(Adnkronos) - 'La colazione è il pasto più importante della giornata' è una frase usata in continuazione. E può essere estremamente fondata, soprattutto se il breakfast comprende determinati alimenti. E' il quadro che viene delineato da uno studio recente realizzato dall'università di Aberdeen, in Scozia, e pubblicato sul British Journal of Nutrition. La ricerca si è concentrata sugli effetti legati a due versioni della colazione, caratterizzate dall'abbondanza di proteine e di fibre. In entrambi i casi, i soggetti coinvolti - in sovrappeso ma in condizioni generali 'sane' - hanno consumato una colazione abbondante e una cena di dimensioni ridotte. La colazione ad alto contenuto proteico ha generato un elevato senso di sazietà, il breakfast ricco di fibre ha prodotto benefici per il microbioma intestinale. Lo schema ideale che viene delineato dallo studio prevede una colazione abbondante, un pranzo ridotto e una cena leggera. Secondo i ricercatori, destinare il pasto più abbondante al mattino è in linea con l'orologio biologico e rispetta il ritmo circadiano che regola tutto: dal ciclo sonno-veglia ai livelli ormonali e alla temperatura corporea. Le conoscenze acquisite sin qui evidenziano che l'organismo è predisposto a digerire il cibo nelle prime ore della giornata, mentre in serata il metabolismo frena mentre si avvicina l'ora di dormire. Parallelamente, la capacità di gestire la glicemia è al top al mattino e cala durante la giornata. Questi fattori determinano un effetto finale: un pasto consumato alle 8 del mattino è destinato ad avere effetti metabolici molto diversi rispetto a quelli prodotti dallo stesso cibo assunto alle 20. In questa cornice, definita da studi realizzati in passato, si inserisce la ricerca dell'università di Aberdeen: si parte dal presupposto secondo cui una colazione abbondante e una cena relativamente leggera può favorire la sazietà e produrre altri benefici per la salute, ha evidenziato la professoressa Alexandra M. Johnstone, autrice dello studio e docente di nutrizione umana presso l'ateneo scozzese. I ricercatori di Aberdeen si sono concetrati sugli effetti di una colazione ricca di fibre perché la maggior parte delle persone in Gran Bretagna – così come in molti paesi occidentali – non rispetta la raccomandazione di assumere circa 30 grammi di fibre al giorno. "Ho studiato le diete ad alto contenuto proteico per molti anni", ha affermato la studiosa, come evidenzia anche il Washington Post. Gli autori dello studio hanno selezionato 19 adulti sani, che hanno seguito in maniera rigorosa due diete per 28 giorni consecutivi. I partecipanti stati monitorati attentamente durante tutto lo studio. Hanno consumato circa il 45% delle calorie giornaliere a colazione, il 35% a pranzo e solo il 20% a cena. La dieta ricca di fibre forniva l'equivalente di 30 grammi di fibre giornaliere per una dieta da circa 2.000 calorie quotidiane. La dieta ricca di proteine forniva metà di tale quantità di fibre. Le proteine rappresentavano circa il 30% delle calorie giornaliere. La dieta ricca di proteine prevedeva a colazione a colazione uova strapazzate, omelette, uova sode, salsicce, pancetta di tacchino, pane tostato, frullati di frutta e cereali. A pranzo e a cena, spazio a insalata di pollo, insalata di tonno, panini con roast beef, tacchino, pollo al curry e pollo con verdure. Con la dieta ricca di fibre, privilegiati gli alimenti vegetali. A colazione, abbondanza di cereali integrali, semi e uvetta, muesli, muffin alle zucchine, fagioli, pane tostato e frullati di frutta. Pranzi e cene si basavano su zuppa di lenticchie, insalate di pollo, hummus, pollo, pesce, riso integrale, legumi, verdure, pane integrale e frutta. Entrambe le diete hanno prodotto miglioramenti del quadro cardiometabolico: riduzione della pressione sanguigna, dell'insulina e dei livelli di zucchero nel sangue. La dieta proteica ha generato un maggiore senso di sazietà. Sull bilancia, però, hanno funzionato di più la colazione - e la dieta - ricca di fibre. Questa soluzione ha prodotto un calo medio di circa 5 kg, rispetto ai 3,7 kg limati con la dieta ricca di proteine. L'alimentazione ricca di fibre ha garantito ai partecipanti avevano una maggiore diversità microbica, associata a una migliore salute metabolica e ad una miglior salute intestinale grazie alla produzione di butirrato e altri acidi grassi a catena corta capaci di ridurre l'infiammazione, migliorare il quadro cardiovascolare e contribuire a proteggere dal cancro al colon. Quale colazione, tra le due soluzioni, conviene scegliere? Il parere del medico è sempre essenziale. La professoressa Johnstone ha evidenziato che la decisione di assumere più proteine o fibre dovrebbe dipendere dai propri obiettivi di salute, concordati con uno specialista. Se si avverte fame, assumere più proteine potrebbe essere la soluzione migliore. Ma se l'obiettivo privilegia la salute intestinale e metabolica, allora potrebbe essere meglio seguire una dieta ricca di fibre.
