(Adnkronos) - Il 2026 si è aperto nel segno dell'instabilità e dell'incertezza. Il blitz degli Stati Uniti e la cattura di Maduro in Venezuela, i venti di guerra che spirano intorno all'Iran, le complicate trattative per fermare il conflitto in Ucraina e le nuove potenziali tensioni, dalle pretese di Donald Trump sulla Groenlandia alle esercitazioni della Cina a Taiwan, rendono lo scenario particolarmente complesso non solo sul piano geopolitico ma anche, come diretta conseguenza, su quello economico. I mercati finanziari si affacciano al nuovo anno con una domanda di fondo: la capacità di resistere a qualsiasi shock mostrata nel 2025, dai dazi alle guerre, potrà durare ancora? Una prima risposta si può trovare in una serie di report, appena usciti, che aiutano a mettere alcuni punti fermi: dall'Asia agli Stati Uniti, passando per i Paesi emergenti. Un'analisi che mette sul tavolo i tre principali fattori di rischio con cui fare i conti è quella di Alicia Garcia Herrero, Capo economista Asia-Pacifico di Natixis CIB. L'economia globale, è la premessa, "ha dimostrato una notevole adattabilità nel 2025. Nonostante i continui shock causati dalle politiche incostanti dell'amministrazione Trump, dalle minacce tariffarie alle guerre commerciali intermittenti, i mercati e le economie sviluppate hanno resistito alla tempesta con una resilienza che ha sorpreso molti analisti". Tuttavia, con l'inizio del 2026, "vi sono fondate ragioni per ritenere che questa resilienza possa aver raggiunto i suoi limiti". Tre fattori principali stanno delineando un panorama significativamente più complesso rispetto all'anno precedente: i vincoli della politica monetaria statunitense, il rallentamento accelerato della Cina e le molteplici sfide che l'Europa si trova ad affrontare. La Fed, osserva l'analista di Natixis, è "in una posizione scomoda": "non può allentare significativamente la sua politica monetaria senza rischiare di riaccendere le pressioni inflazionistiche che erano state così faticosamente tenute sotto controllo. Il margine di manovra si è ridotto drasticamente, e con esso scompare uno dei principali ammortizzatori che hanno sostenuto l'economia durante gli anni turbolenti precedenti". Il secondo motivo di preoccupazione deriva dal gigante asiatico. L'economia cinese "sta attraversando un rallentamento più pronunciato del previsto, con il settore immobiliare ancora impantanato in una crisi strutturale, consumi interni deboli ed esportazioni minacciate dalla frammentazione del commercio globale". Questo rallentamento, osserva, "non è un problema isolato di Pechino, poiché le sue conseguenze si riverseranno su tutta l'Asia, una regione fortemente dipendente dalla Cina come motore di crescita, destinazione per le esportazioni e fonte di investimenti. Dalla Corea del Sud al Sud-est asiatico, le economie emergenti che si erano impegnate a integrarsi nelle catene del valore cinesi dovranno probabilmente affrontare un doloroso aggiustamento nel 2026, soprattutto se si verificherà una correzione della domanda di semiconduttori e altri prodotti correlati che l'Asia ha massicciamente esportato negli Stati Uniti, il che spiega la resilienza di questa parte del mondo nel 2025 nonostante i dazi di Trump". Ma forse nessuna regione affronta un inizio d'anno più difficile dell'Europa. Il continente "è intrappolato in una tempesta perfetta. Da un lato, sta subendo un brutale shock competitivo da parte della Cina. Le aziende cinesi non solo hanno raggiunto i loro rivali europei in settori tradizionali come l'automotive e i macchinari, ma li stanno anche superando nelle tecnologie verdi e digitali. Questa sfida è aggravata da un apprezzamento reale del 35% dell'euro rispetto allo yuan, che rende i prodotti europei proibitivi sui mercati globali, mentre le importazioni cinesi inondano il mondo". Oltre alla sfida economica cinese, "l'Europa deve fare i conti con una Russia sempre più belligerante al suo confine orientale, il che richiederà aumenti sostanziali della spesa per la difesa proprio mentre le finanze pubbliche sono sotto pressione. E a peggiorare la situazione, l'amministrazione Trump ha di fatto fatto saltare l'alleanza transatlantica, lasciando l'Europa geopoliticamente isolata ed economicamente vulnerabile". Guardando ai mercati asiatici, Jian Shi Cortesi, Investment Director Azioni growth Asia/Cina di GAM, indica le opportunità che vede per il 2026. In questo caso, la premessa è che il panorama dei consumi in Asia e in Cina si sta spostando oltre i beni tradizionali, trainato dalla crescente domanda di servizi, turismo ed esperienze personalizzate. Questa tendenza "è vantaggiosa per le aziende dei settori viaggi, ospitalità, giochi, intrattenimento e tempo libero". Poi c'è l'industria asiatica