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(Adnkronos) - L'Ucraina diventa protagonista anche nella guerra contro l'Iran. Per respingere gli attacchi dei droni di Teheran, il Pentagono punta sugli intercettori ucraini. Kiev da anni deve far fronte agli attacchi che la Russia sferra con le ondate di droni Shahed, gli stessi protagonisti nel conflitto iniziato il 28 febbraio in Medio Oriente. L'Ucraina si ritrova 'in cattedra' e il presidente Volodymyr Zelensky, che secondo Donald Trump da tempo "non ha carte in mano" nel complesso negoziato con la Russia, ora diventa un interlocutore di livello anche per Washington nelle vesti di fornitore, almeno di competenze se non di sistemi. Zelensky, dice ancora oggi Trump, "deve darsi da fare e concludere un accordo" con la Russia."Non avete le carte. Ora ne ha ancora meno", afferma, convinto che il presidente russo Vladimir Putin sia pronto a negoziare per la fine del conflitto: "Penso sia pronto a un accordo". Zelensky incassa l'ennesimo colpo e si prende una parziale rivincita a livello d'immagine: "Abbiamo ricevuto dagli Stati Uniti una richiesta di supporto specifico per la protezione contro gli Shahed", scrive su X annunciando di aver "dato istruzioni di fornire i mezzi necessari e di assicurare la presenza di specialisti ucraini in grado di garantire la sicurezza richiesta. L'Ucraina aiuta i partner che contribuiscono a garantire la nostra sicurezza e a proteggere la vita del nostro popolo", rivendica Zelensky. Il Financial Times delinea un quadro in cui il Dipartimento della Difesa statunitense e almeno un governo del Golfo sono in trattative per acquistare intercettori di fabbricazione ucraina. Gli stati del Golfo hanno utilizzato costosi missili Patriot per difendersi dalle ondate di droni iraniani Shahed fin da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato la guerra. Ma le loro scorte stanno diminuendo e ora guardano a Kiev per una difesa più economica contro il fuoco dei droni. L'Ucraina è stata pioniera nell'utilizzo di intercettori prodotti in serie, del costo di poche migliaia di dollari, per distruggere le versioni russe degli Shahed, lanciati a sciami contro le città del paese. Gli Shahed costano solo 30mila dollari, mentre i missili intercettori come i PAC-3 utilizzati nel sistema Patriot costano più di 13,5 milioni di dollari ciascuno. Un funzionario ucraino ha descritto i colloqui con il Pentagono come un argomento "delicato". "Tuttavia, è evidente che c'è un crescente interesse per i droni intercettori ucraini, che possono fermare gli Shahed ad un costo molto basso". Lo confermano le dichiarazioni di Zelensky, che ha detto di essere stato in contatto con lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, emiro del Qatar, e con Mohammed bin Zayed al-Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, in merito all'uso della tecnologia anti-drone ucraina. "L'esperienza dell'Ucraina nel contrastare i droni 'Shahed' è attualmente la più avanzata al mondo", ha affermato Zelensky. "Tuttavia, qualsiasi cooperazione di questo tipo volta a proteggere i nostri partner può procedere solo a patto di non ridurre le nostre capacità difensive". Secondo gli esperti citati dal quotidiano l'Iran potrebbe aver accumulato decine di migliaia di droni Shahed. Ne ha lanciati a centinaia da quando è stato attaccato da Israele e Stati Uniti, utilizzandoli principalmente contro gli stati del Golfo per seminare caos e terrore e per prosciugare le scorte di missili terra-aria e aria-aria avversari. Facili da nascondere e utilizzabili a partire da qualunque punto di partenza, gli Shahed sono meno vulnerabili alle tattiche statunitensi e israeliane che puntano alla distruzione dei lanciatori e delle riserve di missili a terra. Kiev ha iniziato a utilizzare armi più economiche, come autocannoni e artiglieria antiaerea, per abbattere i droni, inclusi gli Shahed, che Mosca ha utilizzato contro l'Ucraina da quando ha lanciato la sua invasione nel 2022. Dall'autunno, l'Ucraina utilizza anche