ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - “Lo stabilimento Coca-Cola HBC CircularPet di Gaglianico, vicino a Biella, fino a pochi anni fa era un'area dismessa. In questo stabilimento lavoriamo la plastica riciclata, rPET, che viene poi recuperato ad uso alimentare con una tecnologia innovativa, trasformando un rifiuto in risorsa. Un investimento di 30 milioni di euro, compiuto nel 2022, che ha richiesto anche la ricerca sul territorio di competenze diverse per maneggiare una tecnologia pionieristica, capace di trasformare ben 30mila tonnellate di Pet in nuove bottiglie, ogni anno”. Così Giangiacomo Pierini, Corporate Affairs & Sustainability Director di Coca-Cola Hbc Italia - l'azienda responsabile di produrre, distribuire e commercializzare i prodotti Coca-Cola in Italia - intervenendo oggi all’incontro con la stampa organizzato nello stabilimento biellese in occasione del passaggio del Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026. L’incontro odierno è stato l’occasione per approfondire come sostenibilità, innovazione industriale e Olimpiadi si incontrano in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 che coinvolgono diversi territori, “alcuni difficili da raggiungere”, spiega Pierini. “Un contesto che ha determinato un’organizzazione logistica che comprende mezzi elettrici nelle città e mezzi alimentati a biofuel nei territori di montagna, per contribuire a rendere più sostenibile la manifestazione sportiva”, approfondisce. In occasione delle Giochi Invernali, Coca-Cola ha messo in campo un modello integrato in linea con l’ambizione dell’Azienda di ridurre l’impronta ambientale degli imballaggi e dei processi produttivi. L’intero portafoglio di prodotti destinato ai consumatori sarà composto da bottiglie in plastica riciclata al 100%, escluse etichette e tappi. "Siamo molto impegnati in Italia - conclude Pierini - Siamo dunque felici di far sapere cosa facciamo al pubblico internazionale che arriverà in Italia per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026”, conclude.
(Adnkronos) - “Dobbiamo attivare il più possibile le persone che oggi sono ai margini del mercato del lavoro. Il tasso di partecipazione italiano è ancora più basso rispetto alla media europea, ma possiamo migliorare, aumentando l’occupazione femminile e dei giovani, molti dei quali oggi non sono né in istruzione né in formazione né al lavoro. Abbiamo margini di intervento concreti attraverso formazione, conciliazione vita-lavoro e politiche di inclusione. Solo così potremo sostenere il mercato del lavoro e l’equilibrio del sistema previdenziale, essenziale per la tenuta dei conti pubblici.” Così Gianfranco Santoro, direttore centrale studi e ricerche Inps, in occasione del convegno 'Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro', presso Palazzo Wedekind, a Roma. L'iniziativa di Federmanager e dell’associazione allievi Sna mira ad analizzare l’impatto dell’andamento demografico su un mondo del lavoro in continua evoluzione. Secondo i dati Istat ed Eurostat, nei prossimi dieci anni l’Italia rischia di perdere oltre 4 milioni di lavoratori, con effetti che si protrarranno fino al 2050. Santoro ha evidenziato come la transizione demografica italiana sia più marcata rispetto ad altri paesi europei, “sia per il calo precoce della natalità che per l’aumento della speranza di vita, rendendo l’invecchiamento della popolazione un fenomeno più evidente rispetto alla media Ue. Tutti i paesi industrializzati affrontano simili sfide demografiche”.
(Adnkronos) - Più caldo e, insieme, una riduzione media delle precipitazioni entro la fine del secolo in tutto il bacino del Mediterraneo e in Italia dove questi cambiamenti saranno accompagnati da un marcato incremento della frequenza degli eventi estremi con temporali intensi e alluvioni improvvise soprattutto durante la stagione autunnale sulle Alpi. È quanto emerge da uno studio Enea. “Abbiamo utilizzato proiezioni climatiche regionali ad altissima risoluzione (fino a 5 km) che, come una lente di ingrandimento, ci hanno permesso di conoscere con estrema precisione gli impatti attesi al 2100, soprattutto in relazione agli eventi estremi e ai fenomeni locali - spiega la coordinatrice dello studio Maria Vittoria Struglia, ricercatrice del Laboratorio Enea Modelli e servizi climatici - Le proiezioni climatiche regionali sono uno strumento estremamente utile per stimare in modo più affidabile gli impatti del cambiamento climatico su scala locale. Consentono inoltre di progettare strategie di adattamento mirate, che tengano conto delle specificità territoriali e stagionali”. Il team Enea ha realizzato simulazioni sia per il clima passato (1980-2014), utili a quantificare le variazioni già in atto, sia per il clima futuro (2015-2100), utilizzando tre scenari socioeconomici e climatici di riferimento. Gli scenari spaziano da quelli in cui vengono attuate politiche di sostenibilità ambientale a quelli in cui le politiche di decarbonizzazione non sono centrali nei modelli di sviluppo. Sulla base di queste proiezioni, sono stati stimati gli effetti del cambiamento climatico sulla temperatura superficiale e sulle precipitazioni in Italia. Secondo lo studio, nelle aree montuose si prevede un aumento delle temperature estive con punte fino a +4,5 °C e fino a +3,5 °C in autunno nello scenario a più elevato impatto. Si tratta di un riscaldamento significativo che, in queste zone, non è riprodotto dai modelli globali a bassa risoluzione. Sul fronte delle precipitazioni il clima tenderà a diventare generalmente più secco in tutte le stagioni, in particolare durante l’estate. Tuttavia, nei due scenari più critici, ci si attende un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi soprattutto sull’Italia settentrionale e, in particolare, nelle zone alpine e subalpine. Entrando nel dettaglio delle elaborazioni Enea, alla fine del secolo (2071-2100), in inverno si potrebbe verificare un aumento dell’intensità delle precipitazioni soprattutto nelle Alpi occidentali, a differenza delle Alpi orientali dove si registra una lieve diminuzione; mentre nell’Italia meridionale l’intensità diminuirà, con un calo particolarmente marcato sui rilievi principali della Sicilia. In primavera il quadro è simile a quello invernale, ma con un aumento più diffuso dell’intensità sull’intero arco alpino. In estate viene rilevata una diminuzione generalizzata dell’intensità delle precipitazioni estreme, soprattutto lungo le coste tirreniche. In autunno, nello scenario più severo, infine, si registra un aumento significativo dell’intensità delle piogge estreme su gran parte del territorio italiano, con incrementi più marcati nelle aree in cui gli impatti climatici previsti risultano già più intensi (Nord Italia). La simulazione regionale ad alta risoluzione mostra un cambiamento delle precipitazioni diverso - e in alcune aree persino opposto - rispetto a quanto previsto dal modello globale a bassa risoluzione. “Negli ultimi anni, lo sviluppo di tecnologie sempre più potenti ha reso possibile proiezioni climatiche regionali molto più dettagliate che hanno permesso di valutare gli impatti locali del cambiamento climatico e dei rischi connessi al clima, nonché supportare politiche di adattamento e mitigazione. Questo rappresenta un progresso significativo per la regione mediterranea, un hotspot climatico caratterizzato da una morfologia fortemente eterogenea (un bacino semi-chiuso circondato da rilievi montuosi alti e complessi), che richiede analisi ad alta risoluzione. La regione è infatti particolarmente vulnerabile agli impatti di fenomeni meteorologici estremi su scala locale, che possono influenzare in modo significativo il benessere e l’economia delle comunità locali”, conclude Struglia.