(Adnkronos) - Impianti industriali fermi e fuga degli imprenditori all'estero. E' il rischio che corre il nostro Paese, secondo Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, con il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente, che sta facendo schizzare in alto i costi dell'energia e non solo. Con la guerra in Medio Oriente "il sentiment tra i nostri associati -spiega Agnelli intervistato da Adnkronos/Labitalia- è di profonda frustrazione, mista a una rabbia che definirei 'da sopravvivenza'. Le nostre imprese, le piccole e medie industrie che sono l'ossatura del Paese, si sentono abbandonate in mezzo ad una situazione che non hanno contribuito a creare. Per la prima volta in tredici anni di Confimi, ricevo chiamate di imprenditori che non mi chiedono più come fare per resistere, ma come fare per uscire dall'Italia. Quasi il 40% dei nostri giovani industriali -sottolinea- sta valutando di aprire stabilimenti all'estero. Non è una scelta strategica di crescita, è pura fuga per necessità: vedono il lavoro di una vita e delle loro famiglie messo a rischio da instabilità geopolitiche che si scaricano interamente sulle loro spalle". Imprenditori lasciati soli al loro destino nella 'tempesta perfetta" secondo Agnelli. "Gli ultimi aumenti dell'energia dovuti al conflitto, sommati a quelli già esistenti stanno impattando in modo devastante, creando un handicap permanente. Un'impresa italiana paga l'energia circa 85 euro per MWh, mentre in Francia ne pagano 25 e in Germania 44. È un divario che uccide la nostra competitività sul nascere. Come puoi pensare di vendere un prodotto sul mercato globale se la tua materia prima energetica costa il triplo o il quadruplo rispetto al tuo vicino di casa? Questo si traduce in investimenti bloccati, linee di produzione ferme e una 'desertificazione industriale' che avanza in silenzio. Siamo all'ultimo miglio: se non si interviene sui costi strutturali, molte aziende semplicemente spegneranno i macchinari perché produrre costa più che stare fermi", avverte l'industriale. E le misure messe in campo dal governo sui costi energetici non convincono del tutto Agnelli. "Siamo soddifatti in parte dell'azione del governo. Pur riconoscendo lo sforzo dell'esecutivo i vari decreti bollette che si sono susseguiti sono spesso interventi parziali, emergenziali, pensati più per le famiglie che per chi produce valore reale. Manca una visione di medio-lungo periodo. Lo Stato, che controlla colossi energetici come l'Enel, dovrebbe avere la responsabilità di garantire energia a prezzi medi europei, rinunciando a margini che oggi sono a volte tripli rispetto ai competitor esteri. Invece, ci sentiamo dire 'arrangiatevi'. Ma la resilienza delle pmi non è infinita", sottolinea. Netto il giudizio sulla posizione del governo sulle accise. Per Agnelli infatti non agire sulle accise "assolutamente non è la scelta giusta. Le accise e gli oneri impropri pesano sulle bollette in modo sproporzionato. Chiediamo da tempo una riduzione strutturale, almeno del 10%, per dare ossigeno immediato ai conti economici. Non agire sulle accise per salvaguardare i rapporti deficit/PIL chiesti da Bruxelles, mentre la nostra industria muore, significa avere le priorità totalmente sbagliate. L'industria è quella che alimenta i conti pubblici: se muore l'impresa, non ci sarà più nulla da tassare", sottolinea. Ma il conflitto sta agendo negativamente sulle aziende non solo attraverso il boom dei costi delle bollette. "Il blocco di Hormuz -sottolinea- è un cappio al collo per chi lavora i metalli. L'area del Golfo fornisce una fetta enorme dell'alluminio mondiale e, soprattutto, è il cuore della logistica energetica. Se si chiude quel rubinetto, non solo i prezzi delle materie prime schizzano a livelli folli per pura speculazione, ma rischiamo la paralisi fisica delle forniture. Le nostre fabbriche lavorano just-in-time; non abbiamo scorte per mesi. Se le navi non passano, la catena del valore si spezza in pochi giorni e il risultato è il blocco totale delle fonderie e