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(Adnkronos) - La decima edizione di Myplant & Garden 2026 si è chiusa il 20 febbraio 2026 a Fiera Milano Rho rafforzando ulteriormente la leadership dell’evento nel sistema fieristico internazionale e confermando al tempo stesso la crescente rilevanza economica, sociale e strategica del florovivaismo nei mercati e nelle politiche di sviluppo urbano e territoriale in Europa e nel mondo. I quasi 28.000 ingressi registrati e gli 800 marchi presenti su 60.000 metri quadrati di superficie espositiva non rappresentano soltanto un primato organizzativo, ma il segnale di un comparto che sta consolidando dimensioni industriali sempre più rilevanti e una capacità attrattiva trasversale lungo tutta la filiera. La fiera ha offerto una fotografia precisa del peso economico del settore. La produzione nazionale ha superato nel 2024 i 3,25 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente e con un incremento superiore al 30% nell’ultimo decennio, nonostante le tensioni climatiche e le instabilità di mercato. Ancora più significativo è il dato dell’export: dopo aver superato 1,2 miliardi di euro nel 2024, nel 2025 le vendite estere di piante e fiori italiani hanno oltrepassato la soglia record di 1,3 miliardi di euro. Un risultato che rafforza il saldo commerciale positivo e conferma la competitività del Made in Italy sui mercati internazionali, ma che al tempo stesso riporta al centro del dibattito il tema della reciprocità commerciale, delle barriere fitosanitarie e della necessità di tutelare il prodotto europeo in un contesto globale sempre più competitivo. L’ecosistema che copre l’intera catena del valore rappresentato in fiera ha evidenziato una filiera integrata che va dalla ricerca sementiera alla produzione vivaistica, dalla meccanizzazione alla distribuzione specializzata e alla grande distribuzione, fino alla progettazione del paesaggio e alla gestione del verde pubblico e sportivo. La presenza di oltre 200 delegazioni di buyer provenienti da 47 Paesi, con una crescente incidenza di operatori dal Medio Oriente e dall’Asia Centrale, segnala come il baricentro dell’export si stia orientando verso mercati ad alto investimento urbano e immobiliare, dove progettazione del paesaggio, sostenibilità e grandi opere rappresentano driver di domanda. In questa prospettiva si inserisce anche la seconda edizione di Myplant & Garden Middle East, in programma a Dubai nell’ottobre 2026, piattaforma pensata per intercettare un’area geografica in forte espansione e alla ricerca di soluzioni europee ad alto contenuto qualitativo e tecnologico. Myplant è stata una mostra ricca di novità e curiosità in ogni ambito espositivo, un concentrato di proposte innovative pronte a tracciare le rotte del futuro del comparto nella sua interezza. Il percorso MY Innovation (35 aziende selezionate in 12 ambiti di attività) ha sintetizzato la transizione verso un modello produttivo più sostenibile e ad alta intensità tecnologica. Sul piano industriale, infatti, l’edizione 2026 ha messo in luce un’accelerazione degli investimenti in innovazione. Il comparto dei macchinari ha raddoppiato la propria presenza, a testimonianza di una crescente meccanizzazione del settore e di un’evoluzione verso modelli produttivi più efficienti e ‘intelligenti’. Digitalizzazione, sensoristica basata su intelligenza artificiale, risparmio idrico ed energetico, robotica, biostimolanti di nuova generazione e soluzioni per la rigenerazione del suolo delineano un percorso di transizione tecnologica che punta a coniugare sostenibilità ambientale e competitività economica: anche nel florovivaismo, l’innovazione è sempre più considerata leva strutturale di sviluppo e differenziazione sui mercati esteri. La fiera ha presentato una gamma amplissima e diversificata di varietà vegetali, nuove proposte botaniche in termini di forma, colore e adattabilità agli ambienti e ai climi. Parallelamente, numerosissime sono state le proposte di soluzioni innovative per la cura e la nutrizione delle piante e dei terreni, all’insegna della sostenibilità e dell’efficienza. Contemporaneamente, i contenuti emersi nei convegni hanno ribadito una visione del verde come infrastruttura strategica, capace di generare valore economico oltre che benefici ambientali e sociali. Gli investimenti in verde pubblico e privato sono stati letti come fattori di valorizzazione immobiliare, di mitigazione climatica, di tutela idrogeologica e di riduzione dei costi sanitari e ambientali nel medio-lungo periodo. In questa chiave, il florovivaismo si configura non solo come settore produttivo, ma come componente strutturale delle politiche urbane, della rigenerazione territoriale e delle strategie di resilienza. Nel complesso, Myplant & Garden 2026 ha restituito l’immagine di un comparto maturo, solido e orientato all’internazionalizzazione, capace di coniugare tradizione produttiva e innovazione tecnologica. I numeri record di produzione ed export, uniti alla crescente apertura verso nuovi mercati e alla spinta verso la sostenibilità, indicano che il florovivaismo non è soltanto un’eccellenza agricola, ma un sistema economico articolato, con un ruolo sempre più rilevante nelle dinamiche di mercato, industriali e urbane contemporanee.
