ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Sentirsi soli nel cuore della 'community'. E' il paradosso dei ragazzi social: più ore passano online e più aumenta la probabilità di sperimentare una condizione di isolamento. E' il ritratto che emerge da uno studio condotto negli Usa su decine di migliaia di universitari, età tra i 18 e i 24 anni. La ricerca, pubblicata sul 'Journal of American College Health', evidenzia che i giovani utenti maggiormente assidui hanno il 38% di probabilità in più di provare questa distanza sociale. In termini temporali, trascorrere 16 ore a settimana sui social media - o 2 ore e più al giorno - è associato a un rischio amplificato. Tanto che gli autori dello studio evidenziano che le istituzioni accademiche dovrebbero informare gli studenti sugli effetti dell'uso dei social e incoraggiarli a stabilire dei limiti di tempo. Secondo il lavoro, più della metà dei ragazzi si sente sola, ma chi usa maggiormente i social risulta particolarmente incline. E questo è un problema perché, osserva Madelyn Hill, che ha guidato lo studio mentre completava il suo dottorato alla School of Human Services dell'Università di Cincinnati nella primavera del 2025 e oggi è docente dell'Ohio University, "sappiamo che le persone sole hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione. E sappiamo anche che chi è solo ha maggiori probabilità di morire prematuramente. La prima età adulta è un periodo di molti cambiamenti, dal lasciare casa per la prima volta, all'iniziare l'università e stringere nuove amicizie, ed è fondamentale che i college e le università facciano tutto il possibile per aiutare i loro studenti a creare legami con gli altri". Studi precedenti avevano evidenziato che Instagram, Facebook e Snapchat sono i siti di social media preferiti dai giovani adulti. E ulteriori ricerche avevano dimostrato che l'uso eccessivo dei social può ridurre il tempo dedicato alla socializzazione faccia a faccia. Hill e colleghi hanno analizzato i dati di 64.988 ragazzi provenienti da oltre 120 college che hanno partecipato a un sondaggio nazionale. La solitudine è stata misurata chiedendo loro quanto spesso si sentivano esclusi, privi di compagnia o isolati. Ed è emerso che il 54% degli studenti si sentiva solo, dato in linea con altre recenti ricerche condotte negli Stati Uniti. L'analisi ha rivelato anche che, per esempio, i membri delle confraternite erano tra i meno inclini a sentirsi soli, forse grazie alle maggiori opportunità di partecipare a feste e altri incontri e, dall'altro lato, chi viveva a casa si percepiva più solo di chi aveva un alloggio nel campus. Agli studenti è stato poi chiesto quante ore trascorressero sui social media in una settimana. Circa il 13% li utilizzava in modo eccessivo, vale a dire per almeno 16 ore a settimana, e più li usava, più aumentavano le probabilità di solitudine. Chi stava online dalle 16 alle 20 ore a settimana aveva il 19% di probabilità in più di dire di sentirsi solo rispetto a coloro chi non usava del tutto i social, chi era connesso da 21 a 25 ore e da 26 a 30 ore settimanali aveva una probabilità di solitudine aumentata rispettivamente del 23 e del 34%. E infine gli utenti più connessi di tutti, i più fruitori dei social (almeno 30 ore a settimana), avevano il 38% di probabilità in più di dichiarare di sentirsi isolati. Gli autori della ricerca riconoscono di non poter affermare con certezza se l'uso eccessivo dei social porti alla solitudine o viceversa, ma sospettano che sia un po' entrambe le cose. Alcuni studenti che usano questi canali potrebbero sentirsi soli perché hanno meno tempo per vedere gli amici di persona. E altri che si sentono soli potrebbero trovare un prezioso supporto online. I ricercatori sottolineano inoltre che alcuni studenti potrebbero aver sottovalutato il tempo trascorso online. Tuttavia, ritengono che contrastare l'uso eccessivo dei social potrebbe ridurre i livelli di solitudine. "Questi risultati sottolineano quanto sia diffusa la solitudine tra gli studenti universitari e sottolineano che l'uso eccessivo dei social media potrebbe sostituire le interazioni significative che proteggono la loro salute mentale - conclude l'autrice principale dello studio, Ashley L. Merianos dell'Università di Cincinnati - Una strategia chiave di salute pubblica per combattere questa epidemia di solitudine è rafforzare le connessioni sociali e aiutare gli studenti a costruire relazioni di supporto con i loro coetanei offline". Le istituzioni accademiche, aggiunge Hill, "dovrebbero educare sui potenziali effetti negativi dell'uso eccessivo dei social. Aiutare i ragazzi a comprendere come possa influire sul loro benessere potrebbe spingerli a valutare quanto tempo vi dedicano. Potrebbero quindi ridurlo o addirittura stabilire dei limiti". Un'altra cosa su cui i vertici accademici, a detta dell'esperta, dovrebbero impegnarsi è "incoraggiare gli studenti a partecipare agli eventi sociali nel campus". Prediligendo la vita reale a quella digitale.
