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(Adnkronos) - "Abbiamo scelto deliberatamente di puntare sui giovani neolaureati, con un'età media dei nostri dipendenti di 25-26 anni. Preferiamo assumere persone che non hanno esperienza pregressa, così possiamo formarle secondo i nostri standard di qualità e il nostro approccio al paziente". Così Ermanno Lombardo, amministratore del Gruppo Sanit, in una nota spiega la strategia innovativa nel reclutamento e nella formazione dei giovani professionisti sanitari. Questa filosofia - si legge - si contrappone nettamente alla situazione del settore pubblico, dove nell'ultimo decennio il numero di occupati sanitari è crollato da 74.206 a 59.784 unità, con una perdita di 14.422 professionisti. Un dato che evidenzia le difficoltà strutturali del Servizio sanitario nazionale nel trattenere e valorizzare il proprio personale, mentre il privato sta costruendo un modello alternativo basato sulla formazione continua e sulla valorizzazione dei giovani talenti. Il settore sanitario italiano - ricorda il gruppo - sta affrontando una crisi del personale senza precedenti, con il Servizio sanitario nazionale che paga i propri medici il 76% in meno rispetto ai colleghi olandesi e il 72,3% in meno rispetto a quelli tedeschi. Un divario retributivo che sta spingendo sempre più professionisti verso il settore privato, dove negli ultimi 5 anni si è registrato un incremento complessivo di 29.918 unità tra pubblico e privato, ma con una netta preferenza per le strutture private. La strategia di reclutamento messa in atto dal Gruppo Sanit prevede l'inserimento di neolaureati tra i 21 e i 22 anni, che iniziano un percorso formativo strutturato all'interno dell'azienda. “I nostri collaboratori più senior hanno ora 29-30 anni, mentre i nuovi ingressi partono dai 21-22 anni appena laureati - sottolinea Lombardo - Questo ci permette di creare una cultura aziendale solida". Il paradosso del sistema sanitario italiano emerge anche dai dati prospettici, evidenzia il gruppo. Entro il 2032 è previsto un surplus di oltre 32mila medici, nonostante l'attuale percezione di carenza. Questo apparente controsenso si spiega con la distribuzione disomogenea dei professionisti e con la crescente attrattività del settore privato rispetto al pubblico. Nel 2022 il personale sanitario totale in Italia ammontava a 727.169 unità, di cui 625.282 dipendenti del Ssn, ma la tendenza mostra un progressivo spostamento verso il privato. Particolarmente significativo è l'incremento del personale infermieristico e ostetrico, cresciuto del 7,8% tra il 2019 e il 2023, raggiungendo le 289.545 unità. Questo aumento, tuttavia, non è distribuito uniformemente tra pubblico e privato, con quest'ultimo che mostra maggiore capacità di attrazione grazie a condizioni lavorative più flessibili e percorsi di carriera più rapidi. "La nostra visione è quella di portare la salute e la prevenzione dove serve, vicino alle persone - chiarisce Lombardo - Non vogliamo creare grandi cliniche centralizzate, ma strutture di prossimità distribuite sul territorio, rendendo le cure accessibili a tutti". Questo approccio, riporta la nota, si traduce in un modello che privilegia la capillarità rispetto alla concentrazione. La formazione dei giovani professionisti rappresenta un investimento strategico per il futuro del settore. "Cerchiamo giovani che non abbiano ancora sviluppato abitudini lavorative consolidate - precisa Lombardo - In questo modo possiamo impostare un metodo di lavoro che unisce professionalità e attenzione al paziente, evitando sia l'approccio freddo sia quello troppo informale delle piccole strutture". Questa strategia - conclude la nota - si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione del settore sanitario, dove la competizione per i talenti diventa sempre più accesa. Mentre il pubblico fatica a rinnovare il proprio organico e a trattenere i professionisti più qualificati, il privato sta costruendo un modello alternativo basato su formazione continua, valorizzazione dei giovani e condizioni lavorative competitive. La sfida per il futuro sarà mantenere un equilibrio tra pubblico e privato che garantisca l'accesso universale alle cure, valorizzando al contempo i professionisti sanitari attraverso percorsi di carriera attrattivi e condizioni lavorative adeguate. In questo scenario, l'investimento sui giovani e sulla loro formazione rappresenta una delle chiavi per costruire un sistema sanitario sostenibile e di qualità.
(Adnkronos) - Luca Pignataro è stato confermato oggi presidente di Cia-Agricoltori Italiani Calabria Nord per i prossimi 4 anni. "Il nostro obiettivo per il prossimo mandato -spiega Pignataro- è accrescere il coinvolgimento degli agricoltori nella nostra organizzazione, sarà una 'ristrutturazione'. Dobbiamo affrontare tante tematiche, quella della gestione dei fiumi, il dissesto idrogeologico, la Pac, la concorrenza sleale. Insomma tutto quello che riguarda l'agricoltura italiana, calabrese, ma specialmente quella cosentina, che ha bisogno delle organizzazioni di categoria come Cia Calabria Nord", conclude.
