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(Adnkronos) - Nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati si è svolta la sesta edizione del Premio Francesco Cossiga per l’Intelligence, promosso dalla Società italiana di intelligence (Socint). Una cerimonia che, più che un appuntamento celebrativo, si è confermata come uno spazio di riflessione sul ruolo dell’intelligence nella democrazia contemporanea, tra memoria storica, trasformazioni geopolitiche e nuove frontiere tecnologiche. Al centro della mattinata, il conferimento del premio alla memoria dell’Ammiraglio Fulvio Martini, figura cardine nella storia dei Servizi italiani, e il richiamo alla lezione istituzionale di Francesco Cossiga. Due archetipi, evocati più volte nel corso degli interventi: l’uomo dell’operatività e della visione strategica, Martini, e il costruttore di cultura istituzionale, Cossiga. L’intelligence emerge, nel racconto dei relatori, come funzione strutturale dello Stato moderno, chiamata a operare in uno scenario globale segnato da instabilità, competizione tecnologica, conflitti ibridi e guerra cognitiva. Una dimensione in cui sicurezza, politica, economia e tecnologia risultano sempre più intrecciate. I lavori sono stati coordinati da Giorgio Rutelli, vicedirettore dell'Adnkronos. Ad aprire la mattinata è stato Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati. Dopo aver portato il saluto del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, Mollicone ha sottolineato come la sicurezza nazionale debba essere interpretata come “un processo dinamico che richiede visione politica e rigore analitico”, richiamando la figura dell’Ammiraglio Fulvio Martini quale protagonista della cultura dell’autonomia operativa e della “sovranità informativa”. In un contesto segnato da minacce ibride e guerra cognitiva, il presidente della Commissione Cultura ha evidenziato il ruolo decisivo della dimensione informativa, osservando che “non è più solo una questione di segretezza, ma di discernimento tra verità e manipolazione”. Mollicone ha quindi annunciato la presentazione di una Risoluzione in Commissione per l’introduzione di moduli didattici dedicati alla cultura dell’intelligence nelle scuole secondarie e nelle università, insieme alla promozione di protocolli di collaborazione con la Rai e i principali broadcaster nazionali, con l’obiettivo di favorire “una narrazione corretta del comparto”. Nel suo intervento ha inoltre annunciato il conferimento alla famiglia dell’Ammiraglio Martini della Medaglia della Camera dei deputati alla memoria, definendola “un segno tangibile del riconoscimento che l’Italia deve a un servitore dello Stato esemplare”. Nel suo intervento, Mario Caligiuri, presidente della Socint, ha offerto una riflessione che ha intrecciato memoria, filosofia politica e lettura del presente. Caligiuri ha richiamato il legame umano e professionale tra Francesco Cossiga e Fulvio Martini, ricordando come il Presidente della Repubblica invitasse costantemente a “prestare attenzione ai segnali deboli”. Non i fenomeni eclatanti, ma quei mutamenti sotterranei che anticipano le trasformazioni profonde della realtà politica, sociale e culturale. Una categoria interpretativa che, secondo Caligiuri, assume oggi una valenza ancora più critica. Il presidente della Socint ha infatti sottolineato come il campo di battaglia contemporaneo si stia progressivamente spostando verso la dimensione cognitiva: “La conquista della mente è diventata il terreno decisivo del conflitto”. Nel passaggio dalla geopolitica tradizionale alla guerra cognitiva, Caligiuri ha evidenziato il ruolo pervasivo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, non solo come strumenti, ma come fattori di ridefinizione degli equilibri di potere. L’intelligence, in questo contesto, diventa chiave di lettura della complessità e strumento di orientamento strategico. Ampio anche il richiamo alla dimensione culturale e formativa. Citando riflessioni sulla crisi della sfera pubblica, Caligiuri ha ribadito che “la migliore arma di una nazione è una cittadinanza istruita”, sottolineando come la qualità del capitale cognitivo collettivo rappresenti una variabile strategica della sicurezza nazionale. Il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, ha proposto un intervento fortemente incentrato sul rapporto tra intelligence, politica e architettura istituzionale. Guerini ha ricordato Fulvio Martini come figura di riferimento nella storia repubblicana, protagonista di passaggi decisivi e interprete di una visione strategica