intercettori ad alta velocità che possono raggiungere i 250 km/h, in grado di fermare uno Shahed, la cui velocità massima è di 185 km/h. Finora Kiev non è stata in grado di schierare un intercettore efficace per i nuovi droni a reazione Geran-3 di produzione russa, in grado di volare a oltre 550 km/h. Secondo il Ministero della Difesa ucraino, Mosca ne ha lanciati 54mila contro l'Ucraina l'anno scorso. Kiev è preoccupata per le proprie forniture di munizioni anti-drone, ma conta sul fatto che se i paesi mediorientali utilizzeranno gli intercettori per droni al posto dei missili PAC-3 per le batterie Patriot, rimarranno più scorte globali di PAC-3 per l'Ucraina, che ne ha bisogno per difendersi dai missili balistici e da crociera. Tra gli intercettori per droni usati in Ucraina c'è il Merops, un drone ad ala fissa prodotto da aziende finanziate dall'ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt. Un altro quadricottero - drone multirotore dotato di quattro eliche - a forma di proiettile, noto come Sting, prodotto dall'azienda ucraina Wild Hornets, è stato usato al largo di Odessa su droni navali Magura prodotti dalla startup Uforce. Anche la General Cherry, un'altra azienda ucraina, produce un drone intercettore veloce. Le tattiche iraniane nel Golfo imitano quelle russe contro la città costiera di Odessa, dove i droni Shahed sfiorano l'oceano in avvicinamento per evitare i radar e confondere gli intercettori missilistici. I droni intercettori schierati al largo hanno migliori possibilità di intercettarli, spiega un esperto ucraino citato dal quotidiano. In Ucraina, "ci sono una dozzina di aziende che producono intercettori cinetici – piccoli quadricotteri a forma di proiettile o droni ad ala fissa – per poche migliaia di dollari l'uno", spiega una persona a conoscenza dei colloqui.
(Adnkronos) - "Tra aspettative confermate e dubbi ancora aperti, l’Italia ha avviato il proprio percorso di recepimento della Direttiva 970/2023 sulla trasparenza salariale. Il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo di attuazione, successivamente trasmesso alle Camere per l’acquisizione dei pareri parlamentari. Rispetto alla Direttiva, la bozza di decreto introduce alcune semplificazioni a favore delle piccole e medie imprese italiane, ma altrettanti dubbi interpretativi. La più grande semplificazione riguarda il riferimento ai contratti collettivi per la definizione delle categorie di lavoratori che svolgono lavoro uguale o di pari valore. Ai sensi della bozza di decreto, costituisce 'stesso lavoro' o 'lavoro di pari valore' quello riconducibile a mansioni identiche o comparabili, riconducibili al medesimo livello del contratto collettivo applicato". Così, con Adnkronos/Labitalia, Ornella Patané, partner di Toffoletto De Luca Tamajo, in merito allo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva EU sulla trasparenza salariale. Secondo l'esperta, "si tratta di una presunzione semplice a favore della contrattazione collettiva che assicura sistemi di classificazione retributiva fondati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, ai sensi della Direttiva, e che consente la prova contraria, ovvero la dimostrazione dell’esistenza di trattamenti retributivi individuali discriminatori" "Il riferimento alla contrattazione collettiva, tuttavia, non risulta sempre adeguato -continua Patanè- ai fini di una compiuta attuazione della Direttiva. In primo luogo, perché i livelli dei contratti collettivi sono generici e molto ampi e non prendono in considerazione ogni singola organizzazione aziendale. In secondo luogo, essi non prevedono livelli retributivi per la fascia più alta della popolazione aziendale, ovvero per quadri e dirigenti, ove si annida statisticamente la discriminazione retributiva di genere". "Forse proprio in considerazione di questo, la bozza di decreto consente -spiega ancora l'esperta di diritto- anche sistemi di classificazione professionale decisi dal datore di lavoro ai fini della determinazione della retribuzione, integrativi