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(Adnkronos) - Il Ministero della Cultura ha chiesto alla Fondazione La Biennale di Venezia di fornire, con la massima urgenza, elementi in merito alla partecipazione della Federazione Russa alla 61/a Esposizione Internazionale d'Arte, con particolare riferimento alle modalità di allestimento e di gestione del Padiglione e alla loro compatibilità con il regime sanzionatorio in vigore. Lo rende noto un comunicato del MiC. "Al fine di chiarire i termini della partecipazione nazionale alla Biennale 2026", il MiC "ha richiesto copia integrale della corrispondenza fra la Fondazione e le autorità russe, finalizzata alla definizione degli assetti organizzativi e gestionali della presenza della Federazione Russa a Venezia". La Russia non è stata invitata alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che si svolgerà da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 con la partecipazione di 99 Paesi e 31 eventi collaterali. La presenza della Federazione Russa deriva, invece, da una procedura ordinaria prevista dal regolamento della manifestazione per i Paesi che possiedono un proprio padiglione ai Giardini. La Russia è proprietaria di un padiglione ai Giardini dal 1914. In totale sono 29 i Paesi proprietarie di un padiglione nazionale alla Biennale, a cui da quest'anno si aggiungerà il Qatar. La presenza della Federazione Russa alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è "inaccettabile nelle attuali circostanze". Ventidue Paesi europei hanno firmato una lettera indirizzata al presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, e ai membri del Consiglio di amministrazione per esprimere la loro contrarietà alla partecipazione della Russia, attraverso una mostra allestita nel proprio padiglione nazionale, alla Biennale Arte in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026. Nel documento, sottoscritto da ministri della Cultura e degli Affari esteri, i firmatari affermano di voler ribadire il proprio impegno nei confronti dei “comuni valori europei - libertà artistica e libertà di espressione, e rispetto della dignità umana”, ricordando come la Biennale di Venezia rappresenti da oltre un secolo “una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo”.
(Adnkronos) - "La situazione è estremamente seria perché colpisce diversi segmenti della catena industriale del metallo leggero, molti dei quali sono snodi vitali per la stabilità del sistema alluminio in Europa. Non si tratta di allarmismo: siamo di fronte a una crisi annunciata che rischia di mettere in ginocchio un pilastro dell'economia europea, una filiera che genera un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro e sostiene oltre 1 milione di posti di lavoro tra diretti e indiretti. Le tensioni geopolitiche hanno innescato un aumento verticale dei costi energetici, portando le quotazioni dell'alluminio primario oltre i 3.400 dollari a tonnellata, con il prezzo del gas schizzato del 93% in sole 48 ore. Il conflitto comporta, in primo luogo, un rischio fisico per gli impianti dei nostri partner del Golfo: se le celle elettrolitiche degli smelter dovessero fermarsi, il metallo solidificherebbe all'interno, rendendo gli impianti inutilizzabili per sempre. È un pericolo sistemico, dato che i Paesi del Golfo rappresentano l'8% della produzione mondiale e sono integrati con l'industria europea da quasi trent'anni". Così, con Adnkronos/Labitalia, Mario Conserva, segretario generale Face (Federazione europea consumatori di alluminio), sugli effetti della crisi in Medio Oriente sulla fliera europea dell'alluminio. E Conserva chiarisce che "lo stretto di Hormuz rappresenta un collo di bottiglia obbligato e delicatissimo per le rotte marittime globali. Se il transito in quel braccio di mare venisse compromesso, si creerebbero problemi immediati alle normali vie di approvvigionamento verso l'Europa. Ma il rischio più grave riguarda la sopravvivenza stessa degli impianti nel Golfo: questi siti dipendono totalmente dall'importazione di allumina, la materia prima fondamentale". "Per produrre una tonnellata di alluminio servono due tonnellate di allumina che arrivano via nave; senza rifornimenti costanti, gli smelter andrebbero incontro a un collasso tecnico nel giro di poche settimane, con conseguenze irreversibili per la disponibilità globale di metallo", aggiunge ancora. Una situazione di estrema difficoltà che si combina con i dazi Usa. "In un mercato globale, ogni barriera -spiega Conserva- agisce come un moltiplicatore di crisi. Quando alle tensioni belliche si sommano politiche protezionistiche, come i dazi americani, i margini di disponibilità del metallo si riducono inevitabilmente. Queste