsi a Los Angeles per studiare recitazione. Eric Dane debuttò in televisione nel 1991 in un episodio di "Bayside School" e collezionò ruoli in serie come "Married... with Children" e "Roseanne", prima di ottenere parti più consistenti. Tra il 2003 e il 2004 interpretò Jason Dean in "Streghe", consolidando la sua popolarità tra il pubblico giovane. Dopo relazioni con attrici come Alyssa Milano e Lara Flynn Boyle, nel 2004 sposò Rebecca Gayheart. La coppia ha avuto due figlie, Billie e Georgia. Nel 2018 Gayheart aveva avviato le pratiche di divorzio, poi ritirate nel 2025. In una delle sue ultime interviste, Dane l'aveva definita "la mia più grande sostenitrice". Parlando della malattia, aveva espresso tutta la sua rabbia e la sua paura: "Sono arrabbiato perché mio padre mi è stato portato via quando ero piccolo, e ora c'è una possibilità molto concreta che io venga portato via alle mie figlie quando sono ancora giovani. Alla fine della giornata, tutto ciò che voglio è stare con la mia famiglia e lavorare un po', se posso". (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - La trasparenza retributiva non è solo un adempimento normativo, ma una scelta strategica per rafforzare la fiducia nelle organizzazioni, promuovere l’equità e migliorare la competitività del sistema produttivo italiano. Ieri a Bologna, presso la sede Manageritalia Emilia-Romagna, due ore di intenso confronto tra imprese, manager e istituzioni per analizzare impatti, opportunità e criticità applicative della nuova normativa. L’iniziativa ha rappresentato un momento di approfondimento tecnico e strategico su un tema che incide direttamente sui modelli organizzativi, sulle politiche di gestione delle risorse umane e sulla governance aziendale oltre ad essere uno strumento di contrasto alla discriminazione retributiva e di genere. Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali di: Cristina Mezzanotte, presidente Manageritalia Emilia-Romagna, di Simone Pizzoglio, vicepresidente Manageritalia e Sonia Bonanno in rappresentanza dell’Assessorato Sviluppo economico e green economy, energia, formazione professionale, Università e Ricerca della Regione Emilia-Romagna. In Italia, il tema ha assunto un rilievo ancora più significativo alla luce delle criticità esistenti sul fronte retributivo. Secondo l’indagine 'Total reward trend 2025' (Fonte: Elaborazioni Odm consulting – Gi Group su dati INPS), il gender pay gap medio italiano si è attestato intorno al 10,4%. Nel dettaglio, la differenza di retribuzione tra uomini e donne è risultata pari a –12,3% tra gli operai, –10% tra gli impiegati, –5,7% tra i quadri e –10,6% tra i dirigenti, evidenziando come il divario salariale abbia attraversato tutti i livelli professionali e l’intera struttura organizzativa delle imprese. "La Direttiva europea sulla trasparenza retributiva - ha dichiarato Cristina Mezzanotte, presidente Manageritalia Emilia-Romagna - segna un passaggio decisivo verso un mercato del lavoro più equo e moderno. Per le imprese e per il management non si tratta soltanto di adeguarsi a nuovi obblighi normativi, ma di cogliere l’opportunità di rafforzare la cultura della meritocrazia, della responsabilità e della fiducia organizzativa. La chiarezza sui criteri retributivi e sui percorsi di crescita contribuisce a valorizzare le competenze, a ridurre le disuguaglianze e a rendere le aziende più attrattive e competitive in un contesto economico sempre più orientato alla sostenibilità e ai principi ESG. Noi di Manageritalia Deia (gruppo Diversity inclusion accessibility) sentiamo la Responsabilità di tenere un faro acceso su questa trasformazione". Il pomeriggio e proseguito con una tavola rotonda che ha messo a confronto autorevoli esponenti del mondo accademico, aziendale e delle relazioni industriali: Tiziano Treu, avvocato e professore emerito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, partner WST Law & Tax - Linda Serra, fondatrice e ceo Work wide women - Marco Verga, direttore sviluppo persone e organizzazione Aeroporto Marconi di Bologna e presidente Aidp Emilia-Romagna - Matteo Della Rocca, head of industrial relation di Automobili Lamborghini spa. “Ritengo molto opportuna e tempestiva questa iniziativa di Manageritalia - ha commentato Tiziano Treu - per analizzare e discutere la direttiva europea in tema di parità E’ importante che le imprese colgano questa opportunità per promuovere la parità fra i generi. I manager sono decisivi per gestire gli adempimenti richiesti, che sono ripresi anche dal decreto italiano di recepimento, in particolare per curare tutti i dati necessari a comparare i trattamenti di donne e uomini e per condurre con i sindacati le valutazioni per rimediare ai divari retributivi che siano evidenziati. Promuovere una piena parità fra i generi è non solo un obiettivo di giustizia ma contribuisce a valorizzare il contributo delle donne alla competitività aziendale e alla qualità del lavoro”. Nel corso dell’incontro si è evidenziato come la Direttiva UE 2023/970 abbia introdotto obblighi quali la trasparenza nelle informazioni sulle retribuzioni già in fase di selezione, il diritto dei lavoratori a conoscere i criteri retributivi e i livelli medi salariali per categoria, oltre a sistemi di reporting sul gender pay gap per le organizzazioni di maggiori dimensioni. E' emerso con chiarezza come si tratti di un cambiamento strutturale, capace di richiedere un’evoluzione culturale e organizzativa, oltre a un adeguamento dei sistemi di compensation e delle politiche di performance management. Per il mondo manageriale, la trasparenza retributiva si configurata come un fattore abilitante di una leadership responsabile e orientata alla sostenibilità sociale. Per le imprese, rappresenta un’occasione per rafforzare employer branding, attrattività dei talenti e coerenza con i criteri ESG. Il confronto ha fornito, ai tanti manager presenti e collegati in streaming, strumenti interpretativi e operativi per accompagnare aziende e manager nel percorso di adeguamento alla normativa europea, trasformando un obbligo regolatorio in un’opportunità di innovazione organizzativa e di crescita competitiva.
