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(Adnkronos) - Petrolio, Stretto di Hormuz e arricchimento dell'uranio. Si apre uno spiraglio per un nuovo round di colloqui tra Usa e Iran per porre fine alla guerra, congelata per ora dalla tregua che scade il 21 aprile. Intanto i temi chiave - sui quali si è arenato l'accordo a Islamabad - non cambiano nel quadro che Donald Trump ha delineato nelle ultime ore con il consueto uragano di dichiarazioni. "La guerra è quasi finita, una nuova tregua non è necessaria", la sintesi della posizione del presidente degli Stati Uniti, tornato ad attaccare per la seconda volta in due giorni la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e in generale gli alleati della Nato: "L'Italia prende un sacco di petrolio da Hormuz. Noi paghiamo miliardi per la Nato, ma quando abbiamo bisogno degli alleati non ci aiutano". Sul fronte dello Stretto, la situazione al momento è in una fase di stallo: Hormuz resta infatti bloccato dagli Stati Uniti e Teheran continua a minacciare pesanti ritorsioni - l'ultima delle quali è un possibile stop al traffico commerciale nel Mar Rosso - se gli Usa dovessero continuare il blocco navale contro i suoi porti, compromettendo così il già fragile cessate il fuoco in vigore dall'8 aprile scorso. Da parte iraniana, il consigliere militare della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha avvertito che l'Iran affonderebbe le navi americane nello Stretto se gli Stati Uniti decidessero di “sorvegliare” questo snodo cruciale per il traffico marittimo. “Trump vuole diventare il poliziotto dello Stretto di Hormuz. È davvero questo il vostro compito? È questo il compito di un esercito potente come quello degli Stati Uniti?”, ha tuonato nelle scorse ore alla tv di Stato Mohsen Rezaei, ex comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, ora nominato consulente militare da Khamenei. "Queste vostre navi saranno affondate dai nostri primi missili e hanno creato un grande pericolo per l'esercito statunitense. Possono sicuramente essere colpite dai nostri missili e noi possiamo distruggerle", ha minacciato Rezaei, che si è presentato in uniforme militare all'emittente statale. Secondo il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, il mantenimento delle restrizioni e la creazione di "insicurezza per le navi mercantili e le petroliere iraniane" costituirebbero "il preludio" alla rottura della tregua. In risposta, ha aggiunto il generale nelle dichiarazioni riportate dalla tv di Stato, Teheran potrebbe quindi reagire bloccando i traffici marittimi lungo le principali rotte della regione. "Le potenti forze armate della Repubblica islamica non permetteranno alcuna esportazione o importazione nel Golfo Persico, nel Golfo di Oman o nel Mar Rosso", ha avvertito. Ma non è tutto. Qualsiasi intervento esterno sulla sicurezza dello Stretto rischia di "complicare ulteriormente la situazione", ha quindi avvertito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, commentando l'ipotesi di una coalizione europea per garantire la sicurezza marittima nell'area a due giorni dalla video-conferenza di Parigi. Rispondendo a una domanda sulle iniziative dell'Ue e di alcuni Paesi, tra cui la Germania, disponibili anche a colloqui diretti con Teheran sulla questione, Baghaei - secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Irna - ha ribadito che la sicurezza dello Stretto è stata garantita dall'Iran "per decenni". "In questi 40 giorni, l'unica ragione per cui la sicurezza in questa via navigabile è stata a rischio è stata la guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime sionista", ha affermato il portavoce, che ha quindi messo in guardia da nuove iniziative esterne. "Credo che qualsiasi movimento e qualsiasi intervento negli affari regionali non farà altro che complicare ulteriormente la situazione", ha scandito. Baghaei ha aggiunto che Teheran guarda con favore al fatto che "molti Paesi europei abbiano la saggezza di non cadere nella trappola" tesa da Washington e da Israele, sottolineando che la Repubblica islamica, insieme ai Paesi della regione, è in grado di garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz "a condizione che cessino gli interventi e le guerre imposti dagli Stati Uniti nella regione". Quello sull'ipotesi di un intervento