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(Adnkronos) - Il boss incaricato di piazzare il petrolio russo nello scacchiere dei Paesi 'amici' di Putin non stappa lo champagne, ma quasi, per i risvolti positivi della guerra contro l'Iran sulle sue vendite di greggio. Mercante di petrolio, a capo delle navi fantasma abbordate dai soldati francesi e colpite dai droni ucraini, Etibar Eyyub è tornato in pista con nuove e redditizie commesse, scrive il Wall street journal. Se le sanzioni americane contro il suo principale cliente, la compagnia statale russa Rosneft, per il conflitto in Ucraina avevano spinto l’India a ridurre drasticamente l'import lasciando milioni di barili di petrolio russo invenduto, adesso le raffinerie indiane e cinesi stanno smaltendo quei carichi per compensare le forniture bloccate nello Stretto di Hormuz per il conflitto in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno infatti concesso a New Delhi una deroga di 30 giorni per acquistare il petrolio russo e potrebbero estendere la misura anche ad altri paesi. Gran parte di quel greggio è sotto il controllo del trader 47enne azero, incaricato di trovare - insieme all'ad di Rosneft Igor Sechin - acquirenti per oltre 50 miliardi di dollari di greggio e carburante all’anno. “Non stiamo ancora stappando lo champagne perché nessuno sa dove ci porterà questa guerra”, ha detto un alto funzionario di Rosneft. “Ma - rileva - le nostre esportazioni sono aumentate in modo sostanziale in un periodo di tempo molto breve”. Quindi la Russia che nelle valutazioni degli analisti "avrebbe dovuto tagliare la produzione a causa del calo della domanda, ora invece si appresta a incassare una manna", si osserva sul Wsj. Solo nelle ultime due settimane, l’India ha acquistato più di 30 milioni di barili di petrolio da consegnare questo mese e il prossimo, con ulteriori accordi che dovrebbero essere conclusi nei prossimi giorni, scrive ancora il quotidiano citando fonti vicine al dossier. La maggior parte di queste operazioni sarebbe gestita da Eyyub e dai suoi soci. Accordi che riporterebbero l'import indiane da Mosca ai livelli pre-Ucraina e ridurrebbero notevolmente l'eccesso di offerta di 150 milioni di barili di petrolio russo che si era accumulato per lo stop delle vendite dopo l'attacco a Kiev. "La Russia è pronta a garantire un aumento dell'offerta sul mercato", ha sottolineato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Secondo fonti occidentali, la dipendenza di Mosca dalla rete di esportazione di petrolio di Eyyub sarebbe una vulnerabilità ma "finché lo Stretto di Hormuz rimane chiuso - si osserva sul Wsj - l’unico modo per far sì che le forniture globali di petrolio si avvicinino a soddisfare la domanda è che il greggio russo da lui gestito raggiunga i mercati mondiali". Intanto, le riserve di asset internazionali (valute estere, oro e diritti speciali di prelievo) in Russia sono aumentate di un miliardo di dollari, dello 0,1 per cento, in una settimana, arrivando il 13 marzo a 803,2 miliardi di dollari, ha reso noto la Banca centrale. Questo è avvenuto "soprattutto a causa di una rivalutazione positiva" del fondo congelato per effetto delle sanzioni introdotte dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina.
(Adnkronos) - Con l’esplosione del conflitto in Iran i prezzi della benzina e del diesel sono aumentati non solo in Italia, ma in tutta Europa. Facile.it ha esaminato gli ultimi dati disponibili della Commissione Europea (aggiornati al 9 marzo) confrontandoli con quelli pre-conflitto (aggiornati al 23 febbraio) scoprendo che in realtà i rincari registrati in Italia (5,5% per la benzina e 9,8% per il diesel all’epoca delle rilevazioni) sono, percentualmente, tra i più bassi dell’Eurozona. Guardando al prezzo della benzina, al primo posto si posiziona la Germania, dove l’incremento, nelle date di rilevazione, risultava pari al 13,8%, seguita da Austria (13,2%) e Finlandia (12,5%). In Spagna il prezzo medio è cresciuto dell’8,8%, mentre in Francia si è fermato al 7,8%. Fa peggio dell’Italia anche la Grecia con un +6,6%, mentre nel nostro Paese l’incremento, come detto, è risultato pari al 5,5%, valore che fa mette il Bel Paese al dodicesimo posto nella classifica dell’Eurozona. Gli aumenti più contenuti sono stati rilevati invece in Slovenia (1,1%), Slovacchia (0,9%) e Irlanda (0,5%). Guardando ai valori medi alla pompa nell’ultima rilevazione della Commissione Europea, rispetto alla benzina al primo posto ci sono i Paesi Bassi (2,172 euro al litro), seguiti da Germania (2,075 €/litro) e Finlandia (1,926 €). L’Italia si posiziona all’ottavo posto tra i Paesi dell’Eurozona. Analizzando il prezzo del diesel, l’aumento più consistente è stato rilevato, anche in questo caso, in Germania (24,8%). Seguono l’Austria, dove l’aumento è stato del 22,8% e l’Estonia con un +21,4%. Alla data di rilevazione, l’Italia occupava la quattordicesima posizione con un rincaro del 9,8%. Hanno registrato incrementi più alti di noi nazioni come la Francia (18,4%), la Grecia (17,2%) e la Spagna (15,6%), mentre in fondo alla classifica si confermano, anche per il prezzo del diesel, la Slovacchia (1,1%), l’Irlanda (0,6%) e la Slovenia (0,2%). Guardando al prezzo medio alla pompa, anche per il diesel il podio non cambia; al primo posto ci sono i Paesi Bassi (2,255 €/litro), seguiti da Germania (2,163 €/litro) e Finlandia (2,042 €/litro). L’Italia si posiziona al settimo posto. "I dati rilevati dalla nostra analisi -spiegano da Facile.it- raccontano uno scenario che già al 9 marzo evidenziava notevoli differenze fra gli Stati. Vista la diversa tempistica usata nelle varie nazioni per la raccolta dei dati, questi sono gli ultimi numeri confrontabili ma sappiamo già, almeno per l’Italia, che i nuovi valori saranno maggiori".
