ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - L’Iran ha poche ore di tempo per "fare un accordo" o riaprire lo Stretto di Hormuz, altrimenti si "scatenerà l'inferno". Arriva l'ultimo avvertimento lanciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, mentre si avvicina la scadenza fissata al 6 aprile alle 20 (ora americana): se lo Stretto non verrà riaperto, con la ripresa del commercio di petrolio, gli Usa inizieranno a colpire le centrali e le infrastrutture energetiche di Teheran. Si tratta dell’ennesimo ultimatum in una sequenza di pressioni e rinvii che va avanti dal 21 marzo. La replica dell'Iran anche questa volta non ha tardato ad arrivare. Il generale Ali Abdollahi Aliabadi, in una dichiarazione rilasciata dal quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya, ha affermato che la minaccia di Trump è stata "un'azione disperata, nervosa, squilibrata e stupida". E, riprendendo il linguaggio religioso del post di Trump sui social media, ha avvertito che "il semplice significato di questo messaggio è che le porte dell'inferno si apriranno per voi". "L'illusione di sconfiggere la Repubblica Islamica dell’Iran si è trasformata in una palude in cui affonderete", ha detto il portavoce di Teheran. Quel giorno, Trump aveva minacciato di "colpire e distruggere" le principali centrali energetiche iraniane se Teheran non avesse riaperto lo Stretto entro 48 ore. "Se l'Iran non apre totalmente lo Stretto di Hormuz senza minacce entro 48 ore, gli Stati Uniti colpiranno e distruggeranno le sue centrali energetiche a partire dalla più grande", aveva scritto il presidente su Truth. Due giorni dopo, il 23 marzo, era però arrivato un cambio di linea, con l’annuncio di una pausa di cinque giorni negli attacchi e il riferimento a colloqui "molto buoni e produttivi" tra le parti. "Sono lieto di annunciare che negli ultimi due giorni gli Stati Uniti e l'Iran hanno avuto colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente", aveva annunciato il presidente americano. Il primo risultato concreto era lo stop all'attacco minacciato contro le centrali iraniane: "Ho dato istruzioni al dipartimento per la Guerra di rinviare ogni attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni". “Non c’è alcun dialogo tra Teheran e Washington”, aveva riferito l’agenzia statale Mehr, sostenendo che Trump avrebbe fatto le sue dichiarazioni “per far scendere i prezzi dell’energia”. Il 27 marzo è scattata la nuova proroga: il presidente americano aveva dichiarato di voler sospendere per dieci giorni le operazioni contro le infrastrutture energetiche iraniane, sostenendo che la decisione fosse arrivata dopo una richiesta di Teheran. La nuova scadenza è stata così fissata al 6 aprile. Dieci giorni di tregua, aveva detto il numero 1 della Casa Bianca, concessi per favorire i negoziati e arrivare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, paralizzato da settimane con conseguenze sul mercato del petrolio e sui prezzi dei carburanti. "Hanno chiesto altro tempo, hanno chiesto una settimana. Io gli ho dato 10 giorni", aveva detto Trump a Fox News. "I colloqui procedono e vanno molto bene", aveva quindi scritto il presidente sul social Truth. "L'Iran ci sta implorando per avere un accordo ma non so se potremo averlo. Non so se siamo disposti ad averlo", aveva aggiunto Trump nella riunione del suo gabinetto alla Casa Bianca. Dagli Usa nel frattempo era arrivato un piano di 15 punti che prevedeva la rinuncia dell'Iran al programma nucleare e l'apertura dello Stretto di Hormuz, la via del petrolio bloccata da settimane con effetti pesantissimi sui prezzi del greggio e dei carburanti. Teheran aaveva però replicato ponendo le proprie condizioni: il programma missilistico resta e lo Stretto rimane sotto la gestione della Repubblica islamica.
