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(Adnkronos) - E' morto Bruno Contrada, l'ex dirigente di Polizia ed ex numero tre del Sisde. L'ex 007 è stato per venti giorni in ospedale per una polmonite, nella notte il decesso a casa. Aveva 94 anni. Contrada era stato arrestato nel 1992 per concorso esterno in associazione mafiosa e condannato nel 2006 a 10 anni. La Corte europea dei diritti dell'uomo condannò l'Italia per la mancata concessione dei domiciliari e nel 2017 e quindi la Cassazione dichiarò ineseguibile la sentenza di condanna. "Io ho 92 anni e non penso che mi resti ancora molto da vivere, ma non aspetto la morte con timore o paura. E sa perché? Perché io sono già morto dentro, quella mattina del 24 dicembre del 1992. Quando una decina di uomini della Dia vennero ad arrestarmi a casa mia, davanti a mia moglie Adriana e a mio figlio poliziotto". Così disse Contrada all'Adnkronos in una delle sue ultime interviste, due anni fa. L'ex 007 è morto la notte scorsa nella sua abitazione, dove era tornato dopo 20 giorni trascorsi in ospedale per una brutta polmonite. Da cui non si è più ripreso. Parlando del suo arresto, avvenuto alla vigilia di Natale del 1992, nella intervista disse: "Quel giorno oltre a togliermi la libertà, si presero anche la mia dignità, di uomo dello Stato. Di funzionario che ha servito lealmente l'Italia...". Una vicenda giudiziaria molto lunga e tortuosa, oltre che altalenante, terminata con la sentenza della Corte europea per i Diritti dell'Uomo di Strasburgo, secondo cui Contrada non doveva essere né processato né condannato perché, all’epoca dei fatti a lui contestati, il reato di concorso in associazione mafiosa non era “chiaro né prevedibile”. In primo grado Bruno Contrada, alla vigilia di Pasqua del 1996, fu condannato a dieci anni di carcere, ma la sentenza fu ribaltata in appello e l'ex 007 venne assolto. Poi, il colpo di scena in Corte di Cassazione. I giudici con l'ermellino annullarono l’assoluzione con rinvio ed il processo tornò alla Corte d’appello di Palermo che, il 25 febbraio del 2006, confermò la condanna in primo grado a dieci anni. Sentenza diventata definitiva nel 2007 e Bruno Contrada, che era stato sottoposto a una lunga custodia cautelare in carcere, ritornò prima in cella e poi ai domiciliari per riconosciuti motivi di salute. Il 7 luglio del 2017 la decisione della Corte di Cassazione per la quale la sentenza di condanna è "ineseguibile e improduttiva di effetti penali". "Dopo la decisione della Corte di giustizia europea e della Cassazione mi è stato restituito tutto da un punto di vista giudiziario, amministrativo e burocratico. Ma non mi sono stati ridati otto anni di privazione della mia libertà, la distruzione della mia carriera, l'umiliazione e la devastazione della mia famiglia, oltre che le tante umiliazioni subite. Le ferite morali ricevute, inguaribili e indimenticabili", diceva. "Sa, io non ho mai provato il sentimento dell'odio e neppure adesso lo provo, verso nessuno. Neppure verso coloro che con consapevolezza e perfidia mi hanno colpito. Conosco, però, e tuttora permane in me il sentimento del disprezzo, specie per gli uomini delle istituzioni che nella mia vicenda, umana e giudiziaria, non hanno compiuto il loro dovere...". Ma cosa accadde quella mattina del 24 dicembre di 34 anni fa? "E' stato l'inizio della fine - raccontava Bruno Contrada - Iniziarono a battere contro la porta gridando 'Aprite, polizia!'. Erano da poco passate le sette del mattino e alla mia porta si presentarono decine di uomini della Dia, alcuni in divisa e altri in borghese. Iniziarono a rovistare ovunque, sequestrarono persino la pistola d'ordinanza di mio figlio poliziotto, che era in casa. Ancora mi chiedo il perché... Negli stessi istanti buttarono giù la porta anche a mia sorella che abitava a Roma. La scena è questa. Io cercavo di capire cosa stesse accadendo. In quei momenti sono morto. E le posso assicurare che la morte civile, morale forse è anche peggio della morte fisica di un essere umano. Le ferite fisiche possono guarire ma quelle morali sono inguaribili". Poi, Contrada ricordava poi che nella ordinanza di custodia cautelare firmata dall'allora gip Sergio La Commare "c'era scritto che mi avrebbero dovuto trasferire nel carcere militare di Palermo, peccato che fosse chiuso... Così mi portarono con un Falcon dei Servizi