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(Adnkronos) - "Il 2025 di Menarini mostra una crescita solida, così come abbiamo sempre auspicato, anche perché si tratta di una crescita ottenuta attraverso autofinanziamento, senza esposizione bancaria, quindi l'azienda fa tutto con le sue forze, il che significa reinvestimento totale degli utili prodotti, ma anche attenzione alla ricerca e sviluppo che raggiunge e supera l'11% del fatturato farmaceutico". Lo ha detto Lucia Aleotti, azionista e membro del board del Gruppo Menarini, nel corso della conferenza stampa a Firenze per presentare i dati di bilancio 2025. Aleotti ha spiegato che "nella penisola arabica, negli Emirati e anche nell'America Latina, nonostante l'effetto del dollaro, vediamo numeri che sono in crescita", mentre "lo scorso anno mi ero soffermata a dire come in qualche modo la Cina avesse deluso un po' le nostre aspettative perché rispetto a una crescita che ci eravamo immaginati nel 2019-20 in realtà poi avevamo visto un rallentamento importante della crescita anche della nostra azienda", ma ora "siamo tornati a una crescita solida in Cina" e "anche altre aree del Sud-est asiatico hanno un trend molto interessante, quindi ci fanno ben sperare anche per l'anno in corso". Nello stabilimento di Firenze "dove abbiamo la sede storica - ha annunciato Aleotti - è stato recentemente dato il via libera un nuovo investimento nel reparto fiale per la ristrutturazione e l'acquisizione di una nuova linea in asepsi, quindi con un investimento che può far sorridere, ma noi crediamo fortemente alla nostra fiorentinità, quindi anche se siamo letteralmente a 500 metri in linea d'aria dal Duomo di Firenze spingiamo per questo investimento per rendere anche questo stabilimento sempre più efficiente e al passo con i tempi. Si tratta di 14-15 milioni di euro". "La nostra è un’azienda solida, con un modello gestionale estremamente sano e produttivo, che ha scelto la strada del totale reinvestimento degli utili ed in grado di condividere costantemente la propria visione a breve, medio e lungo termine”. “I nostri investimenti -ha sottolineato-in ricerca e sviluppo continuano a crescere: nel 2024 avevamo avuto investimenti di 500 milioni di euro, nell'anno che si è chiuso abbiamo investito 540 milioni, e questo indica la nostra determinazione a proseguire sulla strada dell'innovazione attraverso il reinvestimento totale degli utili". "Andrebbe aumentata la durata della proprietà intellettuale in Europa", perché nella farmaceutica "la proprietà intellettuale è l'incentivo numero uno per un'industria a investire in ricerca e sviluppo, ed è anche ciò che consente il ritorno dai miei investimenti, per cui investo ancora di più". "Questo vale soprattutto per il regime cosiddetto di data protection - ha detto Aleotti a margine dell'evento - che è estremamente importante, soprattutto per i farmaci biologici, ma non solo, anche per i farmaci di origine chimica, perché gli Stati Uniti hanno livelli più elevati, la Cina ha livelli elevati, quindi poi inevitabilmente gli investimenti delle aziende finiranno in questi due continenti". Aleotti infine ha ricordato che "dieci anni fa Europa e Stati Uniti avevano lo stesso numero di brevetti farmaceutici, e la Cina era a un terzo di questi. Adesso l'Europa è scivolata al terzo posto, quindi questo significa che va fatto assolutamente urgentemente qualcosa per rilanciare la ricerca farmaceutica nel nostro continente". "L'Ebitda si posizionerà più o meno in linea con quello dell'anno precedente, che era stato di 450 milioni di euro". Lo ha detto Lucia Aleotti, azionista e membro del board di Menarini, facendo il punto sui principali dati del Gruppo farmaceutico nel 2025, questa sera a Firenze, nel corso di un incontro con la stampa alla Camera di Commercio, insieme al Ceo, Elcin Barker Ergun. Aleotti ha sottolineato che "i nostri investimenti in ricerca e sviluppo continuano a crescere: nel 2024 avevamo avuto investimenti di 500 milioni di euro, nell'anno che si è chiuso abbiamo investito 540 milioni, e questo indica la nostra determinazione a proseguire sulla strada