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(Adnkronos) - Un gruppo di artisti e curatori coinvolti nella mostra principale della Biennale Arte 2026 di Venezia, che aprirà al pubblico il 9 maggio, ha diffuso una lettera aperta “urgente” per protestare contro la partecipazione di Israele, Russia e Stati Uniti alla rassegna internazionale. Il documento, firmato da circa 70 artisti – tra cui Alfredo Jaar, Tabita Rezaire, Pio Abad, Zoe Leonard e Galas Porras-Kim, come riporta l'Adnkronos - estende una precedente richiesta avanzata dal collettivo Art Not Genocide Alliance (Anga), includendo tutti i “regimi attualmente responsabili di crimini di guerra”, tra cui appunto Israele, Russia e Stati Uniti. Tra i firmatari figurano anche tre dei cinque curatori incaricati da Koyo Kouoh (la curatrice della Biennale Arte scomparsa improvvisamente nel maggio 2025) per realizzare la mostra principale “In Minor Keys”: Rasha Salti, Gabe Beckhurst Feijoo e Rory Tsapayi. Al centro delle critiche vi è la decisione della Biennale di Venezia di ospitare un padiglione nazionale israeliano all’Arsenale, dove sarà rappresentato dall’artista Belu-Simion Fainaru. La scelta consentirebbe a Israele di partecipare nonostante la ristrutturazione del suo padiglione permanente ai Giardini. Nella lettera si afferma che tale decisione è stata formalmente contestata il 13 marzo e si critica la posizione di “neutralità” adottata dall’istituzione veneziana. “Consentire la partecipazione di governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra, atrocità e genocidio non è neutralità”, si legge nel testo. In precedenza Fainaru aveva difeso il ruolo dell’arte come spazio di dialogo: “L’arte è un luogo per il confronto, non per l’esclusione”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di superare le divisioni politiche e dare voce liberamente alle persone. I firmatari sostengono inoltre che l’inserimento del padiglione israeliano all’Arsenale interferirebbe con la visione curatoriale della mostra principale e comporterebbe condizioni di “violenza e paura” legate alle misure di sicurezza necessarie. Anche questa volta la Biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco non ha commentato direttamente la lettera. Del resto, l'istituzione ha ribadito in precedenza più volte il proprio impegno per la “libertà artistica” e il rifiuto di qualsiasi forma di esclusione o censura. Il dibattito si inserisce in un contesto già teso: la decisione di riammettere la Russia ha suscitato critiche internazionali e la minaccia da parte dell’Unione Europea di ritirare finanziamenti pari a 2 milioni di euro alla Biennale. Mosca si era ritirata dall’edizione 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, in seguito alla quale la Biennale aveva dichiarato di non voler collaborare con soggetti legati ad atti di aggressione militare. Nella lettera, gli artisti richiamano proprio quella presa di posizione, sostenendo che gli stessi principi dovrebbero oggi valere anche per Israele, Russia e Stati Uniti. Gli Stati Uniti saranno rappresentati dallo scultore Alma Allen, mentre la Russia tornerà con una mostra collettiva che coinvolge oltre 50 giovani tra musicisti, poeti e filosofi. Alcuni firmatari hanno scelto l’anonimato; tra le adesioni figurano anche collettivi e organizzazioni artistiche. Nel frattempo sarebbe ancora aperta l'istruttoria ordinata dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, per accertare - sulla base della documentazione inviata da Venezia a Roma - che non siano state violate le sanzioni in vigore per l'allestimento del padiglione russo ai Giardini, che dovrebbe riaprire esclusivamente per pochi giorni, dal 6 all'8 maggio, in occasione della preview riservata alla stampa internazionale, per poi essere di nuovo chiuso dal 9 maggio al 22 novembre 2026 quando la Biennale potrà essere visitata dal pubblico. (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Si è svolto, presso la sede del corso di laurea in Design tessile e moda dell’Università di Firenze, a Prato, l’evento 'Trame aperte'. L’incontro ha registrato la partecipazione di docenti, studenti e agenzie per il lavoro. I saluti istituzionali sono stati portati da Daniela Toccafondi (Fondazione Pin), Giuseppe Lotti (Scuola di architettura Unifi), Andrea Cavicchi (Ctn – sezione Moda, Centro di Firenze per la Moda Italiana), Niccolò Santini (Igp Cardato Riciclato Pratese), Elisa Colzi (Confartigianato), Mirjana Petrovic (Cna Toscana) e Gianni Scaperrotta (Nhrg). Debora Giorgi, per il corso di laurea in Design tessile e moda, ed Elisabetta Benelli, per il corso di laurea magistrale in Design Sistema Moda, hanno introdotto i lavori articolati in tre tavoli tematici: dentità e posizionamento; didattica, ricerca e sistema produttivo; competenze e profili emergenti. I gruppi di lavoro hanno coinvolto attivamente studenti, docenti e rappresentanti delle agenzie per il lavoro. Dai risultati emersi si evidenzia la necessità di rafforzare il dialogo tra università e imprese. In particolare, dal lato accademico emerge l’esigenza di integrare maggiormente attività pratiche nei percorsi formativi, mentre le aziende sono chiamate a sviluppare una maggiore capacità di ascolto nei confronti dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Permane inoltre una criticità legata alla comunicazione e alla valorizzazione delle eccellenze, anche a causa della carenza di occasioni strutturate di confronto. In conclusione, è emersa la volontà condivisa di avviare un cambiamento significativo in entrambe le direzioni, al fine di favorire una collaborazione più efficace e continuativa. Nel pomeriggio, i selezionatori delle agenzie per il lavoro NHRG e Direzione Lavoro hanno svolto attività di orientamento rivolte agli studenti presenti, offrendo un primo supporto concreto per affrontare in modo consapevole e coerente l’ingresso nel mondo del lavoro.