dei livelli previsti dalla contrattazione collettiva, purché anch’essi basati su criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere. A differenza di quanto previsto dalla Direttiva, tali sistemi integrativi di classificazione dei lavoratori sono decisi unilateralmente dalle imprese e non condivisi con i rappresentanti dei lavoratori". Secondo Patanè "presenta, inoltre, dei problemi interpretativi la definizione di livello retributivo, introdotta dalla bozza di decreto rispetto a quanto previsto dalla Direttiva: definizione certamente importante perché su di essa si baseranno tutte le comparazioni introdotte dalla Direttiva per valutare la sussistenza di un gap retributivo di genere. Nella bozza di decreto, vanno esclusi dal livello retributivo i superminimi individuali, i premi una tantum e le indennità ad personam, qualora questi siano stati previsti a favore di alcuni dipendenti sulla base di criteri 'oggettivi individuali'". "Tale formulazione poco felice da un punto di vista lessicale prima ancora che giuridico, introduce non poche incertezze interpretative soprattutto perché pare vanificare lo scopo della Direttiva volto a comparare tutti gli elementi retributivi, fissi, variabili e in natura proprio al fine di rinvenire eventuali situazioni di discriminazione", conclude Patanè.
(Adnkronos) - Il Gruppo Dolomiti Energia partecipa alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo a Rimini, appuntamento di riferimento per le tecnologie legate alla transizione energetica, segnando un momento di svolta nella propria narrazione aziendale. Per la prima volta, la società presenta in fiera la sua nuova identità di brand, una tappa fondamentale del Piano Strategico ideata per accompagnare lo sviluppo del gruppo e rendere più riconoscibile il racconto del proprio futuro industriale. Al centro di questa evoluzione si trova il nuovo payoff, ‘Rinnovabili, integrati, indipendenti’, che sintetizza i pilastri operativi della società. (Video) "Il nuovo payoff di Dolomiti Energia sintetizza qual è la visione del nostro piano strategico - spiega il ceo del gruppo, Stefano Granella - Un piano che si fonda sulle rinnovabili. Siamo il primo operatore di sola produzione di energie rinnovabili tra idroelettrico, eolico e fotovoltaico con oltre 1800 megawatt di capacità installata". La solidità della proposta si basa su una struttura che controlla l'intera catena del valore. "Siamo integrati perché accanto alla generazione abbiamo la vendita: contiamo circa 800mila clienti, quindi siamo in grado, da un lato, di produrre e, dall'altro, di vendere in maniera integrata". Questa configurazione permette di offrire una risposta concreta alle oscillazioni dei prezzi che caratterizzano l'attuale scenario energetico: "Siamo indipendenti perché riteniamo che, proprio grazie alla nostra generazione da rinnovabili, siamo in grado di proporre ai nostri clienti delle offerte fisse a lungo termine che possano proteggerli e renderli indipendenti dalle fluttuazioni di mercato", osserva Granella. Il percorso di rebranding riflette dunque una precisa volontà di investimento e un posizionamento distintivo rispetto agli altri attori del settore. "Il nuovo rebranding si focalizza sulle nostre caratteristiche - fa sapere il ceo - è una scelta coerente con quanto fatto nel piano, ovvero investire di nuovo sulle rinnovabili triplicando il volume degli investimenti rispetto agli ultimi due anni, per dare il nostro contributo all'indipendenza e all'autonomia energetica del Paese". In un quadro geopolitico complesso, l'azienda ribadisce il proprio impegno: "Ogni giorno ci impegniamo ad accelerare la transizione energetica del Paese, con la nostra competenza industriale e la nostra solidità nel campo delle rinnovabili - afferma Granella - Integriamo infrastrutture e servizi per offrire alla nostra community green, in tutta Italia, strumenti che permettano di proteggersi dall'instabilità dei mercati e di compiere scelte sostenibili con semplicità e consapevolezza".