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(Adnkronos) - L'isola di Kharg nel mirino di Donald Trump. Gli Stati Uniti attaccano l'isola nel Golfo Persico che rappresenta il cuore dell'industria petrolifera dell'Iran. Il terminale è attraversato da oltre il 90% delle esportazioni di greggio dell'Iran. Nella notte italiana tra 13 e 14 marzo, l'isola è stata bombardata dagli Stati Uniti: "Abbiamo distrutto tutte le infrastrutture militari", dice Trump. Il petrolio e gli impianti non sono stati colpiti, almeno per ora. Se però Teheran non aprirà lo Stretto di Hormuz e non consentirà la navigazione delle petroliere, gli Stati Uniti agiranno di nuovo. E il petrolio, stavolta, finirà nel mirino. L'attacco viene compiuto mentre il Pentagono invia nell'area migliaia di uomini, compresi marines, con almeno 3 navi: l'ipotesi di un assalto all'isola non può essere scartata. Situata a circa 55 chilometri dal porto di Bushehr e circondata da acque particolarmente profonde, l’isola si estende per soli otto chilometri ma ospita la principale piattaforma di esportazione del greggio iraniano. Attraverso oleodotti sottomarini e terminali di carico, Kharg convoglia il petrolio proveniente dai giacimenti centrali e occidentali verso le petroliere dirette principalmente ai mercati asiatici, con la Cina tra i principali acquirenti. Normalmente transitano dal terminale tra 1,3 e 1,6 milioni di barili al giorno, con capacità di stoccaggio di decine di milioni di barili. Proprio il valore strategico spiega perché l’isola sia rimasta fuori dalla lista degli obiettivi militari. Secondo Neil Quilliam, analista del think tank Chatham House, un attacco potrebbe far salire i prezzi del petrolio fino a 150 dollari al barile, dai 120 dollari toccati nei momenti più critici della crisi. Distruggere o paralizzare l’impianto significherebbe togliere dal mercato l’intero flusso di esportazioni iraniane, mentre parte della produzione regionale è già bloccata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz. Anche un’eventuale occupazione militare dell’isola sarebbe estremamente complessa: servirebbe un massiccio dispiego di forze e potrebbe creare uno stallo energetico. L’Iran continuerebbe a produrre petrolio senza poterlo esportare, mentre gli Stati Uniti controllerebbero il terminale senza poterlo far funzionare, rischiando così di far precipitare i mercati petroliferi in una grave instabilità. Oltre al suo ruolo economico, Kharg ha un forte valore simbolico. Abitata fin dall’antichità e contesa nei secoli da potenze regionali ed europee, divenne un grande hub petrolifero negli anni Sessanta e fu pesantemente bombardata negli anni Ottanta durante la guerra Iran-Iraq. Oggi è fortemente militarizzata e controllata dalle forze iraniane, mentre le sue acque profonde - tra le poche nel Golfo Persico capaci di ospitare le superpetroliere - continuano a permettere l’attracco delle grandi petroliere che trasportano all’estero il principale sostegno economico della Repubblica Islamica.
(Adnkronos) - Impianti industriali fermi e fuga degli imprenditori all'estero. E' il rischio che corre il nostro Paese, secondo Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, con il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente, che sta facendo schizzare in alto i costi dell'energia e non solo. Con la guerra in Medio Oriente "il sentiment tra i nostri associati -spiega Agnelli intervistato da Adnkronos/Labitalia- è di profonda frustrazione, mista a una rabbia che definirei 'da sopravvivenza'. Le nostre imprese, le piccole e medie industrie che sono l'ossatura del Paese, si sentono abbandonate in mezzo ad una situazione che non hanno contribuito a creare. Per la prima volta in tredici anni di Confimi, ricevo chiamate di imprenditori che non mi chiedono più come fare per resistere, ma come fare per uscire dall'Italia. Quasi il 40% dei nostri giovani industriali -sottolinea- sta valutando di aprire stabilimenti all'estero. Non è una scelta strategica di crescita, è pura fuga per