dell'innovazione attraverso il reinvestimento totale degli utili". Aleotti ha ricordato che "nella geografia industriale di questi tempi, oltre alle grandi aziende del settore farmaceutico hanno fatto ingresso dei player ancora più grandi, che sono i governi. Il governo cinese era già in questo gioco, il governo americano sta giocando le sue carte, ciascuno a difesa delle proprie aziende nel settore farmaceutico, nel settore fondamentale per la salute delle persone, che significa anche autonomia strategica, sicurezza di un paese e di un continente". "Quando guardiamo le politiche europee - ha evidenziato Aleotti - vogliamo capire dove l'Europa voglia andare, e ovviamente anche i singoli governi, se vogliono veramente capire che, con questi grandi player che sono entrati in campo, le aziende europee ed italiane, ovviamente francesi, tedesche, hanno bisogno di avere le spalle sostenute da politiche che le aiutino ad essere sempre più competitive, sempre più forti e all'altezza di una sfida globale che è importantissima, che non è solamente una sfida di fatturati, marginalità e occupazione, ma è veramente una sfida che riguarda anche l'indipendenza delle nostre economie". “Mentre la Cina sovvenziona la ricerca e gli Stati Uniti attuano politiche per attrarre le aziende, l’Europa mette la tassa sulle acque reflue, che poi non è altro, scusate la parola, che una tassa sulla pipì". "Il punto che riguarda il settore farmaceutico - ha detto ancora Aleotti - è quello che riguarda la ricerca e lo sviluppo e che poi deve portare alla nascita di nuovi farmaci. Invece che attuare politiche che sostengono tutto questo, l’Europa crea la direttiva sulla pipi, costringendo le aziende a pagare una tassa sulle acque reflue che contengono residui di farmaci che, secondo la Farmindustria tedesca, è pari a 12 miliardi di euro l’anno. Considerando che per lo sviluppo di un farmaco serve un investimento di circa 1,2 miliardi, questo significa dieci farmaci che ogni anno non verranno sviluppati”. "Un'altra direttiva incredibile che è stata approvata dalla Ue è quella cosiddetta della tassa sulle acque reflue: così raccontata può sembrare che si riferisca a una tassazione sulle acque industriali, no, perdonatemi se non sono elegante, è una tassa sulla pipì. Vuol dire che, quando le persone assumono un farmaco poi traccia di questo farmaco si trova nelle urine, va poi nelle acque reflue, e allora è ovvio fatto obbligo per le aziende di depurare tutti i fiumi d'Europa. Dall'altra parte però ci sono delle autorità che dicono che non registreranno un farmaco se questo farmaco si accumula nell'organismo". "La cifra che è stata stimata dalla Farmindustria tedesca è di 12 miliardi di euro l'anno che devono pagare le aziende. Se si immagina che l'intero sviluppo di un nuovo farmaco costa 1,2 miliardi di euro, si tratta di dieci nuovi farmaci che non verranno sviluppati dalle imprese ogni anno - ha spiegato Aleotti - Questo è fare politica anti-industriale, non politica industriale".Ha concluso
(Adnkronos) - "Tra aspettative confermate e dubbi ancora aperti, l’Italia ha avviato il proprio percorso di recepimento della Direttiva 970/2023 sulla trasparenza salariale. Il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo di attuazione, successivamente trasmesso alle Camere per l’acquisizione dei pareri parlamentari. Rispetto alla Direttiva, la bozza di decreto introduce alcune semplificazioni a favore delle piccole e medie imprese italiane, ma altrettanti dubbi interpretativi. La più grande semplificazione riguarda il riferimento ai contratti collettivi per la definizione delle categorie di lavoratori che svolgono lavoro uguale o di pari valore. Ai sensi della bozza di decreto, costituisce 'stesso lavoro' o 'lavoro di pari valore' quello riconducibile a mansioni identiche o comparabili, riconducibili al medesimo livello del contratto collettivo applicato". Così, con Adnkronos/Labitalia, Ornella Patané, partner di Toffoletto De Luca Tamajo, in merito allo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva EU sulla trasparenza salariale. Secondo l'esperta, "si tratta di una presunzione semplice