INFORMAZIONIFrancesca Stacchiotti |
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(Adnkronos) - Camminare fa bene al cuore, aiuta a tenere sotto controllo la pressione, il colesterolo e la glicemia. Camminare molto non solo migliora la salute ma allunga la vita. E non di poco. E' il quadro delineato da uno studio condotto dagli scienziati della Griffith University School of Medicine and Dentistry di Gold Coast, in Australia. Molti studi hanno esaminato il collegamento tra l'attività fisica e la longevità. Lo studio coordinato dal professor Lennert Veerman, docente di Salute pubblica nell'ateneo australiano, è stata ispirato da una ricerca pubblicata nel 2019 sul British Medical Journal che associava la diminuzione del rischio di morte prematura all'aumento dell'attività fisica monitorata con tracker utilizzati dai soggetti coinvolti. "Mi sono chiesto come questo si sarebbe tradotto in termini di aspettativa di vita e quanto tempo in più di vita potesse aggiungere una sola ora di camminata", ha affermato Veerman, interpellato in passato dalla Cnn, per illustrare l'obiettivo del proprio lavoro. Per arrivare al traguardo, i ricercatori hanno utilizzato i dati sull'attività fisica rilevati da sensori per almeno 10 ore al giorno per quattro o più giorni. Il monitoraggio ha riguardato adulti di età pari o superiore a 40 anni che hanno partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) tra il 2003 e il 2006. La sceltà della fascia d'età non è casuale: i tassi di mortalità correlati all'attività fisica sono stabili fino ai 40 anni. Da quella soglia in poi, invece, variano. Gli scienziati hanno elaborato una 'life table', un metodo per mostrare le probabilità che una popolazione raggiunga o muoia entro una determinata età. Il sistema si basa sui dati relativi alla mortalità raccolti dal National Center for Health Statistics per il 2017: gli autori hanno ipotizzato che fossero correlati ai livelli di attività fisica del periodo 2003-2006. Sulla base di tali informazioni, gli studiosi hanno hanno stimato quante persone della popolazione degli Stati Uniti del 2019 sarebbero sopravvissute negli anni successivi in base ai livelli di attività fisica e quanti anni avrebbero potuto guadagnare con un incremento dello sport e del movimento. Risultato? Hanno appurato che svolgere lo livello di attività fisica della porzione meno attiva della popolazione comporterebbe una perdita di 5,8 anni di aspettativa di vita per uomini e donne: da circa 78 a circa 73 anni. Se tutti i soggetti di età superiore ai 40 anni avessero lo stesso livello di attività fisica del gruppo più attivo, l'aspettativa di vita sarebbe invece di 83,7 anni, con un aumento di 5,3 anni. I soggetti più 'pigri' si limitavano a camminare complessivamente per 49 minuti a circa 4,8 chilometri all'ora al giorno. I livelli di attività fisica totale nei gruppi dal rendimento intermedio svolgevano attività per 78 e 105. I più attivi in assoluto, invece, si muovevano per 160 minuti al giorno: 2h40' di attività complessiva. Il team ha anche esaminato i potenziali benefici a livello individuale, piuttosto che a livello di popolazione, scoprendo che se le persone meno attive dedicassero 111 minuti in più all'attività fisica ogni giorno - passando da 49 a 160 minuti - potrebbero allungare la propria vita fino a 11 anni: dai quasi -6 anni si passerebbe al +5 con un ribaltone totale. Lo studio, secondo altri esponenti della comunità scientifica, presenta alcuni limiti pur essendo considerato utile e affidabile. Si basa su dati preesistenti e fornisce stime in gran parte teoriche. Gli stessi autori hanno osservato che i livelli di attività dei partecipanti allo studio del 2003-2006 sono stati misurati in un periodo limitato e questo non consente di tenere conto dei cambiamenti nel corso della vita.
