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(Adnkronos) - "L'Iran è spacciato e lo sa". Gli Stati Uniti e Israele avviano la seconda fase dell'attacco contro l'Iran. L'ondata più massiccia preannunciata da Donald Trump prende forma nel quinto giorno dell'offensiva: le difese di Teheran vengono spazzate via, i missili lanciati dalla repubblica islamica diminuiscono. "L'America sta vincendo in maniera decisiva, devastante e senza pietà", dice Pete Hegseth, segretario alla Difesa, con un bilancio dopo circa 100 ore di operazioni. "La missione non è compiuta: è iniziata da pochi giorni e i risultati sono stati incredibili, storici. Come ha detto il presidente Trump, andremo avanti finché sarà necessario. I nostri avversari sono spacciati e lo sanno. O, in caso, lo scopriranno presto", dice il numero 1 del Pentagono prospettando lo scenario che dovrebbe concretizzarsi a breve. "In pochi giorni, avremo il completo controllo dello spazio aereo iraniano. Questo significa che voleremo giorno e notte colpendo missili e basi. I leader alzeranno gli occhi e vedranno solo aerei americani e israeliani. E l'Iran non potrà farci niente: per tutto il giorno arriverà morte e distruzione dal cielo. Non è una lotta equilibrata, non lo è mai stata e non era previsto che lo fosse: stiamo colpendo mentre sono al tappeto ed è così che dovrebbe essere", dice Hegseth. "Questa operazione ha una potenza 7 volte superiore alla guerra dei 12 giorni condotta da Israele a giugno 2025 e gli attacchi più duri devono ancora arrivare", dice fornendo indicazioni di massima sulla ‘fase 2'. "Useremo bombe da 500, 1000 o 2000 libbre (225, 450 e 900 chili, ndr), abbiamo disponibilità illimitata di queste munizioni", dice, smentendo anche le indiscrezioni relative ad una gestione problematica dei sistemi di difesa: che secondo i democratici sarebbero stati ‘prosciugati' dalle strategia adottate da Trump in politica estera. "La disponibilità di Patriot rimane notevole, mentre l'Iran non può più lanciare la quantità di missili dei giorni scorsi. Possiamo proseguire questa guerra a questo ritmo per tutto il tempo necessario. L'unico limite che abbiamo è il desiderio del presidente Trump di raggiungere obiettivi specifici", dice Hegseth disinnescando l'allarme. Secondo il Washington Post, però, il tema delle dotazioni rimane caldo: potrebbe essere necessario spostare sistemi difensivi dall'Indo-Pacifico al Medio Oriente. La Casa Bianca propone uno scenario totalmente diverso: "Gli Stati Uniti hanno una capacità più che sufficiente non solo per condurre con successo l'operazione Furia Epica ma anche per andare ben oltre. Abbiamo a disposizione armi che molti, al mondo, ignorano", dice la portavoce Karoline Leavitt. A integrare il quadro provvede il generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti: "I lanci di missili balistici da parte dell'Iran sono calati dell'86% dall'inizio dello scontro e del 23% nel giro delle ultime 24 ore. I lanci di droni sono diminuiti del 73% dal primo giorno". Si ritiene, in sostanza, che Teheran abbia bruciato buona parte del proprio arsenale nella fase iniziale del conflitto, con una strategia basata su lanci indirizzati verso tutti i paesi del Golfo. Bahrain, Emirati Arabi, Qatar e Arabia Saudita si sono protetti utilizzando anche i sistemi gestiti autonomamente, senza la collaborazione diretta degli Stati Uniti. "Ora inizieremo a colpire in profondità nel territorio iraniano. Abbiamo sufficienti munizioni di precisioni a livello offensivo e difensivo, non voglio parlare però di quantità. L'Iran ha lanciato più di 500 missili balistici e oltre 2000 droni colpendo in maniera indiscriminata anche obiettivi civili", aggiunge Caine. Da Teheran, quotidianamente, arrivano proclami relativi all'imminente uso di ‘nuove armi'. Per gli Stati Uniti si tratta di propaganda priva d fondamento. La macchina bellica di Teheran è a pezzi: "Non hanno difese aeree, non hanno navi, non hanno centri di controllo", dice Hegseth. Questo, però, non significa che si possa abbassare la guardia. L'Iran sarà in grado di lanciare ancora missili e droni, i suoi proxy potranno provare a colpire civili: li troveremo e li uccideremo. La differenza tra la loro capacità di colpire e la nostra capacità di difenderci diventa sempre più ampia. Dettiamo noi i termini di questa guerra", afferma il segretario prima di rendere noto un risultato 'storico'. "Un sottomarino americano ha affondato una nave iraniana che pensava di essere al sicuro in acque internazionali. Invece, è stata affondata da un siluro. E' il primo affondamento di una nave nemica con un siluro dai tempi della Seconda guerra mondiale". Il ministro degli Esteri dello Sri Lanka, Vijitha Herath, rende noto che la nave – formalmente battezzata IRIS Dena – aveva 180 persone a bordo ed era a circa 40 miglia nautiche dalle coste sudorientali srilankesi. I soccorsi sono riusciti a trarre in salvo circa 30 marinai. I corpi recuperati sarebbero circa 90.
