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(Adnkronos) - C'è anche uno studente che aveva frequentato l'Università degli Studi di Messina tra le vittime degli scontri e delle manifestazioni contro il regime che da settimane insanguino l'Iran. Si tratta di Yasin Mirzaei, studente di etnia curda di Geofisica ucciso da colpi d'arma da fuoco l'8 gennaio scorso durante le proteste nel Paese contro il regime. L'Università di Messina esprime "profondo cordoglio" per "un evento che colpisce e addolora ancor di più l’intera comunità accademica". L'Università, inoltre, manifesta la propria "vicinanza e solidarietà" alla comunità studentesca iraniana dell’Ateneo, che "sta vivendo ore di forte apprensione e sofferenza, acuite dalla difficoltà di contattare familiari e amici in Iran, con gravi ripercussioni sul benessere personale e sulla serenità del percorso accademico". "Unime ribadisce con fermezza i valori che fondano la comunità universitaria: tutela della persona, rispetto dei diritti umani, libertà di pensiero e di espressione, rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione", spiegano dall'Ateneo, che in queste giornate "intende trasformare la solidarietà in azioni concrete, garantendo a studentesse e studenti tutto il supporto che rientra nelle proprie possibilità". L'Università, infine, "accoglie e sostiene il messaggio di vicinanza espresso dalle rappresentanze studentesche e le iniziative di sensibilizzazione promosse in città, nel rispetto dell’autonomia e della libertà di espressione della comunità universitaria".
(Adnkronos) - "La nostra strategia chiave si chiama 'People First' e appunto ha l'obiettivo di creare un'azienda dove le persone, il loro talento, la loro felicità siano al centro del nostro fare impresa. E alla base di 'People first' c'è tutto il lavoro che facciamo tutti i giorni per la sicurezza delle persone, per fare in modo che abbiano il diritto e l'opportunità di lavorare in un luogo sicuro e accogliente. È un'attività di cui c'è bisogno di parlare, con il trend degli infortuni che è preoccupante e i dati sui morti sul lavoro che non scendono". Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Antonio Fazzari, General Manager and Chief Operating Officer di Fater, player di rilievo nel mercato dei prodotti igiene casa e igiene persona, dal 1992 joint venture paritetica tra Angelini Industries e Procter & Gamble. Fater è leader nel mercato italiano dei prodotti assorbenti per la persona con i brand Lines, Lines Specialist e Pampers e key player nel mercato europeo dei prodotti per la cura della casa con il brand Ace, che commercializza in 25 Paesi del mondo, e, con oltre 1.500 dipendenti, rappresenta oggi un unicum nello scenario nazionale ed internazionale. L’azienda opera attraverso quattro stabilimenti a Pescara, Campochiaro (Cb), Porto (Portogallo), Gebze (Turchia). "Per innescare -spiega Fazzari- una trasformazione del nostro Paese e del sistema industriale in merito, abbiamo sia nel nostro sito produttivo di Campochiaro che in quello di Pescara oltre che nel nostro headquarter, un sistema di sicurezza che è certificato ISO 45001", sottolinea. Ma Fazzari spiega anche che "per noi la certificazione è solo un aspetto di un programma molto più esteso, che ha come obiettivo quello che siamo riusciti a fare negli ultimi due anni in Fater Italia, ovvero di azzerare l'indice infortunistico e di malattie professionali interno, oltre a fare in modo che la sicurezza diventi un codice valoriale di tutto ciò che facciamo. Non un qualcosa che facciamo perché ce lo chiede qualcuno, ma piuttosto un'abitudine potenziante di chi lavora con noi", conclude.
(Adnkronos) - Mundys mette in campo una nuova società Benefit dedicata alla lotta al cambiamento climatico. Neya, questo il nome del nuovo asset controllato al 100%, sarà focalizzata sulla selezione e adozione di iniziative prevalentemente “nature based” per la rimozione del carbonio, con l’obiettivo di produrre crediti CO2 utili per la decarbonizzazione delle infrastrutture di trasporto nelle quali opera Mundys, a livello globale. Sono limitate, ad oggi, le società nate in Europa con l’obiettivo della rimozione di CO2; ciò ha motivato la scelta di Mundys di avviare questa iniziativa sperimentale, allo scopo di verificare la solidità di questa innovativa branca di business. Il valore del mercato internazionale dei crediti di carbonio nel 2024 è stato di circa 115 miliardi di dollari, per il 2030 le stime prevedono circa 300 miliardi di dollari, con possibilità di crescita fino a oltre 500 miliardi. E’ in questo contesto che Neya si inserisce con la propria missione per la rimozione permanente di CO2 dall’atmosfera, attraverso soluzioni come il rimboschimento e la gestione sostenibile di foreste e terreni agricoli, promuovendo la sostenibilità ambientale e sociale. Neya diventa immediatamente operativa in Madagascar con la promozione di un progetto di riforestazione per 500 ettari lungo le coste a Nord dell’isola (nelle zone di Sofia e Melaky). Il ripristino delle piantagioni in aree deforestate localmente negli ultimi decenni contribuirà alla rimozione di CO2, grazie alla particolare tipologia di piante prescelte. Le mangrovie, infatti, sono foreste costiere tropicali formate da alberi e arbusti capaci di vivere in acque salmastre tipicamente lungo le coste, le foci dei fiumi e le lagune. Hanno radici aeree che spuntano dal fango o dall’acqua e sono fondamentali perché proteggono le coste dall’erosione e dalle tempeste, ospitano molte specie di pesci, uccelli e crostacei, e immagazzinano grandi quantità di carbonio. Il progetto, denominato “Ma Honko”, si avvale di un’azienda locale che genererà occupazione sul territorio nello spirito di produzione di valore lungo la filiera, al centro della strategia di business sostenibile della visione di Mundys. L’attività detiene i requisiti per ottenere la certificazione Gold Standard, ente internazionale che attesta la qualità e la credibilità dei progetti che riducono le emissioni di gas serra, assicurando al contempo benefici sociali e ambientali misurabili. I crediti di carbonio generati, nel tempo, potranno così contribuire a compensare le emissioni delle infrastrutture di Mundys, a loro volta in corso di progressiva riduzione grazie all’esecuzione del framework di sostenibilità messo in campo dalla Capogruppo. Una strategia, quella ESG di Mundys, trasparente e responsabile e che le ha appena nuovamente fatto conseguire – per il terzo anno consecutivo – il livello A-list, massimo score rilasciato da CDP (ex Carbon Disclosure Project), rating internazionale di riferimento per la valutazione delle performance climatiche e ambientali su oltre 25.000 aziende. Lungo la roadmap di sostenibilità della Capogruppo sono molti i traguardi segnati fin qui, anche in termini di leadership innovativa, solco nel quale Neya sembra segnare il prossimo passo. Mundys è stata, infatti, tra le prime società in Italia a dotarsi di un Climate Action Plan per promuovere la transizione energetica e la decarbonizzazione delle attività economiche lungo tutta la catena del valore in ambito aeroportuale, autostradale e dei servizi di mobilità, ponendosi obiettivi chiari e concreti, tra i quali l’azzeramento delle emissioni nette dirette (Scope 1 & 2) entro il 2040.