INFORMAZIONILeaderform spa - Industria Poligrafica Stampa, Fotolito e Serigrafie Ruolo: Senior Account Area: Marketing Management Federico GaravagliaChi è: linkedin.com/in/federico-garavaglia-3028803a |
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(Adnkronos) - Buona la terza? Chissà. La serata numero tre di Sanremo sembra cambiare passo in modo deciso, almeno per quanto riguarda i look dei protagonisti sul palco dell'Ariston, più audaci e decisi rispetto ai giorni precedenti. Si parte dalla co-conduttrice Laura Pausini, che apre la serata in grande stile: per il primo outfit sceglie un abito scenografico firmato Alberta Ferretti, con un corpetto di velluto nero che scolpisce la silhouette e una gonna esplosiva di piume bianche e organza, corta davanti, lunga dietro. La scollatura a barca anni '50 aggiunge quel tocco da diva d'altri tempi: un po' cigno nero, un po' principessa moderna. E finalmente, verrebbe da dire, i capelli raccolti con un semplice nastro nero fanno la magia, rendendola elegante senza sforzo. Il primo cambio d'abito è un total white, cady di seta scultoreo, ancora Alberta Ferretti per mano di Lorenzo Serafini. Chiffon, piume che decorano, linee da statua greca. Semplicemente meravigliosa. E poi arriva il terzo look: un vestito giallo leggerissimo e luminoso. Impossibile non alzarsi in piedi: standing ovation obbligatoria. Voto: 8 e mezzo. Quattro cambi d'abito sono troppi, ammettiamolo. E il quarto, beh…Laura poteva davvero risparmiarcelo. L'abito a sirena di paillettes rosse, con tanto di mantella in voile e collana mastodontica, scivola rapidamente da 'diva' a too much. Bocciata. La vincitrice del premio della critica e della sala stampa, Angelica Bove è minimal con il suo completo total black di Emporio Armani, una camicia che mostra l'ombelico e pantaloni neri. Voto: 7. E' semplicemente magnetica Irina Shayk, che scende la scalinata con una tuta second skin in pizzo nero e guanti inclusi, che grida da lontano 'femme fatale'. Il body e la gonna pareo, però, portano tutto in zona casual chic da backstage, un filo troppo poco per l'Ariston, ma che volete? Lei lo regge alla grande. Voto: 6 e mezzo. Il cambio d'abito per la supetop russa è una salopette nera con berretto dotato di visiera. Interessante sì, ma il crossover Super Mario dark edition. È dietro l'angolo. Voto: 6 e mezzo confermato. Con il terzo look Irina alza l'asticella, con un abito formato da lunge frange double face - nere da un lato, colorate dall'altro in un effetto ipnotico. A completare il tutto, due fasce verticali di paillettes nere a coprirle il seno. Voto: 7 e mezzo. Il crescendo continua con il quarto cambio d'abito, una odalisca dark: vestito nero a maniche lunghe, catenelle dorate in vita e sui polsi, sensualità calibrata ma spiccata. Il riferimento è immediato: una chiara citazione all'iconico abito nero di Mireille Darc nel film francese 'Le Grand Blond avec une chaussure noire'. "Come fai con quelle scarpe con il tacco?” le chiede Pausini. “I piedi fanno male anche a me", risponde lei, con una sincerità disarmante. Voto: 10. Maria Antonietta e Colombre continuano a viaggiare in piena vibe Sixties: lei in un abito nero di macro paillettes con scollatura a goccia e cuissardes verdi, insolita e riuscita. Lui in un completo verde petrolio con camicia fantasia che però manca completamente di spinta creativa. Voto di coppia: 6-. Leo Gassmann ci prova con Louis Gabriel Nouchi: maglia con maxi scollo a V e pantaloni scuri. Minimal ma efficace. Voto: 7. Malika Ayane è sommersa dai pois, macro paillettes, sfere non meglio identificate. Un caos che non rende giustizia al lungo abito nero. Voto: 4. Sal Da Vinci, invece, sembra essersi perso durante l'appello dell'orchestra: completo nero anonimo, zero guizzi. Voto: 4. Tredici Pietro esce finalmente allo scoperto: outfit coerente con la sua attitudine e silhouette rilassata, grazie a una camicia sabbia oversize e pantaloni ampi con pence che finalmente raccontano chi è. Voto: 8, meritatissimo. Raf, diciamolo: il colore gli dona. Il completo carta da zucchero con camicia bianca è elegante e morbido quanto serve. Peccato per quel bottone slacciato che rovina l'armonia. Voto: 6-. Alicia Keys ed Eros Ramazzotti, super ospiti, scelgono l'intramontabile potere del nero: lei in jumpsuit di pelle con guanti, lui in un impeccabile Giorgio Armani. Eleganti, senza strafare. Voto: 6. Francesco Renga brilla e non solo di luce propria: a contribuire è un abito blu scuro impreziosito da micro cristalli sulla parte superiore della giacca doppiopetto. Classy con guizzo. Voto: 7. Serena Brancale sembra davvero un'altra persona rispetto a quella che calcò lo stesso palco appena un anno fa, e che trasformazione. Magnifica, fasciata in un lungo abito beige a mezze maniche, con piccole arricciature sul bordo e una linea attillatissima che culmina in uno spacco frontale audace ma per nulla eccessivo. L'aspetto migliore è che lo indossa alla perfezione, senza bisogno di accessori inutili. Voto: 8 e mezzo. Guardando Eddie Brock, una domanda sorge spontanea: che fine hanno fatto i look scenografici alla Mahmood e Achille Lauro? Qui proprio non ci siamo. Il solito completo scuro, zero fantasia, zero statement, zero tutto. La serata è importante ma l'outfit anonimo: bocciatura automatica. E Lauro, dicevamo? Entra in scena Samurai Jay e sembra la versione low budget di Achille Lauro. Lungo cappotto smoking total white, camicia