europeo sembra per ora essere l'unico punto di incontro tra Usa e Iran. Secondo il presidente americano Donald Trump sarebbe in effetti "molto triste" il presunto piano europeo per riaprire lo Stretto di Hormuz senza il coinvolgimento degli Stati Uniti, rivelato in anteprima dal Wall Street Journal. "Lo Stretto di Hormuz si sta già riaprendo, ci sono navi che entrano ed escono - ha detto a Fox News -. Ma come si fa a stare con un gruppo di Paesi con quest'atteggiamento? Guardate alla Groenlandia: ci serviva per proteggere il mondo dalla Russia e la Cina". "La Cina - ha poi aggiunto il tycoon - è molto contenta che io stia riaprendo definitivamente lo Stretto di Hormuz. Lo sto facendo anche per loro e per il mondo intero". Nessun grande cambio di posizioni anche sul nodo uranio. Mentre gli Usa continuano a chiedere lo smantellamento degli impianti nucleari e la rimozione dal Paese delle scorte di uranio arricchito al 60%, ancora nelle ultime ore il ministero degli Esteri iraniano ha ribadito il diritto "indiscutibile" di Teheran di arricchire l'uranio, a un livello che ha tuttavia definito "negoziabile". Il diritto al nucleare civile non può essere "revocato sotto pressione o attraverso la guerra", ha quindi affermato il portavoce. "Per quanto riguarda il livello e il tipo di arricchimento, abbiamo sempre detto che la questione era negoziabile. Abbiamo insistito sul fatto che l'Iran dovrebbe poter continuare l'arricchimento in base alle proprie esigenze", ha aggiunto. Per aumentare la pressione sull’Iran, gli Stati Uniti intanto stanno inviando circa 10.000 militari e diverse navi da guerra in Medio Oriente, hanno rivelato al Washington Post funzionari americani, secondo cui la mossa rappresenta il cuore della nuova strategia dell’amministrazione guidata da Trump, che rafforza la propria presenza nella regione. Il dispiegamento - che include portaerei e unità dei Marines - si aggiunge ai circa 50.000 soldati statunitensi già operativi nell’area, offrendo a Washington più opzioni in caso di fallimento delle trattative, inclusi possibili attacchi o persino operazioni di terra. Tra le forze in arrivo - scrive il quotidiano - figurano circa 6.000 uomini a bordo della portaerei Uss George H.W. Bush e del suo gruppo navale, oltre a circa 4.200 militari del Boxer Amphibious Ready Group con l’11ª Marine Expeditionary Unit. Il rafforzamento militare coincide con la scadenza della tregua di due settimane e si integra con le unità già presenti, tra cui le portaerei Uss Abraham Lincoln e Uss Gerald R. Ford. Secondo fonti militari, l’obiettivo è garantire ai comandanti sul campo una maggiore flessibilità operativa nel caso in cui il confronto con Teheran dovesse intensificarsi. Dopo le indiscrezioni rincorse dai media, la Casa Bianca ha intanto confermato che gli Stati Uniti stanno discutendo di un possibile secondo round di negoziati con l'Iran che, se venissero confermati, si svolgerebbero con ogni probabilità di nuovo a Islamabad. "Si svolgono discussioni di questo tipo, ma nulla è ufficiale fino a che non ve lo confermiamo noi", ha affermato la portavoce, Karoline Leavitt, esprimendo ottimismo sulla prospettiva di un accordo. Il Pakistan "è l'unico mediatore" in queste trattative, ha aggiunto. "Ho visto alcune notizie, di nuovo, notizie errate, secondo cui avremmo formalmente richiesto un'estensione del cessate il fuoco. Questo non è vero", ha poi precisato Leavitt, rispondendo alle domande dei giornalisti e ribadendo che "in questo momento restiamo molto impegnati in questi negoziati, in questi colloqui". "Avete sentito direttamente dal vicepresidente e dal presidente questa settimana che queste conversazioni sono produttive e in corso, ed è a questo punto che ci troviamo ora", ha aggiunto Leavitt, assicurando che gli Stati Uniti "si sentono fiduciosi sulle prospettive di un accordo" con l'Iran. Quindi, alla domanda di un giornalista se un potenziale secondo round di colloqui con l'Iran si terrà di nuovo a Islamabad, la portavoce ha risposto che i negoziati "molto probabilmente si terranno nello stesso luogo della volta precedente". Stati Uniti e Iran potrebbero quindi tornare a incontrarsi già la prossima settimana, spiega intanto Sky News, che cita un'indiscrezione simile del Wall Street Journal, parlando di un accordo "di