(Adnkronos) - "Non era mio intento minacciare, chi mi conosce sa quanto io stimi e consideri il giornalismo. Anzi, è proprio questo governo che in una delle riforme che ha fatto, impedisce ai giornalisti, soprattutto quelli di cronaca nera, di fare il loro lavoro: addirittura non possono virgolettare pezzi di ordinanze di custodia cautelare, che invece garantirebbero meglio il pensiero del giudice". Lo ha detto il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, ospite a Start su Sky, relativamente alle sue dichiarazioni espresse a una giornalista del Foglio nel corso di una intervista. "Da parte mia, assolutamente, non è intenzione minacciare nessuno, però - aggiunge - è anche vero e sotto gli occhi di tutti che io da mesi, in modo sistematico, vengo attaccato ogni mattina da diversi giornali scrivendo cose false in tutto o in parte e quindi ho detto, dopo il referendum, tiriamo una linea. Io adesso sono impegnato a fare il procuratore della Repubblica di Napoli, sono impegnato, usando giorni di ferie, ad andare in giro a parlare per il No. Dopo il referendum deciderò cosa fare di ogni articolo diffamatorio". "In questo referendum - ha poi aggiunto - ci sono due pilastri che si toccano, uno è separare il pubblico ministero del giudice, quindi toglierlo dalla cultura della giurisdizione: chi è per il sì e fa sempre l'esempio della partita di calcio e dice che il giudice è l'arbitro e le squadre sono da un lato il pubblico ministero dall'altra l'avvocato. Questo esempio non funziona, perché le due squadre di calcio non giocano con le stesse regole perché il pubblico ministero ha l'obbligo di trovare prove a favore dell'indagato, obbligo che non ha l'avvocato, quindi la partita non si gioca con le stesse regole. La verità è che oggi il pubblico ministero ragiona come un giudice, ragiona su cosa serve per arrivare alla prova e infatti se il pubblico ministero non è convinto che gli elementi bastano per arrivare alla condanna, chiede l'archiviazione infatti è l'80% del lavoro che si fa nelle procure è proprio quello di istruire i fascicoli e poi fare una richiesta a che il giudice emetta un decreto di archiviazione, non una sentenza di assoluzione. Se il pubblico ministero deve fare sostanzialmente il frontman della polizia giudiziaria, è ovvio che si snatura tutto". "Continuamente, chi è per il sì, fa il raffronto con gli altri paesi dove c'è la separazione delle carriere e tra questi cita anche gli Stati Uniti, dove abbiamo visto cose aberranti come l'esecuzione di una donna che aveva le mani sul volante e il militare, messo di lato, le ha sparato sette colpi in faccia. Intervenuto il giorno dopo un giorno, il ministro dice che assolutamente non c'è nessun reato e questo non sarà processato. Ma vi rendete conto - ribadisce - mi portate come modello gli Stati Uniti? Da anni dico che avrei paura di vivere negli Usa, perché conosco bene questo sistema giudiziario".
