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(Adnkronos) - L’Herpes Zoster, noto anche come Fuoco di Sant’Antonio, resta “il rischio nascosto” per una fascia di popolazione che, paradossalmente, frequenta con maggiore regolarità ambulatori e servizi sanitari: gli adulti over 50 che convivono con patologie croniche. È quanto evidenzia una ricerca globale realizzata da Human8, società di consulenza specializzata in ricerche di mercato e consumer insight, e commissionata da Gsk, diffusa in occasione della Shingles Action Week 2026, settimana di sensibilizzazione sulla patologia promossa in tutto il mondo da Gsk dal 23 febbraio al 1 marzo 2026. L’indagine, condotta su 6.103 adulti in 10 Paesi, ha coinvolto persone che dichiarano almeno una condizione cronica tra malattia cardiovascolare, diabete (tipo 1 o 2), malattia renale cronica, Bpco, asma o altre condizioni croniche con possibile compromissione immunitaria. Il dato di fondo è un divario netto tra esposizione al rischio, percezione e azione: il 44% degli intervistati riferisce una conoscenza ‘media’ dell’Herpes Zoster, mentre il 29% ammette di sapere ‘poco o nulla’ di malattia, sintomi e complicanze. A pesare è soprattutto la sottovalutazione del legame tra cronicità e rischio: quasi la metà (46%) non considera la propria patologia un fattore di rischio per lo Zoster. Tra i gruppi meno consapevoli spiccano le persone con malattia cardiovascolare (47%), diabete (40%) e Bpco/asma (35%). E non è tutto: un intervistato su quattro (25%) ritiene che la condizione cronica non incida su sistema immunitario e rischio di Zoster; oltre un terzo (35%) pensa inoltre che, “se ben gestita”, la propria malattia non comporti un aumento del rischio. “L’Herpes Zoster è spesso trascurato nelle discussioni sulla salute”, sottolinea Katrina Bouzanis, direttrice Politiche e advocacy dell’International Federation on Ageing, ricordando che “lo Zoster può aggiungere un onere significativo per chi ha già una patologia cronica come cardiopatie, diabete o malattie renali e che la ‘Shingles Action Week’ è un’occasione per incoraggiare un dibattito più informato sul tema, come strategia centrale per un invecchiamento sano”. Sul fronte della percezione dell’impatto, la ricerca fotografa un’attenzione alta ma non sempre trasformata in comportamenti concreti: il 72% teme ricoveri ospedalieri legati allo Zoster e il 78% è preoccupato per le possibili interferenze con la vita quotidiana. E tra chi lo ha già sperimentato, uno su quattro (25%) dichiara di “non aspettarsi che fosse così serio”; il 42% riferisce dolore severo con conseguenze sulle attività di ogni giorno e il 33% afferma che lo Zoster lo ha costretto a smettere di lavorare o a rinunciare a eventi sociali. Il paradosso, evidenziato dai dati, è che questa popolazione vede spesso il medico ma parla poco di Fuoco di Sant’Antonio: oltre due terzi (68%) degli over 50 con cronicità dichiarano visite regolari, eppure più della metà (54%) non ha mai discusso lo Zoster con un professionista sanitario. In particolare, risultano meno propensi al confronto gli intervistati con malattia cardiovascolare (53%) e diabete (51%). Secondo Alexander Liakos, vicepresidente Global Medical Affairs di Gsk, “le persone con patologie pregresse potrebbero non essere pienamente consapevoli dell’aumento del rischio. L’immunità diminuisce naturalmente con l’età – osserva – ma condizioni come diabete e malattia renale possono influire ulteriormente sulla funzione immunitaria e anche le malattie cardiache sono associate a un rischio più elevato. Riconoscere questi fattori di rischio è un passo importante per dare priorità allo Zoster nel dibattito sull’invecchiamento in buona salute”. La ricerca indica anche quali “leve” possono far partire l’azione: per molti, la scintilla arriva dall’informazione ricevuta dal medico (45%) o dal racconto di un conoscente che ha avuto lo Zoster (37%). Un altro elemento motivante, per il 43%, è capire in che modo lo Zoster possa interferire con la gestione della propria patologia cronica; molto meno incisiva la ricerca di informazioni online (22%).