(Adnkronos) - Edison investe nel valore dei profili tecnici specialistici e lancia High technological knowledge program (Htk), un programma di formazione, inserimento in azienda e crescita professionale per gli studenti e diplomati degli Its academy. In questo modo Edison punta ad attrarre e sviluppare giovani con profili tecnico-professionali che sono essenziali per l’implementazione del piano di sviluppo strategico dell’azienda, lavorando sul gap quantitativo e qualitativo che sussiste tra le competenze richieste dalla filiera industriale del settore energetico e quelle prodotte dai percorsi scolastici. “Edison ha scelto di investire nelle filiere tecnico-professionali, riconoscendo e promuovendo il valore della formazione tecnica come leva strategica per la crescita del Gruppo. Una scelta che rivaluta le professioni tecniche-operative come asset chiave per la transizione energetica e per l’innovazione del Paese”, ha commentato Giorgio Colombo, executive vice president hr e Ict di Edison. “L’investimento nella formazione tecnico professionale, attraverso i nuovi percorsi Its academy o quelli ordinamentali 4+2 recentemente lanciati con le filiere formative - ha spiegato - offre ai futuri diplomati elevate opportunità di impiego in linea con il percorso di studi e ben retribuite. Per questo abbiamo lanciato un programma specifico rivolto a questi profili che inizia con l’orientamento nelle scuole e si completa con un inserimento a tempo indeterminato ben retribuito e integrato con un robusto programma di welfare. Per il successo del programma, lavoriamo per costruire e consolidare partnership strategiche con il mondo dell’istruzione, creando ecosistemi finalizzati allo sviluppo di filiere formative strettamente connesse al tessuto economico-industriale del territorio. Da anni lavoriamo in questa direzione, a partire dal rilancio dei percorsi di formazione professionale rivolti ai giovani dopo le scuole medie attraverso l’iniziativa Scuola dei mestieri dell’energia; ora, con il nuovo programma, completiamo il nostro investimento per rilanciare la formazione tecnico-professionale”. Il nuovo programma, attivo dal 1° gennaio 2026, si rivolge ai giovani futuri diplomandi e neo-diplomati Its academy e propone un’offerta sistemica e strutturata che mira ad accompagnare i giovani lungo l’intero ciclo professionale, dalla fase di orientamento e formazione fino all’ingresso in azienda ed al successivo sviluppo di carriera. Grazie alle solide partnership attivate con gli Its academy, che coinvolgono i manager Edison, impegnati direttamente nei percorsi di orientamento e formazione, l’azienda offre ai ragazzi gli strumenti per trasformare il loro percorso di studi in un’opportunità di impiego, attraverso stage curricolari retribuiti già integrati nel programma didattico e, una volta conseguito il diploma, un impiego a tempo indeterminato. Per i neoassunti provenienti dagli Its academy Edison ha poi messo a punto uno specifico percorso di sviluppo della durata di 5 anni che si articola in un piano formativo per completare e migliorare ulteriormente le proprie competenze, accompagnato dalla prospettiva di una crescita retributiva che valorizza impegno e risultati raggiunti. Inoltre, l’azienda incoraggia e supporta i giovani lavoratori che intendono riprendere il percorso di studi iscrivendosi all’Università, attraverso orari di lavoro flessibili ed un contributo di 1500 euro per il sostegno agli studi per due anni. Con il programma High technological knowledge Edison ha individuato circa 30 opportunità di profili professionali impiegabili in azienda, in particolare nella filiera delle rinnovabili (per la manutenzione e gestione di impianti industriali eolici, fotovoltaici e idroelettrici), e nella filiera dell’efficienza energetica (per l’installazione, manutenzione e gestione degli strumenti di efficientamento energetico, sia per autoconsumo che per comunità energetiche). Il programma mira ad attrarre giovani per la realizzazione del piano strategico aziendale, che prevede l’inserimento di 300 nuove risorse all’anno, di cui circa il 50% composto da neodiplomati e neolaureati con profili tecnici altamente formati, impiegati nei diversi territori in cui la società sviluppa il proprio piano di investimenti. Un’opportunità concreta, per i giovani che lo desiderano, di trovare impiego negli stessi luoghi in cui abitano e studiano, generando valore economico e sociale anche per le comunità territoriali, a partire dall’indotto delle imprese partner. L’impegno di Edison nella costituzione dei lavori dell’energia si esplica già nelle Scuola dei mestieri dell’energia, in partnership con Aforisma, un progetto formativo dedicato sia ai diplomati delle scuole secondarie di I grado sia a quelli che hanno terminato la scuola secondaria di II grado. Il progetto, avviato in Puglia e in Sicilia, mira a creare opportunità concrete di formazione e lavoro per i giovani che vogliano acquisire una qualifica di formazione professionale riconosciuta e spendibile nel mercato del lavoro dell’energia. L’obiettivo è garantire opportunità di futuro reali, nel Gruppo Edison, nelle aziende partner, nelle imprese locali che partecipano alla formazione professionale dei giovani, dando loro gli strumenti necessari per inserirsi con facilità all’interno del mondo del lavoro. L’High technological knowledge program nasce all’interno di un piano più ampio che vede Edison impegnata in iniziative volte all’attraction, retention e valorizzazione delle nuove generazioni. Ne sono esempi il Company social housing, un supporto abitativo che offre ai giovani neoassunti la possibilità di vivere in una casa propria in prossimità della sede di lavoro, con un affitto calmierato che non supera un terzo della retribuzione netta mensile. O anche la Young community, un percorso di 36 mesi caratterizzato da momenti di formazione trasversali su competenze prevalentemente 'soft' e sui temi dell’energia. L’azienda garantisce inoltre un ampio programma di welfare e people care 'Edison per te' che contribuisce in maniera diretta alla sostenibilità sociale dei comportamenti aziendali.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.