dell'hardware tecnologico e dei semiconduttori che "costituisce la base essenziale per la crescita globale dell'AI". In Cina, "dato l'impegno incrollabile verso l'autosufficienza tecnologica, l'intero ecosistema dei semiconduttori e dell'hardware rappresenta un'opportunità di investimento strategica. Ciò va oltre la produzione di chip per abbracciare l'intera catena di fornitura tecnologica". Passando al FinTech e alla gestione patrimoniale, "la convergenza tra l'adozione del digitale, l'aumento del reddito disponibile e i servizi finanziari poco diffusi rappresenta un'opportunità interessante per investire in piattaforme digitali e gestori patrimoniali pronti a cogliere la creazione di ricchezza nella regione". Infine, l'energia rinnovabile: "L'urgente necessità di sicurezza energetica dell'Asia e la leadership globale della Cina nel settore delle energie rinnovabili stanno generando solide opportunità lungo l'intera catena del valore delle energie rinnovabili, dall'energia solare ai veicoli elettrici". L'analisi del potenziale andamento del mercato americano sconta diverse incognite. Carlo De Luca, Head of Asset Management Gamma Capital Markets, ritiene che "l’attuale contesto macroeconomico e politico presenta un grado di complessità e di discontinuità tale da ridurre in modo significativo l’affidabilità delle previsioni direzionali di medio-lungo periodo". In particolare, il quadro politico statunitense "sta introducendo elementi di instabilità strutturale che rendono il processo di formazione delle aspettative di mercato meno lineare e più soggetto a rapidi cambiamenti di regime". Come muoversi, quindi, a Wall Street? "Il 2026 si configurerà come un anno in cui la gestione attiva assume un ruolo centrale. De Luca ritiene "determinante la capacità di adattamento, selezione e controllo del rischio. La selezione titoli sarà estremamente fondamentale". In un contesto come l’attuale, "il valore non deriva dalla precisione delle previsioni, ma dalla qualità delle decisioni prese sotto incertezza". Per questo, è indispensabile privilegiare "la gestione del rischio, la flessibilità operativa e la capacità di intervenire in modo tempestivo quando il mercato passa da una fase di equilibrio a una fase di stress". Il 2026 sarà un altro anno di importanti elezioni per i mercati emergenti. Mali Chivakul, Emerging Markets Economist di J. Safra Sarasin, calendario alla mano, evidenzia gli appuntamenti più importanti. In America Latina, tenendo da parte il caso Venezuela le cui evoluzioni non possono essere previste, Perù, Colombia e Brasile si terranno le elezioni parlamentari e presidenziali. "La tendenza verso governi più rigidi in America Latina, come dimostrano la recente vittoria di Milei e probabilmente il ballottaggio delle elezioni presidenziali cilene a dicembre, potrebbe aprire la strada a legami politici più forti tra la regione e gli Stati Uniti". Le elezioni politiche peruviane sono previste per il 12 aprile. Il Perù ha attraversato un periodo prolungato caratterizzato da presidenti impopolari e il panorama politico è altamente frammentato. Tuttavia, il costante fermento politico non ha intaccato la stabilità macroeconomica del Paese. L'ex presidente Boluarte, insediatosi nel 2022 in seguito all'impeachment e all'arresto di un altro ex presidente di sinistra, Castillo, è stato recentemente destituito dalla carica e sostituito dal presidente del Congresso. Mancano ancora alcuni mesi alle elezioni, ma i candidati in testa agli ultimi sondaggi sono Rafael Lopez Aliaga (ex sindaco di Lima) e Keiko Fujimori, volti noti della destra già presenti alle elezioni del 2021. Fujimori ha perso per un margine molto ridotto, pari a 0,26 punti percentuali, contro Castillo. La Colombia terrà le elezioni parlamentari l'8 marzo e le elezioni presidenziali il 31 maggio. L'attuale presidente Gustavo Petro non può ricandidarsi. Gli ultimi sondaggi indicano che le elezioni presidenziali saranno molto competitive. Il partito di Petro, Pacto Historico (PH), continua a godere di popolarità. Il suo candidato alla presidenza, Ivan Cespada, è alla pari con il candidato centrista Sergio Fajardo. Tuttavia, la maggioranza degli elettori rimane indecisa. Petro sta attualmente gestendo l'economia con una politica fiscale espansiva, un fattore che potrebbe influenzare gli elettori. La crescita del PIL nel terzo trimestre è stata del 3,6% su base annua, il tasso più elevato dal 2022. Le elezioni politiche in Brasile sono previste per il 4 ottobre. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva (Lula) ha annunciato la sua intenzione di ricandidarsi. L'ex presidente Jair Bolsonaro è stato escluso dalla corsa elettorale e sta attualmente scontando una pena detentiva. Non è ancora chiaro quale candidato di destra si opporrà a Lula, che continua a godere di popolarità e guida gli ultimi sondaggi. Sono stati menzionati come possibili candidati altri membri della famiglia Bolsonaro, ma ci sono anche altri nomi, come l'attuale governatore di San Paolo, Tarcisio de Freitas. Al di fuori dell'America Latina, l'Ungheria dovrebbe tenere le elezioni parlamentari ad aprile, mentre la Thailandia dovrebbe indire le elezioni parlamentari nel primo trimestre. Per la prima volta da molti anni a Budapest Viktor Orbán affronta una sfida significativa. Gli ultimi sondaggi indicano ancora che Peter Magyar e il suo nuovo partito Tisza sono in vantaggio rispetto al Fidesz di Orbán. La risposta più recente di Orbán è stata quella di allentare gli obiettivi di deficit fiscale per il 2025 e il 2026, innescando un tipico aumento della spesa pre-elettorale. I mercati non hanno reagito positivamente, con i rendimenti obbligazionari in aumento di 30 punti base. La Banca Nazionale Ungherese ha inviato un messaggio restrittivo alla luce dell'allentamento fiscale e dovrebbe mantenere il tasso invariato per tutto il periodo pre-elettorale. Una vittoria di Tisza potrebbe migliorare le prospettive dell'Ungheria di ottenere fondi UE, potenzialmente rivitalizzando l'economia del Paese, attualmente la più debole dell'Europa centrale e orientale. In Thailandia, all'inizio di settembre è stato formato un nuovo governo, dopo che la Corte costituzionale ha destituito Paetongtarn Shinawatra dalla carica di primo ministro. L'attuale primo ministro, Anutin Charnvirakul, ha formato un governo di minoranza e ha raggiunto un accordo con il principale partito di opposizione, il Partito Popolare (PP), che detiene un terzo dei seggi in parlamento. Nell'ambito dell'accordo, Anutin si è impegnato a sostenere un calendario preciso per la riforma costituzionale e ha promesso di sciogliere il parlamento entro quattro mesi. Le elezioni parlamentari del primo trimestre del 2026 sembrano ancora aperte. Sebbene il PP continui a godere di popolarità tra i giovani e l'elettorato urbano, la sua capacità di conquistare altri voti non è chiara. Nel frattempo, il partito di Anutin ha guadagnato popolarità grazie alla nomina di professionisti di fiducia a posizioni chiave nel gabinetto economico, ma è stato criticato per la gestione inadeguata delle recenti inondazioni. Chiunque vincerà, un nuovo mandato potrebbe rappresentare un'opportunità per avviare le riforme strutturali necessarie per stimolare la crescita. (Di Fabio Insenga)
(Adnkronos) - Manageritalia e Federalberghi hanno sottoscritto il rinnovo del 'Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dirigenti di aziende alberghiere', con decorrenza dal 1° gennaio 2026 e validità fino al 31 dicembre 2028. Il contratto riguarda circa 219 dirigenti in un settore, quello alberghiero, che rappresenta circa il 10,8% del Pil nazionale stando agli ultimi dati Enit. La firma in prossimità della scadenza naturale del contratto (31 dicembre 2025), rappresenta una scelta di responsabilità e di visione strategica, volta a garantire stabilità, continuità e qualità nelle relazioni sindacali. Un segnale forte in un contesto economico ancora incerto, che tutela il potere d’acquisto dei manager e consente alle imprese una pianificazione efficace dei costi del lavoro. Ma le vere novità sono l’ulteriore investimento in welfare e l’innovazione sul tema dell’invecchiamento attivo al lavoro e misure per genitorialità e parità di genere e gli incentivi all’autoformazione. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha dichiarato: “L’intesa raggiunta costituisce un risultato importante per la valorizzazione delle figure manageriali del settore, che svolgono un ruolo essenziale nel presidiare la qualità dei servizi, promuovendo l’innovazione e sostenendo la competitività complessiva dell’ospitalità italiana sui mercati nazionali e internazionali, in una fase economica particolarmente complessa. L’accordo rappresenta, in questa prospettiva, un passo significativo nel rafforzamento del capitale umano manageriale, fattore imprescindibile per accompagnare lo sviluppo sostenibile e l’evoluzione del sistema turistico, uno dei principali asset del Paese”. Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario di Federalberghi e presidente della Commissione sindacale, ha aggiunto: “Diamo una valutazione positiva di questo rinnovo contrattuale, che conferma l’impegno di Federalberghi nel dare continuità alla politica di aggiornamento e valorizzazione del dialogo sociale nel settore. Si tratta di un risultato che testimonia la volontà della nostra Federazione di garantire equilibrio, coerenza e responsabilità nei confronti dei propri interlocutori sindacali, nel solco della collaborazione che da sempre contraddistingue i rapporti con la rappresentanza dei manager del comparto”. Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, ha dichiarato: “Questo rinnovo rappresenta un passo fondamentale per rafforzare la competitività dell’intero comparto alberghiero e turistico, un settore strategico per l’economia nazionale e per l’immagine del nostro Paese nel mondo. Abbiamo lavorato per costruire un accordo equilibrato, che consenta ai dirigenti di recuperare parte degli effetti dell’inflazione degli ultimi anni senza gravare in modo eccessivo sulle imprese, già impegnate in un contesto di forte trasformazione e crescente complessità gestionale. Con la firma di oggi aggiungiamo un tassello importante al nostro impegno per valorizzare la leadership manageriale nell’ospitalità, puntando su welfare, qualità del lavoro e strumenti innovativi per accompagnare l’evoluzione del settore. Abbiamo voluto dedicare particolare attenzione anche al tema dell’invecchiamento attivo, riconoscendo il ruolo prezioso dei dirigenti senior che, attraverso percorsi strutturati di tutoraggio e mentoring, potranno trasmettere competenze ed esperienza alle nuove generazioni, contribuendo così alla crescita professionale e alla continuità del know-how nelle aziende alberghiere”. Monica Nolo, Vicepresidente di Manageritalia e capo delegazione sindacale, ha proseguito: “Questo contratto che viene siglato prima della scadenza è un gesto concreto che rafforza il ruolo della contrattazione e mette al centro la qualità del lavoro e delle relazioni sindacali moderne. E' una scelta di responsabilità e visione: non solo si riconosce il valore della managerialità come elemento alla base dello sviluppo delle imprese, ma si guarda avanti investendo sul welfare e fornendo nuovi strumenti per accompagnare il ricambio generazionale in azienda: sono segnali politici e culturali di grande valore”. I punti chiave dell’accordo. Incremento retributivo: aumento lordo mensile a regime di 690 euro, suddiviso in tre tranche di pari importo (230 euro) che scatteranno il 1° gennaio di ogni anno, dal 2026 al 2028. Aumento di 110 euro del valore del vitto e dell’alloggio. Welfare contrattuale rafforzato: credito welfare annuale di 1.500 euro, potenziamento del fondo Mario Negri, conferma dei valori di universalità delle coperture assicurative dell’Antonio Pastore, revisione delle agevolazioni contributive contrattuali. Nuove tutele sociali e demografiche: innovazione sul tema dell'invecchiamento attivo, che supporta lo scambio intergenerazionale permettendo ai dirigenti vicini alla pensione di continuare ad operare con funzioni di tutoraggio dei colleghi più giovani, sostegno alla genitorialità e mantenimento della copertura sanitaria per dirigenti con gravi patologie. Formazione e politiche attive: promozione dell’auto-formazione e estensione dell’ambito di applicazione delle Politiche attive per la ricollocazione. Equità e trasparenza: misure per la parità di genere, la trasparenza retributiva e il contrasto al dumping contrattuale.
(Adnkronos) - Il Consorzio Erp Italia, uno dei principali Sistemi Collettivi senza scopo di lucro attivi in Italia per la gestione dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e dei rifiuti di pile e accumulatori, ha realizzato l’indagine Swoa – Survey Waste & Opportunities Awareness – con l’obiettivo di misurare il livello di conoscenza, percezione e comportamento degli italiani rispetto al riciclo dei rifiuti elettronici. La fotografia emersa dalla ricerca, condotta su un campione rappresentativo di oltre 1.200 cittadini tra i 20 e i 60 anni, restituisce un quadro chiaro: il tema dei Raee è ancora poco conosciuto, nonostante la crescente attenzione verso la sostenibilità. Il 73% degli italiani si considera preparato, ma più della metà (56%) non sa cosa significhi l’acronimo Raee, e solo il 44% lo collega correttamente ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Anche i comportamenti dichiarati raccontano di un’Italia a due velocità: il 41% afferma di riciclare correttamente i Raee, ma tra questi una parte significativa li conferisce in modo scorretto – il 25% nell’indifferenziato e il 22% tramite operatori non ufficiali. Il 36% conserva dispositivi elettronici a casa perché non sa dove portarli. Un dato che evidenzia come la volontà di fare bene ci sia, ma sia spesso frenata dalla mancanza di informazioni pratiche o dalla difficoltà di accesso ai punti di raccolta.Accanto a questi ostacoli culturali e logistici, l’indagine evidenzia una domanda latente di servizi più vicini ai cittadini. Tra le proposte più condivise spiccano l’introduzione di contenitori condominiali dedicati (65%), la raccolta porta a porta anche per i Raee (60%) e più campagne informative sui canali tradizionali e digitali (55%).