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(Adnkronos) - "La sostenibilità è un argomento molto diffuso nel nostro settore e sono tanti gli approcci che un'azienda può mettere in campo per essere sostenibile. Si può investire nelle nuove tecnologie, così come in quelle del futuro, che magari oggi vedono un utilizzo limitato ma, allo stesso tempo, creano progettualità, visione, esperienza per il futuro. Vi è poi la necessità di investire in tecnologie ecosostenibili, già pronte e utilizzabili su larga scala, le quali, unitamente a flussi intermodali e multimodali, consentono di approcciare la decarbonizzazione sin da subito”. Così Francesco Casilli, amministratore delegato di Casilli Enterprise, intervenendo al panel ‘Sostenibilità e made in Italy tra obiettivi pubblici ed esigenze delle imprese’ alla quinta edizione di LetExpo a Verona, la manifestazione dedicata a trasporti, logistica e servizi alle imprese che riunisce istituzioni, aziende e operatori del settore, targata Alis - Associazione logistica dell'intermodalità sostenibile. “Noi del gruppo Casilli da sempre abbiamo investito su entrambi i binari: da un lato utilizziamo veicoli full electric per la trazione pesante e per la refrigerazione, non soltanto quindi per l'ultimo miglio. Guardiamo inoltre già con interesse all'idrogeno. Dall'altra parte utilizziamo ogni giorno anche biocarburanti con Hvo e BioLng. Da un lato spingiamo per l'evoluzione delle nuove tecnologie e dall'altro non demonizziamo le tecnologie che possono essere utilizzate su larga scala nel quotidiano - precisa Casilli - La sostenibilità diventa credibile quando è misurabile. Nel caso dei biocarburanti non esiste una procedura condivisa per la rendicontazione dei biocarburanti, da qui nasce l’idea del nostro Dipartimento sostenibilità di crearne una. L’abbiamo poi sottoposta alla validazione di uno dei principali enti di certificazione a livello mondiale, Sgs, e con questo passaggio abbiamo aperto un nuovo scenario anche con la committenza, perché possiamo legare il dato ambientale a dei contratti e ad accordi commerciali strutturati”. “Se non si stipulano questo genere di accordi commerciali di lungo o medio periodo con la committenza, non si può parlare di visione e progettualità comuni - conclude - Non si può pensare di lavorare con contratti di 1 o 2 anni nei quali magari non c’è nemmeno il concetto della sostenibilità integrata nei modelli contrattuali. Questo crea, ad oggi, una difficoltà enorme nell'approccio alle nuove tecnologie e agli investimenti che un'azienda deve fare. La nostra procedura consente di avere un'allocazione certa del biocarburante utilizzato per ogni singolo nostro cliente, con la conseguente riduzione di Co2, rendicontabile all'interno dei bilanci di sostenibilità delle aziende nostri clienti. Riteniamo che questa sia una delle procedure che magari, nel tempo, possa abbracciare in modo più ampio non soltanto la nostra ma anche altre organizzazioni”.
(Adnkronos) - Sta per partire l’ottava edizione del corso di formazione per gestori di rifugi di montagna, un’iniziativa volta a specializzare una figura essenziale per il settore turistico delle aree alpine. Protagonista dell’iniziativa è Apf Valtellina, ente speciale della Provincia di Sondrio accreditato per la formazione professionale, che conferma il proprio ruolo di centro di riferimento per le professioni della montagna. Il corso è realizzato in collaborazione con Ersaf-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste. La provincia di Sondrio rappresenta uno dei contesti montani più rilevanti della Lombardia per estensione, attrattività turistica e tradizione alpinistica. Investire nella formazione dei gestori significa sostenere la qualità dell’offerta turistica, rafforzare la competitività delle strutture in quota e contribuire alla crescita economica e occupazionale del territorio. L’obiettivo è incrementare le competenze di chi intende lavorare in quota, fornendo strumenti concreti non soltanto per l’accoglienza e la ristorazione, ma anche per la gestione imprenditoriale, la sicurezza e la valorizzazione del patrimonio montano. Una formazione che risponde alle esigenze del contesto alpino. Nei rifugi come nelle strutture ricettive sono richieste competenze nell’ospitalità, nella ristorazione, nell’accoglienza e nella gestione operativa, soprattutto nei periodi di alta stagione. Il gestore del rifugio ha un ruolo fondamentale anche nel monitoraggio del territorio circostante. La centralità di Apf Valtellina si inserisce in un ambiente unico: la rete dei rifugi della Valtellina si estende tra gli 800 e oltre 3.500 metri di quota e conta più di 70 strutture diffuse su tutto il territorio