(Adnkronos) - "E' una bella botta per gli obiettivi che si poneva il Presidente e sicuramente l'agenda economica proposta dall'Amministrazione viene sconvolta perché le tariffe erano state utilizzate chiaramente in violazione dalle norme Costituzionali e quindi invocando uno stato di emergenza, ma di fatto servivano a degli obiettivi economici e politici di altro genere. Quindi vedremo adesso dei cambiamenti forti". Così, conversando con Adnkronos/Labitalia, l'economista Pietro Reichlin, sui possibili effetti della decisione della Corte Suprema che ha stabilito che il presidente Usa, Donald Trump ha violato la legge federale imponendo in modo unilaterale dazi globali. Per Reichlin, professore di Economia alla Luiss 'Guido Carli', innanzitutto "c'è da tenere d'occhio l'andamento del dollaro, probabilmente mi aspetto che ci sarà una discesa. Però immagino anche comunque con una situazione di turbolenza relativa sul mercato dei cambi. Poi vedremo". La decisione della Corte Suprema è arrivata quasi in contemporanea con l'annuncio della visita di Trump in Cina, in programma dal 31 marzo al 2 aprile prossimi. "Trump puntava ad andare in Cina -spiega Reichlin- evidentemente con ben altre aspettative. In questo momento credo che dovranno riflettere, l'Amministrazione dovrà riflettere su quello che dovranno fare con la Cina. Certamente la Cina è uno dei Paesi che aveva reagito in modo più duro all'aumento minacciato delle tariffe e questa resistenza della Cina ha poi prodotto il risultato che quelle tariffe si erano state già abbassate in maniera abbastanza forte. Però comunque l'uso delle tariffe da parte di Trump è parte della sua politica in questo momento. Se questo strumento è svuotato è chiaro che tutta la politica di Trump nei confronti dei partner commerciali dovrà un po' essere rivista", sottolinea l'economista. Ma per lo studioso ora la situazione è aperta a diversi scenari. "Adesso io non so prevedere che cosa succederà. Ma certamente il Presidente potrebbe utilizzare altri strumenti. Ovviamente forse nei confronti della Cina possono essere utilizzati degli strumenti commerciali che sono stati già utilizzati nel passato anche da Biden. Ma io penso che la conseguenza principale di questa decisione della Corte Suprema, piuttosto che con la Cina, sarà riguardo al Canada e tutti i Paesi partner commerciali con cui il governo non può invocare delle motivazioni che hanno a che fare con la sicurezza nazionale", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Meno di 1 italiano su 5 possiede un’auto green (il 17%), ma un italiano su due (il 51%) sta valutando di comprarne una. Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%). Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono il costo elevato (62%) seguito dai tempi di ricarica lunghi (50%). Sono i risultati dell’indagine realizzata da YouGov per Repower, con l’obiettivo di valutare il mercato delle auto elettriche in Italia insieme a conoscenze e abitudini dei cittadini, presentati nel X White Paper, 'La transizione nell’era post ideologica', pubblicato dal gruppo attivo nel settore energetico e della mobilità sostenibile. (VIDEO) Questa edizione del documento rafforza la dimensione di piattaforma di contenuti fruibili in maniera non lineare, andando ad approfondire solo i temi a cui si è più interessati. Ogni capitolo è infatti abbinato, a seconda del tema approfondito, a una puntata di 'Rumors d’Ambiente - Alla ricerca della sostenibilità', il podcast di Repower di cui in primavera è attesa la sesta stagione. Ogni capitolo ospita inoltre una serie di interviste ad esperti per approfondire le molteplici tematiche della mobilità sostenibile: da Francesco Zirpoli, direttore del Center for Automotive and Mobility Innovation all’Università Ca’ Foscari Venezia a Fabio Orecchini direttore del Center for Automotive Research and Evolution all’Università Guglielmo Marconi di Roma, da Vito Di Noto, docente al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Padova, all’architetto e urbanista di fama mondiale Carlo Ratti. “Nel 2025 il mercato delle auto elettriche è tornato a crescere - commenta Fabio Bocchiola, Ceo di Repower Italia nell’introduzione al White Paper - sostenuto da politiche di incentivazione e da una rete di ricarica sempre più capillare. È uno scenario incoraggiante, che restituisce l’immagine di una tecnologia che sta progressivamente uscendo da una fase pionieristica per entrare in una stagione di maturità. Per questo abbiamo deciso di dedicare il tema del White Paper a questo cambio di approccio, che ci conduce in un’era ‘post ideologica’ in cui l’elettrico rappresenta una soluzione che non va scelta solo per una questione di valori o responsabilità, ma perché ha senso come tecnologia matura”. Dall'indagine emerge, poi, che il 50% degli italiani possiede un’auto a benzina, il 35% diesel, il 10% Gpl. L’auto elettrica è poco diffusa: solo il 2% la possiede, come le soluzioni ibride (full hybrid 6%, mild hybrid 5%, gas naturale compresso 3%, plug-in hybrid 2%). Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%), mentre il 18% considera l’acquisto di un veicolo elettrico. Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono - rileva lo studio - il costo elevato (62%), i tempi di ricarica lunghi (50%), la scarsa disponibilità di colonnine di ricarica (47%), l’inadeguatezza per i viaggi lunghi (45%) e l’autonomia limitata (44%). Il livello di conoscenza sul mercato delle auto elettriche è scarso: meno di 1 italiano su 5 si reputa bene informato (17%) e il mezzo di informazione principale è il passaparola (39%). Solo 2 italiani su 10 pensano che ci siano abbastanza colonnine di ricarica per auto elettriche. Ci sono, poi, alcune opinioni contrastanti sulle auto elettriche: 2 italiani su 3 ritendono importante possedere un’auto e sono convinti che le auto elettriche si diffonderanno se miglioreranno le infrastrutture; 1 su 3 crede che il prezzo salirà e che le auto elettriche inquinino più di quelle a benzina, mentre 1 su 2 pensa che necessitino di una manutenzione costosa e complicata.