(Adnkronos) - Misurare il valore generato dalle attività di stakeholder engagement per imprese e comunità locali, dimostrando che la Just Transition è un percorso che conviene al territorio e imprese. È questo l'obiettivo dell’Engagement Value Index, il Report con cui A2A ha misurato gli impatti generati sui territori, con Sda Bocconi School of Management e sul business, con il contributo di Teha (The European House – Ambrosetti), proponendo due indici complementari. Lo studio, basato sul programma di dialogo e ascolto annuale sviluppato da A2A nelle aree in cui è presente, rivela che il coinvolgimento degli stakeholder migliora la qualità della relazione con l’azienda di quasi il 30% e che, nell’80% dei casi, i benefici reputazionali si riflettono sull’intera organizzazione. Le iniziative di engagement favoriscono la condivisione delle conoscenze e facilitano la nascita o il rafforzamento di sinergie tra attori diversi su tematiche che richiedono un approccio cooperativo. Oltre il 75% dei partecipanti allo studio dichiara di sentirsi più motivato e sicuro nella propria capacità di contribuire concretamente alla transizione sostenibile e il 65% si dichiara intenzionato a riprendere o consolidare i contatti con altri partecipanti per avviare progetti in ambito sostenibilità. In apertura dell’evento, tenutosi nella sede di Assonime è intervenuto Roberto Tasca, Presidente di A2A e Stefano Firpo, Direttore Generale di Assonime. “Il coinvolgimento degli stakeholder è una leva strategica nel perseguimento della Just Transition ma affinché sia realmente efficace deve essere integrato sistematicamente nei processi decisionali e nella cultura aziendale” commenta Roberto Tasca, Presidente di A2A. “Nel nostro Gruppo, dal 2015 il Comitato Esg e Rapporti con i Territori affianca il Consiglio di Amministrazione nella definizione delle iniziative di engagement e, nel 2022 ha promosso la redazione di una policy strutturata che ne definisce il quadro strategico e operativo. L’impegno a misurare gli effetti di questi processi sull’azienda e sui territori coinvolti è per noi una conseguenza naturale. I ritorni sono tangibili nel dialogo e nella partecipazione ma abbiamo voluto valutare impatto concreto e capacità di empowerment che abilitano. Per questo abbiamo accolto con partecipazione le ultime linee guida emanate dal Comitato per la Corporate Governance, che mirano a rafforzare il ruolo del board nella definizione delle strategie di ascolto e coinvolgimento degli stakeholder. Ci riconosciamo in queste indicazioni che confermano l’importanza degli strumenti di engagement per la creazione di valore a lungo termine e la centralità del dialogo per innescare dinamiche di sinergia per lo sviluppo sostenibile”. Nel suo intervento, Stefano Firpo Direttore Generale di Assonime ha sottolineato come: “Il dialogo con tutti gli stakeholder rilevanti è diventato un asse portante del modello di impresa contemporaneo e costituisce uno strumento essenziale per una creazione di valore che tenga conto della sostenibilità ambientale e sociale. Le analisi di Assonime mostrano un impegno crescente delle imprese in questa direzione ma anche l’esigenza di rafforzare l’integrazione del dialogo con gli stakeholder nella definizione delle strategie e del modello di business. In questo senso va la raccomandazione del Comitato per la Corporate Governance dello scorso dicembre che invita le società quotate ad adottare una specifica “politica di stakeholder engagement” nella quale il consiglio di amministrazione svolge una funzione fondamentale di indirizzo e di monitoraggio”.