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(Adnkronos) - "Non vi dirò se agirò". Donald Trump rallenta. Il presidente degli Stati Uniti congela l'attacco all'Iran con una frenata che non rappresenta uno stop definitivo. La Casa Bianca prende tempo in attesa di un'eventuale decisione in un quadro ad alta tensione, come delineano 5 fonti americane a Axios. La minaccia di azioni contro Teheran, dopo la violenta repressione attuata dal regime degli ayatollah contro le proteste di piazza, non si è ancora tradotta in fatti. L'amministrazione Trump valuta modi e tempi di un'eventuale operazione tra una serie di paletti. Le opzioni militari a disposizione di Washington non sono illimitate, complice il riposizionamento di uomini e mezzi nei mesi scorsi. Il Pentagono ha trasferito la portaerei 'Gerald R. Ford' e le sue unità di scorta dal Mediterraneo orientale ai Caraibi. La Marina statunitense dispone di tre cacciatorpedinieri armati di missili nella zona delle operazioni. Nella stessa area sarebbe presente anche un sottomarino lanciamissili. Secondo Fox News, una portaerei - forse la USS Abraham Lincoln è diretta verso il Golfo Persico. Nella regione dovrebbero essere inviati anche sistemi di difesa anti-missile. "E' un processo", dice una fonte all'emittente, affermando che se venisse dato l'ordine di attaccare, l'azione "sarebbe differente e più offensiva" rispetto a quella condotta contro i siti nucleari iraniani lo scorso anno. Le valutazioni sono a 360 gradi. A Washington si considera che l'eventuale azione potrebbe innescare una reazione di Teheran e provocare un'escalation in grado di investire la regione con effetti dirompenti. Non è un caso che sia stato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo il New York Times, a chiedere a Trump di rinviare qualsiasi piano per un attacco militare americano contro l'Iran. I due leader hanno avuto un colloquio nella giornata di mercoledì. Una fonte israeliana aggiunge che l'attuale piano americano prevede attacchi contro obiettivi delle forze di sicurezza iraniane, ma non è considerato sufficiente a destabilizzare significativamente il regime. Determinante, negli ultimi giorni, la mediazione di Qatar, Oman, Arabia Saudita e Egitto, come evidenzia la Cnn. I quattro paesi hanno prospettato agli Usa i rischi per la sicurezza e per l'economia. Nello stesso tempo, i mediatori hanno avvertito Teheran: eventuali attacchi contro installazioni statunitensi nel Golfo avrebbero conseguenze gravi per le relazioni dell'Iran con i Paesi della regione. Nelle stesse ore, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver ricevuto, da "fonti molto importanti dall'altra parte", informazioni attendibili sullo stop alle uccisioni e alle esecuzioni in Iran. "Il presidente è consapevole che 800 esecuzioni che erano state programmate e che avrebbero dovuto aver luogo" mercoledì "sono state interrotte", dice Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca. L'inversione di rotta, almeno momentanea e parziale, è dimostrata anche dai movimenti che si registrano nella base di Al Udeid in Qatar: uomini e mezzi allontanati dalla struttura, potenziale obiettivo iraniano, gradualmente stanno rientrando. I segnali distensivi non mancano, ma l'opzione militare resta sul tavolo: "Tutti sanno che il presidente tiene il dito sul pulsante", le parole di una fonte a Axios. Secondo un funzionario Usa, è troppo presto per dire che la Casa Bianca stia adottando una reale strategia di de-escalation. "Il presidente sta ancora valutando le opzioni e osservando l’evolversi della situazione", ha spiega la fonte.
(Adnkronos) - L’Università degli Studi Guglielmo Marconi ha sottoscritto con Fondazione Doppia Difesa Onlus il protocollo di intesa 'Ricomincio da me', un accordo finalizzato al sostegno delle donne vittime di violenza e alla promozione di iniziative di prevenzione culturale rivolte ai giovani. L’intesa individua nella formazione universitaria uno strumento concreto per favorire autonomia, inclusione e reinserimento sociale. In questo ambito, UniMarconi metterà a disposizione fino a dieci borse di studio per corsi di laurea triennale e master di primo livello, destinate a donne che ricevono o hanno ricevuto assistenza legale e psicologica da Doppia Difesa. L’obiettivo è offrire loro una reale possibilità di ripartenza attraverso l’accesso allo studio, favorendone l’inserimento professionale e accompagnandole verso il raggiungimento dell’indipendenza economica. Accanto al sostegno individuale, l’intesa si muove sul terreno della prevenzione culturale. Sono in programma attività di sensibilizzazione rivolte alla comunità studentesca, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sulle diverse forme di violenza contro le donne, anche tenendo conto del fatto che i dati più recenti rivelano un aumento significativo delle violenze sessuali subite da ragazze molto giovani. Il contesto nazionale conferma la portata del problema. In Italia la violenza di genere si manifesta prevalentemente all’interno delle relazioni affettive e può essere fisica, psicologica ed economica. Proprio la mancanza di autonomia finanziaria rappresenta uno dei principali fattori di vulnerabilità, rendendo più difficile per molte donne uscire da situazioni di abuso. La violenza contro le donne è riconosciuta, anche a livello europeo, come una forma di discriminazione strutturale, legata a disuguaglianze di potere ancora radicate. In questo