(Adnkronos) - Il segreto per vivere a lungo è nei muscoli. In estrema sintesi, è il risultato di un studio appena pubblicato su Jama Network Open, che ha acceso i riflettori su longevità e mortalità analizzando i dati relativi ad un ampio numero di donne di età compresa tra 63 e 99 anni. I risultati "sono stati un po' una sorpresa", ha affermato Michael J. Lamonte, autore principale dello studio e professore di epidemiologia e invecchiamento sano presso l'Università di Buffalo a New York. La forza si è rivelata un fattore chiave e unico per una vita più lunga, ha spiegato come evidenzia il Washington Post, riducendo il rischio di morte prematura di almeno il 33% anche prendendo in considerazione elementi come la capacità aerobica, la salute, l'età e le abitudini di esercizio fisico delle persone coinvolte nello studio. La ricerca si è basata in parte su semplici 'test fai da te' programmati per valutare la forza. Molti studi, in passato, hanno associato la forza alla longevità. Una ricerca pubblicata nel 2024 su Nature, sulla base di dati relativi a quasi 10mila uomini e donne, ha rilevato che una forza di presa debole equivaleva a un aumento del rischio di morte prematura. Una revisione di ricerche precedenti effettuata nel 2016 ha stabilito che la debolezza muscolare era un precursore affidabile di problemi futuri relativi a "capacità cognitive, mobilità, stato funzionale e mortalità". In realtà, gli studi degli anni scorsi hanno faticato a distinguere i benefici prodotti dalla forza e quelli associabili genericamente all'attività fisica. Il documento pubblicato su Jama Network Open espone un lavoro finalizzato a isolare gli effetti della forza, per quanto possibile. Nel dettaglio, gli scienziati si sono concentrati sui dati di un gruppo di 5.472 donne che avevano aderito all'iniziativa su larga scala Women's Health Initiative. I soggetti coinvolti hanno indossato per una settimana dispositivi che hanno monitorato l'attività fisica e i parametri relativi alle condizioni di forma generali. Si sono sottoposti anche a visite mediche e, dopo aver risposto ad una serie di domande, hanno svolto 2 test per valutare la forza: uno per misurare l'intensità della presa, l'altro per valutare la potenza delle gambe. Negli 8 anni successivi ai primi esami, si è verificato il decesso di oltre un terzo delle donne arruolate nella ricerca. Gli scienziati, quindi, hanno confrontato i dati relativi alla forza con quelli sulla mortalità: l'associazione tra forza e longevità è apparsa evidente. Quindi, i responsabili dello studio hanno limato ulteriormente l'analisi tenendo conto della salute delle persone, dei marcatori di infiammazione corporea, dell'eventuale passato da fumatrici, dell'età, dell'etnia, di fattori generali legati allo stile di vita e di eventuali cadute o dell'uso di un bastone o di un dispositivo di mobilità simile. La valutazione di tutti questi parametri non ha modificato il quadro generale: forza uguale longevità. Il dato apparentemente sorprendente è legato alla 'quantità' di 'strength' che si è rivelata decisiva per allungare la vita. I test sulla presa - che possono essere svolti da chiunque - hanno evidenziato che le donne più forti esercitavano una pressione di circa 24 chili utilizzando il dinamometro, lo strumento - facilmente reperibile - impiegato per le misurazioni. Il valore si colloca al di sotto della media per le donne di tutte le età. Le linee guida prevedono uomini e donne sani sotto i 40 anni dovrebbero generalmente essere in grado di esercitare pressione sul dinamometro per almeno un minuto. I soggetti tra 40 e 50 anni dovrebbero superare i 30 secondi. Oltre i 60 anni, ci si può accontentare di almeno 10 secondi. I risultati dello studio sono stati ulteriormente 'filtrati', con l'esclusione dei dati relativi alle donne decedute nei primi 5 anni post-studio per un'eventuale malattia che avrebbe potuto condizionare i dati. Gli scienziati hanno anche controllato la capacità aerobica e l'attività fisica quotidiana delle donne, verificando se rispettassero la raccomandazione degli esperti di svolgere almeno 150 minuti a settimana di esercizio fisico moderato e quante ore al giorno trascorressero sedute. Anche in questo ambito della ricerca, l'elemento chiave si è rivelato la forza: tra due o più donne accomunate da abitudini analoghe in termini di fitness e esercizio, ad incidere sulla longevità sono stati i muscoli più forti. Lo studio, in conclusione, ha evidenziato in modo convincente che "avere una forza sufficiente, di per sé, è un fattore indipendente per la salute e la longevità", ha sottolineato il professor Brad Schoenfeld, docente presso il CUNY Lehman College di New York ed esperto nella scienza dell'allenamento di resistenza. Il ruolo della forza, però, non ridimensiona l'importanza di svolgere esercizio aerobico. L'allenamento di forza e gli esercizi di resistenza, come camminare o fare jogging, hanno effetti fisiologici distinti, ha evidenziato il professor Lamonte, e inducono cambiamenti diversi nei muscoli e nelle cellule. Il mix, alla fine, offre le migliori chance di una salute prolungata e una maggiore longevità.