(Adnkronos) - Il Gruppo Serenissima Ristorazione presenta il suo primo Report di Sostenibilità redatto secondo la Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), la nuova Direttiva europea che ha definito degli standard comuni e comparabili di rendicontazione Esg. Il Gruppo Serenissima Ristorazione - spiega l'azienda in una nota - ha scelto di anticipare gli obblighi normativi e di rendicontare l'impatto della sostenibilità sui propri risultati finanziari (materialità finanziaria), oltre che il proprio impatto sull'ambiente e sulle persone (materialità di impatto) secondo gli standard della Direttiva Csrd, un impegno rilevante che ha coinvolto le 14 società controllate, inclusa la capogruppo Serenissima Ristorazione Spa e le controllate estere in Spagna e Polonia. Con un fatturato di oltre 650 milioni di euro nel 2025 (dati di preconsuntivo) e più di 11mila collaboratori, il Gruppo Serenissima serve circa 50 milioni di pasti all’anno. "La redazione del nostro primo Bilancio di Sostenibilità secondo la Csrd è stata una sfida importante, che abbiamo scelto di affrontare su base volontaria perché crediamo profondamente nella sostenibilità come leva strategica e di business - dichiara Tommaso Putin, vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione con delega alla sostenibilità - Rendicontare è l’unico modo per poter davvero gestire il percorso verso la sostenibilità: misurare ci consente di capire dove intervenire, definire priorità e agire in maniera strategica lungo la filiera, coinvolgendo tutti gli stakeholder. È solo attraverso la trasparenza e la responsabilità che possiamo costruire valore duraturo per l’impresa, per le persone e per l’ambiente". L’adozione della procedura di rendicontazione prevista dalla direttiva Csrd ha richiesto, come passaggio fondamentale, la misurazione della Carbon Footprint di Organizzazione, secondo gli standard internazionali. L’analisi - spiega l'azienda - ha evidenziato come le emissioni Scope 1, le emissioni dirette, ossia da fonti controllate o di proprietà, tutto ciò che il Gruppo brucia direttamente, e Scope 2, ossia le emissioni generate dall’energia acquistata e consumata dal Gruppo, incidano per circa l’8% su un totale pari a 240.107 tonnellate di CO2 equivalente, confermando che il core business di produzione dei pasti ha un impatto diretto contenuto. La vera sfida ambientale per il Gruppo è quindi rappresentata dalla filiera, con le emissioni Scope 3, la cui rendicontazione è diventata obbligatoria con gli standard europei Esrs e che comprende tutte le emissioni 'a monte' e 'a valle' della catena del valore, dalle emissioni generate dai fornitori di materie prime, alla logistica, fino alla gestione dei rifiuti, che pesano per circa il 92% del totale. Per questo Serenissima Ristorazione ha avviato un percorso strutturato di coinvolgimento dei fornitori e degli stakeholder, con l’obiettivo di intervenire lungo tutta la catena del valore, attraverso scelte di acquisto consapevoli, progettazione dei menu e qualificazione Esg dei partner. In questo senso, il Gruppo si sta impegnando a monitorare costantemente i fornitori considerati critici per volumi o tipologia di attività, per i quali sono previsti piani di controllo e audit specifici per verificare il rispetto dei principi di responsabilità sociale e ambientale. Un obiettivo specifico è il coinvolgimento dei partner nella condivisione di dati ambientali e di tracciabilità per migliorare la precisione del calcolo della Carbon Footprint di Gruppo. Inoltre, viene incoraggiato l’acquisto di forniture con imballaggi riciclabili, riutilizzabili o composti da materiale riciclato; quando la sicurezza alimentare lo consente, il Gruppo privilegia l’acquisto di prodotti in formato multi-porzione, che permettono di ottimizzare i carichi, limitare il numero di trasporti e abbattere le emissioni legate alla logistica. Per sostenere l’economia del territorio e ridurre ulteriormente le distanze percorse dalle merci, valorizzata la dimensione territoriale, promuovendo la scelta di fornitori locali. Sul fronte dell’efficienza, il Gruppo si è posto un obiettivo di riduzione dei consumi energetici pari al 5%, a fronte di un consumo complessivo di circa 52.000 MWh, corrispondente a un taglio di circa 2.600 MWh - un valore che equivale al consumo annuo di quasi 1.000 famiglie italiane - attraverso interventi di efficientamento, ottimizzazione dei processi produttivi e sistemi avanzati di gestione dell’energia. La dimensione sociale - continua la nota - rappresenta un pilastro centrale della strategia di sostenibilità del Gruppo Serenissima. La fortissima presenza femminile ne è una dimostrazione concreta: il 73,4% del personale della capogruppo è composto da donne, mentre nell’alta dirigenza si registra un equilibrio significativo, con il 43% di presenza femminile. Un impegno strutturato e certificato, riconosciuto attraverso la UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere, che testimonia la volontà del Gruppo di promuovere inclusione, equità e valorizzazione delle competenze. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono quelli di monitorare e ridurre eventuali discriminazioni e di coinvolgere il management nella definizione di traguardi legati alla parità di genere. Sull’aspetto relativo alla parità di trattamento economico, il Gruppo ha pianificato interventi specifici, tra cui: un'analisi annuale delle retribuzioni per genere; azioni mirate a ridurre le disparità retributive nelle fasce dirigenziali; e il monitoraggio di indicatori (Kpi) per garantire che lo sviluppo professionale e la remunerazione siano basati esclusivamente sulle competenze. Grande attenzione è dedicata anche a formazione e sicurezza: nella sola capogruppo sono state erogate circa 50mila ore di formazione nel 2024. La redazione del report di sostenibilità ha accompagnato un’evoluzione significativa anche sul piano della governance. Dal 2025 è stata formalmente istituita una nuova governance Esg, con la creazione di un Comitato Esg, operativo dal 2025, incaricato di integrare in modo sistematico i valori ambientali e sociali in ogni decisione aziendale. Il Comitato è guidato dal vicepresidente Tommaso Putin e rappresenta uno strumento chiave per garantire coerenza tra strategia, gestione dei rischi, obiettivi di sostenibilità e coinvolgimento degli stakeholder lungo tutta la filiera. Anche in termini di Governance, il Gruppo ha individuato la necessità di avviare un processo di qualifica Esg dei partner per tracciare e ridurre i rischi lungo la filiera.