INFORMAZIONIAL.MA Media srl Radio e TV, Editoria Ruolo: Responsabile Comunicazione & Marketing Area: Communication Management Francesco Maria LottiChi è: Responsabile Comunicazione & Marketing |
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(Adnkronos) - "Nella regione sono al momento presenti oltre 70mila connazionali tra presenze stabili (quasi l’80%) e temporanee. Trentamila circa solo a Dubai e Abu Dhabi''. Così il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani riferendo in Senato sulla situazione in Iran e nel Golfo Persico dopo l'attacco israelo-americano e la successiva rappresaglia iraniana. Il titolare della Farnesina ha riferito che si tratta di ''residenti, lavoratori, militari, turisti, studenti, pellegrini. In Israele vivono circa ventimila residenti con passaporto italiano. Negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Kuwait, in Oman e in Bahrein sono presenti comunità numerose. In Iran si trovano poco meno di cinquecento connazionali, quasi tutti residenti''. "Questa crisi potrebbe non trovare una soluzione rapida. Potrebbe durare giorni. Forse settimane", ha poi ribadito il ministro, sottolineando che "molto dipenderà dalle decisioni che verranno prese da Teheran e dalle dinamiche interne al regime". Il titolare della Farnesina ha riaffermato che "gli sviluppi di questi giorni suscitano in tutti noi profonda preoccupazione, ciò nonostante, lavoriamo con pazienza e determinazione". E il governo lo fa "a tutela dei nostri connazionali e della libertà di navigazione, delle nostre imprese, che rischiano di pagare un alto prezzo alla ingiustificata e sconsiderata reazione iraniana. Accanto al popolo iraniano, che merita un futuro migliore di pace, crescita e benessere". La crisi, ha aggiunto, rischia di allargarsi a tutta la regione, attraverso l’azione di gruppi che rispondono direttamente a Teheran in Iraq, in Yemen e in Libano, da dove Hezbollah ha lanciato questa notte numerosi missili verso il territorio israeliano, incontrando la ferma risposta di Tel Aviv". "Crediamo nella diplomazia. Anche quando sembra difficile. Anche quando sembra lontana", ha ribadito, sottolineando che "ogni crisi richiede il ricorso al dialogo e al negoziato: continueremo a lavorare senza sosta perché quel momento arrivi il prima possibile". "La stabilità di tutto il Medio Oriente allargato è un presupposto fondamentale per la sicurezza internazionale e la crescita globale, e un obiettivo prioritario dell’azione di politica estera del Governo", dice ancora il titolare della Farnesina. "La morte dell’Ayatollah Khamenei apre una fase nuova per l’Iran. Una fase a cui dovranno contribuire le migliori energie della società iraniana. Penso ai tanti giovani che negli ultimi anni sono scesi in piazza chiedendo libertà, diritti, democrazia. A quelle ragazze e a quei ragazzi che hanno manifestato pacificamente, pagando spesso un prezzo altissimo. A loro va il nostro rispetto e la nostra vicinanza", ha aggiunto. "Il Governo italiano è al fianco dei giovani iraniani. Al fianco di chi chiede democrazia, libertà, futuro. Il popolo iraniano merita di vedere riconosciuti i propri diritti civili e politici, senza violenza o intimidazioni - ha proseguito Tajani - La brutale repressione delle manifestazioni dello scorso dicembre, con migliaia di vittime, aveva già portato l’Unione europea a imporre nuove sanzioni e all’inserimento dei Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche". "Una volta conclusa la fase più complessa, occorrerà lavorare con determinazione per favorire una transizione in Iran che sia pacifica e rispettosa delle aspirazioni del popolo iraniano - ha spiegato - In questo quadro, l’Europa ha un importante ruolo da giocare. È chiamata ad essere voce di equilibrio e a favorire quel dialogo 'ragionevole, autentico e responsabile' richiamato ieri dal Santo Padre Papa Leone XIV". Intanto, "nella tarda serata di ieri un gruppo di 98 persone è transitato con successo dagli Emirati all’Oman con assistenza coordinata con le Ambasciate ad Abu Dhabi e Mascate'', ha spiegato aggiornando sull'azione in corso per rimpatriare gli italiani rimasti bloccati all'estero dopo