(Adnkronos) - Gestione ottimale delle risorse umane, organizzazione efficiente dei processi produttivi e utilizzo evoluto della tecnologia sono le tre variabili su cui le competenze manageriali possono davvero fare la differenza: ed è su questi tre ambiti prioritari che Fondirigenti il fondo interprofessionale di Confindustria e Federmanager, leader in Italia per la formazione continua dei dirigenti, ha deciso di focalizzare l’Avviso 1/2026, pubblicato oggi. Un Avviso ad ampio spettro, con una dotazione complessiva di 18 milioni di euro, e un finanziamento massimo concedibile a ciascuna impresa pari a 15.000 euro. “Dal nostro osservatorio abbiamo rilevato negli ultimi anni, una crescita costante del fabbisogno di competenze manageriali - spiega il dg Fondirigenti, Massimo Sabatini - determinata tanto dall’accelerazione dell’evoluzione tecnologica e digitale quanto dal radicale cambio di paradigma relativo al ruolo delle persone in azienda. Sempre più la managerialità agisce come moltiplicatore di crescita e di creazione di valore, ed ha bisogno di essere supportata in modo strutturale. Con il primo Avviso del 2026 vogliamo dare una spinta decisa in questa direzione, sia in termini di risorse, sia in termini di contenuti formativi proposti”. I dati di Fondirigenti relativi ai piani finanziati nel periodo 2021–2025 consentono, infatti, di rilevare una profonda ridefinizione della domanda di formazione: accanto alle competenze tecniche necessarie a padroneggiare i fondamenti della trasformazione digitale, cresce in parallelo il fabbisogno di competenze manageriali in senso stretto, connesse alla capacità trasversali di interpretazione dei diversi scenari e di guida di organizzazioni e persone in contesti ad alta complessità. Un’analisi rafforzata dalle evidenze dei progetti di ricerca e modellizzazione promossi dal Fondo e che, non a caso, trova riscontro anche a livello europeo, con la strategia Union of Skills, lanciata nel 2025 dalla Commissione Europea, che evidenzia in maniera chiara il collegamento tra competenze, in particolare manageriali, e competitività del sistema produttivo. Il titolo evocativo del nuovo avviso 'Valore manageriale: il ruolo abilitante delle competenze come moltiplicatore di competitività' intende andare proprio in questa direzione, approfondendo il modo con il quale i manager del nostro Paese contribuiscono con le proprie competenze, allo sviluppo del modello originale di fare impresa come quello italiano. L’Avviso si concentra su tre ambiti prioritari, ritenuti determinanti per la competitività delle imprese: 1) Gestione delle Risorse Umane, con interventi rivolti al miglioramento delle performance e del benessere organizzativo; 2. Organizzazione dei processi produttivi, per ottimizzare la capacità di governare i nuovi processi di lavoro e di produzione 3. Utilizzo evoluto della tecnologia, inclusa l’Ia generativa e nuovi strumenti digitali per potenziare la qualità delle decisioni, ottimizzare i flussi operativi e abilitare un’innovazione continua e sostenibile. “Il manager di oggi deve essere sempre più in grado di integrare le diverse dimensioni della sostenibilità, la tecnologia e la visione strategica in un unico approccio - commenta il Presidente di Fondirigenti Marco Bodini - generare valore attraverso la managerialità significa perciò mettere a frutto un insieme integrato di competenze, dalla gestione del capitale umano, all’organizzazione dei processi, all’uso responsabile delle risorse finanziarie, capace davvero di cambiare il volto dell’impresa, garantendone la competitività nel medio lungo periodo”. La partecipazione all’avviso è aperta a tutte le aziende aderenti al Fondo. La presentazione dei Piani formativi dovrà avvenire, attraverso l'area riservata sul sito di Fondirigenti, dalle ore 12.00 del 18 marzo 2026 e fino alle ore 12.00 del 23 aprile 2026.