(Adnkronos) - Il mercato del lavoro contemporaneo ha smesso di evolvere in modo lineare: procede per accelerazioni improvvise e trasformazioni radicali, dando vita a una marcata polarizzazione delle competenze. Mentre le opportunità per i profili intermedi e standardizzati si riducono drasticamente, esplode la domanda di figure senior ad alto valore aggiunto, capaci di governare processi complessi. Secondo l'analisi di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato, non siamo di fronte a una tendenza passeggera, ma a un calo strutturale della richiesta di profili junior standard a favore di professionisti multidisciplinari. “Non si tratta - precisa Silvia Movio, director di Hunters - di una previsione teorica, ma di una realtà concreta che sta cambiando radicalmente il mercato del lavoro. In questo momento, stiamo assistendo a un calo strutturale di richiesta di profili junior ed entry-level standard, a favore di figure senior autonome, multidisciplinari e in grado di muoversi in contesti complessi. Non si cercano più soltanto candidati capaci di portare avanti attività quotidiane, ma di governare processi, persone e sistemi. È qui che molte aziende si trovano davanti a una scelta non più rimandabile: investire in formazione oppure accettare il rischio di un progressivo impoverimento delle competenze interne”. Accanto alla formazione, diventa però fondamentale anche un lavoro più profondo di assessment, non focalizzato esclusivamente sulle competenze tecniche, ma sulle soft skill e sul potenziale delle persone. Analizzare il capitale umano interno significa andare oltre il ruolo ricoperto e comprendere come le persone affrontano la complessità, prendono decisioni, collaborano e guidano il cambiamento. Un assessment efficace consente di individuare con chiarezza punti di forza e aree di miglioramento, creando le basi per interventi mirati e sostenibili nel tempo. In questo senso, alcune leve diventano centrali: capacità di lettura e gestione della complessità; autonomia decisionale e senso di responsabilità; leadership, comunicazione e collaborazione trasversale; adattabilità e apertura al cambiamento. Quando l’investimento formativo non viene considerato prioritario, almeno dovrebbe essere attivata una reale condivisione delle competenze all’interno delle organizzazioni. Il dialogo tra senior e junior, il passaggio di know-how e l’esposizione guidata alla complessità diventano elementi fondamentali. Senza questi meccanismi, il divario tra le competenze richieste dal mercato e quelle disponibili non può che aumentare. “Ed è qui - aggiunge Silvia Movio - che si inseriscono l’automazione e l’intelligenza artificiale che, molto spesso, vengono percepite come una minaccia e non come una opportunità per efficientare attività ripetitive e routinarie. Digitalizzazione, intelligenza artificiale e sistemi avanzati riducono il lavoro semplice e standardizzabile, mentre aumentano la domanda di figure capaci di interpretare dati, prendere decisioni e coordinare sistemi complessi. Il lavoro non scompare, ma cambia profondamente: cresce il valore del lavoro qualificato e diminuisce quello legato alla mera esecuzione”. Un altro elemento centrale del mercato attuale è la crescita selettiva accompagnata da una carenza strutturale di profili middle e senior. I candidati, in termini numerici, non mancano, mancano però le giuste competenze. In settori come engineering, Ict, energy, finance e life sciences la domanda si concentra su professionisti con esperienza reale, autonomia e specializzazione. È per questi professionisti che il mercato diventa realmente candidate-driven, mentre per tutte le altre professionalità la competizione resta elevata. Parallelamente, anche le funzioni aziendali stanno cambiando: quelle considerate di supporto - pensiamo ad esempio ad Hr, finance, legal, operations e quality - evolvono verso posizioni di governance e diventano leve strategiche per l’organizzazione. Non crescono quando restano esecutive, ma quando acquisiscono capacità decisionali, visione di business, competenze analitiche, di compliance e di change management. “Siamo davvero certi - fa notare Silvia Movio - che ridurre o azzerare l’investimento sui profili junior sia la strada giusta? La risposta è, naturalmente, no. Se è vero, infatti, che il mercato premia sempre più l’esperienza e l’autonomia, è altrettanto vero che senza un investimento consapevole sulle persone con poca o nessuna esperienza si rischia di compromettere la sostenibilità futura delle competenze. I lavoratori junior non rappresentano solo un costo o un tempo di attesa, ma un potenziale da costruire, soprattutto se inseriti in contesti dove formazione, assessment e affiancamento non sono lasciati al caso". "Il mercato del lavoro del 2026 non premierà chi fa di più, ma chi comprende di più. Il valore sarà sempre meno legato alla quantità di attività svolte e sempre più alla capacità di leggere la complessità, connettere competenze e sviluppare il capitale umano interno. Il futuro del lavoro non è un punto lontano nel tempo: è un processo già in corso, e ignorarlo oggi significa pagarne il prezzo domani”, conclude.
(Adnkronos) - "Le Comunità energetiche rinnovabili si sono staccate dai blocchi di partenza, ora devono prendere velocità e conservarla”. Così Alfonso Bonafede, ex ministro della giustizia ed ora avvocato con una specializzazione nel settore, oltre che Membro laico del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. “Non è poco - ha aggiunto partecipando al programma di incontri promosso a Key 2026 da Sgr Efficienza Energetica - perché abbiamo ora uno zoccolo duro di norme con interpretazioni consolidate. Ci sono altre leggi che stanno per essere emanate, tutte contengono chiari segnali del ruolo che le Cer rivestiranno a parer mio sempre più centrale nel sistema energetico nazionale". "Dobbiamo superare una riduzione di fondi legata al Pnrr ma, ad esempio, i fondi perduti vanno ora a comuni fino a 50mila abitanti, prima la soglia era 5.000. Infine, c’è una molla socioeconomica da considerare: la bolletta energetica è subìta in modo passivo dai cittadini, ma quando contiene elementi legati ai risparmi energetici determinati dalla partecipazione alla Cer, scatta una partecipazione diversa. Sarà una rivoluzione culturale. Le nuove norme parano di ‘diritto’ alla condivisione di energia elettrica da fonte rinnovabile e dobbiamo prenderci ognuno sulle spalle un pezzettino di questa transizione”, afferma.