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(Adnkronos) - Da una parte Sal Da Vinci con la sua 'Per sempre sì', dall'altra 'C'è chi dice no' di Vasco Rossi: anche la musica si schiera per il referendum sulla giustizia di domenica e lunedì prossimi. Se la canzone vincitrice di Sanremo è diventata il jingle perfetto per scandire i tempi nel comizio finale di Fratelli d'Italia a Milano della settimana scorsa, la pluridecennale hit del rocker di Zocca ha aperto, in una nuova veste e con un altro artista, il palco dei comitati del no di ieri a piazza del Popolo, ma tanti altri brani potrebbero essere 'arruolati' in questa tornata referendaria. In una sorta di ipotetica playlist, in effetti, sono molte altre le hit che nel titolo, e poi nel ritornello, si 'schierano', inconsapevolmente sia chiaro, a favore di uno o dell'altro schieramento. Proviamo qui a fare una carrellata, pescando qua e là nei repertori di musica leggera, dagli anni '70 a oggi. Laura Pausini, per esempio, potrebbe andare bene tanto per chiudere un comizio referendario di Forza Italia, quanto per uno dei vari appuntamenti del campo largo in giro per l'Italia. La cantautrice romagnola intona, è vero, "Io sì", la canzone con cui ha vinto il Golden Globe nel 2021, ma nel 2008 cantava anche "Invece no". Dopo tutto, lei per prima aveva detto di non essere "dichiarata politicamente perché non sono in grado di gestire emozionalmente ma anche culturalmente quello che significa seguire un partito". Chi, invece, non va bene per tutti i gusti è senza dubbio "Sì", di Gigliola Cinquetti. Nel 1974, quando l'Ugola d'oro partecipò all'Eurovision portando sul palco di Brighton il brano, la Rai decise di rimandare la messa in onda del festival a dopo il 12 maggio, giorno in cui si votò per il referendum per l'abrogazione della legge sul divorzio, proprio per evitare che si potesse influenzare il voto degli italiani. Perentori e facilmente arruolabili, ma nello schieramento opposto, poi, ci sono Mina e Gianni Bella, con la loro "No". Sia per la Tigre di Cremona, sia per il cantautore di Catania il no è da rivolgere al proprio amato, non certamente a un referendum costituzionale, ma si tratta di una playlist, e tutto fa brodo. Anche Claudio Baglioni con la sua, manco a dirlo, "Noi no", e questa sì che andrebbe bene per festeggiare la vittoria, se arriverà, in un comitato per il no lunedì. Così come "Come no" di Baby K se si volessero coinvolgere i più giovani e farli ballare al ritmo di reggaeton. Più giovani che, ancora, potrebbero trovarsi in "Sì, ah" di Frah Quintale. Certo, la canzone del rapper bresciano dovrebbe essere 'zoomata' solo in quelle paroline magiche da spot elettorale, ma come sound, per tenere viva l'attenzione, ci siamo. A differenza di "Certo che sì" di Pierdavide Carone, più romantica, meno da jingle, ma pur sempre 'schierabile'. Infine, c'è "Dimmi di sì" dei Pooh, che con il suo ritmo trascinante sarebbe perfetta per essere canticchiata nel segreto dell'urna da chi questa riforma la vuole.
(Adnkronos) - La formazione si conferma uno degli strumenti chiave per entrare o consolidare la propria posizione nel mercato del lavoro. In un contesto in cui le imprese chiedono sempre più competenze specialistiche, l’aggiornamento professionale diventa un fattore determinante per la crescita delle persone e dell’economia. Secondo l’analisi dell’Osservatorio di Iziwork spa, nel 2025 sono stati organizzati oltre 400 corsi di formazione, svolti sia in presenza sia online. Ai percorsi hanno partecipato più di 2.000 corsisti, per un totale complessivo di oltre 15.000 ore di formazione erogate. I corsi hanno coperto diversi ambiti professionali: dalla formazione per operai specializzati alle attività di segreteria e back office, fino ai comparti del turismo e della grande distribuzione organizzata. Per il 2026 l’azienda prevede un ulteriore aumento delle attività formative, in linea con la fase di crescita e di ampliamento dell’organizzazione. L’obiettivo è incrementare sia il numero dei corsi sia il totale delle ore di formazione e dei partecipanti. L’analisi dell’Osservatorio ha inoltre esaminato il profilo dei partecipanti. Le donne rappresentano il 68% dei corsisti: tra queste, il 70% è diplomato, il 20% laureato e il 10% possiede il diploma di scuola media. Gli uomini sono il 32% dei partecipanti: il 66% è diplomato, il 21% laureato e il 13% possiede il diploma di scuola media. Il livello di istruzione tra uomini e donne appare sostanzialmente simile. Resta però significativo il dato sulla partecipazione maschile: solo un corsista su tre è uomo, nonostante i percorsi formativi analizzati siano completamente gratuiti. “I dati confermano che, ad oggi, la formazione rappresenta uno degli strumenti principali per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, ma anche per consentire a chi è già occupato di accrescere le proprie competenze attraverso percorsi di upskilling e reskilling progettati ad hoc.” Dichiara Elisabetta D’Anna training manager di Iziwork: “Nell'ultimo anno, in modo particolare, abbiamo gestito numerosi percorsi di questo tipo in sinergia con le nostre aziende clienti, permettendo a molti lavoratori e lavoratrici di accrescere e sviluppare le proprie competenze e, di conseguenza alle imprese, di avvalersi di collaboratori sempre più compenti.”
