INFORMAZIONIPubblicità Italia (TVN Media Group) Editoria, Testate Specializzate in Comunicazione Ruolo: Collaboratore Area: Communication Management Francesca D'Angelo |
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(Adnkronos) - "C’è un libro che in questi ultimi tempi viene letto, riletto e annotato nelle cancellerie di mezzo mondo. Si intitola 'America against America', lo ha scritto un autore cinese e risale a più di un trentennio fa. Ma in qualche modo, per ragioni che poi si dirà, apre uno squarcio interessante su questo nostro tempo così pieno di domande. Questo libro, non ancora tradotto in italiano, è una sorta di diario di bordo. Racconta il viaggio di apprendimento che un giovane cinese si trova a fare negli Stati Uniti d’America. Il viaggio avviene all’indomani della sfida elettorale tra il primo Bush, il padre, e il governatore democratico Dukakis, nel lontano 1988. Ma quella contesa resta per così dire sullo sfondo. La curiosità dell’ospite cinese verte più sulla società americana nel suo insieme, indagando le università, i media, i costumi, le curiosità, perfino le stranezze. C’è tempo per soffermarsi sulle diversità territoriali, sui conflitti razziali, sui meccanismi di formazione e distribuzione della ricchezza, perfino sullo stile di vita degli amish. Quasi che quel ragazzo volesse offrire il ritratto più accurato e più dettagliato di un mondo tanto diverso da quello da cui era partito qualche mese prima. Lo stesso percorso che aveva seguito il nobile francese Alexis de Tocqueville che due secoli prima, nella sua “Democrazia in America”, aveva spiegato meravigliosamente il nuovo continente ai suoi vecchi padroni europei. Lo studente cinese appare per metà ammirato e per metà invece molto critico per quel che vede e annota. Da un lato riconosce che la democrazia americana funziona bene. Dall’altro però denuncia con parole fin troppo severe la caduta di valori che segna quell’epoca: l’eccesso di egoismo, la dissoluzione della famiglia, una sorta di deriva morale che viene descritta a tinte fin troppo fosche. La sua ricostruzione è attenta, diligente e rispettosa. Ma la sua curiosità, attraversando tutte le luci e tutte le ombre di quella stagione, cerca di approdare infine a una conclusione. E cioè che la troppa libertà alla fin fine mina la compattezza dei paesi e si traduce prima o poi in un serio indebolimento della loro capacità competitiva e della loro coesione sociale. Non è un’anatema, è una comparazione. L’autore non costruisce una barriera ideologica, come ai tempi di Mao. Esprime un giudizio di funzionalità. Annota che il sistema che ha visto all’opera e analizzato con cura ha delle falle. E scommette che si possa fare meglio. A patto di non farsi mettere sotto scacco da un complesso di inferiorità. Dietro questa scissione tra le luci e le ombre dell’America di quegli anni si nasconde infatti un monito, che diventa esplicito solo verso la fine del volume. “Il sistema americano -scrive l’autore- che è generalmente basato sull’individualismo, l’edonismo e la democrazia sta chiaramente perdendo il suo primato a fronte di un sistema fondato sul collettivismo e sull’autoritarismo”. La sua previsione all’epoca era che gli Usa avrebbero perso la competizione economica con il Giappone, che in quegli anni sembrava la potenza emergente. Ma si comprende che il modello evocato dall’autore è soprattutto quello del suo paese, la Cina, con la sua antica radice confuciana e la sua più recente storia comunista. Laddove per l’appunto ogni eccesso di spirito individuale (e liberale) lascia il passo a istituzioni e costumi più fondati sulla compattezza e molto, molto meno sulle libertà personali. Fin qui, si potrebbe dire nulla di nuovo. Ma di qui in poi si svela qualcosa di più e di inatteso. Il fatto è che quasi quaranta anni dopo si scopre che l’autore di questa lontana ricognizione nel frattempo ha fatto carriera, ed è diventato uno dei dirigenti di punta del sistema politico cinese. Il suo nome è Wang Huning e attualmente è un membro di spicco del politburo del Partito comunista cinese. Così ora il suo libro getta una luce più vivida sui caratteri della competizione politica globale in corso tra la Cina e gli Usa. Riproponendo anche a noi il dilemma che da sempre divide la filosofia politica un po’ in tutto il mondo. E cioè se la libertà che noi veneriamo sia ancora un punto di forza al cospetto di paesi e sistemi che ne tengono un molto minor conto e che confidano piuttosto di trarre un più cospicuo vantaggio dalla confusione che regna dalle nostre parti. Resta quella, ancora oggi, la frontiera che divide l’occidente, o quel che ne rimane, dal cosiddetto sud globale. Si tratterebbe ora di rispettarla e custodirla con una reciproca capacità di pacifica convivenza". (di Marco Folini)