(Adnkronos) - In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Manageritalia commenta gli ultimi dati sull’andamento della dirigenza privata in Italia, che confermano un trend strutturale di crescita della componente femminile ai vertici delle imprese italiane. Secondo il Report Donne elaborato da Manageritalia partendo dagli ultimi dati ufficiali Inps (2024), i dirigenti privati sono aumentati del 2,6% rispetto all’anno precedente, consolidando la crescita già registrata nel 2023 (+2,6%) e nel 2022 (+3,8%). A trainare l’incremento sono soprattutto le donne, cresciute del 6,2% a fronte dell’1,5% degli uomini. Dal 2008 ad oggi le donne dirigenti sono più che raddoppiate (+114%), mentre nello stesso periodo gli uomini hanno registrato un calo dell’1,3%. L’aumento complessivo dei dirigenti privati (+12,4%) è dunque interamente attribuibile alla crescita della componente femminile. “L’8 marzo – commenta Cristina Mezzanotte, coordinatrice area Deia di Manageritalia – è l’occasione per valorizzare un cambiamento concreto: le donne manager non solo crescono in numero, ma stanno contribuendo in modo determinante all’evoluzione qualitativa della classe dirigente del Paese. Abbiamo bisogno del lavoro delle donne e le aziende sono più consapevoli che non possono rinunciare ai loro talenti e le più illuminate stanno attuando dei sistemi Welfare che consentano alle persone di poter continuare la propria carriera senza rinunciare alla genitorialità. Le nuove Generazioni di Manager chiedono lo stesso periodo di congedo ad entrambi i genitori. Insomma, qualcosa sta cambiando e Manageritalia Deia (gruppo Diversity Inclusion Accessibility) sentiamo la responsabilità di tenere un faro acceso su questa trasformazione. Con l'attuazione della Normativa 2023/970 i Manager avranno la responsabilità in azienda della trasparenza retributiva: pari lavoro pari retribuzione. Le aziende dovranno fornire informazioni chiare sulla retribuzione iniziale nelle offerte di lavoro. Se i dati evidenzieranno un divario retributivo di genere superiore al 5% non giustificato, l'azienda dovrà intervenire con le rappresentanze sindacali (i dati indicano che le Donne nell'EU guadagnano in media il 13%in meno dei colleghi uomini)”. Per Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, “La crescita delle donne manager non è solo un segnale positivo sul piano dell’equità, ma un indicatore concreto di evoluzione del nostro sistema produttivo. I numeri dimostrano che la managerialità femminile sta contribuendo in modo determinante allo sviluppo delle imprese, soprattutto nei settori più dinamici. Ora è fondamentale consolidare questo trend, investendo su competenze, merito e ricambio generazionale, perché una leadership più inclusiva significa aziende più competitive e un Paese più forte”. Oggi le donne rappresentano il 22,7% del totale dei dirigenti privati (erano il 19,1% nel 2020). Le proiezioni 2025 indicano un ulteriore avanzamento: le donne superano il 23% e i dirigenti privati raggiungono per la prima volta il massimo storico di oltre 134mila unità. Nel solo terziario privato, nel 2025 la crescita è pari al +3,2% complessivo, con un incremento del +6,5% per le donne e del +2,2% per gli uomini, confermando un rafforzamento strutturale della leadership femminile. La crescita della dirigenza è particolarmente significativa nel terziario, che negli ultimi otto anni ha registrato un +20% (contro il +4% dell’industria) in un settore in cui le donne sono maggiormente presenti (25,8% rispetto al 16,5% dell’industria). Tornando ai dati, la prospettiva è sempre più rosea: la componente femminile pesa per il 40% tra