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(Adnkronos) - L'Iran lancia ogni giorno una pioggia di missili su Israele e sui paesi del Golfo. La difesa dei cieli è affidata in buona parte agli Stati Uniti, costretti a fare gli straordinari per schermare un'area immensa. L'impegno è gravoso e lascia il segno sulle dotazioni degli americani e degli alleati. C'è il rischio che il muro mostri le prime crepe dopo pochi giorni di conflitto? Sì, secondo il Wall Street Journale. La quantità di intercettori 'made in Usa' di ultima generazione rimasti negli arsenali dei Paesi del Golfo e quella di missili e droni da attacco ancora disponibili all'Iran sarà decisiva per l’esito dello scontro e questo è il vero punto critico. E mentre cresce la pressione, anche l’Italia valuta l’invio di un sistema Samp-T negli Emirati Arabi Uniti o in Kuwait. Secondo il quotidiano americano, al ritmo attuale di utilizzo, il momento in cui i Paesi del Golfo termineranno le loro scorte "potrebbe arrivare molto presto". "Non più di un'altra settimana, probabilmente un paio di giorni al massimo", ha spiegato Fabian Hoffmann, esperto di missili all'Università di Oslo. L’altra variabile chiave è la capacità di Israele e Stati Uniti di distruggere missili e piattaforme di lancio iraniane prima che vengano impiegati. Teheran, secondo stime occidentali, disponeva all’inizio dell’attacco Usa-Israele di oltre duemila missili in grado di colpire i Paesi del Golfo. Il quadro allarmante non viene giudicato attendibile da Donald Trump. Il presidente americano ha assicurato su Truth Social di avere "illimitati armamenti di fascia medio-alta", definiti "roba brutale" e ha bollato l'articolo del Wall Street Journal come "sbagliato" e "una vergogna". "L'Iran sta rapidamente esaurendo i suoi missili", ha ribattuto il numero 1 della Casa Bianca. I numeri degli attacchi sono già significativi: gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato di essere stati bersaglio, tra sabato e lunedì sera, di 174 missili balistici iraniani, 8 missili da crociera e 689 droni. Tuttavia, grazie ai radar avanzati e agli intercettori americani, nessun missile ha colpito il territorio e solo 44 droni sono andati a segno. Il Bahrain ha denunciato l’arrivo di 70 missili balistici. L'ambasciata americana in Kuwait e il principale sito per l'estrazione di Gnl del Qatar sono stati colpiti dai droni iraniani. Ogni missile balistico in arrivo richiede in genere due o tre intercettori – come quelli dei sistemi Patriot o Thaad – per essere neutralizzato. L'Iran aveva nei suoi arsenali al momento dell'inizio dell'attacco Usa Israele, secondo le stime occidentali. più di duemila missili in grado di arrivare nei Paesi del Golfo. Gli Emirati avrebbero ordinato, secondo Hoffman, meno di mille intercettori, il Kuwait circa 500 e il Bahrain meno di cento. A rafforzare la difesa contribuiscono anche le batterie americane schierate nell’area, ma anche il Pentagono starebbe riducendo le proprie scorte di missili Patriot, anche a causa delle forniture all’Ucraina. La Lockheed Martin lo scorso anno ha prodotto 620 missili Pac-3 Mse e intende aumentare la sua produzione a 2.000 l'anno nel giro di sette anni. Il costo elevatissimo degli intercettori – milioni di dollari ciascuno – rende inoltre insostenibile il loro utilizzo contro droni a basso costo come gli Shahed iraniani. Questo potrebbe portare a un cambio di tattica: più droni che riescono a superare le difese, più attacchi diretti e una crescente vulnerabilità per Paesi che negli ultimi anni avevano costruito un’immagine di stabilità, attirando investimenti, turismo ed expat e investimenti. A differenza dell’Ucraina, i Paesi del Golfo non hanno sviluppato un sistema di difesa aerea multilivello efficace anche contro i droni. E se le scorte dovessero davvero esaurirsi in pochi giorni, il conflitto potrebbe entrare in una fase ancora più imprevedibile.
