INFORMAZIONIASSOLATTE - Associazione Italiana Lattiero Casearia Industria, Commercio e Artigianato Ruolo: Presidente Area: Top Management Giuseppe Ambrosi |
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(Adnkronos) - Assilea - Associazione italiana leasing - ha presentato oggi a Roma, presso la propria sede, i dati 2025 sul leasing e le previsioni per il 2026, delineando il quadro dell’Italia che investe. I lavori, aperti dal Direttore Generale, Giuseppe Schlitzer, hanno visto gli interventi di Beatrice Tibuzzi, Responsabile Centro Studi e Statistiche, Ciro Rapacciuolo, Senior Economist del Centro Studi Confindustria, Alessandra Benedini, Associate Partner presso Prometeia. Al dibattito presenti, tra gli altri, rappresentanti di Banca d'Italia, Ufficio Parlamentare Bilancio, Istat, ABI, OAM, Associazioni di categoria e molti partecipanti collegati da remoto. In Italia, il 2025 ha registrato oltre 36,13 miliardi di euro di stipulato leasing, +5,8% rispetto al 2024, con una previsione del Centro studi Assilea di un +3,5% nel 2026. Il principale settore beneficiario è stato il Manifatturiero, seguito da Trasporto e magazzinaggio e Commercio all'ingrosso e al dettaglio. I dati 2025 mostrano una crescita in valore di tutti i comparti, in particolare Beni strumentali, +15,2% con oltre 10,5 mld di euro finanziati, e Settore agricolo, +27,0% (+20,2% nei macchinari). Si espande il leasing di Veicoli commerciali e industriali, rispettivamente +8,9% e +2,5%, la cui dinamica è fortemente legata a quella degli investimenti strumentali. Bene l’Immobiliare, +5,9%, con il segmento “immobili da costruire” che raggiunge il +15,7%. Exploit del Navale e ferroviario, con la Nautica che mette a segno un sostanzioso +74,6%. Le Energie rinovabili registrano un +6,7%, con gli impianti fotovoltaici non accatastati al +35%. Oltre il 45,7% del nuovo stipulato si è concentrato in Lombardia (+10,6%), Veneto (+12,3%) ed Emilia-Romagna (-3,6%). Il leasing cresce anche in Piemonte (+15,9%) e nelle maggiori regioni del Sud: Campania (+13,3%), Sicilia (+18,6%), Puglia (+20,4%). Il Trentino Alto Adige (+10,1%) è la regione che presenta la maggiore diffusione dei nuovi finanziamenti nel tessuto imprenditoriale locale. In totale, il 64,7% degli investimenti in beni strumentali acquisiti con la Nuova Sabatini sono stati finanziati in leasing (con un differenziale del +83% rispetto al finanziato bancario). Anche in un periodo di rallentamento della produzione e di riposizionamento del commercio globale, questo strumento ha continuato a fornire un fondamentale supporto al comparto produttivo, registrando in generale un +3,1% i finanziamenti alle imprese manifatturiere rispetto al 2024. Anche in Europa, a fronte di una crescita economica che rimane contenuta, il leasing mostra segnali incoraggianti, finanziando il 28% degli investimenti in beni strumentali e mezzi di trasporto, dopo aver superato nel 2024 anche i volumi registrati negli USA. “In questa mattinata di studio con autorevolissimi partecipanti, abbiamo composto un quadro economico del Paese, alla cui definizione il leasing può concorrere grazie alle rilevazioni statistiche aggiornate e tempestive del proprio Centro Studi”, commenta il Direttore Generale Assilea, Giuseppe Schlitzer. “Proprio dal confronto con il contesto europeo rileviamo che, nonostante la spinta registrata nell’ultimo decennio, in Italia il leasing presenta ancora ampi margini di espansione. A livello UE-EBA si devono definire requisiti patrimoniali che tengano conto della accertata minore rischiosità rispetto al finanziamento bancario; in ambito nazionale occorrono regole che, riconoscendo il leasing quale leva strutturale di politica industriale, lo includano in tutte le misure di incentivazione facilitando la mobilizzazione di risorse in un periodo in cui più che mai abbiamo bisogno di sostenere gli investimenti tecnologici”.
