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(Adnkronos) - Rischio di ulteriore escalation nella guerra tra Usa-Israele e Iran. Oggi, domenica 22 marzo, Donald Trump ha posto un ultimatum a Teheran: se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto entro 48 ore, gli Stati Uniti colpiranno le centrali di energia della repubblica islamica. Come risposta, l'esercito iraniano ha minacciato di bloccare completamente lo Stretto di Hormuz se Trump darà seguito alle minacce. "Lo Stretto di Hormuz verrà completamente chiuso e non verrà riaperto finché le nostre centrali distrutte non saranno ricostruite", ha dichiarato il comandante operativo militare Khatam Al-Anbiya in un comunicato diffuso dalla televisione di stato iraniana. Tutte le notizie e gli aggiornamenti di oggi in diretta.
(Adnkronos) - "La precarietà non era per Marco Biagi né un obiettivo né una bandiera, anzi attraverso lo strumento della contrattazione collettiva, attraverso la sede della contrattazione collettiva dove meglio si possono compendiare degli interessi potenzialmente opposti lui ambiva appunto a individuare quel nucleo essenziale di tutele indisponibili per qualsiasi lavoratore. Quindi tutelare la persona coinvolta nel mondo del lavoro a prescindere dalla qualificazione e superare quella rigidità che conosciamo". Lo ha detto Pasquale Staropoli, consulente del lavoro e avvocato, intervenendo alla tavola rotonda 'L’eredità di Marco Biagi e il futuro del diritto del lavoro' nel corso dell'evento 'Dentro il futuro', in corso a Torino e trasmesso in diretta sulla web tv dei consulenti del lavoro 'Diciottominuti - edizione speciale'. Staropoli ha sottolineato che "oggi le esigenze sono mutate, la realtà economica è mutata, già da tempo. Il professor Biagi lo diceva 25 anni fa ed è da tempo che non si può più ragionare nei termini di lavoro subordinato: orario, timer, paga oraria. C'è la necessità di una gestione diversa del rapporto di lavoro, c'è la necessità di rispondere a delle esigenze diverse dell'organizzazione produttiva, perché abbiamo una gestione di rapporti di lavoro che talvolta ha dei connotati significativi di autonomia, ma che porta ancora a quella dipendenza economica che fa sì che da un lato sono sottratti alla disciplina del lavoro subordinato, dall'altro il rischio concreto che viviamo tutti è quello di avere dei rapporti di lavoro che sono privi di tutela adeguata", ha sottolineato.
(Adnkronos) - "L’integrazione tra la cultura aziendale e strategica di A2a e la Just transition è avvenuta incrociando tre dimensioni, quella organizzativa, quella economico - finanziaria e quella culturale, in questo modo siamo riusciti a considerare la Just transition come un passaggio del nostro piano industriale nella valutazione dei nostri investimenti”. Lo ha detto Roberto Tasca, Presidente di A2a, intervenendo oggi a Roma a ‘Stakeholder engagement. Misurare l’impatto per creare valore’, l’evento del Gruppo - realizzato in collaborazione con Assonime e con il contributo di partner strategici quali The European House Ambrosetti e Sda Bocconi School of Management di Milano - dove è stato presentato l’Engagement Value Index report. Poi entra nel dettaglio: “In merito alla dimensione organizzativa, e successivamente a quella economico - finanziaria, ci siamo dotati di una funzione interna che si occupasse strettamente di declinare per noi questi temi con una visione e una rilevanza internazionale. Lo abbiamo fatto trasformando le nostre analisi degli investimenti in processi che tengono conto di questi elementi. Just transition vuol dire, fondamentalmente, occuparsi del futuro del nostro pianeta, delle nostre comunità e dei nostri territori, quindi abbiamo poi cercato di sintetizzare nel nostro piano, che è un piano decennale, quelle che sono le indicazioni”. “Quanto alla terza dimensione - prosegue ancora Tasca - è la dimensione culturale. Abbiamo operato a livello aziendale affinché questi temi fossero compresi, conosciuti e approfonditi e soprattutto affinchè si superasse quel grado di diffidenza che un po' li governa; ovvero: anche oggi, a seguito di quelli che sono i cambiamenti politici europei e internazionali e quelli che sono anche i fattori critici geopolitici del momento, vediamo come in realtà ci sia una resistenza psicologica, anche ad affrontare queste tematiche, legata soprattutto al fatto che si ritengono molto lontane da noi, ecco perché, anche con un passaggio culturale importante, abbiamo lavorato su questo” conclude.