principio" per un nuovo incontro, anche se restano da definire data e dettagli logistici. E ci sarebbe un "accordo di principio" anche per estendere il cessate il fuoco tra i due Paesi, riferisce l’Associated Press, citando fonti regionali, secondo cui i mediatori sarebbero più vicini a prolungare la fragile tregua prima della sua scadenza, fissata al 21 aprile, nel tentativo di evitare una nuova escalation. In particolare, Stati Uniti e Iran starebbero valutando di estendere di due settimane la tregua, riportano vari media internazionali tra cui al-Arabiya, che rilanciano una notizia di Bloomberg. Secondo una persona informata sui fatti citata dall'agenzia di stampa, i mediatori sarebbbero al lavoro per avviare colloqui tecnici mirati a risolvere i nodi più delicati del confronto.
(Adnkronos) - In occasione del suo 60° anniversario, Danone Italia festeggia un traguardo d’eccellenza riconfermando la Certificazione per la parità di genere (Uni/PdR 125:2022), rilasciata da Bureau Veritas, uno dei principali organismi di certificazione accreditati a livello internazionale. La certificazione, ottenuta per la prima volta nel marzo 2023, evidenzia l’impegno concreto dell’azienda nel promuovere un ambiente di lavoro equo, inclusivo e attento a valorizzare le persone in tutte le fasi della loro vita professionale e personale, grazie a politiche di sostegno alla genitorialità e alle attività di cura, all’empowerment femminile e all’inclusione. Questo risultato importante è stato celebrato durante l’evento '60 anni di Danone: crescere creando valore. Oltre la parità di genere: salute, persone e cura per un impatto positivo', svoltosi presso la sede di Milano dell’azienda. L’iniziativa ha offerto un’occasione di confronto su come la parità di genere possa generare valore per le persone e per la società. All’evento hanno preso parte rappresentanti delle Istituzioni – tra cui Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità con un contributo video; Simona Tironi, assessora all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia e Alessia Cappello, assessora allo Sviluppo economico e alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano - e del mondo aziendale, arricchendo il dibattito con testimonianze dirette su inclusione, lavoro e valore condiviso. Per suggellare simbolicamente la giornata, si è inoltre svolto il taglio del nastro dei nuovi uffici aziendali, progettati con attenzione al benessere dei 'danoners', come amano chiamarsi le persone che lavorano in Danone, a conferma della centralità del capitale umano nella strategia di Danone Italia. Nel 2026 Danone ha raggiunto un punteggio di ricertificazione pari a 95,7 su 100, registrando un miglioramento di 5 punti rispetto all’anno precedente: un risultato significativo che testimonia un percorso in continua evoluzione, guidato dalla convinzione che la valorizzazione delle persone sia la base per costruire organizzazioni più inclusive, innovative e sostenibili. La ricertificazione per la Parità di genere ottenuta da Danone Italia è stata resa possibile grazie a risultati tangibili: nel 2025 le donne costituiscono il 62% dei dirigenti, il 73% delle promozioni totali del 2025 è stato assegnato a donne, il 68% delle donne ha una delega di budget rispetto al 32% degli uomini e il 100% di chi lavora nell’organizzazione, donne e uomini, beneficia di una remunerazione variabile che assicura la corresponsione equa del salario. Questi dati testimoniano la solidità e la maturità del percorso intrapreso dall’azienda a sostegno delle pari opportunità e dell’inclusione. “Esperienze come quella di Danone - ha commentato Simona Tironi, assessora all’Istruzione, Formazione, Lavoro di Regione Lombardia - dimostrano che la parità di genere si costruisce con politiche strutturate, misurabili e continuative nel tempo Il punteggio raggiunto e i risultati ottenuti in termini di crescita professionale e valorizzazione delle competenze rappresentano un segnale importante anche per il nostro territorio. Regione Lombardia è oggi la prima in Italia per numero di certificazioni e per strumenti di sostegno attivati su questi temi, a conferma di un impegno concreto e continuativo. In questa direzione, lavoriamo per rafforzare un ecosistema in cui imprese e istituzioni collaborino per creare condizioni di