(Adnkronos) - "La situazione è particolarmente complessa e ancora ampiamente in evoluzione, visto che ci troviamo di fatto ancora nella primissima fase di questa criticità geopolitica. I clienti sono tutti assistiti e monitorati costantemente, in attesa di consolidare corridoi aerei sicuri per il rimpatrio. Come tutte le altre principali associazioni di categoria, lavoriamo a stretto contatto con la Farnesina. L’esperienza pandemica ci ha insegnato a dialogare e collaborare tra tutti gli attori della filiera per trovare congiuntamente le migliori soluzioni possibili". Così Domenico Pellegrino, presidente di Aidit Federturismo Confindustria, l'organizzazione di categoria delle agenzie di viaggio, sulle condizioni dei turisti italiani rimasti bloccati nell'area del Medio Oriente dopo lo scoppio del conflitto con l'Iran. "Ci auguriamo che la situazione possa ritornare alla normalità in tempi brevissimi, in modo da non pregiudicare ulteriormente una stagione turistica che, fino a sabato scorso, si mostrava particolarmente positiva", conclude.
(Adnkronos) - "Niente di più miope che attaccare il sistema Ets mentre l’Italia frana". Un gruppo di 150 studiosi di scienza del clima e di transizione energetica ha rivolto un appello al governo affinché non indebolisca gli strumenti europei di decarbonizzazione e rafforzi le politiche di adattamento. Al centro della lettera aperta, il richiamo alla necessità di affrontare la crisi climatica con misure fondate sulla scienza e orientate al lungo periodo. Tra i primi firmatari figura anche il premio Nobel per la Fisica 2021 Giorgio Parisi e l'economista Carlo Carraro. “Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui sistemi complessi, esprimiamo profonda preoccupazione per il modo in cui il governo italiano sta affrontando la crisi climatica, in particolare per le recenti prese di posizione volte a indebolire i principali strumenti della politica climatica europea", scrivono. Secondo i firmatari, i recenti eventi estremi che hanno colpito il Sud Italia confermano una tendenza ormai consolidata: l’aumento delle temperature globali si traduce in una maggiore frequenza e intensità di fenomeni meteorologici estremi. "Il disastro di Niscemi appare a molti come la drammatica metafora di un intero Paese a rischio. Non a caso, da anni l’Ispra colloca l’Italia ai primi posti in Europa per l’esposizione al rischio di frane”, si legge. "Non è pessimismo, ma realismo scientifico: l’Italia dovrà affrontare un rischio crescente di disastri climatici - afferma Antonello Pasini (Cnr-Iia) - Limitarsi a rincorrere le emergenze senza ridurre con decisione le emissioni significa esporsi a impatti sempre più gravi e costosi. Senza mitigazione, l’adattamento diventa progressivamente meno efficace e, in alcuni casi, impossibile". Nel mirino degli studiosi le recenti prese di posizione critiche nei confronti del sistema europeo di scambio delle emissioni (Ets), considerato uno degli strumenti cardine della politica climatica dell’Unione europea. "L’attacco del governo al sistema Ets rischia di indebolire una politica che ha già dimostrato di ridurre le emissioni nei settori regolati, stimolare innovazione e accompagnare la transizione industriale a costi sostenibili. Per questo non ha senso presentarlo come un ostacolo per imprese e famiglie", sottolinea Stefano Caserini (Università di Parma). Secondo gli esperti, rallentare la decarbonizzazione renderebbe il Paese subalterno alle parti meno innovative dell’industria, con effetti strutturalmente negativi sulla competitività. "Innovazione e competitività sono oggi indissolubilmente legate alla decarbonizzazione - afferma Carlo Carraro (Università Ca’ Foscari Venezia) - Ostacolare la transizione espone le imprese a rischi tecnologici e finanziari crescenti e rende il Paese meno competitivo. Accelerare sulle rinnovabili significa invece rafforzare sicurezza energetica e capacità industriale". La lettera richiama infine la necessità di dare piena attuazione al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e di rispettare gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2050 e intermedi al 2040, già approvati anche dall’Italia in sede comunitaria. Per i firmatari, la crisi climatica rappresenta una sfida che richiede responsabilità condivisa e scelte coerenti con le evidenze scientifiche: rinviare o indebolire le politiche di mitigazione e adattamento significherebbe aumentare i costi economici e sociali per le generazioni presenti e future. "Politiche che mettano al centro incentivi ed investimenti per la transizione energetica e per l’adattamento ci aspettiamo trovino il consenso di tutte le forze politiche, perché deve essere comune l’accettazione dei risultati della scienza del clima e la responsabilità di fare la nostra doverosa parte per contribuire a contrastare la crisi climatica", concludono gli esperti.