INFORMAZIONIFerdinando Lamagna |
INFORMAZIONIFerdinando Lamagna |
(Adnkronos) - "Non ci sono né militari né italiani coinvolti negli attacchi che ancora continuano" nell’area del Golfo. Lo ha dichiarato il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa alla Farnesina in un punto stampa alla Farnesina, facendo il punto sull’escalation in Medio Oriente dopo l’attacco contro l'Iran di Usa e Israele. ''Anche a Teheran non ci sono in questo momento italiani che devono lasciare il Paese'', ha proseguito Tajani ricordando che ''soltanto uno ha passato la frontiera con Azerbaigian ed è stato imbarcato stamane su un volo che arriverà a Malpensa''. "La situazione in questo momento più complicata, per numero di italiani e incertezza, è quella a Dubai e ad Abu Dhabi, ha dichiarato, spiegando che "l’obiettivo è soprattutto quello di rassicurare le famiglie italiane che hanno parenti che vivono lì o sono in viaggio. Devono sapere che abbiamo avuto dai Paesi dove sono presenti questi italiani garanzie di massimo sostegno e massima assistenza anche dal punto di vista economico”, ha spiegato Tajani, sottolineando che “sono tutti ospiti di alberghi pagati dai Paesi dove si trovano”. “Non siamo preoccupati per l’incolumità, siamo preoccupati per l’alto numero di italiani concentrati negli Emirati Arabi che devono rientrare nel Paese”, ha precisato il ministro. “Al momento non ci sono gravi pericoli per l’incolumità perché sono seguiti dalle autorità emiratine, da tutti noi, dall’ambasciata e dal consolato. Quando arrivano droni vanno sempre nei garage: l’invito è a non affacciarsi e a non andare per strada. Questo vale per tutti gli italiani che sono nell’area mediorientale”. Tajani ha aggiunto che “a preoccupare sono i numeri dei civili, soprattutto a Dubai, dove ci sono anche tanti minorenni soli perché in viaggio con le scuole”. Negli Emirati, ha ricordato, “sono oltre ventimila gli italiani residenti, a cui si aggiungono i turisti, nell’ordine di almeno un migliaio”. Il titolare della Farnesina ha poi riferito che “ora l’Oman sta chiudendo la frontiera per tutti coloro che non sono omaniti. Quindi al momento molti stanno scegliendo di rimanere a Dubai, cosa che in questo momento è consigliabile fare”. “Alcune persone hanno provato a entrare in Oman con un viaggio molto lungo, bisogna essere molto prudenti: sono circa cinque ore di viaggio fino alla frontiera”, ha aggiunto, invitando alla massima cautela. Tajani ha poi riferito che il governo italiano è stato informato dell’attacco contro l’Iran quando l’operazione era già in corso. “Siamo stati informati dal governo israeliano quando l’attacco era in corso. Dopo il primo raid mi ha chiamato il ministro Gideon Sa’ar per spiegarmi quanto stavano facendo insieme agli americani, in piena sintonia politica e militare. Era ieri mattina presto, quando l’operazione era già iniziata”, ha dichiarato. Tajani ha aggiunto che ''per il resto continuiamo a seguire la situazione'', anche per quanto riguarda ''gli italiani della base militare in Kuwait, sono circa trecento militari d'aeronautica, sono nel bunker protetti, non corrono pericoli''. Il titolare della Farnesina ha poi citato ''un attacco in Iraq vicino al Kurdistan iracheno, a poca distanza dalla base dove ci sono militari americani e militari italiani, ma non sono tutti protetti, quindi non c'è stato alcun rischio''. Commentando la morte della Guida Suprema iraniana, Ayatollah Ali Khamenei, il titolare della Farnesina ha adottato un approccio prudente: “Finito un leader che ha guidato per decenni l’Iran, qualcosa accadrà. Cambierà tutto: non c’è più Khamenei, c’è una guida temporanea e una fase temporanea. Vedremo quanto durerà”. Secondo Tajani, la situazione interna al Paese è in evoluzione anche sul piano sociale. “Ci sono manifestazioni contrapposte, sia di chi sostiene il regime sia di chi si oppone. È una situazione in movimento, ma non è più quella di prima”, ha osservato. Il ministro ha ricordato come l’Italia abbia mantenuto negli anni un dialogo con Teheran, ma ha sottolineato che “la repressione violenta con migliaia di