ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Mentre Donald Trump non esclude l'invio di truppe di terra in Iran dopo l'attacco al Paese condotto da Usa e Israele, l'Europa lancia ancora l'allarme sulla possibile estensione della crisi nella regione mediorientale restando in attesa di capire sviluppi e conseguenze dei raid. Intanto, però, arrivano i primi no a Trump e le prime divisioni. Se Francia, Germania e Gran Bretagna si sono dette "pronte ad azioni difensive" contro l'Iran, a smarcarsi del tutto è la Spagna, che ha rifiutato apertamente il sostegno all'operazione Usa. Sul fronte italiano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che "questa crisi potrebbe non trovare una soluzione rapida. Potrebbe durare giorni. Forse settimane", sottolineando che "molto dipenderà dalle decisioni che verranno prese da Teheran e dalle dinamiche interne al regime". Il titolare della Farnesina ha riaffermato in Senato che "gli sviluppi di questi giorni suscitano in tutti noi profonda preoccupazione, ciò nonostante, lavoriamo con pazienza e determinazione". E il governo lo fa "a tutela dei nostri connazionali e della libertà di navigazione, delle nostre imprese, che rischiano di pagare un alto prezzo alla ingiustificata e sconsiderata reazione iraniana. Accanto al popolo iraniano, che merita un futuro migliore di pace, crescita e benessere". La crisi, ha aggiunto, rischia di allargarsi a tutta la regione, attraverso l’azione di gruppi che rispondono direttamente a Teheran in Iraq, in Yemen e in Libano, da dove Hezbollah ha lanciato questa notte numerosi missili verso il territorio israeliano, incontrando la ferma risposta di Tel Aviv". "Crediamo - ha poi aggiunto - nella diplomazia. Anche quando sembra difficile. Anche quando sembra lontana". Il governo italiano, ha poi assicurato, sta facendo "tutto ciò che è possibile" per il rimpatrio dei cittadini che attualmente si trovano nelle aree del Medio Oriente interessate dalle ostilità, ricordando che sono circa 70.000 gli italiani nell'area e che risulta impossibile organizzare l'evacuazione di tutti: la Farnesina sta dunque operando attraverso tutte le leve a propria disposizione per aiutare i concittadini intenzionati a ripartire. Dopo essersi detto pronto ad "azioni difensive", il presidente francese Emmanuel Macron ha intanto lanciato l'avvertimento: una guerra sempre più ampia tra Stati Uniti, Israele e Iran rischia di estendersi ai confini europei. Il conflitto, iniziato sabato scorso, "porta e continuerà a portare instabilità e una possibile conflagrazione ai nostri confini, con le capacità nucleari e balistiche dell'Iran ancora intatte", ha affermato. Durante un discorso dalla base navale di Ile Longue, nella rada di Brest (Finistère), Macron ha poi annunciato che la Francia sta "progressivamente" entrando in una nuova fase della sua deterrenza nucleare, che ha descritto come "deterrenza avanzata". "Dobbiamo rafforzare - ha detto - la nostra deterrenza nucleare di fronte alla combinazione di minacce" che si profila, e "dobbiamo riflettere sulla nostra strategia di deterrenza in profondità nel continente europeo, nel pieno rispetto della nostra sovranità, attraverso la progressiva attuazione di quella che definirei deterrenza avanzata". "Stiamo vivendo un periodo di sconvolgimenti geopolitici gravido di rischi, e i nostri concittadini ne sono pienamente consapevoli. Questo periodo giustifica un rafforzamento del nostro modello", ha spiegato Macron. Il leader francese ha aggiunto che otto Paesi europei hanno accettato di partecipare al un piano di deterrenza nucleare proposto dalla Francia, tra cui Germania, Gran Bretagna e Polonia. I Paesi, tra i quali figurano anche Olanda, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca, potranno ospitare "forze aeree strategiche" francesi, che potranno così "diffondersi in tutto il continente europeo" per "complicare i calcoli dei nostri avversari", ha affermato il presidente nella base atlantica dell'Ile Longue, nella rada di Brest. Il piano potrebbe anche prevedere "la partecipazione convenzionale di forze alleate alle nostre attività nucleari", come è successo nelle recenti esercitazioni militari cui hanno partecipato forze britanniche, ha aggiunto Macron. Macron ha poi spiegato che Parigi, Londra e Berlino "lavoreranno insieme su progetti missilistici a lunghissimo raggio". "Per quanto riguarda le capacità di attacco in profondità, Germania, Regno Unito e Francia... lavoreranno insieme su progetti missilistici a lunghissimo raggio", ha poi affermato il presidente francese. Dal canto suo, il premier britannico Keir Starmer ha confermato alla Camera dei Comuni che la Gran Bretagna non prenderà parte alla fase iniziale degli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. "Riteniamo che il modo migliore per andare avanti nella regione e per il mondo sia una soluzione negoziale in cui l'Iran accetti di rinunciare a qualsiasi aspirazione a sviluppare armi nucleari e di cessare le sue attività destabilizzanti nella regione", ha dichiarato il premier, precisando che la sua è "la posizione che hanno da tempo i successivi governi britannici". "Il presidente americano Donald Trump ha espresso il suo disaccordo con la nostra decisione di non essere coinvolti con gli attacchi iniziali. Ma spetta a me decidere cosa è negli interessi nazionali britannici. Ed è quello che ho fatto e a cui mi attengo". "Ogni Paese prende le proprie decisioni di politica estera. La Spagna ha una posizione molto chiara: la voce dell'Europa deve essere in questo momento una