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(Adnkronos) - ''In questo momento il peggior incubo di Khamenei'', la guida suprema dell'Iran, è quello di ''fare la fine di Maduro'', il deposto presidente venezuelano catturato in un blltz dagli Stati Uniti e portato in un carcere di Brooklyn per poi essere processato a Manhattan. Ma quello che è ''altamente improbabile'' è che l'Ayatollah Ali Khamenei faccia ''la stessa scelta di Assad'', l'ex presidente siriano rimosso nel dicembre del 2024, e ''che abbia l'aereo pronto per andare in Russia come ha fatto lui''. Lo spiega all'Adnkronos Farian Sabahi, professoressa associata in Storia contemporanea presso l'Università degli Studi dell’Insubria, sottolineando che ''Khamenei ha 86 anni, ha passato tutta la sua vita a difendere la Repubblica islamica'' e ''preferirebbe la morte con il martirio e passare alla storia come quello che si è sacrificato come l'Imam Hossein nel 680 d.C.'' piuttosto che fuggire. Inoltre, ''a differenza di Maduro, Khamenei può ancora contare sul sostegno della cerchia dei suoi fedelissimi e dei Pasdaran'', sebbene ''anche in Iran c'è un'infiltrazione del Mossad, altrimenti lo scorso giugno non ci sarebbe stata la strage dei Pasdaran''. Quello che ''è possibile che gli Stati Uniti facciano un tentativo, non è da escludere, è questo è il peggior incubo di Khamenei in questo momento''. Sabahi ricorda che ''anche nella guerra dei 12 giorni'' con Israele a giugno Khamenei ''era rinchiuso in un bunker, era sparito dai riflettori'' e anche quella odierna è ''una situazione che sicuramente percepisce come delicata''. Però l'Iran ''non è lo stesso Paese'' del Venezuela, ''l'Iran non è nel giardino di casa degli Stati Uniti, per gli americani arrivare a Teheran non è immediato come arrivare a Caracas''. Tra l'altro i dodici giorni della guerra di giugno con Israele ''hanno fatto disamorare gli iraniani in Iran rispetto a un intervento militare estero''. Per quanto riguarda le manifestazioni, esplose nuovamente il 28 dicembre per il carovita e allargatesi ad altri settori della società civile con gli studenti universitari in prima linea, secondo Sabahi ''la piazza non ha un leader''. Autrice di 'Alla corte dello scià' e di 'Noi donne di Teheran', Sabahi sottolinea che ''non c'è nessun giornalista occidentale in questo momento in Iran'' e le notizie che ''noi leggiamo sui media dell'opposizione'' che parlano di ''slogan a favore dell'ultimo scià e di suo figlio non sappiamo con che frequenza ci siano realmente''. Sabahi riflette sul fatto che ''Reza Pahlavi è un principe, primogenito dell'ultimo scià, nato nel 1960 che ha lasciato l'Iran quando aveva 16 anni per la formazione militare negli Stati Uniti e da allora non è più potuto rientrare''. Reza Pahlavi ''si è detto pronto a guidare la transizione verso la democrazia'', ma ha anche chiarito di ''non voler trasferirsi stabilmente in Iran per il resto della sua vita'' perché ''negli Stati Uniti ha tutti i suoi affetti''. Inoltre ''il nome di Reza Pahlavi evoca sì lo splendore dell'antico regno persiano, ma evoca anche le disuguaglianze sociali che c'erano in Iran al tempo dello scià e le torture della Savak, la polizia segreta dello scià, e l'asservimento dell'Iran agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna'', spiega. Sull'Iran incombe poi ''il rischio di un ulteriore bombardamento israeliano'', già minacciato durante una conferenza stampa congiunta a Mar-a-Lago, in Florida, tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. ''A giugno, dopo il bombardamento israeliano, l'opinione pubblica iraniana si era compattata con il regime'', afferma Sabahi, ricordando che ''erano stati bombardati interi quartieri residenziali di Teheran, era stato detto alla popolazione della capitale di andarsene perché c'era l'intenzione di condurre raid a tappeto''. L'effetto delle minacce di Trump e Netanyahu, quindi, è in parte quello di unire gli iraniani, ma ''dipende''. ''Viste dalla diaspora iraniana, le minacce di Trump contro il regime'' sono ''aiuti'', perché il presidente americano si è detto disposto a intervenire nel caso venissero uccisi manifestanti come nelle precedenti manifestazioni. ''Ma intervenire come? Con le bombe? Da chi è in Iran questo intervento ovviamente non viene visto favorevolmente'', anche perché ''di recente i bombardamenti hanno sventrato interi quartieri residenziali'' oltre che ''l'enorme deposito di carburante'' per cui ''a un certo punto non si poteva più scappare'' e anche ''mio padre era rimasto bloccato lì''. Inoltre ''Israele aveva annunciato di voler bombardare il carcere di Evin per far scappare i detenuti, ma hanno bombardato le palazzine dove erano detenuti prigionieri politici causando morti''.