lavoro sempre più inclusive e capaci di sostenere le persone in tutte le fasi della vita”. La certificazione attesta quindi l’adozione di un sistema strutturato e misurabile per la promozione delle pari opportunità, basato su indicatori che riguardano cultura e strategia aziendale, governance, gestione delle risorse umane, opportunità di crescita professionale, equità retributiva e tutela della genitorialità e dell’equilibrio tra vita privata e lavoro. “Mi fa molto piacere - ha affermato l’assessora allo Sviluppo economico e Politiche del lavoro Alessia Cappello del Comune di Milano - festeggiare con Danone Italia, un doppio traguardo di eccellenza, da un lato la presenza dell’azienda da sessant’anni in Italia, dall’altra il conseguimento della ricertificazione per la parità di genere, che rappresenta concretamente l’impegno verso i dipendenti e anche verso il contesto in cui l’azienda è inserita Policy concrete e attente alle esigenze dei collaboratori, come quelle che attua Danone, non sono solo un buon esempio per le altre organizzazioni, ma costituiscono dei veri e propri modelli per sperimentare formule innovative di conciliazione vita lavoro in un’epoca in cui c’è sempre maggior bisogno di “cura” verso le persone, specie i propri dipendenti”. Per Danone, la parità di genere si inserisce in una visione più ampia e profondamente umana: costruire un ambiente di lavoro capace di accompagnare e sostenere le persone nei passaggi più significativi della loro vita. Un impegno che prende forma in un modello strutturato su quattro pilastri. Il pilastro culturale promuove una cultura fondata su rispetto, inclusione e autentica valorizzazione delle diversità lungo tutto il percorso professionale. Quello psico-affettivo si prende cura della dimensione emotiva, offrendo supporto attraverso sportelli psicologici e spazi di ascolto e condivisione all’interno delle community aziendali. Il pilastro economico si traduce in strumenti concreti di welfare e in forme di sostegno finanziario pensate per i momenti di maggiore bisogno. Infine, il pilastro organizzativo garantisce flessibilità e attenzione all’equilibrio tra vita privata e lavoro, grazie a congedi e programmi dedicati. Un sistema integrato che mette al centro la persona, riconoscendone bisogni, aspirazioni e unicità. Questo impegno si traduce in politiche strutturate pensate per accompagnare situazioni di fragilità, cambiamento e responsabilità familiari. Oncology Recovery Policy: un impegno che si fa presenza, accanto alle persone che affrontano un percorso oncologico. Un sistema di tutele e attenzioni che intreccia supporto psicologico, flessibilità lavorativa, strumenti di welfare e congedi dedicati, per accompagnare con cura e continuità ogni fase, dalla terapia al rientro, restituendo serenità e dignità al tempo della guarigione. Caregiver Policy: il riconoscimento autentico di un gesto quotidiano di responsabilità e amore. A chi si prende cura di familiari o persone fragili, l’azienda offre sostegno concreto attraverso congedi retribuiti e strumenti dedicati, alleggerendo il peso di un impegno prezioso e spesso invisibile, e valorizzandone il profondo significato umano e sociale. Parental Policy: un percorso di accompagnamento che accoglie e sostiene la genitorialità in ogni suo momento. Dalla preparazione alla nascita fino al rientro al lavoro, la policy mette a disposizione servizi legali, psicologici, educativi ed economici, insieme a congedi potenziati e programmi continuativi, favorendo un equilibrio armonioso tra vita familiare e professionale e contribuendo a una stabilità organizzativa duratura. “Questo riconoscimento - ha sottolineato Pietro Paolo Origgi, hr director di Danone Nutricia - rappresenta un passo significativo nell’ormai consolidato percorso di Danone verso un ambiente di lavoro sempre più equo e inclusivo. È il risultato di un impegno collettivo che negli anni ha rafforzato politiche, processi e iniziative a sostegno delle nostre persone: interventi misurabili che confermano la solidità del nostro impegno e la maturità del nostro modello organizzativo. Per le persone, questo si traduce in fiducia, trasparenza e opportunità reali. Per il business, significa maggior attrattività dei talenti, processi decisionali più efficaci, un vantaggio competitivo in sede