(Adnkronos) - “L'Italia è un Paese emergente dopo il fenomeno della saturazione dei Flapd europei, gli hub di Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino dedicati ai data center”. A dirlo, in occasione di Key – The Energy Transition Expo a Rimini, è Virginia Canazza, esperta di Data Center e partner di Key To Energy, advisory firm specializzata nella consulenza relativa alle attività della filiera dell’energia. (VIDEO) La kermesse, in svolgimento fino al 6 marzo nei padiglioni della fiera di Rimini e firmata Ieg - Italian Exhibition Group, si conferma punto di riferimento per gli attori della transizione energetica in Europa, Africa e nel bacino del Mediterraneo. “Il tasso di crescita dei data center è sostenuto, circa il 16-20% all'anno, con il 68% concentrato in Lombardia, in particolare nell’area di Milano - prosegue - Ad oggi, i consumi sono pari a circa 4,5 Twh, corrispondenti a circa un gigawatt di potenza elettrica installata e 600 megawatt di potenza It. Il trend di crescita potrà essere ancora più sostenuto nel prossimo futuro, arrivando a richiedere una copertura energetica da due a quattro volte superiore all’attuale fabbisogno entro il 2030. Circa 1,6 gigawatt di nuovi progetti, guardando alla pipeline di quelli in fase avanzata di sviluppo, potranno essere operativi entro il 2028-2029. Il trend di crescita italiano relativo ai data center” pone il Paese in una condizione di competitività “rispetto ai trend monitorabili a livello europeo e globale”. Nata nel 2007 per supportare partner pubblici e privati nel percorso di evoluzione del sistema energetico, nell’attuazione delle scelte, nel monitoraggio dei risultati e nel rispetto dei principali indicatori di sostenibilità, Key to Energy ha da allora realizzato oltre 1.000 progetti, per un totale di 40.000 MW e un controvalore di 20 miliardi di euro, collaborando con i principali attori industriali e finanziari del settore energetico. Sostenuta da una profonda conoscenza delle dinamiche aziendali e di mercato; l'advisory firm è in grado di sviluppare soluzioni tailor-made ad alto valore aggiunto, progettate per ottimizzare l’efficienza energetica, valorizzare le energie rinnovabili e mitigare i rischi. “I data center, come grandi centri di consumo che stanno evolvendo verso dimensioni sempre maggiori con una velocità di sviluppo che va accentuandosi, vedono l'energia come un asset strategico - spiega - Sono molteplici le opzioni per un approvvigionamento energetico nel mercato italiano che siano competitive e sostenibili e che possano anche mitigare l'esposizione a una sempre crescente volatilità dei mercati - precisa - Ci sono strumenti patrimoniali basati sull'acquisizione e la proprietà di asset di generazione per coprire i propri consumi ma sono disponibili anche schemi commerciali che, attraverso contratti di medio-lungo termine, possono mitigare l'esposizione al rischio del mercato”. Quando “i centri di consumo si sviluppano con una velocità maggiore di quello che è l'adeguamento infrastrutturale del sistema, si pongono delle tematiche relative alla necessità di uno stretto coordinamento” volto all’integrazione delle reti esistenti con “quelle della transizione energetica, e quindi delle rinnovabili - conclude - e con questa nuova componente di domanda. Per massimizzare i benefici, l’evoluzione e l'integrazione progressiva e sostenibile devono basarsi su un approccio sinergico”.