(Adnkronos) - "I dati Inail sugli infortuni ad ottobre 2025 evidenziano una situazione assolutamente preoccupante, con un incremento anche dei casi mortali e con un aumento a doppia cifra delle malattie professionali. E proprio su quest'ultimo aspetto l'Inca, il patronato della Cgil, cerca di aiutare i lavoratori a prendere coscienza dei danni subiti sul posto di lavoro". Lo dice, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, Sara Palazzoli, del Collegio di presidenza Inca Cgil con delega 'danni alla persona'. (VIDEO) "I lavoratori - spiega - non hanno coscienza che i danni subiti alla propria salute possano avere una derivazione lavorativa e, quindi, i decessi che ne derivano non vengono conteggiati nell'elenco degli infortuni sul lavoro. Con le nostre categorie, insieme alle rsu in generale cerchiamo far conoscere ai lavoratori i rischi che può comportare alla salute, in termini d malattie professionali". "Le malattie osseoarticolari - sottolinea - sono le più facili da individuare e riconoscere, così come quelle del sistema nervoso. Poi però ci sono le neoplasie professionali e proprio qui che, come Inca, cerchiamo di dare maggiore consapevolezza ai lavoratori dei rischi a cui sono esposti, soprattutto a non sottovalutare i sintomi e risalire al fatto che quel tumore derivi direttamente dall'attività lavorativa svolta per molti anni". "Una volta individuata la causa professionale del tumore - continua Sara Palazzoli - cerchiamo di tutelare il lavoratore grazie ai medici convenzionati che sono nelle nostre sedi, che lo accolgono ed esaminano la situazione. Si avvia il percorso del riconoscimento della neoplasia professionale attivando quelle prestazioni che vengono riconosciute dall'Inail. Attraverso il riconoscimento della malattia professionale possiamo anche attivare la rendita per i familiari nel caso in cui il lavoratore venga a mancare". "Sono troppe - osserva - le sostanze cancerogene a cui i lavoratori sono esposti; prendiamo anche, ad esempio, l'esposizione ai raggi solari che può portare l'epitelioma cutaneo. Una causa che può interessare tutti i lavoratori che svolgono lavori all'aperto, non solo gli agricoli o gli edili, ma anche un vigile urbano ad esempio". "Ci sono poi - continua - le malattie professionali derivanti dall'esposizione alle polveri del legno e delle vernici, coloranti, pesticidi, cioè le sostanze sono ancora tante e noi dobbiamo mettere in campo la corretta tutela per le lavoratrici e i lavoratori che si ammalano di lavoro. I nostri medici, i medici dei Patronati sono nelle condizioni. Attraverso un percorso di conoscenza di attivare quella quel percorso adeguato per il giusto riconoscimento, dal momento che subisco un danno per il lavoro che io svolgo".
(Adnkronos) - La consegna degli attestati 2025 del Premio Gallura, assegnati dalla giuria a Loiri il 6 aprile, si è svolta sabato scorso a bordo della nave Moby Fantasy, il traghetto più grande ed ecologicamente sostenibile del Mediterraneo insieme alla gemella Moby Legacy. La consegna dei premi è stata preceduta da alcuni interventi sul Premio Gallura che, oltre ad aver svolto un ruolo sociale in tutti questi anni, ha stimolato la nascita di numerose aziende; ultime due in ordine di tempo la Cantina Gian Mario Uggias di Olbia e la Cantina Tonino Cosseddu di Benetutti, che ha fatto il suo esordio proprio in questa occasione. Ha aperto il convegno Giuliano Lenzini e il suo intervento è stato seguito da quelli del responsabile commerciale di Moby Alessandro Onorato, del sindaco di Loiri Porto San Paolo Francesco Lai, del consigliere regionale Angelo Cocciu, del dirigente Moby Pierre Canu, del comandante della Moby Fantasy, di Fabio Fiori, presidente albergatori Olbia, e di Nicola Pandolfi in rappresentanza dell'A.I.S. regionale e della sezione Gallura. Presenti anche Li Femini di Gaddura e il circolo gallurese Veicoli d'Epoca di Olbia. Una targa è stata consegnata alla cantina Alba di Ossi, che ha iniziato l'attività proprio dopo aver partecipato al Premio Gallura, per il suo Cagnulari che quest'anno ha ricevuto numerosi riconoscimenti e inoltre produce un formato speciale “Rombo di Tuono”, un vino nato dall'incontro tra Bastiano e Gigi Riva, che ha voluto ricordare, con molta emozione. Il Premio Gallura di cui è stato insignito Vincenzo Onorato, armatore di Moby, è stato ritirato dal figlio Alessandro, responsabile commerciale della compagnia. La motivazione del riconoscimento è parte dei ricordi di Giuliano Lenzini, che rappresentano un pezzo di storia della Sardegna: “La prima nave su cui sono salito nel 1962 si chiamava 'Città di Napoli' e insieme alla gemella 'Città di Nuoro', collegava Olbia a Civitavecchia e poteva trasportare 1200 passeggeri e 32 auto e aveva 182 cabine. In quel momento storico, nonostante la riforma agraria fortemente voluta dal ministro e poi presidente della Repubblica Antonio Segni, che mise la prima pietra alla cantina del Vermentino di Monti, la Sardegna viveva un momento molto difficile, e solo con l'arrivo dell'Aga Khan e la nascita della Costa Smeralda è cominciata una rinascita che riflette l'attuale sviluppo economico dell'isola legato al turismo”. Continua Lenzini: “Da qui l'esigenza degli armatori di modernizzare i mezzi di trasporto da e per la Sardegna. Con il varo delle navi gemelle Moby Legacy e Moby Fantasy, i due più grandi traghetti del Mediterraneo, con 441 cabine e la possibilità di trasportare 2370 passeggeri e 1300 auto, la Moby raggiunge un primato che insieme alla modernità dei servizi permette di viaggiare in maniera piacevole”.