(Adnkronos) - “Una regolazione ben disegnata può diventare un fattore abilitante per la competitività, favorendo una transizione ordinata e inclusiva dell’intero sistema economico”. Così Barbara Terenghi, direttrice Sostenibilità di Edison, spiega all’Adnkronos come la normativa europea può agevolare il sistema imprenditoriale italiano sostenendone gli sforzi soprattutto in ambito Esg. “Le imprese oggi si muovono in un contesto caratterizzato da una profonda trasformazione economica, ambientale e sociale, in cui la sostenibilità non è più un tema accessorio ma un fattore strutturale di evoluzione dei modelli di produzione e consumo e, in ultima istanza, di competitività – premette -. La principale sfida è integrare gli obiettivi ambientali, sociali e di governance all’interno delle strategie industriali e finanziarie, rendendoli coerenti con le esigenze di crescita, innovazione e creazione di valore nel lungo periodo. La transizione verso modelli produttivi più sostenibili richiede investimenti significativi, un’evoluzione delle competenze e una capacità di lettura sistemica dei rischi e delle opportunità, a partire da quelli legati al cambiamento climatico, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla tutela delle persone lungo la catena del valore”. In questo contesto, “il quadro normativo europeo in materia di sostenibilità rappresenta un elemento importante per accompagnare il sistema imprenditoriale nel percorso di transizione”. “Iniziative come il pacchetto Omnibus I – continua Terenghi – vanno nella direzione di snellire l’architettura regolatoria, introducendo elementi di semplificazione e maggiore proporzionalità negli obblighi di rendicontazione, senza rinunciare all’obiettivo di garantire trasparenza e affidabilità delle informazioni”. Nello specifico, “la riduzione del perimetro di applicazione della Csrd esclude le imprese medio-piccole e concentra gli obblighi sulle aziende di grandi dimensioni, evitando un’eccessiva estensione degli obblighi a soggetti con minori capacità organizzative. Va però tenuto conto dell’effetto indiretto sulle imprese obbligate, che devono rendicontare sugli impatti lungo la catena del valore pur avendo un numero crescente di fornitori non più soggetti a obblighi analoghi. Omnibus I introduce alcune tutele procedurali, come la possibilità di spiegare le difficoltà nel reperire i dati ma non risolve del tutto la tensione tra obblighi di rendicontazione estesi e disponibilità effettiva delle informazioni a monte della filiera”. In generale, “per le imprese italiane, un contesto normativo più chiaro e armonizzato a livello europeo può tradursi in una migliore comparabilità dei dati, in una maggiore credibilità nei confronti dei mercati finanziari e degli investitori e in una riduzione della complessità della rendicontazione stessa. Questo consente di concentrare risorse e competenze sulla realizzazione concreta delle strategie di sostenibilità, piuttosto che sulla gestione frammentata degli adempimenti”. Per quanto riguarda Edison, “la nostra rendicontazione, dallo scorso anno è allineata alla direttiva Csrd. Per Edison non è solo un adempimento, ma uno strumento di dialogo e di responsabilità, che consente di misurare i risultati, individuare aree di miglioramento e rendere conto in modo chiaro degli impatti generati. In questo approccio integrato risiede la nostra convinzione che la transizione energetica e lo sviluppo sostenibile rappresentino non solo una responsabilità, ma anche una grande opportunità di impegno e creazione di valore e ne diamo conto nel Sustainability Statement documentando non solo i risultati passati ma anche i programmi futuri e le risorse che l’azienda intende dedicare per la loro realizzazione”. L’impegno di Edison per la sostenibilità si fonda in particolare su tre macro ambiti, spiega Terenghi: “Produzione rinnovabile (l’obiettivo è raddoppiare la capacità installata) e flessibile, sicurezza degli approvvigionamenti gas e sviluppo dei gas verdi, servizi a valore aggiunto e soluzioni per la transizione energetica dei clienti (B2B, B2C, B2G)”. Qualche dato. “A partire dal 2006, l’azienda ha già ridotto le proprie emissioni dirette di CO2 di oltre il 75%, passando da un livello prossimo a 25 Mt CO2eq nel 2006 a circa 6 Mt CO2eq nel 2024. Nel 2025 abbiamo completato nuovi impianti eolici e fotovoltaici per 200 MW, quest’anno avvieremo cantieri per altri 500 MW, che si aggiungono ai 250 MW già in costruzione – aggiunge – Inoltre, negli ultimi anni abbiamo realizzato 1,5 GW di capacità termoelettrica altamente efficiente e flessibile, grazie a due nuovi impianti – in Veneto e Campania – che sono tra i più avanzati al mondo in termini di prestazioni e sostenibilità per questo tipo di centrali. Nel 2024 la società ha proseguito lo sviluppo di nuova capacità per la produzione di Biometano e Biogas con 8 impianti in gestione, costruzione e autorizzazione in Italia e Spagna”. Inoltre, “attraverso Edison Next e Edison Energia, promuoviamo il percorso di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni verso la decarbonizzazione e l’elettrificazione. Un esempio di investimento per le famiglie: dal 2021 la società ha lanciato un modello innovativo di condivisione dell’energia in ambito condominiale con l’obiettivo di promuovere l’autoproduzione e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. Così i condomini possono aderire a gruppi di auto consumo collettivo (Auc) realizzato con l’installazione sul tetto del condominio di un impianto fotovoltaico”, conclude Terenghi.