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(Adnkronos) - "Una sola semplice parola" e la rete di oleodotti sull'isola di Kharg, strategica per l'export dell'Iran, sarà "distrutta". Questa la nuova minaccia a Teheran del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, secondo cui gli Usa avrebbero colpito più di settimila obiettivi in tutto il Paese dall'inizio dell'operazione militare lo scorso 28 febbraio e distrutto 100 imbarcazioni. La campagna militare statunitense "è proseguita a pieno ritmo negli ultimi giorni'', ha affermato, sostenendo che "le capacità militari dell'Iran sono state letteralmente annientate, l'aeronautica non esiste più, la marina non esiste più, molte navi sono state affondate". Trump ha aggiunto che "abbiamo ottenuto una riduzione del 90% nei lanci di missili balistici e una riduzione del 95% negli attacchi con droni". Inoltre, ha proseguito, gli Stati Uniti hanno distrutto più di 30 navi posamine e che la capacità dei droni iraniani si sta "riducendo quasi a zero". L'Iran è una "tigre di carta", ha continuato parlando alla Casa Bianca e minimizzando la minaccia proveniente dalla Repubblica islamica. "Quella con cui abbiamo a che fare ora è una tigre di carta", ha detto Trump aggiungendo che "non era una tigre di carta due settimane fa". A proposito della coalizione che Washington vorrebbe creare per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, "numerosi Paesi mi hanno detto che sono in arrivo. Alcuni sono molto entusiasti, altri meno. Alcuni sono Paesi che abbiamo aiutato per moltissimi anni. Li abbiamo protetti da terribili minacce esterne, eppure non si sono mostrati così entusiasti. E il livello di entusiasmo è importante per me". "Dopo 40 anni che vi proteggiamo, non volete essere coinvolti in qualcosa di così insignificante, in cui verranno sparati pochissimi colpi perché (gli iraniani, ndr) non ne hanno più a disposizione? Ma loro hanno risposto: 'Preferiamo non essere coinvolti' ", ha aggiunto Trump, riferendosi ai Paesi che non sarebbero disponibili a inviare navi da guerra nello Stretto. Alla domanda su un eventuale ruolo della Francia, il tycoon ha replicato "penso che aiuterà" e confermato di aver avuto ieri un colloquio telefonico con Emmanual Macron. "Su una scala da 0 a 10, lui è stato da 8. Non la perfezione, ma è la Francia, non ci aspettiamo la perfezione", ha detto il capo della Casa Bianca. Trump si è poi detto "molto sorpreso" che il Regno Unito non voglia partecipare alla guerra contro l'Iran. Il leader Usa è poi tornato ad accusare diversi alleati di aver rifiutato di prendere parte alle operazioni militari contro la Repubblica islamica. "Ho detto: non volete farlo? Noi siamo stati con voi. Siamo il vostro alleato più antico e spendiamo molti soldi per la Nato e per tutte queste cose per proteggervi", ha aggiunto il presidente americano, riferendosi sempre al Regno Unito. Trump ha poi spiegato di aver chiesto ad altri Paesi di fornire il loro aiuto nello Stretto "non perché abbiamo bisogno di loro, ma perché voglio vedere come reagiscono". Il presidente americano ha quindi ribadito nel corso della conferenza stampa tenuta oggi quanto affermato altre volte, cioè che gli Stati Uniti proteggono sempre gli altri Paesi ma questi non lo fanno a loro volta quando è il momento del bisogno. "Ho sempre pensato che questa fosse una debolezza della Nato, il nostro compito era proteggerli", ha affermato."Ma ho sempre detto che, quando avremo bisogno di aiuto, loro non ci proteggeranno", ha aggiunto, per poi però puntualizzare che "questo non è un bisogno". "Abbiamo costruito il più grande esercito del mondo e proteggiamo le persone". "Se avessimo bisogno delle loro navi posamine o di qualsiasi altra cosa, di qualsiasi mezzo che potrebbero avere a causa di una situazione in cui si trovano, dovrebbero venire subito ad aiutarci perché noi li abbiamo aiutati per anni". Alla domanda infine su quali Paesi sosterranno gli sforzi degli Stati Uniti in Iran, Trump ha reso noto che il Segretario di Stato Marco Rubio farà presto un annuncio, e che alcuni Paesi sono