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(Adnkronos) - Webuild nel 2025 ha registrato ricavi ben oltre le attese a 13,6 mld di euro, il +15% anno su anno. L'Ebitda è oltre i target a 1,2 mld di euro a +18%. Gli ordini sono stati a oltre 58,4 mld di euro, con ampia visibilità su ricavi futuri. I nuovi ordini per 13,2 mld di euro, di cui quasi la meta’ all’estero. Da inizio 2026 acquisiti ordini per 1,8 mld di euro, oltre 19,1 mld gare in attesa aggiudicazione. Sono state consegnate oltre 45 infrastrutture strategiche nel mondo. Webuild motore industriale dell’Italia nel mondo tra i maggiori gruppi del paese, traino di filiera, export, occupazione e sicurezza, rafforzando la competitività italiana globale costruita in tre anni una piattaforma di eccellenza che consentira’ di affrontare le sfide e la competizione globale con maggiore solidita’ e resilienza. La società ha chiuso il 2025 con ricavi in forte crescita e margini in ulteriore espansione piano 2023–2025 completato con risultati superiori agli obiettivi presenza globale, scala, backlog ordini, attenzione a margini e cassa guidano le prospettive 2026. I ricavi nel 2025 ammontano a 13,6 miliardi di euro, il +15% in più rispetto al 2024. Oltre il 65% dei ricavi sono generati all’estero. L' utile netto ammonta a 280 milioni di euro, il 13% in più rispetto al 2024. Proposto un dividendo di 0,081 euro per ciascuna azione ordinaria; 0,26 euro per ciascuna azione di risparmio. “I risultati che presentiamo oggi confermano la solidità del nostro modello industriale nel lungo periodo: abbiamo superato le attese del Piano su tutte le dimensioni, industriale, finanziaria, commerciale e occupazionale, con la sicurezza delle nostre persone sempre al centro, come testimoniano i valori eccellenti raggiunti dagli indicatori di sicurezza sul lavoro. Negli ultimi tre anni abbiamo compiuto un salto di qualità significativo, ripensando e riadattando strategie e modelli e anticipando i cambiamenti''. Lo sottolinea l'Ad di Webuild, Pietro Salini, commentando i dati del 2025. ''Anche in uno scenario complesso e volatile, abbiamo consegnato 45 opere in tutto il mondo, confermando disciplina operativa e affidabilità, che continuano a essere elementi distintivi di Webuild -prosegue Salini- . La nostra scala globale continuerà a rappresentare un moltiplicatore di valore. Negli ultimi tre anni abbiamo costruito una piattaforma di eccellenza che ci renderà sempre più resilienti e ci consentirà di affrontare il nuovo ordine mondiale. Una piattaforma che sarà potenziata da tecnologia, digitalizzazione e processi innovativi, per continuare a essere leader del settore delle infrastrutture a livello globale. Con circa il 70% del fatturato sviluppato all’estero, in mercati a basso rischio, garantiamo una solida visione di lungo termine.” Nel periodo coperto dal piano triennale Webuild ha "generato un Total Shareholder Return del 160%" e in questi anni "eccezionalmente complessi" il gruppo "non solo ha conseguito risultati ben superiori al piano – dal punto di vista industriale, finanziario e commerciale – ma ha anche completato una trasformazione strutturale". Così ha proseguito Salini in conference call parlando di "una nuova azienda: con una scala significativamente maggiore e capacità uniche di esecuzione su progetti ad alta complessità, con un portafoglio ordini tra i più solidi del settore, sia in termini di dimensioni sia di qualità, più redditizia, resiliente e con un profilo di rischio fortemente ridotto, e con una solida struttura finanziaria e focalizzata sulla generazione di cassa". "Se nel 2025 l’acquisizione di ordini è stata pari a 13,2 miliardi a inizio 2026, Webuild si già aggiudicata nuovi progetti per circa 2 miliardi". Lo ha sottolineato Massimo Ferrari, dg di Webuild, in conference call sui risultati dello scorso anno nei quali - ha ricordato - "la qualità è fondamentale: infatti, oltre il 90% degli ordini 2025 proviene da Paesi a basso rischio". "Il mix geografico - osserva - è bilanciato, con circa metà degli ordini fuori dall’Italia, confermando la nostra presenza internazionale in Europa, Nord America, Australia e Arabia Saudita". "Il nostro backlog complessivo ammonta a 58 miliardi e include 7,5 miliardi in concessioni e attività di operation & maintenance" mentre "il backlog costruzioni è pari a 51 miliardi". In complesso il portafoglio ordini "ci offre visibilità e uno sviluppo dei ricavi prevedibile". Ferrari ha spiegato che "la grande maggioranza dei nostri clienti è pubblica mentre la maggior parte dei contratti include meccanismi di protezione dall’inflazione tramite formule di adeguamento prezzi".