morti durante le manifestazioni di piazza da parte dei Pasdaran ha costretto l’Italia ad assumere una posizione più rigida”. Roma, insieme agli altri Paesi europei, ha quindi sostenuto sanzioni e l’inserimento dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche. Tajani ha poi condannato con fermezza la risposta militare di Teheran. “Quello che condanniamo con grande fermezza è la reazione iraniana, che ha attaccato con violenza Paesi che non c’entravano nulla” con l’operazione subita da Israele e Stati Uniti, ha dichiarato. Con la rappresaglia contro i Paesi del Golfo, ha aggiunto, “il regime iraniano si è veramente isolato, perché attaccare l’Arabia Saudita, l’Oman, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein è privo di qualsiasi senso”. Il titolare della Farnesina ha ribadito che “noi siamo solidali con i Paesi del Golfo perché sono vittime di un attacco privo di senso”, sottolineando che gli iraniani “hanno attaccato in realtà dove non c’erano solo militari”. Sul fronte della sicurezza regionale, Tajani ha riferito di aver parlato con il ministro degli Esteri cipriota Konstantinos Kombos in merito ai missili inizialmente ritenuti diretti verso Cipro. “Mi ha detto che i due missili non erano diretti contro Cipro, erano missili vaganti nell’area”, ha spiegato, assicurando che “continuiamo a monitorare la situazione”. Il vicepremier ha inoltre commentato la posizione del ministro della Difesa Guido Crosetto, attualmente a Dubai dopo la chiusura dello spazio aereo degli Emirati Arabi Uniti in seguito ai raid israelo-americani contro l’Iran. “Mi auguro rientri prima” del 7 marzo, data prevista per la riapertura dello spazio aereo, ha detto Tajani, precisando: “Io personalmente non sapevo fosse a Dubai. Lui era partito prima dell’attacco”. Il ministro ha creato una “Task Force Golfo” che rafforzerà il lavoro dell’Unità di Crisi e sosterrà l’impegno delle ambasciate e dei consolati nella regione per far fronte alle migliaia di richieste di assistenza delle migliaia di cittadini bloccati nei paesi del Golfo. Il Governo italiano, si legge in una nota, ha accolto con favore la collaborazione che i governi del Golfo e le loro linee aeree stanno offrendo ai cittadini bloccati, innanzitutto offrendo assistenza per alloggiare in albergo. L’ambasciata negli Emirati e quella in Qatar sono riuscite a far spostare dagli aeroporti in alberghi tutti i passeggeri in attesa. Al momento non ci sono previsioni di riapertura degli aeroporti.
(Adnkronos) - "L'intelligenza artificiale è già dentro le nostre fabbriche. Io ne sono entusiasta, sono convinto che migliorerà al meglio non solo il lavoro ma la vita di tutti noi. Io credo che sia un'ottima occasione per l'Italia e l'Europa per mantenere i livelli di occupazione che abbiamo avuto finora. Dovremo vedere come fare per avere la migliore applicazione possibile. Cosa dobbiamo fare? Innovazione, innovazione, innovazione". Lo ha detto Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e in corso a Roma. Marchesini ha sottolineato: "Oggi ho sentito parlare molto più di rischi che di opportunità. Ma la forza di questa tecnologia è talmente grande che non possiamo assolutamente trascurarla né pensare di ostacolare l'applicazione dell'intelligenza artificiale. Anzi, dobbiamo trovare tutti i modi possibili per favorirla, tenendo presente ovviamente che ci saranno delle problematiche di tipo individuale che dovremo risolvere in maniera collettiva naturalmente", ha sottolineato. Per il vice presidente di Confindustria centrale sarà la formazione. "L'intelligenza artificiale -ha detto- non è un sostitutore di lavoro, ma un potenziatore di lavoro. Dobbiamo tenere presente la struttura industriale del nostro Paese, che è composta soprattutto di piccolissime imprese. Quindi, ben lontani da ostacolarla, dobbiamo, tenendo conto evidentemente delle problematiche che possono insorgere, incentivare l'applicazione dell'Ia. Chiaramente c'è un compito anche delle parti sociali in tutto questo, che è di osservare quello che succede, di prevenire e risolvere gli eventuali problemi", conclude.
