INFORMAZIONIFrancesca Civardi |
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(Adnkronos) - Si intitola 'Un giardino in cui ri-fiorire' ed è il nuovo bando di concorso creativo a fini sociali lanciato oggi a Myplant & Garden, organizzato da Fondazione Minoprio in collaborazione con Myplant, Aiapp, con il patrocinio dell’Ordine Architetti Ppc della provincia di Milano. Dal 2016, Myplant & Garden e Fondazione Minoprio Its Academy, con l’iniziativa ‘I giardini di Myplant’ coordinata da Umberto Andolfato (Aiapp), individua realtà socialmente impegnate che operano in contesti dotati di spazi verdi da valorizzare, recuperare o riqualificare e realizzano gratuitamente giardini che diventano spazi di cura, accoglienza e speranza per chi è più fragile. Il concorso creativo è aperto a progettisti del verde e operatori che lavorano nel settore della progettazione, realizzazione e conservazione dei giardini e del paesaggio (architetti, agronomi, paesaggisti, garden designer, vivaisti, artisti, ecc.), in forma singola o associata. La partecipazione è gratuita e l’iscrizione va fatta entro il 26 marzo 2026. L’area oggetto del concorso creativo 'Un giardino in cui ri-fiorire' si trova presso la sede dell'associazione Caf- Centro di aiuto ai minori e alla famiglia in crisi. Il centro è gestito dalla l'associazione Caf, realtà del privato sociale milanese che dal 1979 accoglie e cura nelle sue strutture residenziali e semi-residenziali bambini e ragazzi di età compresa fra i 3 e i 21 anni, allontanati dal proprio nucleo famigliare su provvedimento del tribunale per i minorenni perché vittime di abusi e gravi maltrattamenti. Per riqualificare l’area oggetto dell’intervento, si dovrà immaginare un allestimento verde con un percorso che colleghi le diverse sezioni del giardino, pensate per utenti di varie età e attività differenti. Il giardino, già dotato di area giochi, campetto multisport e orti, dovrà restare uno spazio di socializzazione flessibile senza limitare l’uso creativo dei bambini (fino a 30). Il percorso dovrà seguire il perimetro delimitato dalle siepi, da mantenere per garantire privacy, e permettere l’utilizzo di biciclette e pattini, monopattini e skateboard. La componente vegetale, attualmente in prevalenza sempreverde, potrà essere arricchita con piante fiorite o da frutto, ma sempre sicure per i bambini. Le zone pavimentate e coperte, utilizzate per laboratori e momenti informali, andranno mantenute e sistemate se necessario; è richiesta anche la sistemazione della pavimentazione, adeguando livelli e dimensioni. Si privilegerà l’utilizzo di materiali naturali, essenze e arredi semplici da gestire e a bassa manutenzione. "La gratuità per chi beneficia dell’intervento è frutto del contributo della manifestazione, della passione, della generosità e dell’impegno liberamente offerti da progettisti, espositori, volontari e organizzatori -commentano i promotori-. Alla fornitura del verde penserà Myplant", mentre saranno gli allievi della Fondazione Minoprio Its Academy, coordinati dal progettista e coadiuvati da un docente tecnico, ad aiutare nella realizzazione del progetto. Progetto per il quale sarà richiesto un computo di massima e il rispetto del limite di budget di 30mila euro. “Da anni perseguiamo questo percorso di creazione di interventi concreti, duraturi e di utilità sociale -concludono gli organizzatori-. ‘I Giardini di Myplant’ è un modello virtuoso che unisce professionalità, creatività, formazione, volontariato e verde, generando benefici concreti per territori, utenti, studenti e comunità coinvolti". La selezione dei progetti presentati avverrà sulla base dei seguenti criteri: coerenza con il tema di progetto, livello di innovazione e creatività dello stesso, fattibilità della realizzazione, facilità di manutenzione dell’area, contenimento dei costi e sostenibilità, requisiti di sicurezza dell’area e dei manufatti. La commissione selezionatrice sarà composta da docenti/tecnici della Fondazione Minoprio Its Academy, da esponenti di Aiapp (Associazione italiana architettura del paesaggio), dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Milano, della manifestazione Myplant & Garden, da esperti di associazione Caf. La composizione della commissione selezionatrice, così come il bando del concorso creativo, sarà resa nota attraverso il sito web della Fondazione Minoprio (www.fondazioneminoprio.it) e della manifestazione Myplant & Garden (www.myplantgarden.com).
(Adnkronos) - "Dobbiamo convincerci che le donne hanno il privilegio di partorire, ma il dovere di educare i figli non può essere solo loro. La genitorialità è un diritto, ma il dovere non si può lasciare soltanto alle donne. Metterei una multa agli uomini che non si occupano della casa, perché non è giusto. È un problema di cultura". Sono le parole di Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e professoressa onoraria del Politecnico di Milano, all’evento 'Progetto donna' promosso, oggi a Milano, dall’Ordine degli ingegneri della provincia meneghina. "Tengo molto a questa fotografia: lì c'è scritto 'È nata la Repubblica italiana'. Era il 6 giugno 1946 e io c’ero -spiega-. Ricordo di aver letto quel giornale e di aver pensato: 'Questo è davvero un cambiamento per noi’' perché era la prima volta che le donne potevano votare. Le donne ottennero il diritto di voto quarant’anni dopo uomini che, in molti casi, erano analfabeti. In quegli anni uomini che non sapevano né leggere né scrivere decidevano le sorti dell’Italia, mentre donne laureate non potevano farlo -sottolinea Ercoli Finzi-. Ricordo una frase attribuita a Giolitti: 'Dare il voto alle donne potrebbe cambiare le sorti dell’Italia. Io credo che abbiano una capacità di vedere lontano che noi uomini non abbiamo'". "Il voto alle donne significava poter occupare posizioni decisionali. Oggi molte donne ricoprono incarichi importanti, anche come amministratrici delegate, ma spesso si tratta di aziende di famiglia -continua-. Esistono ancora politiche e sistemi per cui alle donne non viene riconosciuto ciò che meritano. Perché, quando scade una posizione apicale occupata da un uomo, si sostituisce con un altro uomo? Le donne sono ugualmente capaci. Alle ragazze dico: abbiamo diritti civili. Se non ci vengono riconosciuti, dobbiamo fare la rivoluzione", conclude Ercoli Finzi.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.