di gare, nei bandi e nei rapporti con clienti e stakeholder, una reputazione più solida e un modello organizzativo credibile verso l’esterno, oltre all’accesso a benefici e incentivi, tra cui sgravi contributivi previsti per le aziende certificate, contribuendo alla sostenibilità del nostro modello”. “Siamo orgogliosi - ha dichiarato Nicoletta Palese, business unit manager della divisione certificazione Nord di Bureau Veritas Italia - di valorizzare, con i nostri audit di certificazione, le best practice delle organizzazioni in prima linea per diffondere le pari opportunità. La testimonianza di Danone, particolarmente emblematica sui temi della genitorialità condivisa e del caregiving, è in grado di ispirare le aziende della filiera e del settore, promuovendo quell’evoluzione culturale che oggi non solo è necessaria, ma anche improrogabile”. Nel loro insieme, queste policy all’avanguardia raccontano una visione chiara e coerente: costruire un ambiente di lavoro in cui le persone possano sentirsi veramente sostenute nei momenti che contano, con fiducia e serenità. Momenti come malattia, genitorialità e cura diventano dimensioni riconosciute e supportate, contribuendo a un ambiente di lavoro più inclusivo, sostenibile e orientato al benessere delle persone.
(Adnkronos) - Sos mozziconi di sigaretta sulle spiagge italiane. A lanciarlo Legambiente con i nuovi dati dell’indagine Beach Litter diffusa oggi in vista della giornata nazionale del mare (11 aprile) e del weekend di mobilitazione del 10-12 aprile 'Spiagge e Fondali Puliti 2026'. In 12 anni di monitoraggi, dal 2014 al 2026, sono 50.053 i mozziconi di sigaretta raccolti e catalogati da Legambiente in 653 transetti: una media di 77 ogni 100 metri lineari di spiaggia. Dati che valgono ai mozziconi il secondo posto in classifica tra i materiali più trovati sui lidi, dopo i frammenti in plastica che si piazzano al primo posto (61.785 quelli raccolti). I mozziconi di sigaretta costituiscono, inoltre, l’87% dei 57.099 'rifiuti di fumo' (che includono anche accendini, pacchetti di sigarette o scatole per tabacco o sigarette in carta) trovati in questi anni nel corso dei monitoraggi. A questa fotografia scattata dall’indagine Beach Litter di Legambiente si aggiunge anche quella relativa agli scarti di ogni tipologia raccolti e monitorati in questi in 12 anni nei 653 transetti e che ammontano a 512.934 rifiuti di cui l’80% è plastica. Ovvero una media di 785 rifiuti ogni 100 metri lineari. Per questo Legambiente richiama tutti all’azione e ad un maggior senso di responsabilità collettiva con la 36esima edizione di 'Spiagge e Fondali Puliti', nelle giornate del 10, 11 e 12 aprile, che ha come partner principale Sammontana, supporter Traghettilines, e partner tecnico Erion Care. Obiettivo della campagna è quello di denunciare l'incuria e l'abbandono delle coste, accendere i riflettori sulla raccolta differenziata e la gestione sostenibile dei rifiuti, promuovere la tutela dell'ecosistema marino. Saranno oltre 80 le iniziative in programma in 16 regioni della Penisola organizzate da circoli e regionali di Legambiente e che vedranno in azione volontari e cittadini di tutte le età impegnati a ripulire dai rifiuti abbandonati lidi, coste, fondali ma anche foci dei fiumi e torrenti. “Il problema della dispersione dei rifiuti in mare e in spiaggia - commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - resta un’emergenza in Italia e nel resto del mondo da affrontare al più presto. Per contrastare il marine e il beach litter è fondamentale ridurre l’usa e getta, prevedere più campagne di informazione e sensibilizzazione, ma anche più controlli e sanzioni effettive per chi getta i mozziconi di sigaretta a terra, in spiaggia o a mare. È inoltre fondamentale garantire la piena applicazione della direttiva Europa Sup 2019/904 sulla plastica monouso che prevede anche il principio della Responsabilità Estesa del Produttore (Epr) di tabacco, che obbliga i produttori a coprire i costi di gestione dei rifiuti, tra cui pulizia, trasporto e trattamento dei mozziconi abbandonati. Al ministero dell’Ambiente chiediamo di definire al più presto, tramite accordi di programma o altri strumenti attuativi, l’avvio dell’Epr come chiesto dalla direttiva e che ad oggi in Italia si basa solo su base volontaria”.