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(Adnkronos) - La nuova Guida Suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, ha proclamato la vittoria sui nemici della Repubblica Islamica nella guerra contro gli Stati Uniti e Israele. "In questo momento, grazie alla speciale unità che si è creata tra voi, nostri compatrioti, nonostante tutte le vostre differenze religiose, intellettuali, culturali e politiche, il nemico è stato sconfitto", ha dichiarato l'ayatollah in un messaggio scritto in occasione del Nowruz, il Capodanno persiano. Il messaggio è stato condiviso su X dal nuovo leader iraniano, che non è ancora apparso in pubblico da quando è stato designato successore di suo padre, Ali Khamenei. L'Iran ha inflitto un "colpo devastante" ai suoi nemici durante la guerra scatenata da Israele e dagli Stati Uniti e in corso dal 28 febbraio, ha detto la Guida Suprema dell'Iran. "Dimostrando unità e risolutezza, gli iraniani hanno inflitto al nemico un colpo così forte da indurlo a pronunciare parole contraddittorie e insensate", ha affermato Khamenei nel messaggio per il Capodanno persiano, sostenendo inoltre che l'Iran e le forze alleate di Teheran nella regione non sono "in alcun modo" responsabili degli attacchi contro l'Oman e contro la Turchia. A condurre raid contro questi Paesi è "il nemico sionista con l'inganno", ha aggiunto il leader iraniano con riferimento a Israele. In precedenza, in un messaggio al presidente Masoud Pezeshkian, Khamenei aveva avvertito: "Dobbiamo negare la sicurezza ai nostri nemici, sia in patria che all'estero". La Guida Suprema dell'Iran continua a non farsi vedere in pubblico. E quelle che sono state presentate come sue parole non sono accompagnate da un audio o da un video, evidenzia la Cnn. Il lungo messaggio è stato letto sulla tv di Stato in occasione del Capodanno persiano che quest'anno arriva nel mezzo del conflitto e coincide con Eid al-Fitr, la fine del mese di Ramadan. Sugli schermi, sottolinea anche l'agenzia Dpa, un'immagine fissa di Mojtaba Khamenei. E la bandiera iraniana. Mojtaba Khamenei, 56 anni, non è mai stato visto in pubblico da quando l'8 marzo è stato scelto come 'erede' del padre, Ali Khamenei, Guida Suprema dell'Iran fino allo scorso 28 febbraio, quando è stato ucciso nel primo giorno di raid di Usa e Israele contro l'Iran. Non solo non è mai stato visto in pubblico, ma non ha mai diffuso messaggi audio o video da quell'8 marzo. La rete americana precisa di non aver potuto verificare l'autenticità delle immagini che hanno accompagnato il nuovo messaggio, dopo il primo di una settimana fa, anche quello letto sulla tv di Stato. Nell'audizione di ieri alla Camera dei Rappresentanti Tulsi Gabbard, direttrice della National Intelligence, ha affermato che la Guida Suprema è rimasta "ferita gravemente" in un raid israeliano del 28 febbraio. In precedenza fonti iraniane avevano parlato di ferite lievi, senza molti dettagli.
(Adnkronos) - Le aziende italiane non hanno ben chiaro quali sono i costi 'nascosti' del turnover e quali sono le motivazioni che portano le persone a cambiare lavoro. E' quanto emerge dao risultati del report di Adecco e Jobpricing, visionato in anteprima da Adnkronos/Labitalia, che analizza l’impatto economico del turnover nelle aziende. In particolare, secondo la ricerca, il 33% dei lavoratori ha cambiato lavoro nell’ultimo anno, con un aumento medio del 18,1% dello stipendio. Le aziende sottovalutano infatti il peso della retribuzione, che è invece il principale motivo di dimissioni per il 43% dei lavoratori, seguito da mancata valorizzazione della carriera (36%). E non è ininfluente il ruolo della leadership. Il rapporto con il responsabile è determinante, nelle proprie scelte, per il 39% dei lavoratori. Tuttavia, le aziende lo classificano solo al 4° posto tra le cause del turnover. Ma quali sono i costi 'nascosti' del turnover? Il turnover pesa economicamente tra il 30% e il 50% della Ral (Retribuzione annua lorda) del dipendente dimissionario, ma l’88,5% delle aziende non ne calcola sistematicamente i costi. La perdita di know-how (19%) e i costi di formazione (17,6%) sono le voci più impattanti. Nelle grandi imprese, i costi del turnover aumentano al crescere del livello di responsabilità, raggiungendo il 34% della Ral per i