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(Adnkronos) - "Il mio appello sul no alle armi in Ucraina era rivolto a tutti, perché arrivare ad una pace è interesse nazionale. Questa guerra all’Italia non ha portato nulla di buono, meno commercio, meno ricchezza, caro vita eccessivo. Nel 2025, 180mila ucraini sono scappati per non andare al fronte: è una guerra che neppure il popolo ucraino vuole più, perché si è reso conto che 4 anni di cessione continua di armi e fondi infiniti all'Ucraina non ha portato risultati, anzi, l'esercito russo continua ad avanzare”. Così Roberto Vannacci, generale ed europarlamentare della Lega, su Radio Cusano Campus. “Per non essere dei folli dobbiamo cambiare strategia oppure, per coerenza con l'approccio bellicistico, dobbiamo entrare in guerra con la Russia, con l'Unione Europea e con la Nato e mettere a posto le cose. Non si può continuare ad avere un approccio bellicista e poi rinunciare a quello che è effettivamente la guerra - ha proseguito il generale - . Però poi dobbiamo dirlo agli italiani, e non credo che siano molto d’accordo. E siccome credo che la sovranità appartenga al popolo, una decisione del genere deve essere sposata in qualche modo da tutti. Mi auguro che si arrivi a una pace oggi, che ci costerà sicuramente, ma costerà meno della pace di domani”. "L’Italia ha bisogno di maggiore attenzione, abbiamo una situazione sicurezza allarmante. Le nostre città non sono sicure, c’è una situazione immigrazione fuori controllo, un’islamizzazione allarmante, abbiamo i salari bassi. Queste sono le priorità degli italiani e non va bene investire fondi per l’Ucraina sottraendoli a queste necessità primarie - ha concluso Vannacci - Imbarazzi nella maggioranza per i miei appelli? Faccio i miei appelli e sì, mi interessa quello che pensano gli altri, ma non mi faccio condizionare. Anche se avessi dei colleghi di partito o di coalizione che non fossero d'accordo, io credo che la forza di una coalizione politica e di un partito politico sta proprio nella pluralità delle espressioni che esprimono i singoli rappresentanti. Io voto a Bruxelles e l’ho sempre fatto con coerenza per smettere di dare armi e fondi illimitati all'Ucraina, perché ritengo questa strategia fallimentare".
(Adnkronos) - Nhrg ha chiuso il 2025 con una crescita solida e diffusa, registrando un rafforzamento significativo in termini di fatturato, clienti, occupazione e riconoscimenti. Nell’anno appena concluso Nhrg ha ottenuto, infatti, la certificazione Happyindex®atwork per il secondo anno consecutivo e il riconoscimento 'Campioni della crescita 2026'. Un percorso di sviluppo, quindi, accompagnato da una crescente consapevolezza del proprio ruolo nel mercato del lavoro, sempre più orientato a offrire soluzioni di valore, competenza consulenziale e continuità alle imprese partner e con un’attenzione speciale alla costruzione di un’azienda serena in cui si è felici di lavorare. Dai dati di Nhrg la logistica, con una crescita del 32%, si conferma come principale motore occupazionale, sostenuto dallo sviluppo dell’e-commerce, dai sistemi di distribuzione e dalla necessità di gestire picchi produttivi sempre più frequenti. Seguono il metalmeccanico con un +16,2% e il turismo–pubblici esercizi con un +14,4%, comparti che continuano a esprimere una domanda elevata di manodopera specializzata e flessibile. Infine, si registra un + 12,4% per i settori dei multiservizi e un +9,1% per commercio/retail. Nel complesso, il quadro restituisce l’immagine di un mercato polarizzato su comparti ad alta intensità di lavoro, nei quali la somministrazione si conferma uno strumento strategico per la gestione dei volumi, della stagionalità e delle competenze. “Le prospettive per il 2026 - dichiara Gianni Scaperrotta, ceo di Nhrg - confermano un trend di crescita costante dovuto anche alle aperture di tre nuove filiali a Bari, Firenze e Jesi, che rafforzano la nostra presenza territoriale e la capacità di risposta alle esigenze delle aziende clienti. A questo si affiancano investimenti continui nella totale digitalizzazione dei nostri processi, nella formazione interna, nello sviluppo delle competenze e nelle politiche di work-life balance, elementi centrali nella visione di Nhrg per costruire un’organizzazione solida, attrattiva e orientata al lungo periodo”.
(Adnkronos) - Aumentare il numero di alberi in città, ma soprattutto distribuirli in modo diffuso, evitando grandi concentrazioni isolate, produce benefici concreti e misurabili. Lo sottolinea Renato Bruni, direttore scientifico dell’Orto Botanico dell’Università di Parma, intervenendo in occasione della piantumazione del 100.000° albero di KilometroVerdeParma. «Avere tanti piccoli boschi o molti interventi sparsi sul territorio aiuta a diversi livelli», spiega, «a partire dalla riduzione delle temperature locali». Dal punto di vista scientifico, evidenzia Bruni, «l’ombra di un albero è più fresca di quella di una tettoia», grazie ai processi di traspirazione delle piante, che contribuiscono anche a migliorare la permeabilità del suolo e la gestione delle piogge. Ma i benefici non sono solo numerici: «C’è un aspetto fondamentale di vicinanza tra esseri umani e alberi. Le città sono cresciute, la natura si è allontanata dalla vita quotidiana, e riportarla dentro gli spazi urbani significa migliorare il nostro rapporto con le piante, imparando a conoscerle semplicemente osservandole». «La città non può essere stravolta dal punto di vista urbanistico, ma può essere ripensata con intelligenza». È questo l’approccio indicato da Bruni. La chiave è individuare e valorizzare «gli spazi che consentono la convivenza tra le esigenze umane e quelle della città». Rotatorie, parchi, aree dismesse, ritagli lasciati dagli interventi urbanistici diventano così opportunità preziose. «Intervenire su questi spazi residuali piantando alberi è la strategia giusta», afferma. In questo percorso, l’arboreto che sorgerà in viale Du Tillot rappresenta uno degli sviluppi più significativi: «È un progetto importante, vicino alla città e inserito in un contesto infrastrutturale complesso, che dimostra come sia possibile portare la natura anche in luoghi inaspettati». L’obiettivo, conclude Bruni, è proseguire su questa strada «lavorando con le istituzioni e con i privati», per continuare a intervenire ovunque esistano spazi disponibili, trasformandoli in presìdi verdi capaci di migliorare ambiente, clima e qualità della vita urbana.