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(Adnkronos) - Novantunomila contenuti rilevati e 3.1 mln di interazioni social totali generate sull'Italia fuori dai Mondiali di calcio: è quanto emerge dal report realizzato da Spin Factor, in esclusiva per Adnkronos, tramite Human, l’esclusiva piattaforma di web e social listening sviluppata interamente con algoritmo a base semantica italiana e integrata con l’Ai. L'analisi ha riguardato le conversazioni sui social network tra il 31 marzo e l'1 aprile dopo la sconfitta di ieri degli azzurri ai rigori nella finale dei playoff di qualificazione contro la Bosnia. Dal report emerge un sentiment analysis negativo del 95% e come emozioni prevalenti delusione (27%), rabbia (21%), malinconia (21%), vergogna (13%), sarcasmo (9%). Nel mirino finiscono il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, il ct dell'Italia Rino Gattuso, la squadra e i giocatori: in base al report di Spin Factor, sono percepiti negativamente rispettivamente al 98%, al 68% e al 91%. Come rileva il report, i temi più frequenti sui social sono: la richiesta di dimissioni immediate dei vertici Figc (36%), la critica all'atteggiamento dei calciatori (22%), l'eccessiva presenza di stranieri in serie A (16%), l'inadeguatezza tattica del Ct (13%), il confronto nostalgico con il passato e l'assenza di leader (13%). Le parole più frequenti in post e commenti - a parte Italia (4,11%) e Mondiali (3,98%) - sono: fallimento (3,27%), dimissioni (3,22%), Gravina (2,22%), vergogna (2,11%), giovani (1,85%), sistema (1,81%), Figc (1,69%), Gattuso (1,65%), talento (1,49%), risultati (1,42%), club (1,31%), settore (1,27%), stranieri (1,12%), Serie A (1,10%), coraggio (1,08%), umiliazione (1,01%) e storia (0,93%).
(Adnkronos) - “I risultati del credito d’imposta Zes e ora il caso della Transizione 5.0 dimostrano la medesima criticità: lo strumento agevolativo in Italia è da ripensare profondamente”. A dichiararlo all'Adnkronos/Labitalia è Ivo Allegro, ceo della società di consulenza Iniziativa, commentando il recente stallo sulle risorse destinate alle imprese rimaste escluse dal piano Transizione 5.0. L'esperto di programmazione europea, finanza agevolata e politica economica sposa la linea dura tracciata da Confindustria: “Condivido le parole del presidente Emanuele Orsini, che ha lanciato un monito severo al Governo: la mancanza di fondi per i cosiddetti 'esodati 5.0' mina la fiducia tra istituzioni e sistema produttivo. Quanto denunciato da Orsini è purtroppo la cronaca di un risultato annunciato”. Secondo Allegro, il problema è strutturale: “Le agevolazioni 'episodiche', che nascono e muoiono con scadenze contratte e annunci roboanti senza programmazione e solidi meccanismi attuativi, generano effetti perversi di lock-in e spiazzamento del time to market. Se lo Stato non garantisce stabilità e certezza, le imprese semplicemente smettono di investire perché viene meno la certezza del diritto e del rientro finanziario”. La nota di Confindustria diffusa ieri ha chiesto con urgenza il rispetto degli impegni assunti lo scorso 27 novembre, invocando un tavolo di confronto con i Ministri Giorgetti, Urso e Foti. “La programmazione – continua Allegro – sembra essere il tallone d'Achille della nostra politica industriale. In Italia si continuano a preferire le 'vampate' connesse a logiche di bonus emergenziali piuttosto che politiche certe in grado di rendere il territorio attrattivo nel lungo periodo. Uno dei miei 'mantra' per lo sviluppo è la programmazione pluriennale con risorse certe su un orizzonte di almeno 24/36 mesi”. Senza questa trasparenza, il rischio è di frenare proprio le aree più dinamiche: “Specialmente al Sud, dove Puglia e Campania hanno mostrato tassi di crescita superiori a Lombardia e Veneto nell'ultimo quadriennio, le imprese non possono pianificare investimenti in beni immateriali e digitale, pilastri del paradigma 5.0, senza conoscere le dotazioni finanziarie disponibili e i meccanismi effettivi di funzionamento di strumenti sulla carta automatici”. Allegro sottolinea poi la necessità di un cambio di passo nella Pubblica amministrazione: “Il Pnrr lascia una legacy importante avendo ridato alla Pa un ruolo da protagonista, ma i tempi burocratici sono ancora costruiti per 'andare piano' e centellinare le risorse. Per innescare lo sviluppo serve un cambio di paradigma: processi di carattere industriale in grado di dare certezze nella gestione delle agevolazioni e una reale integrazione tra pubblico e privato nell'implementazione e gestione delle infrastrutture. Il Partenariato Pubblico Privato (Ppp) potrebbe essere la chiave per liberare risorse pubbliche verso sfide più rischiose, lasciando al privato la gestione efficiente”. Il rischio, conclude il fondatore di Iniziativa, "è che questo ennesimo stop-and-go condanni il Mezzogiorno a un declino agonico proprio nel momento del suo rilancio come risorsa per il debito pubblico nazionale. Bisogna smettere di dare soluzioni semplici a problemi complessi. Suggerisco di superare definitivamente i click-day e le agevolazioni automatiche prive di certezze quando le risorse sono scarse. E' il momento di strumenti a logica mista: una base certa e un'agevolazione premiale legata alla qualità dei progetti. Solo così la politica industriale diventerà una leva stabile di competitività e non un semplice antidolorifico transitorio”.