gli under 35 e per il 32% tra gli under 40, a fronte del 22,7% sul totale. Anche tra i quadri la presenza femminile è pari al 33,4%, segnale di un ricambio generazionale che vede progressivamente crescere la rappresentanza delle donne nei ruoli apicali. I dirigenti crescono in maniera diffusa sul territorio nazionale con le sole eccezioni di Piemonte (-2%) e Trentino-Alto Adige (-0,5%). Le crescite più marcate si registrano in Calabria (+15,4%), Basilicata (+14,8%), anche se con bassi numeri assoluti. Ottimi tassi di crescita anche in Sardegna (+5,7% ma -30,2% dal 2008) Umbria (+4,9%) e Toscana (+4,1%) e si confermano Lombardia (+3,4%) Lazio (+2,6) ed Emilia-Romagna (+2,9%) che in assoluto sono nell’ordine le prime tre regioni per dirigenti. Permane tuttavia un significativo divario manageriale: il rapporto tra dirigenti e lavoratori dipendenti è pari allo 0,9% a livello nazionale, con punte dell’1,8% in Lombardia e dell’1,4% nel Lazio, ma valori compresi tra lo 0,2% e lo 0,3% nel Mezzogiorno, ben al di sotto del 3% dei principali Paesi competitor. Quanto alla presenza femminile, il Lazio guida la classifica con il 29% di donne dirigenti, seguito da Sicilia (27%), Puglia (26,3%), Molise (26,2%) e Lombardia (24,8%). In coda Marche (14,2%), Umbria (14,2%) e Trentino-Alto Adige (11,5%). In conclusione, i dati dimostrano che le imprese hanno compreso che la managerialità è condizione necessaria per crescere e competere. In questo scenario, la leadership femminile rappresenta un fattore strutturale di sviluppo e competitività del sistema produttivo italiano.
(Adnkronos) - Agsm Aim diventa Magis e debutta con la nuova Brand Identity a Key 2026. “La nascita di Magis è il risultato di un percorso di ascolto profondo dei nostri stakeholder che ha confermato un legame autentico con i territori e una reputazione solida, costruita in oltre un secolo di storia - spiega Fabio Candeloro, direttore Market e Digital Transformation di Magis - È apparso però altrettanto chiaro il bisogno di un’evoluzione: il nuovo piano industriale richiedeva un brand capace di competere su scala nazionale con pragmatismo e visione”. Magis in latino significa 'più', ed è nato dal rimescolamento o, meglio, dallo svelamento, delle lettere contenute nel vecchio nome che era la somma di due sigle. Magis vuol dire anche 'oltre', 'verso il meglio', parla di progresso, ambizione e trasformazione. Prende per mano e accompagna dentro una nuova identità che nasce sulle fondamenta di oltre un secolo di storia. Il rebranding e la campagna di lancio sono stati affidati a Paolo Iabichino scrittore pubblicitario, direttore creativo e ideatore del concetto di 'Invertising' in un libro che è diventato un manifesto per un messaggio pubblicitario consapevole. “È stato come mettere le mani su un monumento - spiega Paolo Iabichino - Oltre cento anni di tradizione, per una realtà che è un vero e proprio bene comune per le comunità e i territori e che il rebranding doveva rispettare. Magis è la crasi perfetta di un nuovo brand che custodisce e protegge la tradizione e l’origine, ne usa gli stessi stilemi aggiornandoli all’interno di un linguaggio di marca più attuale e contemporaneo, pronto per le nuove sfide di mercato che il futuro offre a tutte le persone dell’azienda. Per il lancio ho scelto una campagna di comunicazione che privilegi le persone. Un brand come Magis che ha come obiettivo quello di accompagnare chiunque dentro la transizione energetica deve sentire il dovere e la responsabilità di metterci la faccia, facendo vedere i volti e le storie di chi porta l’energia dentro le case delle famiglie e delle imprese italiane”.