voce di equilibrio e moderazione, lavorare per la de-esclation e perché si torni al tavolo negoziale". Così il ministro degli Esteri spagnolo, Jose Manuel Albares, ha annunciato che la Spagna rifiuta il sostegno all'operazione di Usa e Israele contro l'Iran, smarcandosi dalle posizioni assunte da Francia, Germania e Regno Uniti. "Una logica di violenza come quella che stiamo vivendo porta ad una spirale di violenza e azioni militari unilaterali fuori dalla Carta delle Nazioni Unite, fuori da qualsiasi azione, nessuno ha un obiettivo chiaro. L'Europa deve difendere il diritto internazionale, la de-escalation e i negoziati". La posizione della Spagna a sostenere gli attacchi all'Iran ha spinto il Pentagono a ritirare una decine di aerei cisterna KC-135 dispiegati nella base di Moron de la Frontera, e, in misura minore, a Rota, usati per il rifornimento in aria dei caccia, ha confermato la ministra della Difesa, Margarita Robles, sottolineando che gli accordi di cooperazione, che stabiliscono le regole per la permanenza delle truppe americane in Spagna, prescrivono che queste "devono operare nell'ambito della legalità internazionale" mentre ora sono impegnate in azioni unilaterali, senza il sostegno di organizzazioni multinazionali, come Onu, Nato e Ue. "Le basi non daranno appoggio, a meno che non sia necessario dal punto di vista umanitario", ha aggiunto, sottolineando che fino a quando "non ci sarà una soluzione, il trattato non sarà applicato". La Commissione Europea mantiene intanto una "vigilanza aumentata" e una "stretta collaborazione" con l'Europol e gli Stati membri su "potenziali rischi per la sicurezza interna" derivanti dall'attacco israelo-statunitense nei confronti dell'Iran, riferisce l'esecutivo Ue, dopo il collegio dei commissari in materia di sicurezza riunitosi a Bruxelles.
(Adnkronos) - "Siamo tutti interessati, persone e organizzazioni, da questa trasformazione, quindi nessuno si può tirare indietro. Per questo, io credo che bisogna rivendicare una gestione pubblica dell'intelligenza artificiale, credo che solo così possiamo lavorare bene e insieme, con una strategia europea, è importante dotarsi di politiche e strumenti comuni. Per noi, governare l'intelligenza artificiale nel mercato del lavoro significa una cosa molto concreta: significa dare una direzione comune e trasformarla in strategia operativa". Così Vincenzo Caridi, capo del Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali. "L'Ia in Italia -spiega ancora Caridi- può dare moltissimo, perché siamo un Paese bellissimo ma non tutto funziona come dovrebbe; abbiamo una grande crisi demografica, e questo vuol dire meno lavoratori, e l'Ia può essere utilizzata per potenziare le competenze dei lavoratori che ci sono, non per sostituirli. L'Ia quindi è una sfida, e dobbiamo lavorarci con una strategia europea", conclude.
(Adnkronos) - Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, sta intervenendo in diversi Comuni del territorio regolando la pressione dell’acqua in rete. L’obiettivo è quello di gestire meglio la risorsa, ridurre gli sprechi e offrire un servizio più affidabile e sostenibile. Una pressione più equilibrata riduce lo stress sulle tubature e aiuta a limitare rotture e perdite: meno acqua dispersa significa anche meno energia necessaria per pompare e distribuire l’acqua e quindi meno emissioni. Quello delle perdite idriche rimane un tema centrale in tutto il Paese. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia la dispersione media dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione si attesta intorno al 42%. Un dato che fotografa la fragilità di una parte significativa delle infrastrutture nazionali e conferma quanto sia necessario intervenire con piani strutturali di efficientamento. In questo contesto – nonostante nel territorio gestito da CAP la dispersione causata da perdite si attesta al 19% - la regolazione della pressione rappresenta una delle leve più efficaci e immediate per ridurre le sollecitazioni sulla rete e contenere le dispersioni, contribuendo concretamente al miglioramento degli indicatori di qualità tecnica misurati da Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Il Servizio Idrico Integrato svolge oggi un ruolo chiave nella transizione ecologica. Investire in tecnologie di monitoraggio, digitalizzazione delle reti, efficientamento energetico e ammodernamento delle condotte significa non solo ridurre le perdite, ma anche contenere i consumi energetici e le emissioni associate all’intero ciclo dell’acqua. Gli interventi di regolazione della pressione introdotti da Gruppo Cap sono progettati con parametri tecnici precisi e non compromettono il corretto funzionamento delle utenze. In conformità con quanto previsto dall’art. 12 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, Gruppo Cap garantisce ai contatori degli utenti una pressione minima pari a 2 bar (20 metri di colonna d’acqua) quando non è in corso alcun consumo d’acqua, nel pieno rispetto degli standard tecnici e regolatori vigenti. Tutte queste attività puntano a rendere le reti più moderne e resilienti e a migliorare la qualità del servizio, anche secondo gli indicatori misurati da ARERA, con benefici concreti per i cittadini e per il territorio nel medio e lungo periodo. In un’epoca in cui sostenibilità e uso responsabile delle risorse sono temi centrali nel dibattito pubblico, anche un intervento tecnico come la regolazione della pressione dell’acqua diventa un tassello importante di una strategia più ampia: meno sprechi, più efficienza, più futuro.