profondamente ancorata al Mediterraneo. Un’area che resta, ha sottolineato, il baricentro degli interessi nazionali italiani. Il presidente del Copasir ha quindi richiamato la necessità di una strategia di sicurezza nazionale organica e condivisa, capace di orientare l’azione dello Stato in tutte le sue articolazioni. Non solo difesa e intelligence, ma anche economia, tecnologia, infrastrutture e settore privato. Centrale il passaggio sul rapporto tra decisore politico e intelligence: “L’intelligence non deve dire al politico ciò che vuole sentirsi dire”. Una distinzione che, secondo Guerini, costituisce una garanzia fondamentale dell’equilibrio democratico. Parallelamente, ha ribadito l’esigenza di un costante bilanciamento tra rafforzamento degli strumenti operativi e consolidamento dei meccanismi di controllo parlamentare e giurisdizionale. Una dinamica che riflette la logica stessa della legge 124 del 2007. Il direttore del Dis, Vittorio Rizzi, ha offerto una delle riflessioni più ampie e sistemiche della mattinata. Rizzi ha descritto lo scenario internazionale come una fase di profondo disordine globale, caratterizzata da un aumento dei conflitti, dal riequilibrio tra democrazie e autocrazie e da una competizione sempre più intensa sul piano economico e tecnologico. Nel suo intervento, ha sottolineato come la globalizzazione abbia trasformato interdipendenze economiche in vulnerabilità strategiche. Catene del valore frammentate, dipendenze tecnologiche e asimmetrie computazionali diventano oggi variabili centrali della sicurezza nazionale. “La sovranità tecnologica non è un privilegio, ma un dovere democratico”, ha affermato Rizzi, collegando il tema della capacità computazionale alla tutela della sovranità decisionale degli Stati. Particolarmente significativo il passaggio sul dominio cognitivo e sul libero arbitrio, definito “la più critica delle infrastrutture da proteggere”. Un concetto che colloca l’intelligence non solo nella dimensione della sicurezza materiale, ma anche in quella della tutela delle condizioni cruciali della democrazia. Nella relazione conclusiva, Gianni Letta ha proposto un intervento denso di memoria personale e lettura storica. Letta ha descritto Fulvio Martini come un interprete raffinato dell’intelligence italiana, capace di coniugare operatività, analisi e visione strategica di lungo periodo. Ne ha evidenziato la capacità di anticipare trasformazioni geopolitiche e mutamenti degli equilibri globali. Ampio il richiamo alla figura di Francesco Cossiga, alla sua passione per l’intelligence e al suo ruolo nella costruzione di una cultura istituzionale più matura e consapevole. Secondo Letta, Martini e Cossiga rappresentano due dimensioni complementari: la cultura operativa e la cultura istituzionale dell’intelligence, entrambe decisive per la tenuta democratica dello Stato. A chiudere la cerimonia è stata Adriana Martini, figlia dell’Ammiraglio, che nel ricevere il premio disegnato da Gerardo Sacco, ha offerto una testimonianza capace di restituire una dimensione insieme personale e concettuale dell’intelligence. Martini, archeologa, ha collegato la figura paterna alla propria esperienza professionale, evidenziando le profonde affinità tra ricerca archeologica e attività di intelligence: raccolta di dati, capacità di analisi, costruzione di legami e sintesi interpretativa. Un parallelismo che ha spostato l’attenzione dall’immaginario tradizionale dei Servizi verso la loro natura cognitiva e metodologica. “Fare intelligence significa imparare a riconoscere i punti salienti della realtà e trasformare informazioni frammentarie in conoscenza”, ha osservato, sottolineando come il lascito culturale del padre abbia influenzato il suo percorso di studiosa e docente. Un passaggio che ha introdotto nella mattinata una riflessione più ampia: l’intelligence non solo come funzione dello Stato, ma come disciplina della comprensione, strumento di lettura della complessità e, prima ancora, forma di conoscenza del mondo.