necessità: vedono il lavoro di una vita e delle loro famiglie messo a rischio da instabilità geopolitiche che si scaricano interamente sulle loro spalle". Imprenditori lasciati soli al loro destino nella 'tempesta perfetta" secondo Agnelli. "Gli ultimi aumenti dell'energia dovuti al conflitto, sommati a quelli già esistenti stanno impattando in modo devastante, creando un handicap permanente. Un'impresa italiana paga l'energia circa 85 euro per MWh, mentre in Francia ne pagano 25 e in Germania 44. È un divario che uccide la nostra competitività sul nascere. Come puoi pensare di vendere un prodotto sul mercato globale se la tua materia prima energetica costa il triplo o il quadruplo rispetto al tuo vicino di casa? Questo si traduce in investimenti bloccati, linee di produzione ferme e una 'desertificazione industriale' che avanza in silenzio. Siamo all'ultimo miglio: se non si interviene sui costi strutturali, molte aziende semplicemente spegneranno i macchinari perché produrre costa più che stare fermi", avverte l'industriale. E le misure messe in campo dal governo sui costi energetici non convincono del tutto Agnelli. "Siamo soddifatti in parte dell'azione del governo. Pur riconoscendo lo sforzo dell'esecutivo i vari decreti bollette che si sono susseguiti sono spesso interventi parziali, emergenziali, pensati più per le famiglie che per chi produce valore reale. Manca una visione di medio-lungo periodo. Lo Stato, che controlla colossi energetici come l'Enel, dovrebbe avere la responsabilità di garantire energia a prezzi medi europei, rinunciando a margini che oggi sono a volte tripli rispetto ai competitor esteri. Invece, ci sentiamo dire 'arrangiatevi'. Ma la resilienza delle pmi non è infinita", sottolinea. Netto il giudizio sulla posizione del governo sulle accise. Per Agnelli infatti non agire sulle accise "assolutamente non è la scelta giusta. Le accise e gli oneri impropri pesano sulle bollette in modo sproporzionato. Chiediamo da tempo una riduzione strutturale, almeno del 10%, per dare ossigeno immediato ai conti economici. Non agire sulle accise per salvaguardare i rapporti deficit/PIL chiesti da Bruxelles, mentre la nostra industria muore, significa avere le priorità totalmente sbagliate. L'industria è quella che alimenta i conti pubblici: se muore l'impresa, non ci sarà più nulla da tassare", sottolinea. Ma il conflitto sta agendo negativamente sulle aziende non solo attraverso il boom dei costi delle bollette. "Il blocco di Hormuz -sottolinea- è un cappio al collo per chi lavora i metalli. L'area del Golfo fornisce una fetta enorme dell'alluminio mondiale e, soprattutto, è il cuore della logistica energetica. Se si chiude quel rubinetto, non solo i prezzi delle materie prime schizzano a livelli folli per pura speculazione, ma rischiamo la paralisi fisica delle forniture. Le nostre fabbriche lavorano just-in-time; non abbiamo scorte per mesi. Se le navi non passano, la catena del valore si spezza in pochi giorni e il risultato è il blocco totale delle fonderie e delle officine meccaniche in tutta Europa", aggiunge ancora. "Sul mio business l'impatto è diretto e brutale. L'alluminio è energia solida: per produrlo e trasformarlo serve calore, serve elettricità in quantità enormi. Quando i costi energetici esplodono, il prezzo della materia prima raddoppia o triplica, e io mi trovo a dover spiegare ai miei clienti perché un profilato in alluminio costi il 50% in più da un giorno all'altro. Non è speculazione, è sopravvivenza. Vedere l'alluminio primario oltre i 3400 dollari e i rottami che scappano dall'Europa verso l'Asia mi fa capire che stiamo perdendo sovranità industriale. Ogni giorno è una battaglia per non andare in perdita, e assicuro che lavorare con questo stress, dopo generazioni di storia aziendale, è un peso che nessun imprenditore dovrebbe portare da solo". (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Zcs Azzurro è presente a Key – The Energy Transition Expo 2026, uno degli appuntamenti di riferimento per il settore delle