(Adnkronos) - Meno di 1 italiano su 5 possiede un’auto green (il 17%), ma un italiano su due (il 51%) sta valutando di comprarne una. Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%). Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono il costo elevato (62%) seguito dai tempi di ricarica lunghi (50%). Sono i risultati dell’indagine realizzata da YouGov per Repower, con l’obiettivo di valutare il mercato delle auto elettriche in Italia insieme a conoscenze e abitudini dei cittadini, presentati nel X White Paper, 'La transizione nell’era post ideologica', pubblicato dal gruppo attivo nel settore energetico e della mobilità sostenibile. (VIDEO) Questa edizione del documento rafforza la dimensione di piattaforma di contenuti fruibili in maniera non lineare, andando ad approfondire solo i temi a cui si è più interessati. Ogni capitolo è infatti abbinato, a seconda del tema approfondito, a una puntata di 'Rumors d’Ambiente - Alla ricerca della sostenibilità', il podcast di Repower di cui in primavera è attesa la sesta stagione. Ogni capitolo ospita inoltre una serie di interviste ad esperti per approfondire le molteplici tematiche della mobilità sostenibile: da Francesco Zirpoli, direttore del Center for Automotive and Mobility Innovation all’Università Ca’ Foscari Venezia a Fabio Orecchini direttore del Center for Automotive Research and Evolution all’Università Guglielmo Marconi di Roma, da Vito Di Noto, docente al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Padova, all’architetto e urbanista di fama mondiale Carlo Ratti. “Nel 2025 il mercato delle auto elettriche è tornato a crescere - commenta Fabio Bocchiola, Ceo di Repower Italia nell’introduzione al White Paper - sostenuto da politiche di incentivazione e da una rete di ricarica sempre più capillare. È uno scenario incoraggiante, che restituisce l’immagine di una tecnologia che sta progressivamente uscendo da una fase pionieristica per entrare in una stagione di maturità. Per questo abbiamo deciso di dedicare il tema del White Paper a questo cambio di approccio, che ci conduce in un’era ‘post ideologica’ in cui l’elettrico rappresenta una soluzione che non va scelta solo per una questione di valori o responsabilità, ma perché ha senso come tecnologia matura”. Dall'indagine emerge, poi, che il 50% degli italiani possiede un’auto a benzina, il 35% diesel, il 10% Gpl. L’auto elettrica è poco diffusa: solo il 2% la possiede, come le soluzioni ibride (full hybrid 6%, mild hybrid 5%, gas naturale compresso 3%, plug-in hybrid 2%). Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%), mentre il 18% considera l’acquisto di un veicolo elettrico. Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono - rileva lo studio - il costo elevato (62%), i tempi di ricarica lunghi (50%), la scarsa disponibilità di colonnine di ricarica (47%), l’inadeguatezza per i viaggi lunghi (45%) e l’autonomia limitata (44%). Il livello di conoscenza sul mercato delle auto elettriche è scarso: meno di 1 italiano su 5 si reputa bene informato (17%) e il mezzo di informazione principale è il passaparola (39%). Solo 2 italiani su 10 pensano che ci siano abbastanza colonnine di ricarica per auto elettriche. Ci sono, poi, alcune opinioni contrastanti sulle auto elettriche: 2 italiani su 3 ritendono importante possedere un’auto e sono convinti che le auto elettriche si diffonderanno se miglioreranno le infrastrutture; 1 su 3 crede che il prezzo salirà e che le auto elettriche inquinino più di quelle a benzina, mentre 1 su 2 pensa che necessitino di una manutenzione costosa e complicata.