(Adnkronos) - Il nuovo clima di incertezza modifica le scelte, soprattutto delle aziende. Il sistema produttivo paga sfide molto impegnative per la concorrenza asiatica sempre più aggressiva, per il costo dell’energia ma anche per la digitalizzazione, per l’AI e la robotica sempre più evoluta con riflessi sulla dimensione sociale. Effetti che si stanno già manifestando con perdita di posti di lavoro ma anche messa in discussione di figure professionali. In questo scenario sempre più impegnativo un ruolo importante potrebbe trovarsi a giocare il sistema finanziario per supportare le aziende per investimenti che accrescano la loro capacità di avere futuro. In questa ottica un ruolo fondamentale è quello del dialogo trasparente con dati di qualità che facciano capire all’azienda il suo reale posizionamento ma anche alla finanza quanta potenzialità abbia l’azienda che chiede o sui cui conviene investire. Il tavolo di coordinamento per la finanza sostenibile del Mef con il proprio documento di dialogo tra imprese e banche gioca un ruolo chiave e ha sviluppato un modello che verrà proposto nel Portale imprese dell’ecosistema Amelia della Fondazione Grins, il partenariato pubblico-privato con 17 Università, soprattutto dedicato alle micro, piccole e medie imprese che sono l’architrave del sistema Italia, rappresentando più del 99% delle imprese italiane. “Il Portale imprese - dichiara la professoressa Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Grins - ha la missione di offrire a banche e imprese uno strumento di dialogo trasparente, finalizzato ad accrescere la conoscenza delle tre dimensioni della sostenibilità e a favorire decisioni di investimento più consapevoli e produttive, con benefici per tutte le parti coinvolte e per il sistema Paese”. Il Portale imprese è una piattaforma inserita nell’ecosistema Amelia a cui le imprese potranno accedere, attraverso la compilazione di un questionario ottenere uno scoring di posizionamento, che può essere una prima bussola per indicare i passi giusti da farsi per migliorarsi e avere maggiore possibilità di accrescere l’interesse sia del sistema finanziario sia per accrescere la loro consapevolezza dei rischi di eventi inaspettati ma possibili come quelli legati al clima. “In questi anni di attenzione a queste tematiche - spiega - abbiamo riscontrato che tutte le aziende italiane hanno comunque già valutazioni (score massivi) da parte di grandi società anche straniere. Le pmi non ne sono a conoscenza nella stragrande maggioranza e ne risulta un quadro negativo, con risvolti anche per il Paese di essere attrattivo per gli investimenti esteri. Faccio un esempio concreto: l’Italia è caratterizzata da un quadro di rischio idrogeologico elevato e facilmente le aziende sono esposte in aree critiche. L’informazione massiva indica il pericolo sulla base del posizionamento geografico ma non risulta se l’azienda ha adottato azioni di mitigazione e difesa, che possono essere canalizzazione dei flussi d’acqua, vasche di compensazione o quant’altro. Ebbene se non lo comunica emerge che è troppo esposta, quindi a rischio alto e non conviene investire su di essa. Non solo per il rischio del danno ma anche per il rischio del fermo produttivo che può protrarsi a lungo”. Inserito nell’ecosistema Amelia della Fondazione Grins e ospitato presso il tecnopolo Cineca, il Portale imprese garantisce che il trattamento dei dati e delle informazioni avvenga su infrastrutture nazionali, con elevati standard di sicurezza e in conformità alla disciplina vigente in materia di protezione dei dati personali e tutela della riservatezza.
(Adnkronos) - Il biogas e il biometano sono visti positivamente dai decisori italiani: il 79% di loro, infatti, riconosce un impatto positivo del biogas e del biometano sullo sviluppo del Paese. Il dato è fornito dallo studio realizzato dal Cib, Consorzio Italiano Biogas, in collaborazione con YouTrend, sulla percezione che i decisori italiani hanno del biogas e del biometano, e presentato oggi a Roma nella seconda giornata di lavori di Biogas Italy. L’evento è stato aperto dal videomessaggio del Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida che ha ribadito il ruolo centrale dell’agricoltura e della filiera del biogas e biometano agricolo nella transizione. Secondo la ricerca, il biogas è visto positivamente da parlamentari e consiglieri regionali sotto diversi aspetti. Per il 79% di loro, infatti, l'impatto del biogas sullo sviluppo economico e sociale dell'agricoltura e del nostro Paese è positivo. Il 29% lo indica come molto positivo, solamente meno di uno su dieci lo giudica negativo. Un dato in linea con quello rilevato nella popolazione generale, che nel sondaggio Youtrend del 2025 giudicava l’impatto positivo nel 60% dei casi. Il sostegno dei decisori è trasversale rispetto all’arco parlamentare. L’88% dei decisori è favorevole agli impianti di biogas e il 38% si dichiara molto favorevole alla costruzione di impianti per la produzione di biogas. Per quanto riguarda il futuro del biogas, un decisore su due considera prioritaria la definizione di un nuovo quadro legislativo. Secondo gli intervistati, nei