(Adnkronos) - Misurare il valore generato dalle attività di stakeholder engagement per imprese e comunità locali, dimostrando che la Just Transition è un percorso che conviene al territorio e imprese. È questo l'obiettivo dell’Engagement Value Index, il Report con cui A2A ha misurato gli impatti generati sui territori, con Sda Bocconi School of Management e sul business, con il contributo di Teha (The European House – Ambrosetti), proponendo due indici complementari. Lo studio, basato sul programma di dialogo e ascolto annuale sviluppato da A2A nelle aree in cui è presente, rivela che il coinvolgimento degli stakeholder migliora la qualità della relazione con l’azienda di quasi il 30% e che, nell’80% dei casi, i benefici reputazionali si riflettono sull’intera organizzazione. Le iniziative di engagement favoriscono la condivisione delle conoscenze e facilitano la nascita o il rafforzamento di sinergie tra attori diversi su tematiche che richiedono un approccio cooperativo. Oltre il 75% dei partecipanti allo studio dichiara di sentirsi più motivato e sicuro nella propria capacità di contribuire concretamente alla transizione sostenibile e il 65% si dichiara intenzionato a riprendere o consolidare i contatti con altri partecipanti per avviare progetti in ambito sostenibilità. In apertura dell’evento, tenutosi nella sede di Assonime è intervenuto Roberto Tasca, Presidente di A2A e Stefano Firpo, Direttore Generale di Assonime. “Il coinvolgimento degli stakeholder è una leva strategica nel perseguimento della Just Transition ma affinché sia realmente efficace deve essere integrato sistematicamente nei processi decisionali e nella cultura aziendale” commenta Roberto Tasca, Presidente di A2A. “Nel nostro Gruppo, dal 2015 il Comitato Esg e Rapporti con i Territori affianca il Consiglio di Amministrazione nella definizione delle iniziative di engagement e, nel 2022 ha promosso la redazione di una policy strutturata che ne definisce il quadro strategico e operativo. L’impegno a misurare gli effetti di questi processi sull’azienda e sui territori coinvolti è per noi una conseguenza naturale. I ritorni sono tangibili nel dialogo e nella partecipazione ma abbiamo voluto valutare impatto concreto e capacità di empowerment che abilitano. Per questo abbiamo accolto con partecipazione le ultime linee guida emanate dal Comitato per la Corporate Governance, che mirano a rafforzare il ruolo del board nella definizione delle strategie di ascolto e coinvolgimento degli stakeholder. Ci riconosciamo in queste indicazioni che confermano l’importanza degli strumenti di engagement per la creazione di valore a lungo termine e la centralità del dialogo per innescare dinamiche di sinergia per lo sviluppo sostenibile”. Nel suo intervento, Stefano Firpo Direttore Generale di Assonime ha sottolineato come: “Il dialogo con tutti gli stakeholder rilevanti è diventato un asse portante del modello di impresa contemporaneo e costituisce uno strumento essenziale per una creazione di valore che tenga conto della sostenibilità ambientale e sociale. Le analisi di Assonime mostrano un impegno crescente delle imprese in questa direzione ma anche l’esigenza di rafforzare l’integrazione del dialogo con gli stakeholder nella definizione delle strategie e del modello di business. In questo senso va la raccomandazione del Comitato per la Corporate Governance dello scorso dicembre che invita le società quotate ad adottare una specifica “politica di stakeholder engagement” nella quale il consiglio di amministrazione svolge una funzione fondamentale di indirizzo e di monitoraggio”.