(Adnkronos) - Adaptability e upskilling. Sono queste le due parole chiave che descrivono il mercato del lavoro di oggi. Dopo un biennio dominato dal dibattito sulle potenzialità delle nuove tecnologie, il 2026 si accinge a diventare l’anno della concretezza. Tutti i discorsi sull’intelligenza artificiale, sull’innovazione green e sull’industria 5.0 hanno smesso di essere proiezioni future e stanno diventando, sempre di più, realtà all’interno dei processi aziendali che non possiamo più ignorare. Questo cambio di paradigma si traduce, ovviamente, anche in una ricerca sempre più insistente di profili altamente qualificati e con competenze ibride, ovvero professionisti che, insieme alle hard skills, abbiano una visione di insieme per muoversi in contesti sempre più complessi. Competenze con una data di scadenza: il nuovo mercato del lavoro è sempre più dinamico. La velocità dell’innovazione ha ridotto drasticamente la vita delle hard skill. Secondo le ultime analisi di agap2 - multinazionale di consulenza operativa specializzata nel mondo dell’ingegneria e dell’It - oggi le competenze tecniche hanno un ciclo di vita media di circa due anni prima di diventare obsolete. Non si tratta più, quindi, solo di imparare a usare nuovi strumenti, ma di abbracciare percorsi di formazione continui e dinamici per adattarsi a un ambiente in costante evoluzione e cambiamento. "Il 2026 - afferma Alessandro Rosati, Ceo di agap2 - rappresenta uno spartiacque: non basta più essere spettatori dell'innovazione, bisogna saperla gestire. La vera sfida nei prossimi mesi sarà trasformare la velocità del cambiamento in un asset strategico per anticipare le esigenze di mercato e fornire risposte concrete, precise e tempestive. La capacità di disimparare e imparare di nuovo diventa il vero vantaggio competitivo per i candidati, ma anche per le aziende. Oggi nessun professionista può limitarsi ad essere un semplice esecutore, ma deve essere un artefice del cambiamento con competenze in perenne aggiornamento per poter colmare il gap che si apre tra l’innovazione tecnologica che corre velocissima e le necessità di sviluppo del business”. Maquali saranno i professionisti più richiesti nel 2026? Ecco il quadro tracciato da agap2. -Energy manager e sustainability engineer: in vista dei traguardi del Green Deal, queste figure evolvono da semplici consulenti ad architetti della transizione. Non si limitano all'efficientamento energetico, ma riprogettano l'intero ciclo di vita del prodotto secondo i principi dell'economia circolare, integrando fonti rinnovabili e tecnologie di cattura della Co2 per garantire la resilienza operativa e il rispetto dei nuovi standard Esg. -Ingegnere dell’automazione 5.0: il 2026 segna il passaggio definitivo dall'automazione rigida a quella collaborativa e cognitiva. Questo professionista progetta ecosistemi dove robotica avanzata e operatori umani interagiscono in sinergia (Cobot), sfruttando il Cloud Manufacturing e l'Edge Computing per creare linee produttive iper-flessibili, capaci di auto-ottimizzarsi in tempo reale grazie ai dati di fabbrica. -AI implementation specialist (o AI architect): è l'anello di congiunzione tra la data science e il business concreto. Il suo compito non è la creazione di codici grezzi, ma l'integrazione strategica di AI generativa e modelli predittivi nei workflow aziendali. Agisce come un traduttore tecnologico che adatta i modelli linguistici e gli algoritmi di machine learning per automatizzare decisioni complesse e personalizzare l'esperienza del cliente su scala industriale. -Cybersecurity governance consultant: con l'adozione della normativa Nis2 e del Cyber Resilience Act, la sicurezza diventa una questione di processo e non solo di difesa tecnica. Questo consulente gestisce la sicurezza dell'intera supply chain, trasformando la protezione dei dati in un asset competitivo. Coordina la gestione del rischio, la compliance normativa e la resilienza infrastrutturale per prevenire minacce sistemiche in un mondo sempre più interconnesso. -Data engineer: è l'architetto che costruisce le fondamenta del patrimonio informativo aziendale; progetta pipeline di dati scalabili e sicure che alimentano l'intelligenza artificiale in tempo reale. Il suo ruolo è cruciale per garantire la data quality e l'interoperabilità tra database eterogenei, trasformando flussi di dati grezzi in infrastrutture pronte per l'analisi strategica e il decision-making automatizzato.
(Adnkronos) - "Le Comunità energetiche rinnovabili si sono staccate dai blocchi di partenza, ora devono prendere velocità e conservarla”. Così Alfonso Bonafede, ex ministro della giustizia ed ora avvocato con una specializzazione nel settore, oltre che Membro laico del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. “Non è poco - ha aggiunto partecipando al programma di incontri promosso a Key 2026 da Sgr Efficienza Energetica - perché abbiamo ora uno zoccolo duro di norme con interpretazioni consolidate. Ci sono altre leggi che stanno per essere emanate, tutte contengono chiari segnali del ruolo che le Cer rivestiranno a parer mio sempre più centrale nel sistema energetico nazionale". "Dobbiamo superare una riduzione di fondi legata al Pnrr ma, ad esempio, i fondi perduti vanno ora a comuni fino a 50mila abitanti, prima la soglia era 5.000. Infine, c’è una molla socioeconomica da considerare: la bolletta energetica è subìta in modo passivo dai cittadini, ma quando contiene elementi legati ai risparmi energetici determinati dalla partecipazione alla Cer, scatta una partecipazione diversa. Sarà una rivoluzione culturale. Le nuove norme parano di ‘diritto’ alla condivisione di energia elettrica da fonte rinnovabile e dobbiamo prenderci ognuno sulle spalle un pezzettino di questa transizione”, afferma.