delle officine meccaniche in tutta Europa", aggiunge ancora. "Sul mio business l'impatto è diretto e brutale. L'alluminio è energia solida: per produrlo e trasformarlo serve calore, serve elettricità in quantità enormi. Quando i costi energetici esplodono, il prezzo della materia prima raddoppia o triplica, e io mi trovo a dover spiegare ai miei clienti perché un profilato in alluminio costi il 50% in più da un giorno all'altro. Non è speculazione, è sopravvivenza. Vedere l'alluminio primario oltre i 3400 dollari e i rottami che scappano dall'Europa verso l'Asia mi fa capire che stiamo perdendo sovranità industriale. Ogni giorno è una battaglia per non andare in perdita, e assicuro che lavorare con questo stress, dopo generazioni di storia aziendale, è un peso che nessun imprenditore dovrebbe portare da solo". (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Tre giornate di grande esposizione, incontri, confronti e interlocuzioni per tracciare la nuova direzione del futuro energetico globale. Key - The Energy Transition Expo, l’evento di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, si è chiuso oggi alla Fiera di Rimini. Le presenze totali sono cresciute del 10%, con quelle estere in aumento del 9% e una forte presenza di investitori. Su 125mila metri quadrati lordi di superficie espositiva e 24 padiglioni, oltre 1.000 brand espositori, di cui 320 internazionali, con prodotti, soluzioni e tecnologie innovative nei sette settori della transizione energetica. Presenti 530 hosted buyer e delegazioni da 59 Paesi, coinvolti grazie al supporto dell’Agenzia Ice e del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci); 412 i giornalisti accreditati da tutto il mondo. La manifestazione, inaugurata mercoledì 4 marzo dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha valorizzato competenze industriali e tecnologiche europee e non. Con i suoi 160 convegni, Key 2026 si è confermato uno degli eventi più importanti in Europa sull’energia, differenziandosi per la completezza dell’offerta espositiva e di contenuti. Fra questi, l’importanza dell’efficienza energetica per la decarbonizzazione, lo storage e l’uso dell’Intelligenza Artificiale per ottimizzare le reti elettriche, prevedere la produzione di energia da fonti rinnovabili e gestire flussi energetici in tempo reale. Una piattaforma che ha unito innovazione tecnologica e finanza, favorendo il dialogo fra ingegneri, sviluppatori di tecnologie, investitori e istituzioni con l’obiettivo di rendere bancabili i progetti e accelerarne la realizzazione, riducendone il rischio. Tra le richieste emerse da associazioni e industrie, anche la necessità di aumentare la flessibilità della rete e adottare regole certe che favoriscano investimenti e competitività per trasformare la transizione energetica da orizzonte a realtà. Grande attenzione al tema della finanza, ai nuovi modelli finanziari e di investimento e ai capitali per la realizzazione dei progetti rinnovabili e agli strumenti innovativi per controllare i costi dell’energia, come nuove forme di finanziamento, green bond, obbligazioni per progetti sostenibili e modelli partecipativi che coinvolgono cittadini, imprese e comunità. Innovazione e green jobs sono stati al centro dell’Innovation District, con 32 Start-up e Pmi innovative e con l’iniziativa Green Jobs&Skills che ha favorito l’incontro fra domanda e offerta di lavoro nell’ambito della sostenibilità. Il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni è stato consegnato a sette Start-up e alle sette aziende espositrici di Key per i loro progetti più innovativi, una per ogni categoria merceologica della manifestazione. In concomitanza, si è svolta una nuova edizione di Dpe - International Electricity Expo, la manifestazione dedicata all’ecosistema della generazione, trasmissione, distribuzione, sicurezza e automazione elettrica, organizzata da Italian Exhibition Group in collaborazione con l’Associazione Generazione Distribuita - Motori, Componenti, Gruppi Elettrogeni federata Anima Confindustria - e Federazione Anie - che nel sistema Confindustria rappresenta le imprese attive nelle filiere dell’Elettrotecnica e dell’Elettronica e i General Contractor industriali. Martedì 3 marzo al Palacongressi di Rimini, Key è stata anticipata da una nuova edizione di successo di Key Choice - Unlock the future of Ppa, l’evento B2B di KEY - The Energy Transition Expo, organizzato da Italian Exhibition Group in collaborazione con Elemens e dedicato ai Power Purchase Agreement.