(Adnkronos) - Club del Sole, leader italiano delle vacanze 'open air', con l’ingresso di Le Palme Lazise family collection, sul Lago di Garda, consolida una delle direttrici del proprio modello di sviluppo industriale: le partnership basate sulla gestione di strutture di proprietà terza, che si affiancano all’acquisizione selettiva degli asset. Nel caso di Le Palme Lazise, il Gruppo opera attraverso un accordo di affitto d’azienda di lungo periodo, affiancando la proprietà in un percorso strutturato di valorizzazione, riqualificazione e crescita sostenibile del villaggio: ciò consente a Club del Sole di assumere direttamente la gestione operativa della struttura e di realizzare investimenti nel tempo. Nel panorama del turismo ricettivo, Club del Sole è oggi l'unico operatore italiano ad aver sviluppato e applicato in modo sistemico, su scala nazionale, un modello tipico dei grandi player dell’hotellerie internazionale, a testimonianza della solidità industriale del Gruppo e della maturità organizzativa raggiunta. Secondo l’approccio, il Gruppo investe risorse, competenze e capitale organizzativo per riqualificare i villaggi, innalzarne gli standard qualitativi, rafforzarne il posizionamento sul mercato e integrarli nei propri processi industriali. Al termine del percorso, la proprietà mantiene il pieno controllo dell’asset, che beneficia di un significativo incremento di valore patrimoniale, operativo e competitivo, oltre a una maggiore attrattività e a una struttura pienamente industrializzata. Questo modello consente di sviluppare in modo coordinato il valore dell’immobile e quello della gestione, attraverso una governance centralizzata, standard operativi condivisi e investimenti programmati. Il progetto Le Palme Lazise family collection rappresenta una delle applicazioni più avanzate di questo modello industriale, che il Gruppo ha scelto di implementare in una delle zone d’Italia a maggior attrattività turistica e stagionalità estesa, capace di attrarre flussi internazionali costanti e diversificati. Il villaggio è inserito in un piano pluriennale di investimenti finalizzati alla riqualificazione del prodotto, all’introduzione progressiva di nuove 'lodge' secondo gli standard Club del Sole, al potenziamento dei servizi e all’innalzamento complessivo dell’esperienza di soggiorno. Parallelamente, il progetto prevede un percorso di integrazione nei processi industriali aziendali, in termini di organizzazione, formazione del personale, sistemi digitali e modelli di accoglienza, con l’obiettivo di rendere Le Palme Lazise un riferimento industriale di valore e un modello replicabile nel tempo. L’esperienza di Lazise si inserisce in un percorso già consolidato di partnership industriali sviluppate in diverse destinazioni chiave -Desenzano boutique resort, Stella del Mare family collection, Viareggio family collection, Jesolo family resort e Marina Julia family collection- e anticipa prospettive di sviluppo future. Attraverso contratti di lungo periodo, investimenti programmati e una governance strutturata, Club del Sole si propone come partner stabile e affidabile per le famiglie imprenditoriali, supportandole nella gestione dei passaggi generazionali e nella costruzione di valore duraturo nel tempo. "Le Palme Lazise rappresenta in modo chiaro la traiettoria di sviluppo di Club del Sole -spiega Francesco Giondi, amministratore delegato di Club del Sole-. E' molto di più una singola operazione: è l’espressione di un modello strutturale pensato per crescere insieme ai territori e alle famiglie imprenditoriali. Mettiamo a disposizione capitali, competenze industriali e, naturalmente, visione strategica e profonda conoscenza del settore per valorizzare asset con grande potenziale e costruire valore nel tempo". "Abbiamo scelto Club del Sole perché rappresenta un partner industriale solido, capace di valorizzare il Villaggio rispettandone la storia e proiettandolo verso il futuro", commenta Enrico Olivieri, proprietario della struttura, assistito da Mediolanum investment banking in qualità di advisor finanziario. Inserita in un contesto di grande attrattività turistica, a breve distanza da Sirmione, Peschiera del Garda e pochi minuti dai principali parchi divertimento del territorio nazionale, tra cui Gardaland e Movieland, Le Palme Lazise Family Collection aprirà ufficialmente al pubblico il 23 marzo 2026. La struttura interpreta la promessa 'full life holidays' di Club del Sole attraverso un’offerta pensata per rispondere in modo flessibile alle esigenze delle famiglie, unendo comfort, libertà e qualità dei servizi in un contesto naturale e territoriale di grande valore. In linea con il cluster 'family collection' del Gruppo, il villaggio si distingue per l’ampia gamma di servizi dedicati alle famiglie -animazione, strutture sportive, parco acquatico, ristorazione interna- e per la varietà delle soluzioni abitative disponibili, dagli appartamenti alle piazzole camping, dalle Lodge agli chalet in legno, pensate per adattarsi a nuclei familiari e stili di vacanza diversi.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.