Segreti al carcere militare di Forte Boccea a Roma. Lì ci rimasi per due anni, sette mesi e 7 giorni, fino all'apertura del processo - dice ricordando perfettamente tutte le date -. Quando iniziò il dibattimento fui trasferito al carcere militare di Palermo che fu riaperto solo per me. Ero in totale solitudine". E parlando del gip sottolinea anche che "quel gip fece un copia e incolla con la richiesta di arresto, in 24 ore. Compresi gli errori di ortografia...". Come lo trascorreva il tempo Bruno Contrada in carcere? "Leggevo tutti gli atti processuali - rispose nella interviste - faldoni su faldoni, carte processuali. Ma leggevo anche molti libri, soprattutto libri di storia e saggi di politica". Chi gli rimase vicino? "Non posso dire che i miei colleghi mi abbandonarono - dice - alcuni mi sono stati veramente molto vicini con lettere in cui mi dicevano che avevano piena fiducia in me. Di altri si sono perse le tracce, o per indifferenza o per paura di essere 'coinvolti' o accusati di non so cosa... Ma io non ci rimasi male - aggiunge - ritengo che non difettasse in me la conoscenza della natura umana". Ricordava anche che in due anni di processo ("che durò più del maxiprocesso con quasi 500 imputati") furono sentiti 250 testimoni di cui 141 uomini delle istituzioni tra cui 5 capi della polizia, dunque direttori del Sisde, 4 alti commissari antimafia e una ventina di prefetti, oltre a una trentina di questori, ufficiali dei carabinieri o della guardia di finanza. "Sono stati citati da me non solo a mia difesa ma a difesa della verità...", diceva. Ma non era servito per evitare la condanna a 10 anni in primo grado. Poi il ricorso in appello. Con l'assoluzione. "E nonostante il parere favorevole del Pg della Cassazione per la conferma della sentenza - ricordava Contrada nella intervista all'Adnkronos - i giudici annullarono la sentenza e rinviarono il processo a un'altra sezione della Corte d'appello". Che confermò la condanna a dieci anni. Ribadita dalla Cassazione il 10 maggio del 2007. All'indomani Contrada si presentò al carcere militare di Santa Maria Capua a Vetere dove rimase fino al 25 luglio del 2008. Poi andò ai domiciliari per motivi di salute fino al 2012. La notte scorsa è morto nella sua abitazione, dopo 20 giorni di agonia per una polmonite. (di Elvira Terranova)
(Adnkronos) - Floky, pmi innovativa bresciana, è la prima azienda al mondo ad aver creato un manicotto biomeccanico su tessuto che riduce del 30% le vibrazioni sul braccio generate dall’impatto della racchetta con la pallina giocando a padel. La sua prima ricerca scientifica mai realizzata sul padel segna un nuovo standard per l’innovazione sportiva data-driven. Grazie a questo approccio, negli ultimi tre anni il fatturato dell’azienda è cresciuto di dieci volte, passando da 700 mila euro nel 2023 a 7 milioni nel 2025, con una presenza commerciale in oltre 55 Paesi nel mondo In effetti il padel è uno degli sport più praticati e in più rapida espansione al mondo: 1,5 milioni di giocatori in Italia, 20 milioni in Europa e 35 milioni a livello globale, ma alla crescita dei praticanti si accompagna però un aumento degli infortuni da sovraccarico dell’arto superiore: polso, gomito e spalla sono le aree più colpite, con epicondilite e tendinopatie tra le problematiche più frequenti e una media di 2,75 infortuni ogni 1.000 ore di gioco. "Per noi - osserva Marco Coffinardi, fondatore e ceo di Floky - era fondamentale avere una validazione oggettiva. I nostri prodotti poggiano sempre su basi scientifiche solide che forniscono evidenze misurabili. Studiamo il problema, progettiamo la soluzione su basi biomeccaniche e solo dopo realizziamo il dispositivo. E' un approccio ingegneristico, non estetico. Cuore del modello è la tecnologia brevettata Floky, che trasforma il tessuto in un dispositivo attivo capace di intervenire su prevenzione, recupero e performance". "Il valore - aggiunge Roberto Nembrini, co-founder e cso di Floky - risiede nel beneficio reale che i nostri prodotti generano. Beneficio che non è una promessa astratta, ma un parametro verificabile. Prevenzione degli infortuni, supporto biomeccanico, recupero più efficiente e miglioramento della performance sono dimensioni che Floky misura e valida attraverso studi e test. Quello che promettiamo si avvera. Ed è proprio questo il nostro principale driver di crescita".