(Adnkronos) - Oggi in occasione dell’evento 'Ia nel mondo del lavoro, la visione umanocentrica dell’intelligenza artificiale', realizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, l'Inail ha presentato alcuni dei suoi progetti più innovativi e ha ricordato come l'Intelligenza artificiale sia stata applicata alle istruttorie dei progetti Isi. Nato nel 2010, il bando Isi è uno strumento strutturale delle politiche per la prevenzione, grazie ai finanziamenti a fondo perduto destinati alle aziende che adottano soluzioni tecnologiche, organizzative e gestionali per aumentare gli standard di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro. A partire dal 2017, l’Inail ha investito sulla digitalizzazione e il modello di processo è stato rinnovato, prevedendo la standardizzazione delle tipologie di interventi ammissibili, la tracciabilità di ogni singolo evento di variazione di stato della pratica, la scomposizione dell’attività di valutazione tecnico-amministrativa dei progetti in singoli controlli elementari, la compilazione online delle perizie e la digitalizzazione di tanti altri documenti. Significativi sono stati anche i cambiamenti delle modalità di relazione con l’utenza, attraverso un modello totalmente digitalizzato, anche per le richieste di chiarimenti o integrazione a supporto dell’attività istruttoria. Ciò ha posto le basi per introdurre soluzioni evolute attraverso il supporto di algoritmi e modelli di intelligenza artificiale, grazie all’attivazione di analisi complesse che permettono di raccogliere informazioni, regole, relazioni. Le innovazioni introdotte consentono di applicare i modelli di Ia alla valutazione dei requisiti del bando per le domande, seguendo i percorsi valutativi dei professionisti tecnici e dei funzionari amministrativi e proponendo soluzioni fondate su un’ampia base dati presenti nel sistema e su casi analoghi. La valutazione assistita dall’Ia per alcuni requisiti è già disponibile in sperimentazione per alcuni utenti esperti. L’obiettivo ulteriore è realizzare un Osservatorio che raccolga le migliori esperienze da trasformare in 'casi tipo' a vantaggio dell’utenza, quale ventaglio di soluzioni di finanziamento ammesse dal Bando Isi per la specifica lavorazione. Le potenzialità dell’Ia consentono di predisporre per ogni tipologia di progetto delle schede informative, veri e propri casi d’uso. Si tratterà, in definitiva, di estrarre dalla base di conoscenza le esperienze positive e presentare all’impresa le possibili soluzioni ammissibili; in prospettiva, questo patrimonio di conoscenze potrà essere utilizzato per affiancarla nella fase di domanda per migliorare anche la qualità dei progetti Inail.
(Adnkronos) - “La direttiva di recente introduzione del settembre 2025 ha reso obbligatori dei target che a livello di Sdgs, quindi a livello di Nazioni Unite, non erano obbligatori per diversi settori, in particolare quelli che vengono ritenuti i maggiori produttori di sprechi e, quindi, distribuzione e livello di consumo domestico". Sostiene Carola Ricci, professore associato di Diritto internazionale Università di Pavia e istituto di Studi superiori di Pavia e delegata allʼAfrica e alla Cooperazione internazionale per l'Università di Pavia, intervenuta al convegno promosso da PlanEat 'Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole' presso la sala Stampa della Camera dei Deputati. "Tuttora, anche alla luce della nuova normativa, mancano dei metodi di misurazione che siano uniformi sia a livello europeo, sia a livello nazionale, comportando difficoltà nel definire realmente a che punto siamo e dove vogliamo andare. Ci tengo a sottolineare che l’Italia è ben preparata a queste modifiche normative. Siamo al decimo compleanno della Legge Gadda e siamo stati tra i pionieri nell’applicare la piramide invertita della riduzione dell’eccedenza alimentare anche a favore dei più bisognosi, incentivando le imprese e dando una definizione di eccedenza che mancava a livello nazionale", aggiunge Ricci. "Per quanto riguarda la ristorazione scolastica, grazie a fondi e progetti come Onfoods, si è riusciti a ridurre gli sprechi coinvolgendo famiglie e personale scolastico, proponendo una dieta più sostenibile e bilanciata per i minori. Questo approccio multisettore, promosso anche dalla Legge Gadda e allineato con le direttive europee, è la via migliore per tradurre le raccomandazioni in azioni concrete", conclude.