INFORMAZIONIGiordano Marinelli |
INFORMAZIONIGiordano Marinelli |
(Adnkronos) - Era un incontro programmato da tempo quello fra Donald Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, questo martedì 3 marzo, alla Casa Bianca. Tuttavia questo faccia a faccia – il primo del presidente americano con un leader straniero dall’inizio della guerra israelo-americana contro l’Iran – ha assunto un valore completamente nuovo, finendo per essere dominato dalle discussioni sugli attacchi. Va sottolineato come il governo tedesco abbia ricevuto solamente quella che è equivalsa a una chiamata di cortesia poco prima che le forze americane e israeliane lanciassero la loro operazione, mentre, in generale, gli alleati europei sono stati lasciati all’oscuro delle intenzioni di Washington fino a sabato scorso. "Siamo sulla stessa lunghezza d'onda per quanto riguarda l'eliminazione di questo terribile regime di Teheran”, ha affermato Merz nello Studio Ovale. "Speriamo tutti che questa guerra finisca il prima possibile", ha aggiunto. "Quindi, speriamo che l'esercito israeliano e quello americano stiano facendo la cosa giusta per porre fine a tutto questo e per avere, davvero, un nuovo governo in carica, che torni alla pace e alla libertà". Secondo Merz, la necessità è una: elaborare una strategia per l'intera regione del Medio Oriente. “Siamo molto interessati a un approccio comune, a un lavoro comune e a cosa possiamo fare. E questo è importante, non solo per gli americani. È estremamente importante per l'Europa ed estremamente importante per Israele e la sua sicurezza. Quindi non vediamo l'ora di trovare il modo di affrontare il giorno dopo”. Trump, da parte sua, ha dichiarato di aver preso la decisione di entrare in guerra per prevenire gli attacchi iraniani. "Stavamo negoziando con questi pazzi, e pensavo che ci avrebbero attaccato", ha detto. "Ci avrebbero attaccato se non lo avessimo fatto". Allo stesso tempo, il presidente americano, parlando con i giornalisti, ha assicurato che Israele e il primo ministro Benjamin Netanyahu non lo abbiano forzato ad unirsi nella campagna contro Teheran. "No, forse ho forzato io la loro mano", ha detto Trump. "Al massimo, forse io ho forzato la mano di Israele, ma Israele era pronto, e noi eravamo pronti, e abbiamo avuto un impatto molto, molto potente”, ha ripetuto poco dopo. Un’affermazione che contrasta con ciò che ha detto il Segretario di Stato Marco Rubio ai legislatori del Congresso, questo lunedì, spiegando che gli Stati Uniti si sono trovati di fronte a una minaccia imminente dato che Israele stava per attaccare l'Iran e che l'Iran era pronto a reagire contro le forze statunitensi. Nel primo faccia a faccia con i giornalisti in cui ha risposto alle loro domande dall’inizio della guerra, Trump ha spiegato che "quasi tutto è stato distrutto" nel Paese. "Non hanno la Marina. È stata messa fuori uso. Non hanno l'Aeronautica. È stata messa fuori uso. Non hanno il rilevamento aereo, è stato messo fuori uso. Il loro radar è stato messo fuori uso. E praticamente tutto è stato messo fuori uso". Interpellato sul possibile scenario peggiore del conflitto, Trump è stato molto schietto: "Immagino che il caso peggiore sarebbe che, dopo aver fatto questo, poi prendesse il potere qualcuno che sia cattivo quanto il precedente leader, giusto?”. E alla domanda su chi vorrebbe che prendesse il potere, ha dato una risposta secca: "Oggi c'è stato un altro colpo alla nuova leadership e sembra che sia stato piuttosto sostanziale. La maggior parte delle persone che avevamo in mente sono morte”, ha reiterato l’americano. E per quanto riguarda un possibile passaggio di potere in Iran, Trump ha minimizzato l’ipotesi che l'attivista iraniano in esilio Reza Pahlavi – figlio dell'ultimo scià dell'Iran – possa assumere la guida del Paese, affermando di preferire che qualcuno dall'interno dell'Iran se ne occupi. "Alcune persone lo apprezzano, e non ci abbiamo pensato molto", ha detto Trump. "Mi sembra che qualcuno dall'interno sarebbe forse più appropriato". Trump ha approfittato della riunione nello Studio Ovale per elogiare l’aiuto di alcune nazioni Nato come la Germania: "Non stiamo chiedendo loro di mettere gli stivali sul terreno". E per criticare la posizione di Paesi come il Regno Unito: il governo di Keir Starmer ha dichiarato che non vuole partecipare attivamente al conflitto, ma solo in maniera difensiva, senza permettere agli Stati Uniti di usare una loro base nell’isola Diego Garcia, ubicata nell’arcipelago Chagos dell’Oceano Indiano. “Il Regno Unito è stato molto, molto poco collaborativo con quella stupida isola che hanno ceduto e preso in affitto per 100 anni, forse a causa del fatto che gli indigeni rivendicano l'isola senza mai averla mai vista prima. Cos'è tutto questo? E rovinano i rapporti. È un peccato”. "Non abbiamo a che fare con Winston Churchill”, ha aggiunto. In particolare, Trump ha criticato duramente la Spagna, definita dall’americano come terribile, in quanto non ha permesso agli Stati Uniti di usare le proprie basi per gli attacchi e non vuole aumentare al 5% la sua spesa militare all’interno dell’Alleanza Transatlantica. “Potremmo usare le loro basi se volessimo. Potremmo semplicemente