di raso con fiocco, tutto abbinato in modo da ricordare fin troppo (e male) il look sfoggiato dal co conduttore nella seconda serata. L'ispirazione va bene, l'imitazione molto meno. Un pizzico di personalità in più sarebbe stata apprezzata. Voto: non classificato. Arisa torna sul palco e vince a mani basse la gara degli outfit più spettacolari. Il suo abito dalle spalline sottili, un armor gown di catene d'argento e cristalli su organza porta ancora la firma inconfondibile di Des Phemmes. I lunghi capelli neri raccolti in una coda di cavallo sono davvero di classe. Voto: 9. Michele Bravi prosegue impeccabile nel suo stile da flâneur bohémien: completo doppiopetto marrone, allure rilassata e una classe innata che ormai è la sua firma. Ci piace sempre moltissimo. Voto: 8. Luchè invece è dalla parte opposta della galassia. Il giubbotto di jeans versione peluche è davvero inguardabile abbinato al pantalone tecnico: effetto trapper 'de noantri' assicurato. Mancano stile, misura e soprattutto gusto. Voto: 3. Mara Sattei gioca sul sicuro, e fa bene, con un lungo abito rosso scuro firmato ancora Vivienne Westwood: taglio iconico, sensualità accennata dai laccetti sulla schiena, eleganza semplice e d'effetto. Voto: 7. "Mi piace questo vestito, super cool" dice Pausini accogliendo Sayf sul palco ma la realtà è che il look è un vero cazzotto in un occhio. Pantalone grigio e camicia silver interamente ricoperta di microcristalli: già così l'impatto è borderline e fa tanto discoball. La tamarrata definitiva? La cravatta en pendant, che si perde talmente tanto nel bagliore da risultare decisamente troppo. Non classificato. (di Federica Mochi)
(Adnkronos) - "La dinamica del 2025 dimostra che il comparto delle costruzioni ha mantenuto una traiettoria positiva anche in una fase di normalizzazione del mercato". Lo dichiara Giovanni Pelazzi, presidente di Argenta Soa, società organismo di attestazione che certifica le aziende per la partecipazione alle gare pubbliche. "A dicembre - spiega - l’indice della produzione segna un incremento di oltre il 5% rispetto a dicembre 2024, mentre nell’intero 2025 la crescita si attesta al +4,8% nei dati corretti per i giorni lavorativi. Secondo stime del Centro studi di Argenta Soa nell’ultimo triennio si è registrata una crescita cumulata di quasi il 16%. Sono numeri che confermano la solidità della base produttiva del settore". "Anche dopo la rimodulazione degli incentivi sulle abitazioni - osserva - il comparto ha continuato a offrire un contributo positivo alla crescita del Pil italiano e all’occupazione. Negli ultimi tre anni sono stati creati oltre 200 mila nuovi posti di lavoro, secondo le stime del nostro Centro Studi. Il passaggio del testimone dall’edilizia residenziale a quella non residenziale, trainata dal Pnrr, è stato cruciale per garantire continuità alla dinamica produttiva”. “Le opere pubbliche - ricorda - rappresentano oggi il principale fattore di sostegno del settore. Nel 2025 gli investimenti in costruzioni pubbliche sono cresciuti in modo sostenuto, con un incremento del +21% secondo Ance. Inoltre, oltre la metà della spesa Pnrr finora realizzata riguarda direttamente il settore delle costruzioni, con un forte coinvolgimento degli enti locali e dei grandi operatori pubblici, in particolare nel comparto ferroviario". “Il 2026 - afferma Giovanni Pelazzi - sarà l’anno della prova di maturità. Una quota rilevante delle opere previste dal Pnrr riguarda le infrastrutture ferroviarie, con quasi 23 miliardi di euro impegnati sulla rete nazionale. E' uno dei capitoli più consistenti dell’intero Piano. Secondo le ricognizioni più recenti, Rfi ha già sostenuto una spesa nell’ordine dei dieci miliardi di euro sulle risorse Pnrr assegnate, segno che una parte significativa degli interventi è entrata nella fase esecutiva”. “Resta tuttavia - avverte - un elemento di attenzione: circa il 30% dei progetti di lavori pubblici presenta un avanzamento più lento rispetto ai cronoprogrammi iniziali. È un dato che richiama alla complessità tecnica e procedurale delle opere infrastrutturali. Parallelamente, il 2026 si apre con oltre 1.300 cantieri ferroviari attivi sulla rete nazionale, a testimonianza di una fase realizzativa ormai diffusa su larga scala”. “Questa concentrazione dei cantieri - sottolinea - può diventare un fattore di accelerazione produttiva per il comparto, a condizione che gli avanzamenti siano reali e accompagnati da continuità finanziaria. Le infrastrutture ferroviarie rappresentano una leva industriale diretta per l’edilizia. Ogni investimento attivato coinvolge imprese generali, aziende specializzate, operatori impiantistici e fornitori lungo tutta la catena del valore. E' qui che il Pnrr diventa economia reale”. “In questo contesto - dice - le attestazioni Soa assumono un ruolo centrale, perché costituiscono il presupposto per la partecipazione alle gare pubbliche di importo rilevante e certificano la capacità tecnica ed economica delle imprese impegnate nelle opere più complesse. La qualificazione non è un adempimento formale: è uno strumento di garanzia per la realizzazione efficace degli interventi. Il 2025 ha dimostrato che il settore delle costruzioni sa reggere la transizione dopo la stagione degli incentivi straordinari. Il 2026 dirà se gli investimenti ferroviari del Pnrr riusciranno a consolidare questa crescita trasformandola in sviluppo strutturale per le imprese e per il Paese”.