(Adnkronos) - Con Cortina condivide l'appellativo di 'Perla delle Dolomiti', a separarle la catena delle Alpi Carniche e poco meno di 80 chilometri di strada. E se la destinazione più glamour della montagna italiana in questi giorni è al centro della ribalta internazionale con i Giochi Olimpici Invernali, anche Lienz ha trovato il suo spazio in questo palcoscenico globale. Disponibilità di camere, prezzi più bassi ma soprattutto un territorio che, sul versante austriaco, non ha nulla da invidiare a mete più blasonate. Questa cittadina di circa 12.000 abitanti, a 673 metri sul livello del mare, è il capoluogo del Tirolo orientale, l'Osttirol, che si estende dagli Alti Tauri alle Dolomiti, come exclave dello Stato federale del Tirolo. Proprio questa sua posizione ai margini rispetto alle località tirolesi più frequentate l'ha resa meno conosciuta, ma al tempo stesso anche un luogo dove il turismo è slow e sostenibile e dove la parola overtourism non è mai stata pronunciata. E, per questo, tutta da scoprire, magari tra una gara e l'altra delle Olimpiadi Milano-Cortina. Lienz è facilmente raggiungibile dalla Val Pusteria, a circa 38 km dal confine italiano. Subito dopo San Candido, infatti, si lascia l'Alto Adige per entrare nel Tirolo orientale, che conta 33 comuni e 266 cime che raggiungono i tremila metri, soprattutto nel Parco nazionale degli Alti Tauri, intorno al Großvenediger e al Großglockner. Ed è qui che, con i suoi 3.798 metri, si erge la montagna più alta di tutta l'Austria. Un versante sempre soleggiato che la rende una meta appetibile per gli amanti dello sci alpino in primis ma anche per tante altre attività outdoor, dalle ciaspole alla mountain bike, fino all'arrampicata sul ghiaccio. O quelle più 'cool', come il winter hiking, che si può praticare nella vicina Kartitsch, trasformata nel primo villaggio austriaco per trekking sulla neve, o l'ice bathing, con immersione nel lago Tristacher a 3 gradi, considerata un toccasana per il sistema immunitario, oppure il forest bathing, per una esperienza sensoriale nella natura concentrati nel proprio benessere. Lienz è anche il punto d’arrivo di una delle piste ciclabili più amate e famose tra le Dolomiti: la San Candido-Lienz, un percorso facile che costeggia per circa quaranta chilometri il corso del fiume Drava e si snoda attraverso uno dei tratti più spettacolari della Val Pusteria. Storicamente, il Tirolo Orientale ha seguito un percorso diverso rispetto al Tirolo settentrionale, da cui è separato dall'Italia e dal Salisburghese. Fu dominio dei Conti di Gorizia, che diedero a Lienz l'aspetto attuale. La loro residenza, il Castello di Bruck, nella zona ovest della città, è uno dei monumenti più importanti e visitati della zona: vanta una bellissima cappella con affreschi del XV secolo, un'esposizione permanente dedicata al pittore di fama mondiale Albin Egger-Lienz e una torre da cui si gode una fantastica vista sulle montagne. Il Castello offre anche un ricco programma culturale con concerti e laboratori per bambini. Il cuore del centro storico è l’Hauptplatz, la piazza-salotto della città, dove domina il Castello di Liebburg, edificio seicentesco le cui torri sono ornate con caratteristiche cupole a cipolla, oggi sede del municipio. Qui, in estate, quando la neve caduta copiosa si scioglie, decorazioni floreali e addirittura palme creano un'atmosfera decisamente meridionale; del resto, Lienz è la città più soleggiata del Tirolo. Dalla piazza principale ci si può inoltrare nelle stradine pittoresche del centro storico, ornate da coloratissime case, su cui si affacciano caffè, ristoranti e negozi che espongono ancora numerose insegne in ottone, tipiche della zona, che anticamente venivano fabbricate proprio qui. Numerose e antiche le chiese della città. Su tutte, la parrocchiale di Sant'Andrea, in stile gotico, che si erge su una chiesa paleocristiana. Ospita la tomba di Leonhard, l'ultimo conte di Gorizia: solo dopo la sua morte l'Osttirol entrò a far parte dell'Impero Asburgico e quindi del Tirolo. Altre tombe importanti, con affreschi colorati, si trovano nelle mura perimetrali. Ma la vera attrazione è la cappella commemorativa adiacente, costruita all'inizio degli anni Venti e affrescata da Albin Egger-Lienz (che qui riposa anche), con opere a tema bellico e un Cristo che all'epoca fece scandalo. Per visitarla, basta, curiosamente, chiedere la chiave al ristorante accanto alla chiesa. Non mancano attrazioni nei dintorni