(Adnkronos) - Il 30 marzo 2026, la Commissione europea ha pubblicato le linee guida ufficiali per l’applicazione del Regolamento (Ue) 2025/40, meglio conosciuto come Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation). Questo documento arriva per fare chiarezza su una normativa che promette di cambiare radicalmente il modo in cui i prodotti vengono confezionati, venduti e smaltiti, con l’obiettivo di rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030. Mentre il regolamento è già entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, le aziende e i consumatori hanno tempo fino al 12 agosto 2026 per farsi trovare pronti, data in cui le norme diventeranno pienamente operative. Sommario Il Ppwr è una legge europea che sostituisce le vecchie e frammentate direttive nazionali con un unico set di regole valide in tutta l’Unione. A differenza della legislazione precedente, il Ppwr interviene sull’intero ciclo di vita dell’imballaggio: dalla progettazione (per ridurre il peso e il volume) fino al suo fine vita (per garantirne il riciclo o il riutilizzo). Si applica a ogni tipo di materiale (plastica, carta, vetro, metallo) e a qualsiasi imballaggio immesso sul mercato UE, indipendentemente da dove sia stato prodotto. Il nuovo regolamento non è solo un elenco di restrizioni, ma apre la strada a benefici tangibili per la salute e l’ambiente: Addio alle “sostanze chimiche per sempre” (Pfas): dal 12 agosto 2026, scatta il divieto di immettere sul mercato imballaggi a contatto con alimenti che contengono Pfas oltre determinati limiti. Si tratta di una vittoria per la sicurezza alimentare, eliminando sostanze persistenti potenzialmente dannose per la salute umana. Etichette chiare e universali: entro l’agosto 2028, tutti gli imballaggi dovranno riportare etichette armonizzate basate su indicazioni semplici. Questo aiuterà i cittadini a fare una raccolta differenziata corretta senza dover interpretare simboli diversi tra un Paese e l’altro. Diritto al riutilizzo: il regolamento incoraggia i sistemi di ricarica e riuso. Ad esempio, le attività di asporto dovranno permettere ai clienti di portare i propri contenitori senza costi aggiuntivi. Riduzione degli sprechi: le aziende saranno obbligate a ridurre al minimo il peso e il volume delle confezioni, vietando stratificazioni inutili o “falsi fondi” pensati solo per far sembrare il prodotto più grande. La transizione verso l’economia circolare comporta però rischi e complessità che le imprese dovranno gestire con attenzione. Dal 1° gennaio 2030, gli imballaggi in plastica monouso molto comuni nei ristoranti, come le bustine di maionese, ketchup, senape e salsa barbecue, così come i flaconcini di shampoo negli hotel, saranno vietati. Per molti settori, questo significa dover cambiare totalmente il modello di business. Le aziende, inoltre, saranno chiamate a pagare contributi più stringenti per la gestione dei rifiuti (la cosiddetta Responsabilità estesa del produttore o Epr). Le nuove linee guida chiariscono la distinzione tra “fabbricante” (chi progetta l’imballaggio) e “produttore” (chi lo immette sul mercato), un passaggio fondamentale per stabilire chi deve pagare per il riciclo. Entro il 2029, gli Stati membri dovranno anche garantire la raccolta separata del 90% delle bottiglie di plastica e lattine di metallo, solitamente attraverso sistemi di deposito cauzionale. Questo richiederà grandi investimenti infrastrutturali e logistici per commercianti e produttori. Entro il 2030, infine, una parte significativa degli imballaggi per il trasporto (come i pallet) dovrà essere inserita in circuiti di riutilizzo. Se le infrastrutture di lavaggio e recupero non saranno pronte, il rischio è un aumento dei costi logistici. Uno degli obiettivi del Regolamento Ppwr è eliminare le barriere tra i vari mercati europei. Le linee guida ribadiscono che gli Stati membri non potranno impedire la vendita di imballaggi conformi al regolamento basandosi su norme nazionali aggiuntive. Il Ppwr rappresenta una sfida senza precedenti per l’industria degli imballaggi, pilastro dell’economia italiana. Se da un lato i rischi legati ai costi e alla riorganizzazione logistica sono significativi, la pubblicazione di queste linee guida offre finalmente la certezza giuridica necessaria per investire nell’innovazione. Il traguardo è ambizioso: un’Europa a emissioni zero entro il 2050, dove l’imballaggio smette di essere un rifiuto per diventare una risorsa.