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(Adnkronos) - "In Italia c’è una legge liberticida che viene usata a uso e consumo delle amministrazioni comunali - guarda caso di sinistra e progressiste - per censurare chi la pensa diversamente. Si tratta dell’articolo 23 comma 4-bis del codice della strada, che va strutturalmente modificato". È la denuncia che arriva da Pro Vita & Famiglia, che ha lanciato la nuova Campagna "E io Parlo!" a difesa della libertà di espressione e con lo scopo di chiedere alla maggioranza di centrodestra la modifica di tale norma per impedire alle amministrazioni di censurare le affissioni ritenute non in linea con il loro indirizzo politico. Il lancio della nuova iniziativa è avvenuto oggi durante una conferenza stampa tenuta, su iniziativa del senatore e capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan, in Senato, presso la Sala Caduti di Nassirya. Ben 12 campagne di affissioni dell’associazione sono infatti state censurate negli ultimi anni "da una strategia politica e giudiziaria che punta a un solo obiettivo: cancellare Pro Vita & Famiglia dal dibattito pubblico", ha spiegato il presidente dell’associazione, Antonio Brandi, che ha presentato un Report. "L’articolo 23 comma 4-bis del codice della strada - ha spiegato - utilizzando termini vaghi come 'stereotipi di genere', 'identità di genere' e 'qualsiasi forma di pubblicità', permette oggi una sistematica censura politica. Ecco perché abbiamo portato la nostra denuncia in difesa della libertà d’espressione anche fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) e dalla prossima settimana la Campagna 'E io Parlo!' entrerà nel vivo con affissioni stradali, annunci sui quotidiani, contenuti sui social e con un sito web creato ad hoc, mentre è partita un’apposita petizione popolare che ha già raccolto quasi 10.000 firme". La richiesta dell’associazione alla maggioranza parlamentare è dunque quella di "riformare l’articolo 23, comma 4-bis per chiarire la distinzione tra pubblicità commerciale e comunicazione sociale-politica, perché la confusione produce arbitrarietà". In secondo luogo, "chiediamo di estendere le garanzie 'rafforzate' della stampa, come sancisce l’articolo 21 della Costituzione, alle comunicazioni sociali e politiche mediante affissioni, in modo tale che non ci sia mai una censura preventiva amministrativa". Durante la conferenza stampa il legale di Pro Vita & Famiglia, l’avv. Alessandro Fiore, ha esposto i vari casi di censura che hanno colpito l’associazione: "stiamo parlando - ha spiegato - di un tipo di comunicazione sociale e politico-culturale su temi di interesse pubblico come vita nascente, maternità, famiglia, educazione. Il Report - ha sottolineato - documenta una serie di episodi in cui amministrazioni locali, e talvolta giudici, hanno colpito messaggi pro life o critici verso l’ideologia gender, arrivando a una deriva che nel tempo ha censurato contenuti sempre più innocui. Ma una democrazia non dovrebbe temere dei manifesti, semmai dovrebbe temere proprio la censura". "Troppe volte, utilizzando una norma introdotta furtivamente nel codice della strada dalla sinistra, sono state vietate affissioni sulla semplice base di arroganza ideologica", ha invece aggiunto il capogruppo in Senato di Fratelli d’Italia, Lucio Malan. Il senatore ha portato, tra gli altri, l’esempio "di un’affissione censurata contro l’utero in affitto, benché questa odiosa pratica sia un reato per la nostra legge e sia stata più volte condannata dal Parlamento Europeo e da diversi organismi delle Nazioni Unite".
(Adnkronos) - “Serve Piano Marshall sul governo dell'intelligenza artificiale. È fondamentale per la sostenibilità del sistema, per la competitività della nostra nazione, della nostra Italia e per il rilancio, il futuro dei nostri giovani, ma anche dei diversamente giovani, degli anziani e di tutta la popolazione”. Ad affermarlo è il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, in occasione dell’evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità'. “Oggi è una giornata importante per perché si sta affrontando concretamente il governo della tecnologia, la tecnologia più sofisticata, più avanzata che è l’Ai”, precisa Fava. “È fondamentale governarlo proprio per trasformare in una leva di competitività. Ci sono anche rappresentanze internazionali, perché è importante condividere e fare sistema”. "Chiunque abbia qualche anno sulle spalle ricorda un tempo in cui per dialogare con un'istituzione bisognava entrare in un ufficio, compilare moduli, aspettare il proprio turno. In pochi decenni questo mondo è cambiato. Oggi una pensione arriva senza un timbro, una domanda si presenta online, una comunicazione appare in un cassetto digitale. Oggi l'intelligenza artificiale aggiunge un'altra trasformazione, non tocca solo la forma dei servizi, interviene sul modo stesso in cui informazioni, decisioni e diritti vengono trattati. E la questione è semplice. Quando una parte delle scelte passa attraverso sistemi digitali intelligenti, cosa cambia nel patto sociale? E qual è il ruolo di chi deve garantire equità, sostenibilità e trasparenza lungo l'intero ciclo della vita lavorativa? Allora propongo una tesi chiara e semplice: gli enti di previdenza sono il luogo