volare lì e usarle. Nessuno ci dirà di non usarle. Ma non siamo obbligati a farlo. Ma sono stati ostili”, ha detto. Tanto che Trump ha ordinato al segretario del Tesoro Scott Bessent d’interrompere ogni rapporto con il Paese. “La Spagna non ha assolutamente nulla di cui abbiamo bisogno, a parte persone fantastiche. Hanno persone fantastiche, ma non hanno una grande leadership”, ha detto il repubblicano. “Interromperemo ogni commercio con la Spagna. Non vogliamo avere niente a che fare con la Spagna. Merz, da parte sua, ha provato ad avere un tono più distensivo sulla questione Spagna: “Stiamo cercando di convincere la Spagna a raggiungere il 3% o il 3,5% concordato in seno alla NATO. E come ha detto il Presidente, è corretto, la Spagna è l'unica che non è disposta ad accettarlo, e stiamo cercando di convincerla che questo fa parte della nostra sicurezza comune, che tutti dobbiamo rispettare queste cifre. E questo è il 3,5% per le forze armate e un altro 1,5% per le nostre infrastrutture militari”. Sulla questione del programma nucleare iraniano, Trump ha affermato che l’attacco dello scorso giugno era necessario per impedire a Teheran di ottenere un’arma atomica nel giro di un mese. E ha criticato l’accordo che l’ex presidente Barack Obama aveva siglato con il Paese mediorientale: “L'altra cosa è che Barack Hussein Obama ha fatto forse il peggior accordo che abbia mai visto, perché ha dato tutto il potere in Medio Oriente all'Iran. È andata esattamente nella direzione opposta. E io l'ho rescisso. Se non avessi rescisso quell'accordo, tre anni fa si sarebbero ritrovati con un'arma nucleare di grandi dimensioni, che sarebbe già stata usata almeno contro Israele, e anche contro altri paesi". Parlando delle eventuali proteste della popolazione iraniana contro il governo, Trump è stato categorico: è ancora troppo presto. "Se avete intenzione di uscire a protestare, non fatelo ancora. È molto pericoloso là fuori. Stanno sganciando molte bombe", ha detto. Al di là della questione Iran, i due leader hanno parlato della guerra in Ucraina, che secondo Trump rimane in cima alla lista delle sue priorità. Merz ha affermato che c'è un forte interesse per un approccio comune quando si dovrà affrontare il team del "day after", una volta che la guerra sarà finita. Il tycoon di New York pensava che sarebbe stato molto più facile trovare un accordo di quanto non sia, ma ha riconosciuto come vi sia un "odio tremendo" tra Volodymyr Zelenskyy e Vladimir Putin. “Tutto quello che si può fare è fare del proprio meglio. Per ballare il tango ci vogliono due persone, e devono andare d'accordo. Devono riuscire a parlarsi. Si odiano molto. Questo ha un impatto. Davvero un impatto. È un male per entrambi”. “In media, dai 25.000 ai 30.000 soldati muoiono ogni mese in quella stupida guerra, e mi piacerebbe vederla finire. È la peggiore guerra dai tempi della Seconda Guerra Mondiale”, ha aggiunto Trump. Alle parole di Trump, hanno fatto eco quelle di Merz, sottolineando l’importanza di trovare una soluzione in Ucraina: “Ci sono troppi cattivi in questo mondo, in realtà. E questo è un problema di cui dobbiamo parlare, perché tutti vogliamo che questa guerra finisca il prima possibile. Ma l'Ucraina deve preservare il suo territorio, e ci sono interessi di sicurezza e beh, ne parleremo”. (di Iacopo Luzi)
(Adnkronos) - Oggi il percorso di FiberCop dedicato all’innovazione e al dialogo con le nuove generazioni ha fatto tappa all’Istituto Peano a Monterotondo (Roma). Un’iniziativa immersiva e coinvolgente che ha portato, in modalità virtuale, l’Innovation Hub di Torino di FiberCop direttamente nelle scuole. Il progetto di formazione e orientamento è pensato per avvicinare gli studenti al mondo della rete e delle infrastrutture digitali. Grazie a un’esperienza virtuale, i ragazzi sono entrati nei laboratori di FiberCop di Torino per scoprire da vicino come nasce e si sviluppa la rete in fibra ottica che garantisce la connettività del Paese. (Video) Durante la visita virtuale, studenti e studentesse sono stati guidati in un percorso che racconta il funzionamento della rete in fibra, le attività svolte negli ambienti tecnici e il viaggio della connessione fino alle abitazioni degli italiani. Una nuova modalità di narrazione che unisce tecnologia, competenze e innovazione, rendendo accessibile e coinvolgente un mondo spesso percepito come distante. Il progetto ha previsto anche la presenza del personale FiberCop nella scuola per portare esperienza professionale e condividere le proprie competenze sui temi chiave del settore: dalla rete fissa e mobile alla fibra ottica, dall’IoT al 5G, fino alla cybersecurity. Con questa iniziativa, FiberCop apre le porte dei propri laboratori alle nuove generazioni, mettendo al centro le persone, il sapere e la formazione. Un impegno concreto per contribuire alla crescita di nuovi talenti e per raccontare, anche ai più giovani, cosa significa lavorare ogni giorno per costruire e garantire le infrastrutture digitali del futuro. Il progetto proseguirà coinvolgendo l’Istituto Hensemberg di Monza il 5 marzo e l’Istituto Righi a Taranto il 13 marzo, per continuare nei mesi successivi con altre tappe su tutto il territorio nazionale.