(Adnkronos) - Meno di 1 italiano su 5 possiede un’auto green (il 17%), ma un italiano su due (il 51%) sta valutando di comprarne una. Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%). Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono il costo elevato (62%) seguito dai tempi di ricarica lunghi (50%). Sono i risultati dell’indagine realizzata da YouGov per Repower, con l’obiettivo di valutare il mercato delle auto elettriche in Italia insieme a conoscenze e abitudini dei cittadini, presentati nel X White Paper, 'La transizione nell’era post ideologica', pubblicato dal gruppo attivo nel settore energetico e della mobilità sostenibile. (VIDEO) Questa edizione del documento rafforza la dimensione di piattaforma di contenuti fruibili in maniera non lineare, andando ad approfondire solo i temi a cui si è più interessati. Ogni capitolo è infatti abbinato, a seconda del tema approfondito, a una puntata di 'Rumors d’Ambiente - Alla ricerca della sostenibilità', il podcast di Repower di cui in primavera è attesa la sesta stagione. Ogni capitolo ospita inoltre una serie di interviste ad esperti per approfondire le molteplici tematiche della mobilità sostenibile: da Francesco Zirpoli, direttore del Center for Automotive and Mobility Innovation all’Università Ca’ Foscari Venezia a Fabio Orecchini direttore del Center for Automotive Research and Evolution all’Università Guglielmo Marconi di Roma, da Vito Di Noto, docente al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Padova, all’architetto e urbanista di fama mondiale Carlo Ratti. “Nel 2025 il mercato delle auto elettriche è tornato a crescere - commenta Fabio Bocchiola, Ceo di Repower Italia nell’introduzione al White Paper - sostenuto da politiche di incentivazione e da una rete di ricarica sempre più capillare. È uno scenario incoraggiante, che restituisce l’immagine di una tecnologia che sta progressivamente uscendo da una fase pionieristica per entrare in una stagione di maturità. Per questo abbiamo deciso di dedicare il tema del White Paper a questo cambio di approccio, che ci conduce in un’era ‘post ideologica’ in cui l’elettrico rappresenta una soluzione che non va scelta solo per una questione di valori o responsabilità, ma perché ha senso come tecnologia matura”. Dall'indagine emerge, poi, che il 50% degli italiani possiede un’auto a benzina, il 35% diesel, il 10% Gpl. L’auto elettrica è poco diffusa: solo il 2% la possiede, come le soluzioni ibride (full hybrid 6%, mild hybrid 5%, gas naturale compresso 3%, plug-in hybrid 2%). Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%), mentre il 18% considera l’acquisto di un veicolo elettrico. Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono - rileva lo studio - il costo elevato (62%), i tempi di ricarica lunghi (50%), la scarsa disponibilità di colonnine di ricarica (47%), l’inadeguatezza per i viaggi lunghi (45%) e l’autonomia limitata (44%). Il livello di conoscenza sul mercato delle auto elettriche è scarso: meno di 1 italiano su 5 si reputa bene informato (17%) e il mezzo di informazione principale è il passaparola (39%). Solo 2 italiani su 10 pensano che ci siano abbastanza colonnine di ricarica per auto elettriche. Ci sono, poi, alcune opinioni contrastanti sulle auto elettriche: 2 italiani su 3 ritendono importante possedere un’auto e sono convinti che le auto elettriche si diffonderanno se miglioreranno le infrastrutture; 1 su 3 crede che il prezzo salirà e che le auto elettriche inquinino più di quelle a benzina, mentre 1 su 2 pensa che necessitino di una manutenzione costosa e complicata.