in cui la velocità degli algoritmi deve essere confrontata con la giustizia che dobbiamo ai cittadini. E se non teniamo insieme queste due dimensioni rischiamo di perdere ciò che rende credibile un sistema di welfare avanzato, e cioè la fiducia". "Ho iniziato il mio mandato -ha continuato Fava- con questo orizzonte: ricostruire, perché ce n'è bisogno, un rapporto con gli utenti dell'Istituto, cittadini e imprese, basato proprio sulla fiducia. E per farlo abbiamo puntato da subito sulla digitalizzazione dei servizi. In appena sei mesi dal mio inserimento, nel dicembre 2024, abbiamo lanciato la nuova app dell'istituto. Un'app semplice, intuitiva, molto simile a quella che tutti voi, tutti noi abbiamo per le banche. E qual è il risultato? In poco più di un anno abbiamo superato i 5 milioni di download e i 300 milioni di accessi reali", ha sottolineato. "E pensate che il 60% di questi 300 milioni di accessi è rappresentato da under 34, i giovani, i nostri ragazzi. Nel giugno scorso anno il secondo step è stato dare un segnale concreto proprio ai giovani, ai nostri ragazzi. Uomini e donne naturalmente, su cui stiamo ricentrando l'azione dell'istituto. E' nato così il 'portale giovani', altro strumento efficace e utile verso gli under 34. Ed è il primo spazio digitale con 50 servizi personalizzati dedicati a loro. In pochi mesi anche questo ha superato i 2 milioni e mezzo di accessi. L'Inps è la più grande infrastruttura di welfare d'Europa, forse al mondo. Offriamo 470 prestazioni socioassistenziali e previdenziali. Serviamo circa 52 milioni di utenti, sono quasi l'80% della popolazione, siamo tutti noi. Serviamo 5 milioni di imprese", ha concluso.
(Adnkronos) - Una strategia green per una produzione al 100% rinnovabile e un obiettivo Net Zero già al 2040. Questa la visione di Alperia, grande gruppo energetico italiano, con sede in Alto Adige, attivo lungo tutta la filiera: produzione, distribuzione, vendita di prodotti e servizi energetici, con un fatturato di circa 2,57 miliardi di euro, più di mezzo milione di clienti tra famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni in Italia e circa 1.250 dipendenti. Sostenibilità e transizione energetica sono, dunque, elementi costitutivi dell’azienda. “Il nostro piano strategico si basa sulla sostenibilità: consolidamento, innovazione e sostenibilità sono i nostri tre pilastri sui quali abbiamo creato e disegnato la nostra strategia. Contribuiamo alla sicurezza energetica del Paese producendo energia pulita, gestendo reti e garantendo continuità del servizio nei territori in cui operiamo”, spiega all’Adnkronos il direttore generale Luis Amort. Più nel dettaglio, spiega elencando i tre asset principali del Gruppo, “noi produciamo quasi al 100% energia rinnovabile soprattutto, storicamente, con le nostre centrali idroelettriche: gestiamo 35 impianti, che producono mediamente oltre 4.000 GWh all’anno; abbiamo allargato negli ultimi anni la produzione investendo in parchi eolici e da quest'anno entriamo anche nel fotovoltaico”. A questo si affiancano “le reti di distribuzione elettrica e gas, infrastrutture strategiche e regolamentate che garantiscono stabilità industriale. Il terzo pilastro è il portafoglio clienti e di servizi energetici, che ci consente di trasformare l’energia prodotta in valore concreto per famiglie e imprese”. Quanto agli investimenti, “nel 2024 hanno superato i 200 milioni di euro e resteranno su questi livelli anche nei prossimi anni. La quota principale è destinata al revamping degli impianti idroelettrici, che permette un sensibile aumento della produzione utilizzando le stesse risorse naturali. Investiamo inoltre nell’ammodernamento e digitalizzazione delle reti e nello sviluppo di nuovi servizi energetici, come sistemi di accumulo e soluzioni per l’efficienza. Sono investimenti concreti, pensati per rafforzare asset che durano nel tempo”. Lato vendita “abbiamo adesso più di 500mila clienti dentro e fuori la provincia di Bolzano ma siamo attivi in tutta l'Italia e stiamo allargando la rete di agenti e punti di vendita”. Un rapporto quello con il territorio e con i propri clienti che il dg di Alperia definisce “sostanziale”. “Noi siamo molto vicini non solo con le parole ma anche nel quotidiano – spiega - accompagniamo tutti i nostri clienti, un numero nel frattempo molto cresciuto, ovunque con azioni concrete. Abbiamo ampliato tantissimo la gamma dei prodotti: dall'elettrico al gas, al calore ma anche fotovoltaico domestico e mobilità elettrica, tra carte di ricarica, colonnine e wallbox”. L’obiettivo è portare il cliente verso un percorso più sostenibile, "vivendo giorno per giorno la transizione”. “Alperia interpreta la transizione energetica come un percorso industriale concreto, non come un obiettivo astratto. Per noi significa puntare su rinnovabili mature e affidabili, come l’idroelettrico, rafforzare le reti e rendere il sistema più efficiente e flessibile. Oggi produciamo già quasi esclusivamente energia rinnovabile e lavoriamo per migliorare ulteriormente efficienza e integrazione nel sistema elettrico. La transizione, dal nostro punto di vista, funziona se è sostenibile anche economicamente e se si basa su infrastrutture solide, capaci di garantire continuità e sicurezza”, conclude.