(Adnkronos) - Zcs Azzurro è presente a Key – The Energy Transition Expo 2026, uno degli appuntamenti di riferimento per il settore delle energie rinnovabili, in programma a Rimini dal 4 al 6 marzo. Il marchio di Zucchetti Centro Sistemi (Zcs) espone al Padiglione D3/Stand 300, per celebrare i primi 10 anni di attività nel settore fotovoltaico e l’evoluzione della propria visione industriale e tecnologica. A Key 2026, Zcs Azzurro presenta il proprio concetto di ecosistema energetico integrato che unisce fotovoltaico, accumulo, stazioni di ricarica e pompe di calore in un’unica architettura coordinata. Un approccio pensato per rispondere alle esigenze di impianti industriali, commerciali e residenziali, ottimizzando la gestione dell’energia in modo semplice ed efficace. Cuore del sistema è Zcs Azzurro Hub che, grazie all’intelligenza artificiale, governa i flussi energetici utilizzando l’energia prodotta nel momento e nel luogo in cui serve davvero. Il risultato è una maggiore autonomia, una riduzione dei costi e degli sprechi e un utilizzo più consapevole dell’energia, con benefici concreti anche in termini di sostenibilità ambientale. Il 2026 segna un passaggio chiave per Zcs Azzurro con l’avvio del progetto Made in Europe su alcuni modelli di inverter di grande potenza. Una scelta che valorizza qualità industriale e innovazione tecnologica, in linea con le più recenti normative europee. All’interno di questo progetto si inserisce un importante progetto di reshoring: nei primi mesi del 2026, Zcs Azzurro riporterà in Italia (Toscana) alcune linee di produzione e assemblaggio della gamma Zcs Azzurro. Un investimento strategico che consente di rafforzare competenze, processi industriali e standard qualitativi, contribuendo al rilancio della manifattura europea nel settore delle energie rinnovabili. Il decimo anniversario di attività di Zcs Azzurro rappresenta una tappa significativa in un percorso di crescita costante, costruito su un Heritage industriale di oltre 40 anni di Zucchetti Centro Sistemi. In questi anni, Zcs Azzurro ha consolidato il proprio posizionamento puntando su affidabilità, qualità dei prodotti e centralità del servizio post-vendita, oggi elementi sempre più determinanti nelle scelte di installatori e operatori del settore fotovoltaico. All’interno di questo percorso di crescita si inserisce il restyling del logo Zcs Azzurro. Una nuova identità visiva che nasce come naturale conseguenza dell’evoluzione del brand: dieci anni di esperienza nel fotovoltaico, un rafforzamento del posizionamento internazionale e una visione sempre più orientata al futuro dell’energia. Il nuovo logo interpreta in chiave contemporanea solidità, innovazione e visione europea, accompagnando Zcs Azzurro in una nuova fase di sviluppo e consolidamento nel panorama delle energie rinnovabili. Zcs Azzurro, brand della Green Innovation Division di Zucchetti Centro Sistemi Spa, consolida il proprio posizionamento nel mercato dei sistemi fotovoltaici intelligenti, contribuendo attivamente alla transizione energetica attraverso soluzioni integrate per i settori residenziale, commerciale e industriale. L’offerta comprende inverter di ultima generazione, sistemi di accumulo, soluzioni Bess per applicazioni C&I e industriali, stazioni di ricarica per veicoli elettrici e piattaforme avanzate di monitoraggio. Un ecosistema energetico completo, progettato per ottimizzare l’autoconsumo, migliorare la gestione dei flussi energetici e supportare la stabilità della rete. Grazie all’intelligenza “Zcs inside”, gli impianti garantiscono controllo evoluto, efficienza operativa e riduzione dell’impatto ambientale, offrendo a imprese e privati una gestione dell’energia sempre più autonoma e consapevole.La crescita in numeri: 12 Partner Tecnologici; 30 Partner Commerciali ; 5.000 Installatori Certificati ; Oltre 1.000.000 di impianti installati ; Oltre 7 GW di potenza installata ; Oltre 2,5 GWh di capacità di storage installata. Zcs Azzurro conferma così il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni energetiche innovative, efficienti e sostenibili, al servizio di un futuro sempre più elettrico e intelligente.