l'attacco israelo-americano all'Iran. ''Proprio in queste ore l’Unità di Crisi sta favorendo l’organizzazione di altri voli da Mascate per favorire il rientro dei nostri connazionali'', ha aggiunto Tajani. Sono quindi tutti incolumi, tutti al sicuro i militari italiani in Kuwait, Iraq, Libano e Giordania. ''Per quanto riguarda i nostri militari, oltre trecento ufficiali dell’Aeronautica si trovano nella base in Kuwait colpita da missili iraniani. Sono al sicuro nei bunker e sono tutti incolumi'', ha spiegato Tajani. ''Anche in Iraq, vicino al Kurdistan iracheno, un missile è caduto a poca distanza da una base dove sono presenti militari italiani e americani. Non vi è stata alcuna conseguenza'', ha precisato il titolare della Farnesina. ''I nostri contingenti sono al sicuro in Libano, in Giordania e nelle altre aree di dispiegamento'', ha aggiunto. E ancora. Il governo italiano sta facendo "tutto ciò che è possibile" per il rimpatrio dei cittadini che attualmente si trovano nelle aree del Medio Oriente interessate dalle ostilità, ha spiegato, ricordando che sono circa 70.000 gli italiani nell'area e che risulta impossibile organizzare l'evacuazione di tutti: la Farnesina sta dunque operando attraverso tutte le leve a propria disposizione per aiutare i concittadini intenzionati a ripartire. Il tema interessa gli italiani in Medio Oriente, ma anche quelli in altre parti del mondo che per rientrare avrebbero dovuto fare scalo nell'aeroporto emiratino di Dubai, le cui operazioni sono state pesantemente limitate dal conflitto in corso. Le partenze dall'area dipendono dalle aperture dello spazio aereo locale, sottolinea Tajani, ricordando che esiste un divieto per le compagnie aeree europee di operare nelle aree di guerra: risulta quindi impossibile inviare aerei civili (persino gli aerei militari non schermati) e occorre dunque ricorrere alle linee aeree dei Paesi dell'area del Golfo. Inagibili i canali di evacuazione via mare, per via della chiusura dello stretto di Hormuz, e via terra attraverso le aree desertiche, aggiunge. La Farnesina sta "lavorando per portare all'aeroporto di Riad gli italiani che vogliono partire dal Qatar e dal Bahrain, nella speranza che si possa aprire il prima possibile l'aeroporto di Dubai insieme a quello di Abu Dhabi", spiega Tajani, anticipando che è prevista per domani la partenza dei primi aerei dalla capitale emiratina con a bordo connazionali ed evidenziando che le eventuali partenze dai due aeroporti dipendono dagli attacchi. Il ministero degli Esteri lavora anche per trasportare via pullman da Dubai all'Oman gli italiani che hanno la possibilità di prenotare un volo con le linee aeree locali attraverso prenotazione anticipata, ed è stata attivata una task force italiana al confine con gli Emirati Arabi Uniti, oltre a desk di supporto in tutti gli aeroporti dell'area. Gli altri connazionali "sono protetti in alberghi dei Paesi dove si trovavano in vacanza o di passaggio", e gli addetti ai lavori stanno "seguendo in tutti i modi possibili" anche gli italiani bloccati negli altri aeroporti tramite assistenza medica e consolare, "ma i numeri sono talmente alti che è difficile poter risolvere i problemi di tutti", prosegue il ministro degli Esteri. La Farnesina sta contribuendo a organizzare anche voli charter attraverso la compagnia italiana privata Neos per far rientrare gli italiani che si trovano alle Maldive, continua: "lo stesso stiamo cercando di fare in Thailandia, in India e da Colombo in Sri Lanka, perché la stragrande maggioranza dei voli per l'Oriente passano attraverso Dubai". Per quanto riguarda Israele, il ministro spiega che una parte del gruppo di pellegrini evacuato da Gerusalemme si è recata in Egitto e un'altra è andata in Giordania. "Non stiamo facendo partire da Tel Aviv, perché ci sono attacchi continui, così come non ci sono italiani che vogliono partire dall'Iran", sottolinea. In Iraq "non ci sono grandi numeri di italiani" e sono "soprattutto i militari". Guardando avanti, il ministro si aspetta che la situazione si decongestioni "nel giro di qualche giorno", specie se riapriranno gli aeroporti emiratini di Dubai e Abu Dhabi.