provinciale. Centri di riferimento per l’escursionismo e l’alpinismo, i rifugi rappresentano tappe essenziali per vivere la montagna in modo autentico e sostenibile, offrendo un’accoglienza sempre più orientata all’eco-sostenibilità. In questo scenario, il corso si inserisce in una strategia più ampia di valorizzazione della montagna lombarda, trovando in Valtellina un laboratorio concreto in cui formazione, turismo e sviluppo territoriale si intrecciano in modo diretto e virtuoso, con Apf Valtellina al centro di questo processo. Il percorso formativo, che partirà nel mese di marzo, approfondisce in modo strutturato le principali aree operative che caratterizzano la gestione di un rifugio alpino. Tra i moduli centrali figurano la gestione del servizio di ristorazione, con particolare attenzione all’organizzazione dell’offerta e al rispetto delle normative di settore; la sicurezza e la gestione delle emergenze in rifugio, tema cruciale in un contesto montano; e la vigilanza e manutenzione della struttura, per garantire efficienza, tutela degli ospiti e corretta conservazione dell’edificio nel tempo. Al termine del corso, gli allievi che avranno frequentato almeno l’80% del monte ore complessivo potranno accedere all’esame finale, articolato in una prova scritta e una prova orale. Il superamento dell’esame consente di ottenere l’Attestato di competenza regionale, certificazione che riconosce ufficialmente le competenze acquisite e abilita all’esercizio della professione secondo la normativa vigente.
(Adnkronos) - “Alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, parliamo di Ultranet, la start up del Gruppo Hgm, dedicata allo sviluppo e alla digitalizzazione dei distretti industriali e a portare negli stessi i progetti di energia green per dare alle Pmi, che nel nostro territorio nazionale rappresentano oltre il 96% delle imprese produttive, un saving sui costi dell'energia, oltre che a rendere disponibile la fibra ottica, oggi abilitatore necessario e fondamentale per tutti i progetti di sviluppo, compresa l’intelligenza artificiale”. Sono le parole di Francesco Sangiovanni, presidente e Founder del Gruppo Hgm - Ultranet, in occasione dell’evento 'Il Progetto Edd - Ultranet nei Distretti Industriali', organizzato dalla stessa azienda nel contesto della quarta edizione di Key – The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg - Italian Exhibition Group di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, svoltasi dal 4 al 6 marzo alla Fiera di Rimini. (VIDEO) Il Gruppo Hgm Spa è attivo in Italia nel settore delle infrastrutture di telecomunicazioni con la mission di offrire servizi integrati ai principali operatori Tlc e alle Utilities. La società Ultranet Srl, totalmente posseduta da Hgm, agisce in qualità di operatore iscritto al Roc, progetta reti Tlc in fibra e offre in Iru i diritti d’uso di circa 15mila km di rete in fibra ottica spenta e/o di cavidotti vuoti già realizzata o da implementare secondo le esigenze dei propri clienti. Ultranet offre anche il noleggio di centrali telefoniche e di redistribuzione ottica proprietarie, con la possibilità di adibirli a mini Hub (Edge Data Center) sul territorio. “Il Gruppo Hgm nasce trent'anni fa ed è di proprietà della famiglia Sangiovanni, di cui sono onorato di essere non solo il presidente, ma anche il maggiore di tre fratelli che hanno costruito questa bella realtà. Siamo presenti in Italia, ma anche in Brasile con progetti analoghi, in cui portiamo l’energia green e la fibra nei distretti e soprattutto nelle smart city - spiega - Il Gruppo Hgm è un'azienda con oltre 500 dipendenti, un fatturato in continua crescita e, soprattutto, con il proprio headquarter in Italia è basata sui principi degli imprenditori tradizionali”. “Il progetto Edd - Energy Digital District è stato studiato appositamente, quattro anni fa, dal nostro Gruppo per favorire la digitalizzazione e l'energia green dei distretti industriali - sottolinea Sangiovanni - poiché le piccole e medie imprese si trovano spesso in difficoltà sia sull'innovazione digitale sia sul costo delle bollette, che aumenta e non dà alle aziende la possibilità di fare saving sulle loro produzioni”. “Pensiamo che fra dieci anni passeremo da oltre il 40% di aziende dotate di fibra ottica all'80% e che porteremo 300mila imprese a non essere più dipendenti esclusivamente dalla bolletta energetica degli operatori, ma ad approfittare, anche grazie alle comunità energetiche, dei contributi che il governo sta mettendo a disposizione per poter dare loro la possibilità di poter essere indipendenti dai costi energetici, che diventeranno sempre di più, a livello globale, l'ago della bilancia sulle aziende di produzione”, conclude.