INFORMAZIONIGianna TerzaniSwan&Koi srl Comunicazione e Marketing, Gestione Risorse Umane e Formazione Aziendale Ruolo: CEO Area: Top Management Gianna Terzani |
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(Adnkronos) - Il filosofo e sociologo tedesco Jürgen Habermas, considerato uno dei giganti della riflessione critica sulla contemporaneità, è morto a 96 anni a Starnberg, una cittadina nel sud della Baviera, non lontano da Monaco. L'annuncio della scomparsa è stato dato dalla famiglia tramite un portavoce della sua casa editrice, Suhrkamp Verlag. Si era trasferito Starnberg nel 1971 dove diresse fino al 1981 il Max-Planck-Institut zur Erforschung der Lebensbedingungen der wissenschaftlich-technischen Welt (“Istituto Max Planck per la ricerca sulle condizioni di vita del mondo scientifico-tecnologico”). Erede della teoria critica e figura centrale della seconda generazione della 'Scuola di Francoforte' - all’Istituto di ricerca sociale fu allievo di Theodor W. Adorno - Habermas, considerato il maggiore pensatore tedesco dell'ultimo mezzo secolo, ha dato risalto ai problemi della comunicazione e alla funzione dell'opinione pubblica nella società contemporanea, rivendicando il ruolo politico della razionalità come dialogo non soggetto a condizioni di dominio. Professore emerito presso l'Università di Francoforte sul Meno, dove nel 1964 aveva ottenuto la cattedra di filosofia e sociologia che era stata di Max Horkheimer, tra le sue molte opere tradotte in italiano figurano 'Cultura e critica' (Einaudi, 1980), 'Morale, diritto, politica' (Einaudi, 1992), 'Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento' (con Charles Taylor, Feltrinelli, 1998), 'La costellazione postnazionale' (Feltrinelli, 1999) e 'Il futuro della natura umana' (Einaudi, 2002 e 2010). Il suo lavoro più importante è 'Teoria dell'agire comunicativo' (1981, pubblicato in italiano da Il Mulino nel 1986) nel quale elabora il concetto di una comunicazione libera da rapporti di poteri. Il saggio sviluppa tre direttive di ricerca: la prima incentrata su un concetto di 'razionalità cognitiva' che 'si oppone alle semplificazioni cognitive-strumentali della ragione', la seconda indagante il tentativo di una ricostruzione del concetto di società attraverso l'integrazione dei paradigmi di ''mondo vitale' e ''sistema'', la terza relativa a una 'teoria della modernità' in cui confluiscono gli apporti più significativi della ricerca sociale. Nei suoi scritti occupano una posizione centrale le tematiche epistemologiche inerenti la fondazione delle scienze sociali reinterpretate alla luce della 'svolta linguistica' della filosofia contemporanea; l'analisi delle società industriali nel capitalismo maturo; il ruolo delle istituzioni in una nuova prospettiva dialogico emancipativa in relazione alla crisi di legittimità che mina alla base le democrazie contemporanee e i meccanismi di formazione del consenso. Nato il 18 giugno 1929 a Düsseldorf, Jürgen Habermas ha vissuto fino al conseguimento del diploma di maturità a Gummersbach, dove suo padre dirigeva la sede locale della Camera di Commercio e dell'Industria di Colonia. Ha studiato nelle Università di Gottinga (1949/50), Zurigo (1950/51) e Bonn (1951-54) dove si laurea nel 1954 con una tesi dal titolo 'L'Assoluto e la Storia. Sull'ambivalenza nel pensiero di Schelling'. Ottiene l'abilitazione all'insegnamento nel 1961 a Marburgo con la tesi 'Mutamenti di struttura dell'opinione pubblica. Ricerche su una categoria della società civile', pubblicata successivamente in Italia come 'Storia e critica dell'opinione pubblica' (Laterza, 1971). Da quel momento inizia una straordinaria carriera come professore di filosofia all'Università di Heidelberg, dove insegna fino al 1964. Dal 1964 al 1971 Habermas è stato professore di filosofia e sociologia alla Goethe-Universität di Francoforte. Durante la rivolta studentesca del 1968, Habermas fu percepito come un sostenitore, ma rifiutò la radicalizzazione del movimento. Nel 1971 si trasferisce a Starnberg dove insieme a Carl Friedrich von Weizsäcker guida il Max-Planck-Institut 