(Adnkronos) - "Mentre in commissione Giustizia alla Camera emendamenti di carattere corporativo e lesivi della concorrenza vogliono cancellare, dalla legge delega di riforma della professione di commercialista, la giusta tutela delle attività svolte dai professionisti associativi ai sensi della Legge 4/2013, ed i vertici dei commercialisti interpretano sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale pro domo sua e non in modo oggettivo ed ovviamente ignorando la vera sentenza, questa si storica, della Corte Costituzionale n. 418/96 che ha ben definito il concetto di libertà di esercizio del lavoro autonomo professionale, i tributaristi dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) hanno partecipato alla consultazione promossa dalla Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze per tutelare la concorrenza e il diritto al lavoro professionale". E' quanto si legge in una nota dell'Istituto nazionale tributaristi. "Si chiude infatti oggi, 27 febbraio 2026, la consultazione pubblica -continua la nota- sulla trasferibilità delle competenze al fine di agevolare la mobilità dei lavoratori nell'Ue, grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione, consultazione promossa dalla Commissione Europea nel dicembre scorso e segnalata sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) definendola un’iniziativa strategica per rendere più trasparente il riconoscimento delle competenze anche nelle professioni non regolamentate, in ordini o collegi ai sensi della Legge 4/2013". L'Istituto nazionale tributaristi (Int) ha partecipato, prima rispondendo all'apposito questionario, poi con un intervento specifico sulle professioni ex lege 4/2013. L'Int è intervenuto con il suo presidente, Riccardo Alemanno, che ha così esposto: "In merito alla trasferibilità delle competenze e all’agevolazione della mobilità dei lavoratori nell'UE grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione evidenziamo, al di là di una necessaria omogeneità delle regole e dei modelli adottati nei vari Paesi Ue, che in ambito Ue esistono professioni regolamentate e professioni non regolamentate, anche nell’ambito di uno stesso settore, e che, come già indicato dalla Corte dei Conti europea, l'eccesso di regolamentazione costituisce un evidente ostacolo allo stabilimento di un professionista all'interno dei Paesi Ue". "Occorrono pertanto -ha continuato- nuovi strumenti per attestare le certificazioni e per individuare le competenze, ciò al fine di modernizzare i sistemi organizzativi e di riconoscimento esistenti nei Paesi UE, che spesso producono effetti negativi sulla possibilità di stabilimento. in Italia la legge 4/2013 (professioni non organizzate in ordini o collegi) ha introdotto l'utilizzo in ambito professionale di due tipologie di attestazioni delle competenze, si tratta dell'attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati rilasciato dall'Associazione professionale di appartenenza e/o della certificazione ai sensi delle norme Uni (Ente italiano di normazione), a titolo esemplificativo la norma Uni 11511/2020 che definisce i requisiti relativi all'attività professionale del tributarista esercente attività professionale ai sensi della legge 4/2013", ha spiegato. "Tali certificazioni, rilasciate entrambe previa autorizzazione pubblica dei Ministeri competenti, devono essere adottate ai fini del riconoscimento delle competenze professionali all'interno dei Paesi Ue. Questa tipologia di certificazione, se adottata in modo uniforme dai Paesi Ue, garantire un più rapido ed efficace controllo, chiaro e trasparente, delle qualifiche e delle competenze che renderebbe più agevole lo stabilimento, nei vari Stati dell’Unione, dei professionisti", ha concluso.