quadro, la sensibilizzazione ha un ruolo strategico per intervenire sulle cause profonde del fenomeno e favorire un cambiamento culturale duraturo. "Il contrasto alla violenza di genere rappresenta un tema che UniMarconi, quale ente non profit, considera di fondamentale rilevanza, sia in relazione alla storica e significativa presenza femminile all’interno della propria comunità accademica e studentesca, sia per la funzione socioculturale che l’ateneo è chiamato a svolgere come istituzione accreditata", ha dichiarato Alessio Acomanni, presidente dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi. "Con questa iniziativa l’Ateneo, già da anni impegnato nel sociale, offre gratuitamente un contributo serio e strutturato per la formazione universitaria a donne coinvolte in complessi percorsi di recupero dalla violenza, uno strumento quindi concreto ed efficace per la costruzione di percorsi di autonomia e di reinserimento professionale". "Doppia Difesa opera per proteggere le vittime di violenza, ma è molto attiva anche nella prevenzione, con iniziative di vario genere: per aumentare il livello di autonomia ed emancipazione delle donne; per accrescere la consapevolezza della gravità del fenomeno attraverso la sensibilizzazione; per diffondere informazioni sugli strumenti di tutela e per promuovere il superamento di stereotipi di ruolo”, ha spiegato Michelle Hunziker, presidente di Fondazione Doppia Difesa Onlus. “Con questo protocollo vogliamo favorire la ricostruzione dei percorsi di vita delle vittime di violenza, che aiutiamo sul piano legale e/o psicologico, e rinsaldare nelle giovani generazioni la cultura del rispetto, favorendo il superamento di stereotipi che possono ostacolare gli stessi percorsi professionali”.
(Adnkronos) - In Italia piove meno ma in modo più violento. È questo il quadro delineato da un nuovo studio dell’Università di Pisa, firmato da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra e pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Research. La ricerca ha analizzato per la prima volta oltre 200 anni di dati pluviometrici provenienti da archivi storici e reti strumentali moderne per ricostruire l’evoluzione delle piogge in sei grandi aree climatiche italiane. Dai risultati emerge che le minori quantità di pioggia si registrano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con tre grandi minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Gli eventi più estremi, cioè i picchi di maggiore intensità delle precipitazioni, emergono nella stessa area con valori massimi intorno al 1870, 1930 e 2003. Un aumento marcato dell’intensità delle precipitazioni riguarda anche le regioni liguri-tirreniche, comprese Toscana e Lazio, lungo tutto il periodo dal XIX secolo a oggi. Secondo lo studio, la causa principale di questo cambiamento è il riscaldamento globale, che sta modificando il modo in cui circolano le masse d’aria sopra l’Europa e il Mediterraneo. Le perturbazioni atlantiche arrivano meno spesso in Italia perché alcune grandi configurazioni atmosferiche, come l’anticiclone delle Azzorre, sono diventate più forti e bloccano le piogge. Allo stesso tempo, si è indebolito il sistema ciclonico del Golfo di Genova, che normalmente porta molta della pioggia nella penisola. Al quadro si aggiunge un Mediterraneo sempre più caldo che genera umidità ed energia a livello atmosferico: questo non fa aumentare la pioggia, ma rende le singole precipitazioni più intense e violente. “Questa combinazione, meno piogge ma più intense, delinea scenari futuri complessi - spiega Marco Luppichini - da un lato, il calo della precipitazione media riduce la capacità di ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, soprattutto nelle zone più popolate e agricole come la pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico. Dall’altro, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici amplifica la possibilità di frane, alluvioni improvvise e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con ricadute già oggi osservabili in molte aree del Nord-Ovest e del Tirreno centrale”. Nel dettaglio, negli ultimi due secoli l’andamento nelle sei grandi aree climatiche italiane è simile, anche se con intensità diverse. Nelle Alpi la quantità di pioggia è rimasta nel complesso stabile, ma sono aumentati gli episodi più intensi. La Pianura Padana e l’Alto Adriatico sono l’area dove il cambiamento è più evidente, con forti cali delle precipitazioni totali e un aumento continuo dell’intensità. L’Adriatico centro-meridionale ha visto una diminuzione delle piogge e una forte variabilità dell’intensità, che risale negli ultimi vent’anni. Le regioni liguri e tirreniche mostrano un leggero ma costante calo delle precipitazioni e un aumento regolare della loro intensità. Nell’Appennino centro-meridionale le piogge diminuiscono nettamente dal Novecento, mentre l’intensità cresce in modo irregolare. Anche il Sud e la Sicilia confermano il trend nazionale: dopo un primo aumento, le piogge totali si stabilizzano e calano negli anni Ottanta, mentre l’intensità cresce soprattutto negli ultimi decenni. “Comprendere queste dinamiche è fondamentale per progettare misure di adattamento efficaci - conclude Bini - A causa del riscaldamento globale, gli andamenti che abbiamo rilevato nelle serie storiche potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni rendendo lo scenario futuro ancora più instabile, con meno piogge ed episodi più estremi”.