'per la ricerca delle condizioni vitali del mondo tecnico scientifico'. Nel 1983 torna all'Università di Francoforte dove gli viene assegnata la cattedra di filosofia con specializzazione in filosofia sociale e filosofia della storia e nel 1994 viene nominato professore emerito. Dal 1983 Habermas è stato curatore della rivista mensile di scienze politiche 'Blätter für deutsche und internationale Politik' Nel 2001 è stato insignito del premio per la pace dell'Associazione dei librai tedeschi; nel 2003 gli è stato consegnato il Premio Principe delle Asturie; nel 2004 il Kyoto-Preis alla carriera; nel 2012 ha vinto uno dei più prestigiosi premi tedeschi, l'Heinrich Heine Preis. La ricerca filosofica di Habermas ha proposto di interpretare l'intero progresso umano alla luce della 'costellazione di fede e sapere'. Tra i libri di questo ambito: 'Ragione e fede in dialogo' (Marsilio, 2005, tradizione di Giancarlo Bosetti), nato dalle riflessioni sulle interrelazioni tra democrazia e religione maturate in un incontro con il cardinale Joseph Ratzinger, futuro pontefice Benedetto XVI, a Monaco di Baviera presso la Katholische Akademie; 'Tra scienza e fede' (Laterza, 2006), dove indaga il tema delle relazioni tra religione e laicità e propone il superamento dell'atavica frattura che le separa; 'Verbalizzare il sacro. Sul lascito religioso della filosofia' (Laterza, 2015), saggio sui nodi della secolarizzazione. Habermas ha dedicato molti articoli, saggi e conferenze a una riflessione critica sul destino dell'Europa e dell'Occidente, elaborando anche serrate analisi sui precari equilibri fra gli stati europei e gli Usa. Una miscellanea di questi interventi è stata raccolta nel volume 'L'Occidente diviso' (Laterza, 2005). L'analisi è poi proseguita con 'Il ruolo dell'intellettuale e la causa dell'Europa' (Laterza, 2011), dove ritorna a occuparsi della situazione relativa all'Occidente; con 'Nella spirale tecnocratica. Questa Europa è in crisi' (Laterza, 2014), dove sostiene che gli europei devono riconoscere che il loro modello di Stato sociale e la varietà nazionale delle loro culture possono sopravvivere solo grazie a uno sforzo comune: 'rinunciare all'Unione europea significherebbe prendere congedo dalla storia mondiale'. (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Lo sport non si guarda più soltanto: ma si analizza e si modella legandosi a un mondo in continua evoluzione. Ed è proprio in questa direzione che anche il mondo del lavoro si sta aprendo a nuove figure professionali, altamente specializzate, come ad esempio quella dello sport trader. Un trend legato al mercato dei prediction-market che, come confermato anche sull’International Banker supererà i 10 miliardi di dollari entro il 2030, dagli attuali circa 2 miliardi di dollari annui (+400%). Nel corso del 2026 questa nuova frontiera dello sport sarà trainata dall’evoluzione delle piattaforme di previsione e dall’integrazione di strumenti finanziari sempre più sofisticati applicati agli eventi sportivi. Secondo un'analisi del Financial Times l'aumento del trading legato allo sport ha radicalmente rimodellato l'attività sui mercati pronosticativi, soprattutto dall'inizio della stagione Nfl (National football league) 2025. I dati da ottobre 2024 a gennaio 2026, riportati su Tribuna.com, hanno mostrato che l’attenzione al settore sportivo, nel filone dei prediction-market, ha superato di misura la politica e altre categorie, sia in termini di volume di scambi che di commissioni generate. A conferma del fatto che il mercato dello sport trading registri numeri da capogiro ci ha pensato anche il quotidiano britannico The Guardian che ha riportato come il volume di scambi di Kalshi (piattaforma americana leader nel mercato dei pronostici) abbia superato un miliardo di dollari durante la domenica del Super Bowl. “Oggi non si tratta più di tifare o prevedere, ma di leggere dinamiche, gestire il rischio e prendere decisioni in contesti ad alta incertezza. Negli Stati Uniti questo approccio è già strutturato e integrato nei prediction market. In Europa siamo all’inizio di un percorso