restrizioni, sommate alla fuga dei rottami dall'Europa verso mercati esteri, creano una "scarsità artificiale" che sta letteralmente soffocando i nostri trasformatori e gli utilizzatori finali. Se l'Europa non protegge i meccanismi di accesso alla materia prima — che oggi dobbiamo importare per coprire un deficit produttivo di alluminio primario superiore all'85% del fabbisogno — la nostra capacità manifatturiera rischia semplicemente di svanire", sottolinea. E con la crisi della filiera gli effetti concreti nelle tasche degli italiani non tarderanno ad arrivare. "L'alluminio -spiega Conserva- è un materiale onnipresente e indispensabile per la transizione ecologica, ma oggi rischia di trasformarsi nel vero collo di bottiglia dell'economia. Se il suo prezzo raddoppia, l'effetto domino travolge l'automotive (per telai e batterie), l'edilizia(per gli infissi), il settore alimentare e quello farmaceutico. Il cittadino comune percepirà l'impatto quotidianamente su prodotti di largo consumo come lattine, vaschette per alimenti e blister per medicinali. I dati del 2024 confermano un quadro impietoso: la nostra dipendenza dalle importazioni è ulteriormente salita e ogni rincaro del metallo o dell'energia si traduce in una spinta inflattiva diretta, che va dal carrello della spesa fino ai farmaci salvavita", sottolinea ancora. E lo sguardo della filiera è rivolto all'Ue "chiediamo pragmatismo e responsabilità immediata; i tempi della burocrazia non sono compatibili con l'urgenza di questa crisi. La nostra dipendenza dall'estero ci rende troppo vulnerabili. È necessaria la sospensione totale di ogni restrizione che ostacoli l'accesso all'alluminio primario e l'azzeramento immediato dei dazi sull'importazione del metallo grezzo. Questa è l'unica boccata d'ossigeno possibile per evitare che la filiera manifatturiera europea finisca fuori gioco a causa di una crisi che non ha scelto, ma di cui sta pagando il prezzo più alto", conclude.
(Adnkronos) - Anche quest’anno Gemmo partecipa a Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di riferimento in Italia e nel bacino del Mediterraneo dedicata a tecnologie, soluzioni e servizi per la transizione energetica (Rimini, 4-6 marzo). La partecipazione a Key rappresenta per Gemmo un’importante occasione di confronto con partner e stakeholder del settore, nonché un momento strategico per presentare le proprie competenze e le soluzioni sviluppate a supporto della transizione energetica e dell’innovazione delle infrastrutture. Fondata nel 1919 ad Arcugnano (Vicenza), Gemmo è attiva in Italia nella realizzazione e gestione di impianti tecnologici complessi per infrastrutture strategiche pubbliche e private. Fornisce servizi di facility management, realizza interventi di efficientamento energetico e di gestione dell’energia. A Key-The Energy Transition Expo, Gemmo porta il proprio know-how nella realizzazione e gestione di impianti per sanità e ospedali, per le infrastrutture - come aeroporti, porti, strade, tunnel e stazioni ferroviarie - per il patrimonio artistico e culturale, per gli edifici direzionali e commerciali, per la mobilità e il fotovoltaico. L’azienda vicentina, inoltre, è protagonista della realizzazione degli interventi previsti nell’ambito del Pnrr. “Rispetto al panorama industriale italiano Gemmo rappresenta l'unica azienda che incarna un abilitatore tecnologico a 360 gradi: l’azienda realizza infrastrutture tecnologiche e le gestisce dal punto di vista manutentivo ed energetico. Questo ci permette di abbracciare tutte le dinamiche nella gestione di infrastrutture e di edifici e grazie alle certificazioni ottenute e al know how in questi settori, rappresentiamo un unicum all'interno del panorama italiano”, spiega Alessio Zanetti, direttore generale di Gemmo Spa. “Siamo un’ azienda italiana che ormai da oltre cento anni svolge il proprio business nell'ambito delle costruzioni tecnologiche, delle manutenzioni e della gestione energia. Copriamo interamente l'infrastruttura energetica e le costruzioni strategiche italiane, come ad esempio la costruzione, la manutenzione e la gestione energetica di infrastrutture stradali - spiega - Uno dei progetti che stiamo portando avanti è il monitoraggio a livello della sicurezza dei ponti con sensoristica IoT per conto di Anas”. Inoltre Gemmo è impegnata in “diverse realizzazioni nell'ambito ospedaliero, anche Pnrr. In questo momento ci stiamo concentrando su tantissime realizzazioni, cercando di traguardare al meglio tutti i risultati richiesti dall'Europa, per quello che riguarda l’ospedaliero, il mondo scolastico, quello museale. Ambiti in cui Gemmo è da sempre presente. Speriamo di dare il nostro contributo alla crescita e alla sostenibilità di tutto il Paese".