(Adnkronos) - Nella settimana che ogni anno accende i riflettori sulla musica italiana, Cial - Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio - e Raf danno vita a una collaborazione speciale che porta al centro dell’attenzione il valore dell’alluminio e la sua capacità di rinascere infinite volte. L’iniziativa prende vita dall’incontro tra la missione del Consorzio - promuovere la raccolta e il riciclo di un materiale riciclabile al 100% e all’infinito come l’alluminio - e l’atteso ritorno di Raf al Festival di Sanremo 2026 con il brano 'Ora e per sempre', scritto insieme al figlio Samuele Riefoli. Con oltre quarant’anni di carriera, 14 album pubblicati in studio e più di 20 milioni di dischi venduti, Raf ha attraversato generazioni lasciando un segno riconoscibile nella musica italiana. La collaborazione si fonda su un’affinità spontanea tra il messaggio della canzone e la natura dell’alluminio: 'Ora e per sempre' racconta un legame che resiste al tempo e attraversa le trasformazioni della vita mantenendo intatta la sua forza, proprio come l’alluminio, capace di rinascere infinite volte senza perdere qualità. Un amore che dura 'ora e per sempre', un materiale che rinasce 'ora e per sempre': due storie parallele che parlano di continuità, cura e seconde possibilità. L’alluminio, infatti, può tornare a nuova vita infinite volte grazie a un gesto semplice e quotidiano come la corretta raccolta differenziata. Lattine per bevande, vaschette, scatolette, fogli sottili e bombolette in alluminio, se correttamente conferiti, diventano così risorse preziose che alimentano un ciclo virtuoso capace di ridurre l’utilizzo di materia prima e il consumo energetico. Per raccontare questi contenuti in modo accessibile e coinvolgente, Cial ha invitato Raf a partecipare a una speciale Ciallenge - Raf Edition, una video-sfida digitale pensata per unire intrattenimento e informazione, che vivrà sui canali social del Consorzio. Nel corso della divertente challenge, Raf è stato chiamato a rispondere ad un quiz legato alla raccolta differenziata dell’alluminio, alle sue possibilità di riciclo e agli oggetti che possono rinascere grazie al recupero del materiale. La domanda conclusiva ha creato un ponte diretto tra musica e sostenibilità: un titolo che racconta sia l’amore sia la capacità dell’alluminio di durare nel tempo. La risposta - 'Ora e per sempre' - ha sancito il successo della sfida. A conclusione della Ciallenge, Cial ha consegnato a Raf una Ricicletta personalizzata, da anni simbolo delle attività di sensibilizzazione del Consorzio e protagonista di tante iniziative nell’ambito di 'Ogni Lattina Vale', il progetto internazionale attivo in 21 Paesi e guidato in Italia da Cial per diffondere la cultura del riciclo delle lattine anche fuori casa. La Ricicletta è una city bike realizzata utilizzando l’equivalente di circa 800 lattine in alluminio da 33 cl riciclate. Leggera, resistente e completamente in alluminio, rappresenta un esempio concreto di ciò che il riciclo rende possibile: trasformare un imballaggio di uso quotidiano in un prodotto nuovo, durevole e funzionale. “Attraverso questa piacevole challenge con un artista autentico, riconosciuto da pubblici trasversali e perfettamente in sintonia con il messaggio che vogliamo condividere come è Raf, abbiamo portato, anche nel contesto musicale, l’attenzione su un materiale che può davvero trasformarsi all’infinito - dichiara Stefano Stellini, direttore generale di Cial - La Ricicletta ne è la prova tangibile: un esempio virtuoso di economia circolare, capace di unire sostenibilità, innovazione e creatività. Il riciclo dell’alluminio non è solo una buona pratica ambientale, ma un modello industriale maturo che permette di recuperare risorse preziose, ridurre le emissioni e contribuire a una crescita economica sostenibile. È un impegno che guardiamo con convinzione al futuro”.