(Adnkronos) - Il 30 marzo 2026, la Commissione europea ha pubblicato le linee guida ufficiali per l’applicazione del Regolamento (Ue) 2025/40, meglio conosciuto come Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation). Questo documento arriva per fare chiarezza su una normativa che promette di cambiare radicalmente il modo in cui i prodotti vengono confezionati, venduti e smaltiti, con l’obiettivo di rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030. Mentre il regolamento è già entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, le aziende e i consumatori hanno tempo fino al 12 agosto 2026 per farsi trovare pronti, data in cui le norme diventeranno pienamente operative. Sommario Il Ppwr è una legge europea che sostituisce le vecchie e frammentate direttive nazionali con un unico set di regole valide in tutta l’Unione. A differenza della legislazione precedente, il Ppwr interviene sull’intero ciclo di vita dell’imballaggio: dalla progettazione (per ridurre il peso e il volume) fino al suo fine vita (per garantirne il riciclo o il riutilizzo). Si applica a ogni tipo di materiale (plastica, carta, vetro, metallo) e a qualsiasi imballaggio immesso sul mercato UE, indipendentemente da dove sia stato prodotto. Il nuovo regolamento non è solo un elenco di restrizioni, ma apre la strada a benefici tangibili per la salute e l’ambiente: Addio alle “sostanze chimiche per sempre” (Pfas): dal 12 agosto 2026, scatta il divieto di immettere sul mercato imballaggi a contatto con alimenti che contengono Pfas oltre determinati limiti. Si tratta di una vittoria per la sicurezza alimentare, eliminando sostanze persistenti potenzialmente dannose per la salute umana. Etichette chiare e universali: entro l’agosto 2028, tutti gli imballaggi dovranno riportare etichette armonizzate basate su indicazioni semplici. Questo aiuterà i cittadini a fare una raccolta differenziata corretta senza dover interpretare simboli diversi tra un Paese e l’altro. Diritto al riutilizzo: il regolamento incoraggia i sistemi di ricarica e riuso. Ad esempio, le attività di asporto dovranno permettere ai clienti di portare i propri contenitori senza costi aggiuntivi. Riduzione degli sprechi: le aziende saranno obbligate a ridurre al minimo il peso e il volume delle confezioni, vietando stratificazioni inutili o “falsi fondi” pensati solo per far sembrare il prodotto più grande. La transizione verso l’economia circolare comporta però rischi e complessità che le imprese dovranno gestire con attenzione. Dal 1° gennaio 2030, gli imballaggi in plastica monouso molto comuni nei ristoranti, come le bustine di maionese, ketchup, senape e salsa barbecue, così come i flaconcini di shampoo negli hotel, saranno vietati. Per molti settori, questo significa dover cambiare totalmente il modello di business. Le aziende, inoltre, saranno chiamate a pagare contributi più stringenti per la gestione dei rifiuti (la cosiddetta Responsabilità estesa del produttore o Epr). Le nuove linee guida chiariscono la distinzione tra “fabbricante” (chi progetta l’imballaggio) e “produttore” (chi lo immette sul mercato), un passaggio fondamentale per stabilire chi deve pagare per il riciclo. Entro il 2029, gli Stati membri dovranno anche garantire la raccolta separata del 90% delle bottiglie di plastica e lattine di metallo, solitamente attraverso sistemi di deposito cauzionale. Questo richiederà grandi investimenti infrastrutturali e logistici per commercianti e produttori. Entro il 2030, infine, una parte significativa degli imballaggi per il trasporto (come i pallet) dovrà essere inserita in circuiti di riutilizzo. Se le infrastrutture di lavaggio e recupero non saranno pronte, il rischio è un aumento dei costi logistici. Uno degli obiettivi del Regolamento Ppwr è eliminare le barriere tra i vari mercati europei. Le linee guida ribadiscono che gli Stati membri non potranno impedire la vendita di imballaggi conformi al regolamento basandosi su norme nazionali aggiuntive. Il Ppwr rappresenta una sfida senza precedenti per l’industria degli imballaggi, pilastro dell’economia italiana. Se da un lato i rischi legati ai costi e alla riorganizzazione logistica sono significativi, la pubblicazione di queste linee guida offre finalmente la certezza giuridica necessaria per investire nell’innovazione. Il traguardo è ambizioso: un’Europa a emissioni zero entro il 2050, dove l’imballaggio smette di essere un rifiuto per diventare una risorsa.