dirigenti, contro il 21% nelle pmi. I dati sul tasso di turnover nel 2024 mostrano che quasi un’azienda su tre (28,4%) ha registrato un tasso di turnover inferiore al 3%, ma un altro 27,7% ha superato il 10%. Il 33% dei lavoratori ha infatti cambiato lavoro nel corso dell’ultimo anno. Secondo le aziende, i lavoratori cambiano lavoro per iniziare nuove esperienze in settori differenti (59%), più che per spostarsi verso la concorrenza (41%). Al momento delle dimissioni, il 66% delle aziende è disposta a ricorrere a un rilancio economico significativo per trattenere i talenti. Sempre il 66% delle imprese non ha una strategia per fronteggiare il turnover: non sono previsti piani di back up per il personale dimissionario e non sono stati attivati processi di recruiting preventivi. Non solo: l’88,5% delle aziende non dispone di una valutazione sistematica dei costi generati dal turnover. Su una scala da 1 a 10, ecco i costi più impattanti secondo le aziende: perdita di know-how e inefficienze (7,7); costi di formazione per una nuova risorsa (7,2); mancata esecuzione di attività (6,6). Secondo l'analisi le aziende italiane stimano il costo di una vacancy al 26% della Ral del dipendente uscente, con un impatto economico che varia sensibilmente in base al ruolo (da una media di 33.383 euro per un dirigente a 8.074 euro per operai non specializzati); In valore assoluto si tratta di circa 15.000 euro in media per vacancy. Ma secondo le analisi di mercato il costo del turnover si colloca tra il 30% e il 50% della Ral del dipendente dimissionario. Dall’analisi di Adecco emerge quindi come i costi legati alla perdita di know-how del dipendente dimissionario e alle relative inefficienze rappresentino circa il 19% del costo totale del turnover, risultando dunque i più impattanti, seguiti dai costi legati alla formazione delle nuove risorse (17,6%) e a quelli dovuti alla mancata esecuzione delle attività (16,2%). Le aziende tendono a sottostimare il costo reale del turnover anche a causa della mancanza di calcoli sistematici. Ciò, unito alla scarsità di piani di backup e recruiting preventivo, denota un approccio poco strategico al tema. Mentre le pmi registrano un costo del turnover in rapporto alla Ral sostanzialmente costante e omogeneo – con una lieve incidenza maggiore solo per i ruoli meno specializzati – le grandi aziende mostrano un andamento lineare crescente. La ricerca Adecco evidenzia, infatti, una correlazione positiva: nelle grandi organizzazioni, all’aumentare del livello di responsabilità, cresce proporzionalmente il costo di sostituzione rispetto alla Ral. Emerge così un paradosso di diseconomia di scala. Ribaltando il principio generale secondo cui la dimensione industriale genera efficienza e abbattimento dei costi, le grandi imprese italiane subiscono l’onere del turnover molto più delle pmi.
(Adnkronos) - "Lo stakeholder engagement significa avere relazioni continuative con tutti i territori e i diversi pubblici con cui un'azienda ha a che fare: dai clienti, ai fornitori, alle istituzioni, ai dipendenti, oltre alle varie comunità di riferimento”. Così Carlotta Ventura, Chief Communication, Sustainability e Regional Affairs in A2a, in occasione dell’evento ‘Stakeholder engagement. Misurare l’impatto per creare valore’ oggi a Roma. Realizzato da A2a in collaborazione con Assonime, l’incontro vede il contributo dei partner strategici The European House Ambrosetti e Sda Bocconi School of Management di Milano. Durante l’appuntamento è stato presentato l’Engagement Value Index report con cui il Gruppo ha misurato gli impatti generati sui territori. Per Ventura, "è necessario misurare tutto il lavoro che viene fatto sui territori perché è un importante investimento di risorse, in termini economici, di tempo, sia da parte dell'azienda che da parte degli interlocutori con cui siamo in contatto”, afferma. Poi aggiunge: “Si tratta di un beneficio concreto sia per le aziende che per le comunità. Dal dialogo con gli stakeholder nascono anche opportunità e si possono mitigare eventuali rischi che altrimenti non verrebbero intercettati”. Ma in che modo A2a ha sistematizzato lo stakeholder engagement? “Abbiamo delle riunioni fisse nel corso dell'anno in cui le proposte di dialogo vengono tradotte in attività concrete”, conclude Ventura.