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(Adnkronos) - Per portare fuori dai siti di gara le storie di sport e passione che permeano l’esperienza olimpica di Milano-Cortina 2026, è necessaria un’enorme quantità di dati, distribuiti attraverso una rete in grado di garantire stabilità, capacità, prestazioni e scalabilità ai massimi livelli. Con oltre 3mila atleti impegnati in 116 eventi, tra 16 sport e 19 discipline, i Giochi Invernali raggiungono miliardi di spettatori in tutto il mondo. Con le due sedi principali distanti più di 400 chilometri, è necessario collegare un’enorme quantità di dispositivi di organizzatori, atleti, media e tifosi. Una sfida di enormi proporzioni raccolta da Hpe - Juniper, selezionata come Network Equipment Hardware Partner dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026. (VIDEO) La società ha garantito “un’infrastruttura di rete di ultimissima generazione, basata su un’intelligenza artificiale intrinsecamente sicura - afferma Claudio Bassoli, presidente e amministratore delegato di Hpe Italia - Si tratta di una delle infrastrutture più evolute al mondo. Abbiamo supportato un’Olimpiade distribuita su oltre 22mila chilometri quadrati, con più di 3mila atleti e un elevato numero di media company impegnate nella distribuzione di contenuti multipiattaforma - illustra - Abbiamo quindi messo in campo un’infrastruttura in grado di fornire qualità del servizio ed experience per atleti, media company, spettatori e fan che interagiscono con l’evento. Contribuiamo così a fare la storia di queste Olimpiadi, per la prima volta diffuse su un territorio così ampio”. “Dal punto di vista tecnologico, la sfida principale di queste Olimpiadi è stata armonizzare territori geograficamente diversi, caratterizzati da difficoltà orografiche e da una distribuzione non uniforme delle tecnologie e dei servizi, integrando tutte le soluzioni necessarie per consentire alla macchina organizzativa di gestire i Giochi come sta avvenendo in questo momento”, spiega Giuseppe Civale, Ict and Venue Technologies Director di Milano-Cortina 2026, intervenendo oggi a Milano, alla Hpe House, presso il Magna Pars Hotel, all’incontro organizzato dalla società che ha progettato la rete delle Olimpiadi. Una sfida di enormi proporzioni raccolta da Hpe - Juniper, selezionata come Network Equipment Hardware Partner dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026. La società ha garantito “un’infrastruttura di rete di ultimissima generazione, basata su un’intelligenza artificiale intrinsecamente sicura - afferma Claudio Bassoli, presidente e amministratore delegato di Hpe Italia - Si tratta di una delle infrastrutture più evolute al mondo. Abbiamo supportato un’Olimpiade distribuita su oltre 22mila chilometri quadrati, con più di 3mila atleti e un elevato numero di media company impegnate nella distribuzione di contenuti multipiattaforma - illustra - Abbiamo quindi messo in campo un’infrastruttura in grado di fornire qualità del servizio ed experience per atleti, media company, spettatori e fan che interagiscono con l’evento. Contribuiamo così a fare la storia di queste Olimpiadi, per la prima volta diffuse su un territorio così ampio”. La progettazione della rete realizzata da Hpe - Juniper per la manifestazione olimpica segue un modello circolare: a fine evento, nessun elemento dell’infrastruttura andrà perduto. “Tutto ciò che è stato installato nelle varie sedi verrà completamente riutilizzato e messo a disposizione di terze parti certificate - spiega Bassoli - Le apparecchiature saranno ricondizionate e reimpiegate presso clienti che sceglieranno di utilizzarle. Il 100% dell’infrastruttura di rete di queste Olimpiadi sarà riutilizzato, con un contributo significativo alla sostenibilità”, conclude.
(Adnkronos) - La professionalità dei consulenti del lavoro si fonda su una specializzazione qualificata e istituzionalmente presidiata, connessa alle politiche del lavoro che non coincide né può essere automaticamente assimilata a quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili. È questo il punto fermo ribadito dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro nelle osservazioni e proposte presentate alla Camera dei Deputati sul disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento della professione di commercialista, attualmente all’esame della commissione Giustizia. Nel documento si evidenzia come "l’attuale quadro normativo delinei una netta distinzione strutturale tra le due professioni, soprattutto nella materia del lavoro e della legislazione sociale. I consulenti del lavoro operano infatti all’interno di un sistema ordinamentale e di vigilanza integrato con le politiche pubbliche del lavoro, sotto la supervisione del ministero del Lavoro e in stretto raccordo con l’Ispettorato Nazionale". "Un assetto che si riflette nel percorso di accesso alla professione – esame di Stato specialistico, tirocinio mirato e formazione continua – e nello svolgimento di funzioni di rilievo pubblicistico, come la certificazione dei contratti di lavoro, la conciliazione e l’arbitrato in materia di lavoro, il coinvolgimento nelle procedure della crisi d’impresa, la gestione delle politiche attive e l’asseverazione di conformità (Asse.Co.)", aggiungono i consulenti del lavoro. Coerentemente con questo impianto, la giurisprudenza amministrativa, sottolineano i professionisti, "ha escluso la possibilità che il praticantato per l’accesso alla professione di consulente del lavoro possa essere svolto presso studi di dottori commercialisti ed esperti contabili, proprio in ragione della diversa natura delle competenze, del percorso normativo e della funzione professionale attribuita ai consulenti del lavoro nell’ordinamento". Secondo i consulenti del lavoro, "ulteriore elemento distintivo è il rapporto con le strutture associative e di assistenza fiscale, che la normativa consente di organizzare, per pmi e imprese artigiane, solo tramite i consulenti del lavoro. Il Consiglio nazionale ricorda inoltre che gli iscritti all’albo dei commercialisti possono svolgere gli adempimenti lavoristici e previdenziali previsti dall’art. 1 della legge 12/79, esclusivamente previa iscrizione all’apposita piattaforma tenuta presso l’Ispettorato nazionale del lavoro e limitatamente alla provincia in cui ha sede l’azienda assistita; a ulteriore conferma della distinzione tra le due professioni". "Dunque, le competenze dei consulenti del lavoro e quelle dei dottori commercialisti non sono sovrapponibili né assimilabili", concludono i consulenti del lavoro.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.