(Adnkronos) - Un regolamento europeo che parla di pellicola e cinghie può sembrare materia da addetti ai lavori. In realtà riguarda ogni prodotto che attraversa un confine regionale, ogni bancale che entra in un supermercato, ogni spedizione che parte da un distretto industriale. Perché prima di arrivare sugli scaffali, quasi tutto viaggia su un pallet. È su quel livello – il trasporto interno tra stabilimenti, i flussi nazionali, la logistica quotidiana – che il regolamento Ue 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) aveva previsto un passaggio radicale: 100% di riutilizzo per gli imballaggi di trasporto, compresi i formati flessibili usati per stabilizzare i carichi. Un obiettivo che ha acceso il confronto tra industria, operatori logistici e istituzioni, fino all’adozione di un atto delegato che esenta pellicola e cinghie dal vincolo integrale. Sommario Gli imballaggi rappresentano circa il 40% della plastica utilizzata nell’Unione europea e sono responsabili di metà dei rifiuti marini. Nel 2022 ogni cittadino europeo ha generato in media 186,5 kg di rifiuti di imballaggio. È su questi numeri che si fonda la revisione normativa culminata nel PPWR, entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e applicabile in via generale dal 12 agosto 2026. Il regolamento riscrive le regole del settore lungo l’intero ciclo di vita dell’imballaggio: progettazione, immissione sul mercato, gestione del fine vita. L’obiettivo è rendere tutti gli imballaggi riciclabili in modo economicamente sostenibile entro il 2030, aumentare l’uso di plastica riciclata e ridurre il ricorso a materie prime vergini, mettendo il comparto sulla traiettoria della neutralità climatica al 2050. Tra le novità figurano restrizioni su alcune plastiche monouso, obblighi di riduzione di peso e volume, limiti alle sostanze di preoccupazione come i PFAS. Ma per il mondo della logistica il passaggio più rilevante è l’articolo 29, che introduce obiettivi vincolanti di riutilizzo per gli imballaggi di trasporto. L’articolo 29 stabilisce che dal 2030 almeno il 40% degli imballaggi di trasporto e di vendita utilizzati per il trasporto debba essere riutilizzabile in un sistema di riuso. Per i flussi tra siti della stessa impresa, tra imprese collegate o per consegne a operatori nello stesso Stato membro, gli articoli 29(2) e 29(3) fissavano un obiettivo più stringente: 100% di riutilizzo. Nel campo di applicazione rientravano pallet, casse, contenitori sfusi intermedi, fusti e anche i formati flessibili utilizzati per stabilizzare i pallet, come pellicola e cinghie. L’ipotesi di un riuso integrale di questi ultimi ha sollevato forti perplessità nel settore logistico e manifatturiero. Lo studio commissionato dalla Direzione generale Ambiente ha valutato l’impatto di uno scenario a 100% riuso per pellicola e cinghie nei flussi interni o nazionali. Le conclusioni affermano che “sono necessarie esenzioni dagli obiettivi di riutilizzo del 100% di imballaggi e cinghie per pallet entro il 2030”. Tra le criticità evidenziate costi elevati di adattamento delle linee automatizzate, maturità limitata delle soluzioni riutilizzabili su larga scala, necessità di sistemi di logistica inversa e possibili effetti su sicurezza e igiene in specifiche filiere. Sulla base di queste evidenze, la Commissione ha esercitato il potere previsto dall’articolo 29(18), adottando un atto delegato che integra l’elenco delle esenzioni. Pellicola e cinghie non vengono escluse dal PPWR. L’esenzione riguarda esclusivamente l’obbligo del 100% di riutilizzo nei flussi interni o nazionali. Le aziende potranno continuare a utilizzare materiali monouso in questi contesti senza dover implementare sistemi di ritorno dedicati per rispettare un target integrale. Restano però in vigore gli altri obblighi: riciclabilità entro il 2030, requisiti di contenuto minimo di plastica riciclata, riduzione di peso e volume, rispetto delle restrizioni sulle sostanze di preoccupazione. Il regolamento mira a rendere tutti gli imballaggi immessi sul mercato europeo riciclabili in modo economicamente sostenibile; per pellicola e cinghie questo significa ripensare formulazioni, compatibilità con i sistemi di raccolta e qualità del materiale recuperato. Il target del 40% di imballaggi di trasporto riutilizzabili dal 2030 resta invariato. Le imprese potranno raggiungerlo investendo in pallet a rendere, casse riutilizzabili, contenitori rigidi e sistemi di pooling. Pellicola e cinghie restano dunque operative nel breve periodo, ma sotto una pressione crescente sul fronte dell’innovazione di prodotto, dell’efficienza del riciclo e dell’integrazione di plastica riciclata nel ciclo produttivo.