processi di realizzazione di nuovi impianti per la produzione di biogas ci vorrebbe più informazione e trasparenza verso la cittadinanza: solo il 17% ritiene infatti che i cittadini siano informati in modo adeguato. Interrogati sulle azioni prioritarie per coinvolgere le comunità locali, le opzioni ritenute più efficaci sono gli incentivi agli agricoltori locali per l'uso del digestato come fertilizzante naturale (39%) e il finanziamento di iniziative per il territorio da parte delle aziende costruttrici (34%). I decisori si mostrano quindi in piena sintonia con i cittadini, i quali nella rilevazione del 2025 avevano indicato le medesime priorità ai primi due posti. Accanto alla mappa dei decisori, Lorella Rossi, area tecnica CIB, ha illustrato l’evoluzione del potenziale produttivo di biometano italiano tracciando una mappa delle biomasse disponibili a livello provinciale, così come emersa dal recente studio SNAM-CIB. Con questa mappa si stima una evoluzione della produzione annuale di gas rinnovabile molto incoraggiante: ben 8,1 miliardi di Smc al 2030 e 15,3 miliardi di Smc al 2050. I territori (provinciali e regionali) con la maggiore disponibilità di biomasse connesse al settore agricolo e zootecnico sono proprio quelli in cui si stanno realizzando e si realizzeranno i numerosi progetti supportati dal Decreto PNRR. Non solo, a fronte di tale incremento, viene comunque confermata la disponibilità di matrici per proseguire nel raggiungimento del target richiesto. La centralità dell'agricoltura nello sviluppo del biometano - definita "indispensabile" - è stata ribadita da Emilio Gatto, Direttore Generale del Masaf: “Come Ministero, sosteniamo l'ammodernamento delle aziende e l'introduzione di tecnologie 4.0 per favorire la transizione agro-energetica e lo sviluppo delle rinnovabili. Serve tuttavia coerenza normativa per valorizzare l'intera filiera: stiamo lavorando per eliminare le contraddizioni sull'uso agronomico del digestato, permettendo l'impiego in digestione anaerobica di tutti i sottoprodotti agricoli, e puntiamo a ottenere la sua equiparazione ai fertilizzanti chimici superando gli ostacoli europei. Tutto questo deve avvenire garantendo la sostenibilità tramite procedure di certificazione semplificate, senza appesantire la burocrazia e i costi per le imprese, ed evitando qualsiasi competizione con le produzioni alimentari e mangimistiche.” Intorno al tema del potenziale agricolo e al suo ruolo nella transizione energetica si sono confrontati in una tavola rotonda esponenti del mondo politico e istituzionale, mettendo al centro il profondo legame del settore con il territorio: Luca De Carlo (Presidente Commissione Agricoltura Senato), Antonella Forattini (Commissione Agricoltura Camera), Antonella Galdi (Responsabile area Transizione Energetica ANCI), Giulio Gallera (Regione Lombardia), Alberto Luigi Gusmeroli e Luca Squeri (Camera dei Deputati). In particolare per la Galdi "occorre agire sulla conoscenza delle comunità locali coinvolgendole fin dall'inizio e evidenziando la qualità degli impianti che oggi, grazie all'innovazione tecnologica, è altissima. Dobbiamo lavorare insieme partendo dagli esempi positivi che ci sono evidenziando i benefici per tutti i componenti del territorio. Come associazione siamo a disposizione per lanciare anche dei progetti pilota per incentivare filiere locali che coinvolgano anche i giovani.” Il tavolo conclusivo ha visto la partecipazione delle associazioni agricole con Gabriele Carenini (Presidente Regionale CIA Piemonte), Massimiliano Giansanti (Presidente Confagricoltura) ed Ettore Prandini (Presidente Coldiretti), che hanno evidenziato il ruolo dell’agricoltura come motore per la transizione sottolineando la necessità di un piano normativo stabile, chiaro ed efficiente, nonchè coerente con le disposizioni comunitarie che devono tenere conto delle peculiarità del made in italy. Il Vice Presidente del CIB, Angelo Baronchelli, fondatore del Gruppo AB, ha sottolineato: “Sento il dovere di fare una riflessione sul percorso che ci ha portati fin qui. Quello che abbiamo condiviso in queste giornate è la raccolta di un lavoro fatto bene negli anni insieme a tutta la filiera, mantenendo sempre un atteggiamento profondamente propositivo. Guardando al nostro percorso, possiamo affermare che sono stati 20 anni di semina di cui oggi possiamo raccoglierne i frutti; tuttavia, la natura stessa del nostro lavoro ci impone di non fermarci a questo traguardo, ma di tornare nuovamente a seminare per le sfide che verranno. Dovremo continuare a farlo con la consapevolezza di dover conciliare gli interessi diversificati di tutta la filiera, un compito che ci assumiamo con la massima e profonda responsabilità nei confronti di tutti gli attori coinvolti.” L’edizione 2026 di Biogas Italy ha visto la partecipazione nel corso delle due giornate di oltre 1400 partecipanti, imprenditori, agricoltori, istituzioni e addetti ai lavori. L’evento ha visto il supporto di Ecomondo, Snam e Veolia come partner e il sostegno di Crédit Agricole e Italgas in qualità di Main Sponsor, cui si sono affiancati 11 Gold Sponsor e 43 Silver Sponsor .