vicini all'area e altri più lontani. "Non sappiamo" se "effettivamente" l'Iran abbia posato mine nelle acque dello Stretto di Hormuz, ma qualora lo facesse sarebbe "una forma di suicidio" da parte di Teheran, ha poi aggiunto il tycoon. "Non sappiamo se sia vivo o morto", ha poi detto a proposito della nuova Guida Suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei. "Dirò questo, nessuno l'ha visto e questo fatto è inusuale", ha proseguito. "Non sappiamo chi sia il loro leader. Ci sono persone che vogliono negoziare. Non abbiamo idea di chi siano", ha aggiunto il capo della Casa Bianca. "Israele non lo farebbe. Israele non lo farebbe mai", ha poi risposto Trump a chi gli chiedeva di commentare le parole del suo consigliere sull'intelligenza artificiale, David Sacks, favorevole a proclamare rapidamente vittoria contro l'Iran, pena il rischio di rimanere invischiati in un conflitto prolungato in cui Israele potrebbe benissimo usare l'arma nucleare. "Hezbollah è un grande problema", ha poi replicato quando gli è stato chiesto se appoggiasse l'operazione di terra condotta da Israele nel sud del Libano per colpire il gruppo sostenuto dall'Iran. "Vengono eliminati rapidamente", ha aggiunto Trump parlando con i giornalisti. Trump ha affermato di aver parlato con i leader israeliani in merito all'offensiva di terra lanciata dalle Idf nel sud del Libano. Sul fronte dei carburanti, Trump prevde che "i prezzi del petrolio scenderanno molto, molto rapidamente" dopo la fine della guerra, "e così anche l'inflazione". "Molto più importante dei prezzi del petrolio a breve e persino a lungo termine è il fatto che non si può permettere al Paese più violento e spietato degli ultimi 50 anni di possedere un'arma nucleare", ha detto Trump riferendosi all'Iran.
(Adnkronos) - “La guerra nel Golfo Persico sta producendo un effetto immediato sui cantieri italiani. Dopo due settimane di conflitto, molte imprese stanno già registrando aumenti significativi dei costi operativi e delle materie prime. Se questo scenario dovesse protrarsi, il rischio è che una parte rilevante dei lavori del Pnrr entri in una fase di forte rallentamento”. Lo dichiara all'Adnkronos/Labitalia Giovanni Pelazzi, presidente di Argenta Soa, società organismo di attestazione che certifica le aziende per la partecipazione alle gare pubbliche, commentando i risultati della survey condotta su 330 imprese con attestazione Soa, impegnate nella realizzazione dei cantieri Pnrr. “Il 21% delle imprese intervistate - spiega - dichiara che i margini economici sulle opere Pnrr potrebbero essere gravemente compromessi dai nuovi rincari dei materiali e dell’energia. E' un segnale molto serio, perché significa che una parte delle aziende rischia di trovarsi a realizzare lavori con margini praticamente azzerati. Il 18% delle imprese intervistate teme di dover sospendere i lavori entro l’estate se non verrà introdotto rapidamente un nuovo meccanismo di compensazione automatica dei prezzi. E' un dato che segnala quanto la tensione finanziaria nei cantieri sia già molto elevata”. “La preoccupazione - sottolinea - più citata dalle imprese — indicata dal 30% del campione — riguarda i vincoli contrattuali e temporali del Pnrr: in molti casi i lavori non possono essere sospesi senza rischiare la perdita dei finanziamenti europei, anche quando i costi stanno diventando insostenibili. Dalla nostra rilevazione emerge un quadro molto chiaro: le imprese si trovano strette in una tenaglia tra contratti firmati con prezzari ormai superati e un nuovo shock inflazionistico che sta colpendo energia, trasporti e materiali da costruzione. Alcune voci di costo stanno già aumentando rapidamente: secondo alcune rilevazioni Ance il bitume ha registrato rincari intorno al +50%, i carburanti per i cantieri circa +20%, mentre tubazioni e materiali plastici sono saliti di circa +30%”. “Con i costi che salgono e i pagamenti della pubblica amministrazione che spesso arrivano dopo molti mesi - avverte Pelazzi - fabbisogno di capitale circolante aumenta rapidamente. In queste condizioni, alcune aziende rischiano di