di Lienz, come il museo ferroviario nella stazione, o l'area archeologica dell'antica città romana di Aguntum. E, ovviamente, anche i 610 kmq del Parco nazionale degli Alti Tauri, la più grande area protetta dell'Europa centrale e delle Alpi. Passeggiare per Lienz vuol dire anche scoprire i suoi negozietti di artigianato e prodotti tipici, ma anche boutique all'altezza di una grande città. Da non perdere il mercato, che si tiene il venerdì e sabato nella centrale Messinggasse, con bancarelle che vendono prodotti di tutto il Tirolo, come speck e formaggio su tutti, ma anche carne e frutta fresca, pesce affumicato e dolci tipici. Si possono acquistare prodotti a chilometro zero delle aziende locali oppure si può fare un giro di 'street food' o semplicemente sorseggiare una bevanda calda. A pochi passi di distanza si trova la distilleria di Rudolf Schwarzer, uno dei 400 distillatori del Tirolo orientale, che, tra le oltre 70 specialità, offre anche il distillato originale della regione, il 'Pregler', un'acquavite ad alta gradazione ottenuta da mele, pere e prugne. Nella piazza principale c'è il 'City Café Glanzl', un'istituzione a Lienz e una delle tre pasticcerie che producono il 'Lienzer Lebzelt', una sorta di pan di zenzero, arricchito con miele, mirtilli rossi, nocciole e spezie. Una ricetta che risale al XVII secolo che, dopo 20 passaggi, si conclude con la copertura del biscotto con uno strato di marzapane, con impresso il Castello di Bruck. Per una cena tipica, il ristorante Kirchenwirt, proprio quello di fronte alla chiesa di Sant'Andrea, propone un menù di specialità, dai canederli agli gnocchi ripieni di patate, fino all'immancabile strudel. Quanto all'offerta ricettiva, la scelta è molto varia con strutture sempre aperte, si va dal Grandhotel Lienz, storico 5 stelle con tutti i confort e un'ottima cucina, all'Harry's Home, più recente e più adatto a famiglie o a una clientela business (dispone anche di camere con cucinotto per la formula long-stay), o ancora il Parkhotel Tristacher See, alle porte della città, con affaccio e accesso al romantico lago. Una destinazione, dunque, che ha molto da offrire e che dello slow tourism potrebbe essere portabandiera.
(Adnkronos) - BolognaFiere annuncia il lancio di BeFire, nuova manifestazione fieristica internazionale dedicata al mondo del fuoco e del riscaldamento a biomassa, in programma a Bologna dal 10 al 12 febbraio 2027. Con l’organizzazione di BeFire, BolognaFiere - spiega una nota - rafforza ulteriormente il proprio calendario inaugurando a Bologna un progetto concepito fin dall’origine come piattaforma europea, capace di superare i confini dei singoli mercati nazionali e di diventare un punto di riferimento per l’intera filiera continentale. L'evento intende dare visibilità, valore e prospettiva ad uno dei comparti strategici della transizione energetica. Oggi l’energia prodotta da biomassa - legna da ardere, pellet e cippato - rappresenta la prima fonte di energia rinnovabile in Italia e la seconda per il riscaldamento domestico. BeFire si propone come una piattaforma internazionale di riferimento per il business, l’innovazione e il confronto tra tutti i protagonisti della filiera. Per tre giorni, BeFire creerà opportunità di networking e presenterà le più importanti novità tecnologiche del comparto, valorizzando i risultati raggiunti dai produttori nella riduzione delle emissioni di polveri sottili, nel miglioramento dei rendimenti degli apparecchi e nelle soluzioni dedicate alla qualità dell’aria. Ampio spazio sarà riservato anche alle start-up, soprattutto a quelle impegnate nello sviluppo di tecnologie avanzate e nuove applicazioni. BeFire sarà anche occasione per rafforzare le relazioni internazionali, costruire nuove partnership e riscoprire il valore culturale ed emozionale del fuoco “BeFire nasce per rafforzare la competitività di un settore strategico per la transizione energetica - dichiara Antonio Bruzzone, Ceo di BolognaFiere - Vogliamo costruire una piattaforma europea di riferimento in cui industria, filiera, istituzioni e mercato possano confrontarsi in modo strutturato su innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e allineamento normativo. Un luogo capace di accompagnare l’evoluzione del riscaldamento a biomassa, valorizzandone il contributo industriale, energetico e occupazionale. BeFire rappresenterà al meglio la vocazione internazionale di BolognaFiere. Questo comparto ha bisogno di allargare i propri confini, di spingere sull’innovazione non solo di prodotto ma anche di modello di business, e di ritrovare il valore estetico ed emozionale del fuoco”.