energie rinnovabili, in programma a Rimini dal 4 al 6 marzo. Il marchio di Zucchetti Centro Sistemi (Zcs) espone al Padiglione D3/Stand 300, per celebrare i primi 10 anni di attività nel settore fotovoltaico e l’evoluzione della propria visione industriale e tecnologica. A Key 2026, Zcs Azzurro presenta il proprio concetto di ecosistema energetico integrato che unisce fotovoltaico, accumulo, stazioni di ricarica e pompe di calore in un’unica architettura coordinata. Un approccio pensato per rispondere alle esigenze di impianti industriali, commerciali e residenziali, ottimizzando la gestione dell’energia in modo semplice ed efficace. Cuore del sistema è Zcs Azzurro Hub che, grazie all’intelligenza artificiale, governa i flussi energetici utilizzando l’energia prodotta nel momento e nel luogo in cui serve davvero. Il risultato è una maggiore autonomia, una riduzione dei costi e degli sprechi e un utilizzo più consapevole dell’energia, con benefici concreti anche in termini di sostenibilità ambientale. Il 2026 segna un passaggio chiave per Zcs Azzurro con l’avvio del progetto Made in Europe su alcuni modelli di inverter di grande potenza. Una scelta che valorizza qualità industriale e innovazione tecnologica, in linea con le più recenti normative europee. All’interno di questo progetto si inserisce un importante progetto di reshoring: nei primi mesi del 2026, Zcs Azzurro riporterà in Italia (Toscana) alcune linee di produzione e assemblaggio della gamma Zcs Azzurro. Un investimento strategico che consente di rafforzare competenze, processi industriali e standard qualitativi, contribuendo al rilancio della manifattura europea nel settore delle energie rinnovabili. Il decimo anniversario di attività di Zcs Azzurro rappresenta una tappa significativa in un percorso di crescita costante, costruito su un Heritage industriale di oltre 40 anni di Zucchetti Centro Sistemi. In questi anni, Zcs Azzurro ha consolidato il proprio posizionamento puntando su affidabilità, qualità dei prodotti e centralità del servizio post-vendita, oggi elementi sempre più determinanti nelle scelte di installatori e operatori del settore fotovoltaico. All’interno di questo percorso di crescita si inserisce il restyling del logo Zcs Azzurro. Una nuova identità visiva che nasce come naturale conseguenza dell’evoluzione del brand: dieci anni di esperienza nel fotovoltaico, un rafforzamento del posizionamento internazionale e una visione sempre più orientata al futuro dell’energia. Il nuovo logo interpreta in chiave contemporanea solidità, innovazione e visione europea, accompagnando Zcs Azzurro in una nuova fase di sviluppo e consolidamento nel panorama delle energie rinnovabili. Zcs Azzurro, brand della Green Innovation Division di Zucchetti Centro Sistemi Spa, consolida il proprio posizionamento nel mercato dei sistemi fotovoltaici intelligenti, contribuendo attivamente alla transizione energetica attraverso soluzioni integrate per i settori residenziale, commerciale e industriale. L’offerta comprende inverter di ultima generazione, sistemi di accumulo, soluzioni Bess per applicazioni C&I e industriali, stazioni di ricarica per veicoli elettrici e piattaforme avanzate di monitoraggio. Un ecosistema energetico completo, progettato per ottimizzare l’autoconsumo, migliorare la gestione dei flussi energetici e supportare la stabilità della rete. Grazie all’intelligenza “Zcs inside”, gli impianti garantiscono controllo evoluto, efficienza operativa e riduzione dell’impatto ambientale, offrendo a imprese e privati una gestione dell’energia sempre più autonoma e consapevole.La crescita in numeri: 12 Partner Tecnologici; 30 Partner Commerciali ; 5.000 Installatori Certificati ; Oltre 1.000.000 di impianti installati ; Oltre 7 GW di potenza installata ; Oltre 2,5 GWh di capacità di storage installata. Zcs Azzurro conferma così il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni energetiche innovative, efficienti e sostenibili, al servizio di un futuro sempre più elettrico e intelligente.