culturale prima ancora che professionale. E' un cambio di mentalità che riguarda il modo in cui si osserva lo sport e si interpreta il rischio”, ha sottolineato Davide Renna, sport trader professionista tra i massimi esperti in Europa. Lo sport trader non è un semplice appassionato di sport, ma un professionista che opera sugli eventi sportivi con un approccio strutturato e orientato al processo. Lavora sull’interpretazione degli scenari, sulla gestione del rischio e sulla disciplina decisionale. Non si limita a prevedere un risultato, ma costruisce una strategia basata su metodo, controllo e responsabilità personale. E' una figura che unisce cultura sportiva e capacità di governo dell’incertezza. Si tratta di una 'professione nuova' che è già particolarmente attiva negli Stati Uniti e che sta arrivando anche in Europa e in Italia. L’attenzione per lo sport trading, infatti, è ormai un fenomeno in netta crescita come confermato anche dalle analisi di Google Trends che dimostrano come da inizio 2026 le ricerche sul web abbiano visto picchi di interesse considerevoli soprattutto in Lazio e Lombardia. “In Italia - ha aggiunto Davide Renna - sta crescendo l’interesse perché le nuove generazioni sono sempre più interessate a leggere dati, probabilità e scenari. Lo sport trading intercetta questa evoluzione: unisce passione sportiva e cultura del processo decisionale. E’ molto più che mero intrattenimento, è analisi, metodo e responsabilità personale. L’attenzione aumenta soprattutto nelle regioni con maggiore dinamismo imprenditoriale e digitale. È un segnale di maturazione culturale prima ancora che di mercato”. Ecco quali sono le cinque Regioni italiane in cui, da dati Google Trends, lo sport trading fa tendenza: Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Campania.
(Adnkronos) - Dal ruolo della filiera delle costruzioni per la transizione energetica al futuro delle rinnovabili, fino al tema della cooperazione. Sono questi alcuni dei temi al centro della seconda giornata di Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, fino a venerdì 6 marzo alla Fiera di Rimini. Il ruolo della filiera delle costruzioni è stato approfondito con la presentazione del 'Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni' realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. L’ambiente costruito è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici finali in Europa e di oltre il 35% delle emissioni di CO2. In Italia, l’impatto della filiera può arrivare fino al 40% delle emissioni complessive nazionali. In questo scenario, la transizione energetica del settore edilizio si pone non solo come una sfida ambientale, ma come una scelta strategica per la competitività industriale, la sicurezza energetica e la resilienza economica del Paese. La realizzazione degli impianti e le condizioni di finanziabilità dei progetti rappresentano due elementi strategici per lo sviluppo delle rinnovabili. Di questo si è discusso nell’evento 'Epc e Finanza: la nuova fase delle rinnovabili', a cura di Elemens e Key, che ha riunito istituzioni, industria e sistema bancario per analizzare il nuovo scenario del settore energetico. Il convegno si è aperto con un keynote speech di Elemens sul contesto in cui operano Res e Bess nel mercato italiano - che nel 2025 ha registrato progetti autorizzati di rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico, pari a 9,5 GW e 1,5 GW - oltre a esplorare evoluzioni regolatorie, sfide di costruzione e vincoli di financing. Mission Innovation, 3Den e Epic sono fra le iniziative più importanti di cooperazione internazionale a sostegno della decarbonizzazione e della transizione energetica del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nonché strumenti essenziali per integrare le rinnovabili e promuovere soluzioni scalabili in sinergia con il Piano Mattei. Se ne è parlato a Key nei tre panel dell’evento 'Energia e Innovazione: la Cooperazione Internazionale del Mase per la Transizione Energetica' curato dal Mase assieme a Undp (United Nations Development Programme) e Unep (Un Environment Programme).