(Adnkronos) - Cida-Confederazione italiana dirigenti ed alte professionalità nasce nel 1946, lo stesso anno della Repubblica Italiana. Non è una coincidenza: è un parallelismo che racconta un destino condiviso. Mentre il Paese costruiva le sue fondamenta democratiche, la dirigenza italiana si organizzava per contribuire alla ricostruzione economica, sociale e civile. Ottant’anni dopo, quel legame tra competenza manageriale e tenuta istituzionale è più attuale che mai. (VIDEO) “Celebrare gli 80 anni di Cida - dichiara Stefano Cuzzilla, presidente di Cida - significa riconoscere il contributo della dirigenza italiana alla costruzione e alla tenuta della Repubblica. Dal 1946 a oggi, nei momenti più difficili il management italiano è stato presidio di continuità, equilibrio, responsabilità. Questi 80 anni aprono il quinto ciclo ventennale della nostra storia, in un Paese che affronta trasformazioni profonde e ha bisogno di una classe dirigente all’altezza della loro complessità. Per questo il 2026 non sarà un anno di commemorazione, ma di proposta: guidare il cambiamento con competenza e visione è il nostro mandato, oggi come allora”. 'Il futuro come responsabilità' si fonda su un concept strategico: 5×20. Ottant’anni non sono solo il prodotto di quattro cicli conclusi - 1946-1965, 1966-1985, 1986-2005, 2006-2025 - ma l’apertura del quinto ciclo ventennale (2026-2045) che condurrà Cida al suo centenario. Cinque volte venti anni non come semplice periodizzazione cronologica, ma come grandi stagioni di responsabilità, ognuna segnata da sfide diverse e da decisioni che hanno inciso sul volto del Paese. Attraverso questi cicli, cinque tematiche restano costanti e si trasformano: tecnologia e innovazione, leadership e responsabilità, lavoro e welfare, competenze e formazione, ruolo sociale del management. Fili che attraversano la storia e ne determinano la qualità, costruendo una mappa per leggere il passato senza nostalgia, abitare il presente con consapevolezza e costruire il futuro come scelta. Il concept 5×20 verrà declinato in un programma di eventi, pubblicazioni e iniziative istituzionali lungo tutto il 2026, posizionando Cida come soggetto di proposta concreta su tre priorità nazionali: intelligenza artificiale e futuro del lavoro, demografia e sostenibilità del welfare, competenza manageriale come garanzia della qualità della decisione — pubblica e privata. Un percorso che Cida affronterà con partner di primo piano: l’Istituto Italiano per l’Intelligenza artificiale per l’impatto industriale-AI4I, fondato dal Governo italiano per sviluppare ricerca trasformativa applicata all’intelligenza artificiale, con cui si aprirà il ciclo di eventi il 10 giugno; il Censis e Itinerari Previdenziali, voci autorevoli nell’analisi della società e del welfare italiani. A dare forma visiva a questa visione è il nuovo logo celebrativo sviluppato per il 2026. Quattro elementi simbolici si integrano in un’unica immagine: l’infinito, che evoca la continuità tra memoria e progetto; la rete, che rappresenta le dieci Federazioni confederate, una comunità plurale che abbraccia tutti i settori strategici del Paese e trasforma la pluralità delle competenze in una forza comune; l’unione, che richiama la convergenza di competenze diverse verso un obiettivo condiviso; il timone, metafora della responsabilità direzionale che il management esercita nel governo delle organizzazioni e del cambiamento. Il logo accompagnerà come firma visiva tutte le iniziative dell’anno celebrativo, tenendo insieme passato e futuro in un’identità riconoscibile e proiettata in avanti. La sua ideazione, insieme all’intera architettura strategica e narrativa del progetto, è stata sviluppata con Eprcomunicazione spa società benefit, la sua controllata Cernuto Pizzigoni & Partners Srl e K-Vision, la nuova unit di Eprcomunicazione dedicata alle esperienze visive multimediali e immersive.
(Adnkronos) - Green, clean-tech italiana attiva nelle soluzioni energetiche innovative, ed Entesy, realtà nella consulenza energetica, annunciano l’avvio di una collaborazione strategica volta ad offrire alle imprese un pacchetto completo che integra il mondo dell'efficientamento e della fornitura energetica. (VIDEO) L’accordo si integra nell’ecosistema di SeLea che accompagna le imprese in ogni fase della transizione energetica. Grazie alla sinergia tra le competenze di Entesy e le soluzioni di Green, le aziende possono ora accedere a un modello di gestione totale che armonizza l’efficientamento energetico con l’approvvigionamento 100% rinnovabile. Questa visione congiunta permette di ottimizzare i consumi e migliorare simultaneamente il rating Esg, trasformando la sostenibilità da costo operativo a leva di valore competitivo. “L’integrazione delle competenze e soluzioni di Green e di Entesy rappresenta un moltiplicatore di impatto - commenta Sergio Leali, Ceo & Founder di Green - Entesy ha la capacità tecnica di analizzare i bisogni delle imprese; noi forniamo lo strumento perfetto per trasformare quei bisogni in un vantaggio competitivo di medio-lungo termine”.