a favore della contrattazione collettiva che assicura sistemi di classificazione retributiva fondati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, ai sensi della Direttiva, e che consente la prova contraria, ovvero la dimostrazione dell’esistenza di trattamenti retributivi individuali discriminatori" "Il riferimento alla contrattazione collettiva, tuttavia, non risulta sempre adeguato -continua Patanè- ai fini di una compiuta attuazione della Direttiva. In primo luogo, perché i livelli dei contratti collettivi sono generici e molto ampi e non prendono in considerazione ogni singola organizzazione aziendale. In secondo luogo, essi non prevedono livelli retributivi per la fascia più alta della popolazione aziendale, ovvero per quadri e dirigenti, ove si annida statisticamente la discriminazione retributiva di genere". "Forse proprio in considerazione di questo, la bozza di decreto consente -spiega ancora l'esperta di diritto- anche sistemi di classificazione professionale decisi dal datore di lavoro ai fini della determinazione della retribuzione, integrativi dei livelli previsti dalla contrattazione collettiva, purché anch’essi basati su criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere. A differenza di quanto previsto dalla Direttiva, tali sistemi integrativi di classificazione dei lavoratori sono decisi unilateralmente dalle imprese e non condivisi con i rappresentanti dei lavoratori". Secondo Patanè "presenta, inoltre, dei problemi interpretativi la definizione di livello retributivo, introdotta dalla bozza di decreto rispetto a quanto previsto dalla Direttiva: definizione certamente importante perché su di essa si baseranno tutte le comparazioni introdotte dalla Direttiva per valutare la sussistenza di un gap retributivo di genere. Nella bozza di decreto, vanno esclusi dal livello retributivo i superminimi individuali, i premi una tantum e le indennità ad personam, qualora questi siano stati previsti a favore di alcuni dipendenti sulla base di criteri 'oggettivi individuali'". "Tale formulazione poco felice da un punto di vista lessicale prima ancora che giuridico, introduce non poche incertezze interpretative soprattutto perché pare vanificare lo scopo della Direttiva volto a comparare tutti gli elementi retributivi, fissi, variabili e in natura proprio al fine di rinvenire eventuali situazioni di discriminazione", conclude Patanè.
(Adnkronos) - Dolomiti Energia partecipa alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, in programma dal 4 al 6 marzo presso la Fiera di Rimini, l’evento di riferimento in Italia e in Europa per tecnologie, servizi e soluzioni per la transizione energetica. Per la prima volta Dolomiti Energia presenta in fiera la nuova identità di brand: una tappa chiave del percorso delineato dal Piano Strategico, pensata per accompagnare lo sviluppo del Gruppo e rafforzarne la riconoscibilità, rendendo più chiaro e coerente il racconto dell’azienda di oggi e di domani. 'Rinnovabili, integrati, indipendenti': come racconta il nuovo payoff, indipendenza significa produrre energia rinnovabile italiana, significa essere un gruppo industriale solido che controlla l’intera catena del valore dell’energia, significa ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e proteggere persone e imprese dalle instabilità del mercato. Dolomiti Energia è presente in fiera per mostrare le soluzioni e i progetti che coniugano produzione rinnovabile, efficienza energetica ed energy management (padiglione A1 - stand 406). Oltre alla presenza espositiva, Dolomiti Energia interviene in diversi panel e momenti di confronto in programma, contribuendo al dibattito su temi cruciali per il settore. “Ogni giorno ci impegniamo ad accelerare la transizione energetica del Paese, con la nostra competenza industriale e la nostra solidità nel campo delle rinnovabili - dice Stefano Granella, Ceo di Dolomiti Energia - Integriamo infrastrutture e servizi per offrire alla nostra community green, in tutta Italia, strumenti che permettano di proteggersi dall'instabilità dei mercati e di compiere scelte sostenibili con semplicità e consapevolezza”.