(Adnkronos) - Business di qualità per i mercati esteri e strumenti di alto livello per le imprese. Oroarezzo di Italian Exhibition Group avrà queste due leve nella sua prossima edizione dal 9 al 12 maggio prossimi, ad Arezzo Fiere e Congressi. Tra il 2024 e il 2025, il peso dei principali mercati dell’export italiano di oreficeria e gioielleria si è ridistribuito a favore di Unione europea, Emirati Arabi Uniti, Svizzera, con una tenuta sostanziale degli Stati Uniti ma il dimezzamento della domanda dalla Turchia, che pure resta la prima destinazione del made in Italy. Ieg assieme a Ice Agenzia sta costruendo una delegazione di buyer ospitati per i mercati di interesse della manifattura orafa che superi il rapporto numerico di uno a uno rispetto agli espositori. La novità della prossima edizione del salone di Ieg è il primo congresso internazionale aretino dedicato, lunedì 11, a 'Mercati globali, scenari geopolitici e strumenti concreti per la crescita delle imprese'. Focus dell’evento: le prospettive aperte dall’accordo di libero scambio commerciale tra Unione europea e India, e ancora: Francia e Svizzera, sedi dei grandi brand, le supply chain tra Stati Uniti e Canada e, infine, le opportunità del continente africano. "I mercati cambiano, ma non cala -dichiara Matteo Farsura, a capo delle fiere orafe di Ieg- l’interesse per l’oreficeria e gioielleria italiane. Perciò con Ice Agenzia stiamo lavorando alla composizione di una delegazione di alto profilo con la massima attenzione ai mercati esteri che restano importanti per la manifattura aretina, come gli Stati Uniti, e a quelli, se pur minoritari, più vivaci, come Polonia, Canada o Cina. È un lavoro corale, di cui stiamo tenendo aggiornate le associazioni come Federorafi nazionale, le associazioni di categoria aretine tramite la Consulta orafa, e le istituzioni locali, dal Comune alla Camera di Commercio, alla Provincia perché per Ieg la crescita di Oroarezzo è una priorità strategica. Il nostro mestiere, però, non si esaurisce nell’incontro tra domanda e offerta di mercato. Ieg è convinta che le imprese debbano affrontare le sfide attuali anche con esperienze abilitanti, come la condivisione di dati e analisi. Il che si traduce in un congresso internazionale di alto profilo. Non è il momento di attendere il cambiamento ma di costruirlo assieme", spiega ancora. Nell’edizione dello scorso anno, Oroarezzo ha visto la partecipazione di oltre 370 espositori e un incoming di circa 400 buyer ospitati, grazie al programma di collaborazione con Ice Agenzia. Per questa edizione, Italian Exhibition Group lavora per superare questa proporzione, con una quota preponderante per i buyer che presidiano i mercati statunitense ed emiratino; Ieg e Ice Agenzia lavoreranno anche sulla rappresentanza europea e su una scelta mirata sul mercato asiatico con Giappone e Cina in testa. I nuovi mercati dell’area Mercosur vedranno una quota per Brasile, Messico e Panama. A questi ospiti, saranno riservati il classico aperitivo di networking al palazzo della Fraternita dei Laici nella giornata inaugurale ed esperienze dedicate, per far loro apprezzare la città e il suo patrimonio culturale. È il momento del primo congresso di respiro internazionale sulle opportunità che alcune aree strategiche rappresentano per l’export della manifattura orafa e gioielliera italiana. È la scelta che IEg condivide con Federorafi Confindustria nazionale per dare al distretto aretino strumenti efficaci per comprendere scenari e opportunità globali. Si parte dalle prospettive che gli accordi di libero scambio in via di ratifica tra Unione europea e area Mercosur apriranno nel medio e lungo periodo per la manifattura orafo-gioielliera italiana e, poi, sulle prospettive che l’India può offrire dopo la firma del trattato commerciale con Bruxelles firmato a Nuova Dehli il 27 gennaio scorso per l’eliminazione progressiva dei dazi doganali. Per proseguire con i centri decisionali dei grandi brand della gioielleria tra Francia e Svizzera, la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento tra Stati Uniti e Canada e infine le possibilità che l’Africa offre per un primo ingresso commerciale nel settore dell’oreficeria e gioielleria. Oroarezzo è organizzata da Italian Exhibition Group, ad Arezzo Fiere e Congressi, in collaborazione con Ice Agenzia, Camera di Commercio di Arezzo e Siena, Comune di Arezzo, Provincia di Arezzo, Consulta Orafa di Arezzo, Confindustria Federorafi Toscana Sud, Cna Orafi, Federazione Orafi e Argentieri di Confartigianato, Federpreziosi Confcommercio, Afemo – associazione fabbricanti esportatori macchine per oreficeria.
(Adnkronos) - Bper Banca ha aderito anche quest’anno all’iniziativa “M’illumino di meno”, la Giornata Nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, istituita dal Parlamento con la Legge 34/2022. Per l’occasione, Bper ha spento le insegne del proprio Centro Direzionale di Modena e di 748 filiali sul territorio nazionale, ribadendo il proprio impegno verso la cultura della sostenibilità ambientale e delle tematiche Esg. L’edizione 2026, celebrata il 16 febbraio, ha portato con sé un messaggio innovativo: “M’Illumino di Scienza”, un invito a unire il risparmio energetico alla conoscenza scientifica per affrontare la crisi climatica. La riduzione degli sprechi energetici è un pilastro fondamentale nelle strategie di Bper. Nel quadro del proprio Piano Energetico al 2030, BPER ha pianificato diverse azioni di efficientamento che mirano a ridurre del 50,2% le emissioni dirette entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. “La conoscenza è la chiave per affrontare le sfide ambientali del nostro tempo”, dichiara Giovanna Zacchi, Head of Esg Strategy di Bper“. Partecipare a M’Illumino di meno significa non solo ridurre i consumi energetici, ma anche promuovere consapevolezza scientifica e responsabilità individuale. Vogliamo essere un punto di riferimento per famiglie e imprese nel percorso di transizione ecologica, offrendo soluzioni finanziarie che sostengano un futuro giusto e sostenibile. Il nostro impegno è chiaro: unire innovazione, competenza e attenzione per l’ambiente, contribuendo in modo concreto al raggiungimento degli obiettivi globali di sostenibilità”.