non riuscire a sostenere economicamente i cantieri. Il problema è che molti appalti Pnrr sono stati aggiudicati negli anni scorsi con prezzi completamente diversi da quelli attuali. Le imprese stanno eseguendo lavori con margini che si stanno rapidamente assottigliando o, in alcuni casi, diventando negativi.” “E' vero - dice - che la normativa sugli appalti pubblici prevede meccanismi di revisione dei prezzi introdotti con il Decreto Aiuti e rafforzati dalla Legge di Bilancio 2026. Tuttavia, in molti casi gli adeguamenti riconosciuti coprono solo una parte degli aumenti e, per alcune opere, esiste un limite massimo intorno al 35%. Se i costi dei materiali salgono oltre queste soglie – come sta già accadendo su alcune lavorazioni – il rischio economico torna completamente sulle imprese”. “Le aziende con attestazione Soa - ricorda - sono il motore operativo dei lavori pubblici italiani: costruiscono strade, ferrovie, infrastrutture energetiche e opere strategiche finanziate dal Pnrr. Se queste imprese entrano in difficoltà finanziaria, l’impatto si trasmette immediatamente a tutta la filiera delle costruzioni”. Per il presidente di Argenta Soa il punto decisivo è la durata del conflitto: “Due settimane fa molti osservatori pensavano a una crisi breve. Oggi lo scenario sta cambiando. Se la guerra dovesse protrarsi per mesi, il nuovo shock inflazionistico rischia di trasformarsi in un problema strutturale per i cantieri italiani. Il paradosso è che i fondi ci sono, i progetti ci sono e i cantieri sono aperti. Ma se i costi continuano a salire e i contratti restano fermi ai prezzi del passato, le imprese saranno costrette a lavorare in perdita. E nessun sistema industriale può reggere a lungo una situazione del genere”. Secondo Pelazzi il rischio non riguarda soltanto la redditività delle aziende, ma la tenuta complessiva del cronoprogramma del Pnrr: "Il sistema dei lavori pubblici è entrato nella fase più delicata del Piano. Le risorse PNRR devono essere utilizzate entro il 31 agosto 2026 e proprio in questi mesi si concentra la fase esecutiva di migliaia di cantieri. Se i costi continuano a crescere e le imprese si trovano senza margini finanziari, il rischio concreto è che una parte dei lavori rallenti o venga sospesa”. “La partita del Pnrr - dice - si gioca nei prossimi mesi. Senza interventi rapidi sui meccanismi di revisione prezzi e sulla liquidità delle imprese, il rischio è che proprio nel momento decisivo del Piano si creino le condizioni per rallentamenti diffusi nei cantieri e difficoltà di chiudere alcuni lavori entro i tempi previsti”.
(Adnkronos) - “Biae è la prima banca interamente focalizzata nel settore delle energie alternative e della transizione energetica ed ecologica. Siamo controllati al 100% da Banca del Fucino e tutte le nostre iniziative mirano a sostenere la transizione”. Così Carlo Cavallero, Direttore Generale della Banca Italiana per l'Ambiente e per l'Energia, illustra il core business di Biae nata a ottobre 2025 e per la prima volta al Key - The Energy Transition Expo, l’evento di riferimento per la transizione energetica in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo, organizzato da Italian Exhibition Group (Ieg), dal 4 al 6 marzo, presso la Fiera di Rimini. (Video) “È per noi un grande piacere essere a Key - afferma Cavallero - Vogliamo comunicare alle aziende che rappresentiamo il loro supporto per ogni necessità legata al mondo dell'energia. Assistiamo sia le imprese che realizzano impianti, sia quelle che si occupano di sviluppo: vogliamo essere protagonisti in questo settore affiancando tutti gli operatori”. Il dg si sofferma poi sulla struttura di Biae. “Sono due le direzioni: la direzione Green Lending, che eroga prodotti e servizi tipicamente bancari come finanziamenti e linee di liquidità, e la direzione Green Advisory. In quest'ultima - spiega - offriamo servizi di consulenza e siamo in grado di accompagnare le imprese nei loro investimenti, aiutandole, ad esempio, a trovare partner o acquirenti, o rispondendo a qualsiasi altra esigenza legata al mercato dell'energia”.